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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Quando si crea disuguaglianza in virtù della perequazione", una veloce riflessione, teoria economica alla mano, sul perché il Sud Italia industrialmente arretrato è pure la parte più inflazionata dello Stato.
Il punto è semplice: se non vale l’illusione keynesiana per cui un incremento della domanda per creare nuova offerta, il risultato di una perequazione reddituale diventa solo pressione di domanda di beni di consumo, e quindi inflazione. Questa per me è una riflessione che deve venire prima del dibattito sul federalismo e sulle necessità di suoi "correttivi". Il problema è comunque vasto, come si vede anche da qui, ma non è una ragione per ignorare questo punto di vista.


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di Leonardo, Ihc
L’articolo “Ben not so fearful” pubblicato da Prometeo non trova molto le mie simpatie, perché il caro Prometeo analizza la realtà sempre in un’ottica “cospirazionista” che io non condivido. Come già detto a lui stesso, non condivido perché imporrebbe un grado di lucidità macchinazione e controllo degli eventi che non ritengo proprio delle attuali organizzazioni statali o trasversali, ma allo stesso tempo non sono in grado di smentire completamente le sue teorie, perché, avesse reagione lui, le strategie sarebbero così sottili e subdole da risultare essenzialmente inidentificabili.
Il succo dell’articolo è che Ben Bernanke ha proditoriamente guidato il dollaro verso un importante deprezzamento in modo da evitare, rendendolo controproducente, l’imminente attacco valutario da parte della Cina.
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di Leonardo, Ihc
Il Sole24ore del 22/06/08 riporta un pezzo di J. Bradford DeLong, professore di Politica Economica alla prestigiosa Università di Barkeley. Leggendolo mi sono sorti alcuni dubbi sulla qualità di quanto scritto, e quindi su come venga impostato l’insegnamento nelle università americane (questo ammesso e non concesso che io invece capisca qualcosa di economia). Poi ho ripensato al fatto che DeLong è professore di Politica Economica e non Economia Politica (cioè è attento non allo “studio dell’economia di un paese” bensì allo “studio delle decisioni dello Stato in campo economico”), che è stato vicesegretario al Tesoro nell’amministrazione Clinton e che la sua principale pubblicazione è una collaborazione con Krugman, e il tutto ha assunto un senso.
Il pezzo pensa di criticare la visione classica del ruolo di risparmi e investimenti nella crescita economica da Adam Smith fino a circa metà del ‘900 (to’, quando si è imposto il keynesianismo). Va da sé che, secondo me, travisa teoria e fatti.
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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Diumvirato monetario e grattacapi per la Fed", una specie di riassuntino della sfida euro-dollaro sul piano dell’inflazionomia di cui molte altre volte ho scritto su IHC. Alla fine è quasi solo un penoso tentativo di autoincensarmi.
Non è che ci sia molto di nuovo da dire, quei setto o otto lettori che mi usano la bontà di leggere i miei pezzi sanno già tutto a memoria. Dico solo che i prossimi mesi potranno essere essenziali per capire cosa sarà la politica monetaria del diumvirato: concorrenza (e disciplina monetaria) o accrocchio (e stagflazione).


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Con il
termine Asset Backed Security (
ABS) si considera tutta quella famiglia di prodotti finanziari (Security) strutturati, essenzialmente nella forma di una obbligazione, agganciati o sostenuti (Backed) in termini di garanzia o rendimento ad un qualsiasi oggetto finanziario di investimento (Asset). In questa grande famiglia spiccano le
cartolarizzazioni (magari di mutui
subprime) e
tutte quelle amenità che, si dice, le banche abbiano forse pure fraudolentemente emesso per monetizzare parti problematiche del proprio attivo rifilando ad altri la gestione (e i costi) di tal mucchio di letame.
Molti hanno imputato l’attuale crisi di liquidità, deflagrata con le insolvenze di parte di questo letamaio, alla spregiudicatezza e all’avidità insite nel capitalismo che ha plasmato la finanza mondiale. Dalla mia e (per fortuna sempre più) altre campane si è voluto sottolineare che il problema è invece insito nella politica creditizia statale attuata attraverso le Banche Centrali. Ma un’intuizione riportata dall’Economist del 14/06/08 apre uno scenario pure peggiore: la BCE è il mandante della creazione degli ABS!
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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Alzare o non alzare, questo è il problema", una rapida analisi dello stato del trade-off tra controllo inflazionistico e stimolo alla crescita di BCE Fed e Bank of England. Essenzialmente la BCE è la Banca Centrale meglio messa, se non altro perché una lieve stretta può venir assorbita dall’andamento del PIL della UEM molto meglio di quanto sia prospettabile per gli altri due casi.
Il pezzo vale a smentire un po’ le bellicose dichiarazioni di Bernanke che parrebbe lanciatissimo a sostenere il dollaro, cosa che però ha un costo opportunità in termini di PIL molto più forte che per la BCE, il che contribuisce ad attendersi un apprezzamento più che altro dell’euro. Il tutto ruota sulla sensibilità dei capitali internazionali alla redditività dei depositi nelle diverse valute, per me la vera "bestia" della politica monetaria americana.


