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“Crack Up Boom” e Dintorni (Parte II)

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January 28th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Espongo adesso la seconda osservazione circa l’inevitabilità dell’implosione. Nella genesi dei fenomeni inflativi gioca un ruolo particolare il moltiplicatore della moneta come determinante dell’espansione creditizia. In particolare, in uno scenario di “runaway boom”, si dà per scontato che il sistema si espanda fino al massimo teorico consentito dalle leggi vigenti e che la creazione di nuovo credito, sotto il profilo delle relazioni causa–effetto, avvenga dopo la produzione di nuove riserve da parte della Banca Centrale.

Nel contesto normativo attuale questo però è discutibile. Il coefficiente di riserva obbligatoria nell’eurozona è al 2%, ed il perimetro delle attività sottoposte a obbligo è tutto sommato limitato. Similmente negli USA le banche commerciali possono scambiare su base giornaliera depositi soggetti a riserva con depositi fuori del perimetro della riserva obbligatoria (deposit account vs saving account). Anche sotto il profilo operativo, l’entità delle riserve detenute presso la Banca Centrale raramente è una variabile presa in considerazione dal management, al contrario prevalgono di solito considerazioni di carattere patrimoniale (vedi ad esempio le regolamentazioni Basilea II e III) e di tipo endogeno legate alla domanda di credito.

 

Di per sé l’irrilevanza dei coefficienti obbligatori non contrasta con l’impianto austriaco sostanzialmente per due ragioni: (i) i requisiti minimi sono ad un livello irrisorio, sensibilmente inferiore a quanto probabilmente le stesse banche ritengano ragionevolmente necessario per operare, (ii) le considerazioni sul proprio stato di liquidità a breve termine da parte delle banche sono fortemente influenzate dalla disponibilità a fornire credito da parte della Banca Centrale a fronte di collaterali, quindi tutta una serie di titoli sono funzionalmente quasi identici alla moneta.

Sulla scorta di queste due osservazioni però possiamo ritenere che, anche in un contesto dove l’espansione inflativa è virtualmente illimitata, le banche non spingano subito il sistema monetario verso il collasso, ma piuttosto cerchino di incrementare i profitti grazie al credito frazionario e ad un maturity mismatch molto sostenuto almeno fintantoché non cominciano a ricevere dei feedback negativi sul fronte degli impieghi. In secondo luogo, l’accettazione di titoli di Stato e obbligazioni come collaterali rende i mercati finanziari i luoghi privilegiati da cui immettere moneta di nuova creazione.


A questo punto possiamo affrontare il terzo argomento a proposito di “crack up boom”. Una volta chiariti i privilegi che il sistema bancario ottiene grazie alla riserva frazionaria, alla Banca Centrale, al corso legale della fiat money, prima di affermare l’inevitabilità di un esito iperinflativo è necessario rispondere a una domanda: perché un insieme di banche monopoliste, centralizzate e cartellizzate dovrebbero desiderare la fine di un sistema così lucroso per estrarre rendite ?

Il risparmiatore sarà pur sempre una pecora da tosare, ma per tosarlo sistematicamente è necessario evitare di sgozzarlo. Certamente è un’eventualità che può realizzarsi, ma non vi è motivo per ritenere che venga deliberatamente perseguita fino alle estreme conseguenze. In particolare, per quanto attraenti possano essere i profitti ottenuti a discapito di una allocazione equilibrata delle risorse, credo che le banche tendano a inoltrarsi abbastanza avanti per scatenare un ciclo del tipo boom–bust di cui possono finire vittime, ma una volta giunte al varco preferiscano trovare espedienti come la socializzazione delle perdite piuttosto che dare l’accelerata finale e portare il sistema al collasso. Come operatori economici hanno una maggior cognizione di causa sul funzionamento del sistema e dei vantaggi che questo procura, inoltre, a differenza del potere politico, non disponendo del monopolio della coercizione hanno molto di più da temere da una perdurante situazione di caos generalizzato in cui il disordine finisce inevitabilmente per predominare sullo scambio catallattico.

Riprendendo il tema nei termini in cui è stato affrontato da Philipp Bagus (The Tragedy of the Euro), il central banking per le banche aderenti rappresenta un tentativo instabile di “managed commons”. È quando il pendolo della bilancia comincia a spostarsi decisamente a favore del potere politico e statale che il sistema a riserva frazionaria può scivolare in un crack up boom. Per le ragioni sopra esposte, nella storia del capitalismo e dell’interventismo, i boom–bust cycles ed un inflazionismo cumulativo ma “relativamente controllato” sono stati la norma, mentre le iperinflazioni vengono ricordate come epifenomeni di natura eccezionale.


Ovviamente, premesso tutto questo, la politica monetaria e fiscale del duo Bernanke–Obama resta deliberatamente criminale..

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2 Responses to ““Crack Up Boom” e Dintorni (Parte II)”

  1. 1

    Freeman Says

    “credo che le banche tendano a inoltrarsi abbastanza avanti per scatenare un ciclo del tipo boom–bust di cui possono finire vittime, ma una volta giunte al varco preferiscano trovare espedienti come la socializzazione delle perdite” Lo credo anch’io ma mi sembra che nella situazione attuale dal pozzo della socializzazione (direi fiscalizzazione) delle perdite non si possa più attingere, quindi si scivola verso sempre più massicci QE. Alla fine di tutto questo ci può essere qualcosa di diverso dall’iperinflazione o debitori (pubblici e privati) che falliscono?

  2. 2

    Silvano Says

    Sì, è probabile che vadano oltre un QE II. In linea di massima credo che Bernanke cercherà di assecondare il ciclo elettorale in vista delle prossime presidenziali.
    Credo che finché gli Usa potranno esportare inflazione senza “eccessivi” contraccolpi interni non esiteranno troppo a farlo - almeno con questo tandem. Oltre all’iperinflazione è contemplabile anche una prolungata stagflazione anni ‘70, oppure uno scenario di tipo giapponese. Infine, per quanto improbabile, non è da scartare l’idea, nel caso di una sostenuta inflazione, di una concorrenza tra fiat valute in cui uno stato, ad ex. la Cina, inflazionando “meno” in termini relativi riesca a guadagnare un posto tra le divise di riserva globale con i connessi privilegi. Ovviamente sono tutti scenari poco esaltanti, ma mi sembra proprio un worst case scenario che tutte le banche centrali del mondo si muovano in blocco come lemmings e portino al suicidio le proprie valute. Sarebbe il prodromo di un socialismo orwelliano su scala planetaria. Possibile, soprattutto in continenti invecchiati ed intrisi di “progressismo” come l’Europa. Ma globalmente preferisco - almeno per ora - mantenere un barlume di ottimismo antropologico e sperare nella forza della tensione verso la libertà individuale.

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