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	<title>Comments on: “Something is Rotten in the State of Denmark” Ovvero: C&#8217;è del Marcio in Danimarca…</title>
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	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:55:22 +0000</pubDate>
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		<title>by: silvano</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 19:40:12 +0000</pubDate>
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					<description>Grazie a te di leggere e quotare Matteo.

Vedi, il punto di divergenza è (relativamente) semplice. Per me, le emissioni di CO2 non rivestono particolare importanza. In questo tendo a sposare la linea di pensiero degli scettici, senza affezionarmici troppo perchè le ricerche sul climate change sono spesso condizionate dal peccato originale di finanziamenti non disinteressati. Se getto del mercurio su un campo, se espongo costantemente i dipendenti all'amianto, se emetto dei gas di scarico con l'auto, io sono in grado di dire chi o cosa danneggio e come compio il danno. Se emetto della CO2 no. La CO2 in se non è un inquinante. Ovviamente non è possibile vivere in un'atmosfera costituita al 100% da CO2, come non è possibile vivere sott'acqua o in una qualsiasi atmosfera priva di ossigeno. Questo non vuol dire che tutto ciò che è diverso dall'ossigeno sia dannoso in quanto tale. Ritengo che l'adattamento anche a mutamenti catastrofali sia la miglior risposta che l'uomo possa dare nella sopravvivenza come specie. Sulla base delle previsioni fatte negli anni '70, allo stato attuale il petrolio dovrebbe essere già terminato e invece siamo ancora qua a discutere di idrocarburi. Ciò che limita l'utilizzo dell'energia sono i vincoli di bilancio e quelli tecnologici, ed entrambi sono mutevoli nel tempo e non statici. Io mi fido di un libero sistema di formazione dei prezzi (come indicatore del grado di scarsità / richiesta delle risorse) e dell'ingegnosità umana nell'efficentare i processi e diffido dei pianificatori e dei "salvatori" del mondo. Sono anche consapevole della finitezza e mortalità dell'uomo. Sotto il profilo temporale siamo semplicemente un puntino microscopico lungo serie di milioni di anni e possiamo vernir spazzati via da fenomeni naturali enormemente più grandi di noi, ere glaciali, derive dei continenti e quant'altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a te di leggere e quotare Matteo.</p>
<p>Vedi, il punto di divergenza è (relativamente) semplice. Per me, le emissioni di CO2 non rivestono particolare importanza. In questo tendo a sposare la linea di pensiero degli scettici, senza affezionarmici troppo perchè le ricerche sul climate change sono spesso condizionate dal peccato originale di finanziamenti non disinteressati. Se getto del mercurio su un campo, se espongo costantemente i dipendenti all&#8217;amianto, se emetto dei gas di scarico con l&#8217;auto, io sono in grado di dire chi o cosa danneggio e come compio il danno. Se emetto della CO2 no. La CO2 in se non è un inquinante. Ovviamente non è possibile vivere in un&#8217;atmosfera costituita al 100% da CO2, come non è possibile vivere sott&#8217;acqua o in una qualsiasi atmosfera priva di ossigeno. Questo non vuol dire che tutto ciò che è diverso dall&#8217;ossigeno sia dannoso in quanto tale. Ritengo che l&#8217;adattamento anche a mutamenti catastrofali sia la miglior risposta che l&#8217;uomo possa dare nella sopravvivenza come specie. Sulla base delle previsioni fatte negli anni &#8216;70, allo stato attuale il petrolio dovrebbe essere già terminato e invece siamo ancora qua a discutere di idrocarburi. Ciò che limita l&#8217;utilizzo dell&#8217;energia sono i vincoli di bilancio e quelli tecnologici, ed entrambi sono mutevoli nel tempo e non statici. Io mi fido di un libero sistema di formazione dei prezzi (come indicatore del grado di scarsità / richiesta delle risorse) e dell&#8217;ingegnosità umana nell&#8217;efficentare i processi e diffido dei pianificatori e dei &#8220;salvatori&#8221; del mondo. Sono anche consapevole della finitezza e mortalità dell&#8217;uomo. Sotto il profilo temporale siamo semplicemente un puntino microscopico lungo serie di milioni di anni e possiamo vernir spazzati via da fenomeni naturali enormemente più grandi di noi, ere glaciali, derive dei continenti e quant&#8217;altro.
</p>
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		<title>by: matteo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 16:43:45 +0000</pubDate>
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					<description>Grazie per le tue risposte! Quoto:

"Il fatto è che l’ecologismo tout court toglie libertà al consumatore ed al produttore."

