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Post pubblicato sul sito Mazziero Research.
di Maurizio Mazziero
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Debito pubblico italiano, nuovo record a 2.025 miliardi.
§ Circolante di titoli di Stato, nuovo record a 1.695 miliardi.
§ Pil in calo per il settimo trimestre consecutivo, -0,5% sul trimestre precedente, -2,3% sull’anno precedente.
§ Disoccupazione 11,5%, disoccupazione giovanile (15 – 24 anni) 38,4%.
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di Matteo Corsini
"Ma aveva proprio ragione Bastiat? Certo, rompere finestre non è una bella cosa; e condonarlo, con la scusa di stimolare la domanda, sarebbe come condonare un vetraio che pagasse un ragazzino per andare in giro a rompere finestre. Tuttavia, c’è una circostanza in cui Bastiat non avrebbe avuto ragione. Supponiamo che il commerciante che tira fuori 6 franchi per riparare il vetro non voglia restringere la sua spesa in atre cose. Quei 6 franchi di maggiore spesa li toglie sa quello che avrebbe risparmiato. In questo caso la sua propensione alla spesa (cioè quanto spende del proprio reddito) sarà aumentata e il reddito della nazione ne beneficerà". (F. Galimberti)
Come di consueto, Fabrizio Galimberti scrive la lezione domenicale per i (giovani?) lettori del Sole 24 Ore. Questa volta inizia ricordando l’errore della finestra rotta, arrivando perfino a definire “geniale” Frederic Bastiat, salvo poi rileggere la situazione con le solite lenti keynesiane.
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di Leonardo, IHC
Come avrete letto, gira il progetto per cui la BCE dovrebbe acquistare crediti cartolarizzati delle banche. La banca cioè compatta in qualche modo una serie di asset (prestiti), ne fa un titolo scambiabile con rendimento legato agli asset sottostanti, e lo vende alla BCE; la BCE così finanzia la banca, la stimola a continuare questa operatività, e così stimola in generale la creazione di credito; le preferenze della BCE sul tipo di cartolarizzazioni da acquistare diventano nei fatti linee guida di una politica creditizia accentrata.
Geniale? No, è la stessa stronzata che hanno fatto su grande scala negli USA, da cui il fenomeno subprime e per alcuni la corrente recessione. Tanto per iniziare, rimando a due miei pezzi del 2007 sull’ingegneria finanziaria e sul rapporto tra Stato e finanza strutturata. La storia di oggi è già tutta lì.
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di Silvano, IHC
Qualcosa è cambiato nel mood della blogsfera austriaca, specie in quella più collegata agli ambienti accademici statunitensi, dalla crisi finanziaria del 2008 ad oggi. È il risultato di un processo lungo. È probabilmente il frutto del fatto che la crisi ha testato molte conventional wisdom, ha fatto emergere contraddizioni e differenze interne e ha creato spazi per approcci macroeconomici eclettici. Questo vale sia per il mainstream ortodosso quanto per le eterodossie.
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di Matteo Corsini
"Almeno in questa fase, l’aumento delle imposte dovrebbe essere preferito alla riduzione della spesa, oggi necessaria per sostenere l’attività economica. La razionalizzazione della spesa pubblica, e la sua riduzione, dovrebbero aspettare tempi migliori". (F. Saraceno)
Francesco Saraceno è un economista keynesiano. Anche se a qualcuno potrebbe sembrare inverosimile, nell’articolo da cui ho tratto queste parole Saraceno si riferisce al caso dell’Italia. Il tutto basandosi sulla trita e ritrita storia del moltiplicatore fiscale, un vero e proprio cardine del dogma keynesiano.
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di Silvano, IHC
La moneta non è un bene qualunque, è un’istituzione sociale dal carattere evolutivo. È un mezzo di pagamento socialmente riconosciuto che consente valutare le merci ed estinguere le obbligazioni che derivano dall’attività di scambio. La moneta è dunque anche una tecnologia di pagamento che consente di allocare in modo efficiente le risorse.
Quest’impostazione ha il pregio di evitare sterili dicotomie tra moneta scelta dal mercato e moneta definita dalla politica. L’oro o i metalli non sono né erano l’essenza del fenomeno monetario: erano la tecnologia attraverso la quale il fenomeno monetario si manifestava.
