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Archive for March, 2007

Il Consumismo e l’Interventismo Economico

March 30th, 2007 by Admin

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di Jacopo, Ihc


Questo è il terzo di una serie di articoli proposti da IHC sul tema del Consumismo. Chiunque voglia prendere parola nella discussione proponendo egli stesso un articolo, anche di opinione contraria a quelle già espresse, non deve fare altro che scrivere alla Casella di IHC.

Solo il risparmio genera sviluppo. Costruire una teoria a favore o contraria al consumismo non avrebbe nessuna senso. Almeno nessuna senso economico. Il termine consumismo può trarre facilmente in inganno. Credo sinceramente che l’unica scienza nella quale si possa parlare di consumismo – scientificamente e ragionevolmente – sia quella medica. Non è difficile immaginare la potenziale esistenza di patologie da consumo per le quali l’individuo che ne è affetto non riesce a fare a meno di consumare, cioè di comprare acquistare riacquistare una marea di oggetti che gli sono completamente inutili. Purtroppo, non è questo un luogo dove parlare di medicina. Dunque lasciamo ai medici i loro compiti, noi, nel nostro piccolo, occupiamoci dei nostri. Sia chiaro, si tratta la questione in termini economici. La questione potrebbe essere discussa anche sotto un profilo etico. Ma le cose cambierebbero non poco, visto che si dovrebbero tirare in ballo giudizi etici arbitrari e non già naturali, universali. Un codice naturale ci potrebbe solo insegnare che gli individui sono liberi nel modo più assoluto di impiegare le proprie risorse nella maniera che più ritengono opportuna; e che altri individui sono allo stesso modo liberi nel modo più assoluto di impiegare le loro rispettive risorse per convincere il resto del mondo che i propri prodotti siano i migliori sul mercato. Punto.

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La Camicia di Forza della Formalizzazione, ovvero Dialoghetto sui Minimi Sistemi

March 26th, 2007 by Admin

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a cura di Leonardo, Ihc

 

Quanto segue è basato sulla traduzione dell’articolo “The Straightjacket of Formal Methods”, già qui pubblicato da Pietro IHC, in risposta all’invito di alcuni lettori a rendere fruibile il tutto anche a chi non conoscesse l’inglese; all’interno dell’articolo è stata inserita la maggior parte degli interventi intercorsi nella successiva discussione, rendendo il tutto in forma di dialogo e cercando di rispettare il senso dell’articolo e degli interventi, oltre alla generale coerenza espositiva del risultato.
Leonardo

Pietro: Tra la Scuola Austriaca e il pensiero economico ortodosso contemporaneo (spesso chiamato, anche se impropriamente, Neoclassico) ci sono differenze notevoli, sia dal punto di vista teorico che da quello metodologico. La tentazione di trascurare le differenze metodologiche e considerarle sofismi metafisici è forte, ma, secondo me, questi punti di vista divergenti possono spiegare molte differenze nei risultati teorici. Uno degli argomenti su cui tali differenze sono evidenti è il ruolo dato alla formalizzazione della teoria. Gli Austriaci ritengono che i metodi formali non siano adeguati per la teorizzazione, mentre i Neoclassici considerano l’assiomatizzazione una condizione necessaria per essere "scientifici". Non bisogna confondere formalizzazione e quantificazione: una teoria formale è una teoria basata su assiomi, i cui teoremi sono ottenuti a partire da questi mediante i metodi della logica formale. Quindi la formalizzazione non ha nulla a che fare con dibattiti come quello sulla misurabilità del valore.
Il problema del metodo formale, quando applicato alla teoria economica, è che non si è riusciti, finora, a formalizzare adeguatamente diversi importanti problemi dell’azione umana. Basta aprire un testo di Microeconomia per vedere che tutto ciò che era difficile da formalizzare è stato semplicemente ignorato, indipendentemente dalla sua rilevanza economica. La formalizzazione è diventata quindi una camicia di forza, e la teoria economica conseguente è irrealistica. Dove sono la creatività, l’imprenditorialità, l’informazione e le valutazioni soggettive, l’intelligenza, lo squilibrio, il tempo di produzione, la struttura del capitale? Ha senso eliminare argomenti economici importanti solo perchè non possono essere resi compatibili con i propri gusti metodologici (e quindi metafisici)?

Leonardo: Riguardo la formalizzazione posso dirti che dovresti considerare ciò per cui stai lavorando: in caso tu consideri l’effetto dei prezzi sul consumo puoi stilizzare i fatti e analizzarli (cosciente che non stai spiegando tutto, ma solo parte della realtà di cui ti preoccupi) nel caso tu consideri l’effetto della cultura sui consumi sarà difficile che tu possa formalizzarlo. È lo scopo della tua analisi che ti dice se una formalizzazione sia ammissibile. Sei tu che devi discernere quale strumento usare con riguardo a ciò che vuoi scoprire.

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La leggenda del santo bevitore (Parte Ultima)

March 23rd, 2007 by Admin

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di Alessandro, Usemlab

 

Il rischio d’insolvenza delle banche commerciali, dovuto alla loro legittima, utile e lucrosa attività imprenditoriale di prestatrici, è annullato da operazioni di pronti (denaro liquido creato temporaneamente dal nulla) contro termine (porzioni di debito pubblico emesso dal Tesoro) di valore crescente nel tempo. Impossibilitata dalla logica a conoscere i reali tassi d’interesse spontanei tra prenditori e prestatori, la banca centrale è poi costretta a continue operazioni cosiddette marginali, per mantenere tali tassi entro bande d’oscillazione prestabilite attorno a quelli ufficiali. Questi sono decisi a casaccio in esoteriche riunioni e oracolisticamente rivelati in mondo visione, dopo nervose attese da parte degli operatori finanziari.