"Io voglio essere libero di avere delle preferenze, cercare di soddisfarle a mie spese, sbagliare, cambiare e cambiare ancora. Voglio che gli imprenditori siano liberi di proporre sul mercato le combinazioni produttive che credono più utili e profittevoli senza sovrattasse imposte da ingegneri sociali e che siano i consumatori, con i loro capricci, a decidere chi vince e chi perde."

In linea generale sono d'accordo, con una doverosa precisazione: quando si passa a discutere di fabbisogno energetico, come ce la caviamo su un pianeta con una popolazione mondiale crescente avente consumi energetici crescenti? Il problema è nell'attuale produzione di energia (energia da combustibili fossili, costi, emissioni di CO2): se l'energia di cui abbiamo bisogno non implicasse forti emissioni di CO2 in atmosfera, non ci sarebbe certo il problema di limitare i consumi energetici e comunque sul libero mercato si formerebbero i prezzi più consoni alla situazione.
Per un paese energeticamente dipendente dall'estero, il problema ENERGETICO comunque non si risolverebbe lì: i cittadini continuerebbero a pagare per maggiori costi, per di più con un flusso di cassa negativo (cioè verso l'estero).

Oggi, quindi, più emissioni di CO2 significano più consumi energetici e viceversa: si può vedere come un'unità di misura alternativa al costo energetico (o all'impatto sul bilancio energetico regionale/nazionale/continentale) che ciascuno di noi sostiene.