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Considerato che anche sulla stampa ufficiale si è spesso parlato del Carry Trade alimentato dallo yen, che sempre più si profila il pericolo di un nuovo Carry Trade alimentato dal dollaro (tanto per citarmi, si veda anche qui), e che sull’ipotesi di una rivalutazione delle monete asiatiche ritornano considerazioni legate al gioco di tassi e aspettative di apprezzamento, direi che è il caso di approfondire un poco l’aspetto teorico in modo da prepararci alla prossima serie di analisi ufficiali.
Esiste una sorta di condizione di equilibrio che viene spesso inserita nei modelli economici, la Parità Scoperta dei Tassi di interesse (Uncovered Interest Parity, UIP). Questa condizione è molto utile perché permette di legare tassi di cambio attuali e attesi con i tassi di interesse domestici e esteri, e spesso è l’equazione opportuna per consentire di “chiudere” il sistema matematico e derivare una soluzione di equilibrio unica. È facile imbattersi in questa teoria, che però è un po’ discussa e spero presto vada sotto processo. Già Isard ha mostrato una pletora di legittimi dubbi sulla valenza della UIP nel mondo reale. Curiosamente la Borsa Italiana, con una sua scheda informativa sul Carry Trade, implicitamente ci dà il dato di fatto che dimostra come un’ampia gamma di analisi basate su modelli che sfruttano questa teoria vanno considerate “sbagliate”.
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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Drang nach Africa e il suo perché", brevi appunti sull’espansione economica tedesca in Africa in una perfetta logica di specializzazione produttiva internazionale. Quel che non è riuscito a fare l’esercito del Reich, lo hanno fatto le imprese; non serve una guerra per aprire il commercio e crescere pure di questi tempi, e la Germania ce lo sta insegnando autorevolmente.
Vorrei rimarcare il percorso tedesco di "conversione alla globalizzazione" che ha sapientemente sopportato una fase di elevato deficit pubblico (si ricordi la rottura dei limiti di Maastricht, cui giustamente la UE non ha fatto seguire nulla) per consentire al paese di riallocare il suo capitale nel modo più funzionale. Davanti a questa lungimiranza politica i nostri politici sinofobi non ci fanno una grande figura.


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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Troppi discorsi (sbagliati) sull’inflazione", una riflessione che parte da un pezzo su Repubblica.it per arrivare a come l’informazione ufficiale stia creando allarmismo attraverso la confusione tra inflazione in paesi emergenti, attese di inflazione generale in Italia, e andamento del prezzo di particolari beni.
Una cosa che mi interessava sottolineare è che il tasso (ufficiale almeno) in Italia è a un livello non preoccupante: il 3,6% è comunque dentro a quanto Friedman indicava come livello ottimale; non che Friedman avesse la verità in tasca, ma se qualcuno lo cita per dire che l’inflazione è un mostro che tutto divora forse è il caso di attenersi alle indicazioni dello stesso economista per dire quale livello sia da considerare mostruoso. Se esiste un problema su particolari beni, le cause vanno cercate nella struttura dei relativi mercati; il fatto che si tratti dei settori in cui lo Stato è più presente forse è un caso, ma è un caso che andrebbe esplorato invece di giocare all’economista monetario internazionale.


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di Leonardo, Ihc
La BCE è considerata l’erede naturale della Bundesbank (BUBA), paradigma della Banca Centrale votata al controllo dell’inflazione. La sede è stata non a caso mantenuta a Francoforte, e la BCE ha pure mantenuto ufficialmente un target sulla crescita della massa monetaria (M3) così come fatto dalla BUBA a partire dagli anni ‘80.
Programmaticamente e statutariamente la BCE ha un mandato anti-inflazionistico pure più forte di quello della BUBA, supportato da una analoga se non più marcata affermazione di indipendenza dal potere politico (per quanto detto qui e qua, ma pure lì e là, tale affermazione vale quanto l’apertura del WTO a Paperopoli). Se così stanno le cose deve esser possibile rintracciare una continuità nell’operatività delle due istituzioni; in questo senso possiamo vedere cosa è successo nei precedenti episodi di tensione inflazionistica affrontati da BUBA e BCE confrontandoli con la situazione attuale.
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