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di Silvano, IHC
La Abenomics è partita. L’obiettivo dichiarato è di passare dall’attuale deflazione pari a circa -0,50% ad un tasso del 2% nel 2014. A questo scopo la BoJ espanderà sia la base monetaria (da 138mila a 270mila miliardi di yen) sia i bond pubblici detenuti (da 89mila miliardi a 190 mila miliardi di yen) che gli Etf (da 1.500 a 3.500 miliardi di yen) in suo possesso. La base monetaria aumenterà a un passo annuale di 60-70mila miliardi di yen, una velocità doppia rispetto al 2012. L’acquisto di Jgb procederà ad un ritmo di 50mila miliardi di yen l’anno. Complessivamente un’espansione monetaria pari a circa un terzo del Pil accompagnata da un deficit di bilancio prossimo al 10%. Tutto questo alla faccia delle rassicurazioni espresse dai grandi della terra al G20 di Mosca, quello in cui è stato solennemente affermato che “le guerre valutarie non esistono”.
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di Leonardo, IHC
Entro su twitter, e scorro i messaggi delle ultime ore. Comincio a vedere una serie di citazioni di un libro, commenti esaltati, annunci di presentazioni… Alberto Mingardi e tutta un serie di persone a lui vicine martellano con “L’intelligenza del denaro”, libro appunto scritto da Mingardi (l’ha scritto, e vorrà pure venderlo, no?). Ho fatto trenta, facciamo trentuno: dopo “Manifesto capitalista” di Zingales e l’ottimo “Terremoti finanziari” di Rajan, facciamoci anche questo che ad occhio sarà l’ennesima esaltazione del libero mercato.
Io mi ritengo già un liberale, le idee che sostengo su questo sito sono idee liberali (freghiamocene per una volta delle sotto-specificazioni), e non leggo questo libro di un liberale per farmi un’idea politica o economica o per rafforzare le mie convinzioni, ma giusto per la curiosità di un testo scritto da una persona che ho incontrato giusto un paio di volte nella vita (e a cui chiederò un autografo).
Ogni volta che finisco un libro mi chiedo: “Questo mi cambierà la vita? Cambierebbe la vita a qualcun altro?”.
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di Leonardo, IHC
La BCE ha tagliato il Refi di 0,25%. Il tasso principale a cui le banche europee si rifinanziano (oggi illimitatamente) presso la BCE scende quindi all’infimo 0,5% (Guido Tabellini, in prima pagina sul Sole24ore del 04/05, lamenta che il taglio avrebbe dovuto essere di mezzo punto, volendo quindi un Refi allo 0,25%). Fino al giorno del taglio, il tasso per le aste di rifinanziamento marginale doveva stare a +75bp rispetto al Refi, ed a -75bp rispetto al Refi (cioè a tasso zero!) doveva stare il rendimento dei ri-depositi delle banche presso la BCE. Per non creare situazioni “strane”, con l’ultimo taglio questo corridoio è stato ridotto a ±50bp, portando quindi il tasso della “marginal lending facility” da 1,50% all’1% e lasciando il rendimento della “deposit facility” allo 0%.
Non è vero che questa manovra non serva a nulla, semplicemente non serve a quel che alla gente viene raccontato. Su twitter (Leonardo IHC @dottlbaggiani) ho lanciato più volte, anche all’indirizzo di giornalisti, un semplice ragionamento che oggi esplico qui compiutamente.
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Questo nuovo prezioso articolo del prof. Muscatello prosegue la discussione sul misconosciuto Pareto iniziata qui. Ringraziamo il professore.
di Biagio Muscatello
1) Nel precedente articolo, non facevo cenno all’economista Pareto. Ora, per confrontare il suo punto di vista con quello di Hayek, non posso prescindere da una breve esposizione della teoria dell’ottimo economico. Le scale individuali di utilità, in questo campo, sono eterogenee; quindi non sono cumulabili, sì da dare un massimo di utilità di una collettività, come se questa fosse un’unità. Quindi, mentre in campo sociologico può accadere che, in circostanze eccezionali, la comunità agisca all’unisono (per es., nel corso di un’aggressione esterna, di una guerra), questo non può accadere in campo economico; a meno che non si parli di una società nella quale un unico general manager gestisca le risorse e stabilisca gli obiettivi da raggiungere – a meno che, in altri termini, non si parli di un’economia pianificata. Ma questo tipo di società non è l’oggetto di studio dell’economista Pareto, per il quale gli agenti economici sono gli individui, con i loro gusti e preferenze.
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