Per quanto riguarda il problema AMBIENTALE, non andrei a cercare tante evidenze sperimentali o approssimativi modelli sul riscaldamento globale. Che il riscaldamento globale ci sia o meno, non vi è certezza.
Non mi alletta nemmeno il "...socialismo in salsa verde ammantato di un religioso amore per sua divinità gaia madre terra."
Ritengo sufficiente ragionare sui numeri: dati alla mano, i livelli di concentrazione di CO2 in atmosfera non risultano così alti da circa 800.000 anni (riporto il dato pubblicato su NG di dicembre, 'The Carbon Bathtub') e sono in aumento. Non solo, sono destinati comunque ad aumentare in futuro in quanto i processi naturali di rimozione della CO2 sul pianeta non tengono il passo con le emissioni attuali (e mica di poco!).
E' forse prudente ignorare la questione, tenuto conto che il pianeta nel suo complesso reagisce con cinetiche di reazione lente a concentrazioni crescenti di CO2 in atmosfera di poche parti per milione? Concentrazioni piccole e cinetiche di reazione lente significa tempi lunghi. Lunghi! E' forse prudente, oggi, ignorare l'incertezza di rompere o meno un 'giocattolo' che potrebbe aggiustarsi sì da solo, ma in centinaia di anni?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per le tue risposte! Quoto:</p>
<p>&#8220;Il fatto è che l’ecologismo tout court toglie libertà al consumatore ed al produttore.&#8221;</p>
<p>&#8220;Io voglio essere libero di avere delle preferenze, cercare di soddisfarle a mie spese, sbagliare, cambiare e cambiare ancora. Voglio che gli imprenditori siano liberi di proporre sul mercato le combinazioni produttive che credono più utili e profittevoli senza sovrattasse imposte da ingegneri sociali e che siano i consumatori, con i loro capricci, a decidere chi vince e chi perde.&#8221;</p>
<p>In linea generale sono d&#8217;accordo, con una doverosa precisazione: quando si passa a discutere di fabbisogno energetico, come ce la caviamo su un pianeta con una popolazione mondiale crescente avente consumi energetici crescenti? Il problema è nell&#8217;attuale produzione di energia (energia da combustibili fossili, costi, emissioni di CO2): se l&#8217;energia di cui abbiamo bisogno non implicasse forti emissioni di CO2 in atmosfera, non ci sarebbe certo il problema di limitare i consumi energetici e comunque sul libero mercato si formerebbero i prezzi più consoni alla situazione.<br />
Per un paese energeticamente dipendente dall&#8217;estero, il problema ENERGETICO comunque non si risolverebbe lì: i cittadini continuerebbero a pagare per maggiori costi, per di più con un flusso di cassa negativo (cioè verso l&#8217;estero).</p>
<p>Oggi, quindi, più emissioni di CO2 significano più consumi energetici e viceversa: si può vedere come un&#8217;unità di misura alternativa al costo energetico (o all&#8217;impatto sul bilancio energetico regionale/nazionale/continentale) che ciascuno di noi sostiene.</p>
<p>Per quanto riguarda il problema AMBIENTALE, non andrei a cercare tante evidenze sperimentali o approssimativi modelli sul riscaldamento globale. Che il riscaldamento globale ci sia o meno, non vi è certezza.<br />
Non mi alletta nemmeno il &#8220;&#8230;socialismo in salsa verde ammantato di un religioso amore per sua divinità gaia madre terra.&#8221;<br />
Ritengo sufficiente ragionare sui numeri: dati alla mano, i livelli di concentrazione di CO2 in atmosfera non risultano così alti da circa 800.000 anni (riporto il dato pubblicato su NG di dicembre, &#8216;The Carbon Bathtub&#8217;) e sono in aumento. Non solo, sono destinati comunque ad aumentare in futuro in quanto i processi naturali di rimozione della CO2 sul pianeta non tengono il passo con le emissioni attuali (e mica di poco!).<br />
E&#8217; forse prudente ignorare la questione, tenuto conto che il pianeta nel suo complesso reagisce con cinetiche di reazione lente a concentrazioni crescenti di CO2 in atmosfera di poche parti per milione? Concentrazioni piccole e cinetiche di reazione lente significa tempi lunghi. Lunghi! E&#8217; forse prudente, oggi, ignorare l&#8217;incertezza di rompere o meno un &#8216;giocattolo&#8217; che potrebbe aggiustarsi sì da solo, ma in centinaia di anni?
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		<title>by: silvano</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/%e2%80%9csomething-is-rotten-in-the-state-of-denmark%e2%80%9d-ovvero-ce-del-marcio-in-danimarca%e2%80%a6/leo#comment-42455</link>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 21:53:14 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/%e2%80%9csomething-is-rotten-in-the-state-of-denmark%e2%80%9d-ovvero-ce-del-marcio-in-danimarca%e2%80%a6/leo#comment-42455</guid>
					<description>La CO2 poi è un gas incolore, inodore e innocuo. Fa parte di tantissimi processi biologici. Quando vediamo i fumi delle ciminiere, ciò che è nocivo non è la CO2, ma le risultanti dei processi di combustione e trasformazione. Non vi è correlazione diretta dimostrabile tra la quantità di CO2 singolarmente prodotta da un soggetto X (sia esso una mucca, un uomo o una fabbrica) e l'andamento delle mezze stagioni nel punto Y. Se A immette qualcosa nelle proprietà di B, C, D, E..Z (qualunque cosa: rumori molesti, gas di scarico, sostanze inquinanti, rifiuti tossici) contro la loro volontà, arrecando un danno alle loro proprietà o alle loro persone è doveroso che paghi. Tutto il resto, stabire imposizioni fiscali sulle flautulenze senza prova di correlazione diretta, è socialismo in salsa verde ammantato di un religioso amore per sua divinità gaia madre terra.
La prima risposta al cambiamento è l'adattamento. Se, come successo in provincia di Pisa, il fiume Serchio esonda, si ricostruiscono gli argini e si migliorano le opere di ingegneria idraulica, non si fermano le fabbriche di mezzo mondo nella speranza di portare le precipitazioni piovose del microclima locale ad un ipotetico livello ottimale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La CO2 poi è un gas incolore, inodore e innocuo. Fa parte di tantissimi processi biologici. Quando vediamo i fumi delle ciminiere, ciò che è nocivo non è la CO2, ma le risultanti dei processi di combustione e trasformazione. Non vi è correlazione diretta dimostrabile tra la quantità di CO2 singolarmente prodotta da un soggetto X (sia esso una mucca, un uomo o una fabbrica) e l&#8217;andamento delle mezze stagioni nel punto Y. Se A immette qualcosa nelle proprietà di B, C, D, E..Z (qualunque cosa: rumori molesti, gas di scarico, sostanze inquinanti, rifiuti tossici) contro la loro volontà, arrecando un danno alle loro proprietà o alle loro persone è doveroso che paghi. Tutto il resto, stabire imposizioni fiscali sulle flautulenze senza prova di correlazione diretta, è socialismo in salsa verde ammantato di un religioso amore per sua divinità gaia madre terra.<br />
La prima risposta al cambiamento è l&#8217;adattamento. Se, come successo in provincia di Pisa, il fiume Serchio esonda, si ricostruiscono gli argini e si migliorano le opere di ingegneria idraulica, non si fermano le fabbriche di mezzo mondo nella speranza di portare le precipitazioni piovose del microclima locale ad un ipotetico livello ottimale.
</p>
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		<title>by: silvano</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 21:24:10 +0000</pubDate>
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					<description>Matteo, tu hai fatto una osservazione da "libero consumatore" sulle lampadine, peraltro mediamente condivisibile. Il fatto è che l'ecologismo tout court toglie libertà al consumatore ed al produttore. E' un mio diritto avere anche idee che altri ritengono sbagliate, o pagare di più per consumare più energia. Io in auto vado a gpl perchè valorizzo soggettivamente la spesa per km percorso più di altri elementi (sono sparagnino..), ad ex. prestazioni brillanti o una guida sportiva. Ma non ho diritto di impedire ad altri di acquistare vetture energivore che vanno da 1 a 100 in un nanosecondo. O tornando all'esempio delle lampadine: è possibile che io sia sedentario e preferisca godermi qualche agio in più a casa (ad ex. una qualità luminosa migliore) anziché viaggiare di più. Io voglio essere libero di avere delle preferenze, cercare di soddisfarle a mie spese, sbagliare, cambiare e cambiare ancora. Voglio che gli imprenditori siano liberi di proporre sul mercato le combinazioni produttive che credono più utili e profittevoli senza sovrattasse imposte da ingegneri sociali e che siano i consumatori, con i loro capricci, a decidere chi vince e chi perde.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo, tu hai fatto una osservazione da &#8220;libero consumatore&#8221; sulle lampadine, peraltro mediamente condivisibile. Il fatto è che l&#8217;ecologismo tout court toglie libertà al consumatore ed al produttore. E&#8217; un mio diritto avere anche idee che altri ritengono sbagliate, o pagare di più per consumare più energia. Io in auto vado a gpl perchè valorizzo soggettivamente la spesa per km percorso più di altri elementi (sono sparagnino..), ad ex. prestazioni brillanti o una guida sportiva. Ma non ho diritto di impedire ad altri di acquistare vetture energivore che vanno da 1 a 100 in un nanosecondo. O tornando all&#8217;esempio delle lampadine: è possibile che io sia sedentario e preferisca godermi qualche agio in più a casa (ad ex. una qualità luminosa migliore) anziché viaggiare di più. Io voglio essere libero di avere delle preferenze, cercare di soddisfarle a mie spese, sbagliare, cambiare e cambiare ancora. Voglio che gli imprenditori siano liberi di proporre sul mercato le combinazioni produttive che credono più utili e profittevoli senza sovrattasse imposte da ingegneri sociali e che siano i consumatori, con i loro capricci, a decidere chi vince e chi perde.
</p>
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		<title>by: matteo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 14:27:40 +0000</pubDate>
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					<description>Non sono del tutto d'accordo con quanto scritto. Ritengo che la valutazione da fare sia in termini di convenienza complessiva, in ottica LCA. Quindi riciclare la carta potrebbe essere effettivamente uno spreco (ne preferisco, personalmente, l'incenerimento con altre frazioni dei rifiuti solidi urbani). Sulle lampadine tradizionali, non dimentichiamo la vita utile delle lampadine ed il costo energetico finale: è quello che l'utente/cittadino paga. Quindi la giusta soluzione è come al solito nel mezzo: lampadine a risparmio energetico per utilizzi prolungati, lampadine normali per usi sporadici ed a bassa potenza.

Tuttavia, il fatto che l'uso dell'energia in generale oggi sia spregiudicato, credo sia fuori dubbio: semplicemente troppi sprechi (che ad un paese come l'italia, o ad una unione di stati come l'europa, costano e parecchio). Oggi, più consumi energetici implicano più costi finali e più produzione di CO2: non ne farei tanto (o soltanto) una questione ambientalista...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono del tutto d&#8217;accordo con quanto scritto. Ritengo che la valutazione da fare sia in termini di convenienza complessiva, in ottica LCA. Quindi riciclare la carta potrebbe essere effettivamente uno spreco (ne preferisco, personalmente, l&#8217;incenerimento con altre frazioni dei rifiuti solidi urbani). Sulle lampadine tradizionali, non dimentichiamo la vita utile delle lampadine ed il costo energetico finale: è quello che l&#8217;utente/cittadino paga. Quindi la giusta soluzione è come al solito nel mezzo: lampadine a risparmio energetico per utilizzi prolungati, lampadine normali per usi sporadici ed a bassa potenza.</p>
<p>Tuttavia, il fatto che l&#8217;uso dell&#8217;energia in generale oggi sia spregiudicato, credo sia fuori dubbio: semplicemente troppi sprechi (che ad un paese come l&#8217;italia, o ad una unione di stati come l&#8217;europa, costano e parecchio). Oggi, più consumi energetici implicano più costi finali e più produzione di CO2: non ne farei tanto (o soltanto) una questione ambientalista&#8230;
</p>
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		<title>by: Biofuel – Colonialists for Africa? at Ideas Have Consequences</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:53:48 +0000</pubDate>
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					<description>[...] WordPress      Clicca qui per Opzioni Avanzate     &#171; “Something is Rotten in the State of Denmark” Ovvero: C&#8217;è del Marcio in Danimarca… [...]</description>
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</p>
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	<item>
		<title>by: Chi di cazzata ferisce di stronzata persice&#8230; &#171; Working Ideas</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:09:34 +0000</pubDate>
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</p>
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				</item>
	<item>
		<title>by: prometeo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/%e2%80%9csomething-is-rotten-in-the-state-of-denmark%e2%80%9d-ovvero-ce-del-marcio-in-danimarca%e2%80%a6/leo#comment-41583</link>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 09:08:52 +0000</pubDate>
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					<description>Devvero interessante. Concordo in pieno su tutto. Mi piace soprattutto il neologismo "klimatburò"! :)

Esseredisgustoso non ha più ribatutto sull'acqua...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Devvero interessante. Concordo in pieno su tutto. Mi piace soprattutto il neologismo &#8220;klimatburò&#8221;! <img src='http://ideashaveconsequences.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Esseredisgustoso non ha più ribatutto sull&#8217;acqua&#8230;
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/%e2%80%9csomething-is-rotten-in-the-state-of-denmark%e2%80%9d-ovvero-ce-del-marcio-in-danimarca%e2%80%a6/leo#comment-41580</link>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 08:00:11 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/%e2%80%9csomething-is-rotten-in-the-state-of-denmark%e2%80%9d-ovvero-ce-del-marcio-in-danimarca%e2%80%a6/leo#comment-41580</guid>
					<description>Gran bel pezzo. Ancora meglio del pezzo sull'acqua. Si potrebbe aprire una serie di discussioni e proposte su questi temi.

Mi piacerebbe che EssereDisgustevole dicesse la sua anche stavolta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bel pezzo. Ancora meglio del pezzo sull&#8217;acqua. Si potrebbe aprire una serie di discussioni e proposte su questi temi.</p>
<p>Mi piacerebbe che EssereDisgustevole dicesse la sua anche stavolta.
</p>
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