Queste operazioni marginali sono talvolta gigantesche, come nel caso dell’11 settembre 2001 quando, per timore che il panico (legittimo) seguito all’attacco alle Twin Towers inducesse le persone a prelevamenti (legittimi) che avrebbero fatto saltare il banco della riserva frazionaria e spinto i tassi alle stelle, furono creati dal nulla 441 miliardi di dollari dalla FED e 109 miliardi di euro dalla BCE (banca centrale europea), prestati al sistema bancario a tasso risibile. Una volta iniettati è impossibile che le attività economiche che questi soldi avviano (nel caso specifico la bolla sul mercato edilizio), o le spese a debito che esse incentivano, si ritramutino in capitale dei depositanti senza fallimenti a catena. Vale la pena di osservare che solo fornendo moneta creata dal nulla il tasso d’interesse può diventare negativo, come in Giappone. Ciò vuol dire che la banca centrale non solo sta pagando i tre addendi positivi al prestatore, ma paga anche il prenditore per contrarre il prestito!

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Ideologie del Consumo, ovvero: Lode al Risparmio

March 19th, 2007 by Admin

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di Leonardo, Ihc

 

risparmioMi inserisco sulla scia di un recente lavoro pubblicato su IHC (Lode al Consumo) per parlare sempre di consumo e di un suo possibile eccesso definito consumismo. Quel che voglio provare a fare non è tanto una difesa o un attacco al consumo in quanto tale (nella prevalente ottica austriaca di questo sito, ma pure da diverse parti della variegata e secondo me scorrettamente e sommariamente definita scuola neoclassica, questo equivarrebbe a questionare la libertà individuale su cosa fare dei propri soldi), ma sottolineare come pochi spunti teorici “digeriti” dalla politica possano portare ad “aberrazioni del consumo” ed a quasi comiche “contraddizioni filosofiche”.

Anticonsumismo: "se si chiede all’uomo della strada cosa pensi del consumismo, difficilmente si esprimerà in positivo"; ma siamo sicuri che sappia di cosa parla? In realtà il concetto di consumismo può esser interpretato in modi diversi. Si può infatti pensare all’acquisto di una sempre più ampia gamma di beni o servizi voluttuari, la cui utilità è spesso legata solo all’indicazione di uno status e pertanto non rappresentanti necessariamente un miglioramento delle condizioni di vita. Il consumismo può essere inteso anche come la tendenza allo spreco di beni e risorse sostenuta dalla propensione dell’individuo a acquistare prontamente un sostituto a quanto sprecato. Il consumismo poi può sfumare nell’assunzione di stili di vita e pattern di consumo in qualche modo riconducibili ad ideologie invise al critico di turno (principalmente consumi che riconducano agli USA, come cappellini, MacDonald’s ed altre amenità).

Quel che principalmente interessa a me è la propensione a spendere quote sempre più importanti del proprio reddito, quindi l’incremento dei consumi a scapito del risparmio (ipotizzando che questo non accada a causa dell’assottigliamento del reddito, bensì proprio per un “cambiamentodelle preferenze degli individui o della percezione della realtà da parte di quest’ultimi). Questa definizione del consumismo non è comunque antagonista alle prime due sopra riportate.

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Qualcuno era comunista…

March 16th, 2007 by Admin

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di Jacopo, Ihc

 

Raggiunge i vertici dell’assurdità la frase che Giorgio Napolitano ha pronunziato quest’oggi a Bologna. Per il Presidente della Repubblica, le morti bianche causate da incidenti sul lavoro sono “una ferita aperta e dolorosa” e hanno raggiunto “limiti intollerabili. Intollerabili da chi, viene da domandarsi. O, ancor meglio, da che cosa? Da una carta costituzionale, forse.

Purtroppo non disponiamo né della voglia né dei soldi per procurare al lettore una serie storica dell’andamento dei decessi lavorativi a partire dal 1946 fino ad oggi (prima del ’46 il confronto sarebbe addirittura ridicolo). Ma credo basti un pizzico di buon senso per constatare che le morti bianche non possono che esser scese vertiginosamente nel corso di questi 60 anni. Esse sono diminuite all’aumentare del progresso civile e scientifico portato avanti dalla società stessa, non certo dai suoi legislatori.

Non sono stati gli Art. 36 Cost. di turno a rendere gli operai dei benestanti. Né sono state “le gloriose stagioni passate delle lotte sindacali” ad assicurare l’emancipazione del lavoratore. In Svizzera ad esempio non si è mai formato un vero movimento sindacale, eppure non ci è mai parso di vedere frotte di emigrati svizzeri venire a lavorare nella ben più sindacalizzata Italia alla ricerca di migliori condizione di lavoro. E non sarà certo la responsabilità sociale delle imprese, il vero obiettivo dell’interevento di Napolitano, sposata all’interventismo governativo, a ridurre l’annoso, quanto irrimediabile, problema delle morti sul lavoro. Al contrario, sembra più una boutade di qualche nostalgico. Peccato che questo nostalgico è nostro Presidente.

Con rispetto.

Lode al Consumo

March 12th, 2007 by Admin

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di Stefano, Contributors

L’avversione ai consumi è una questione che mi sta particolarmente a cuore, un po’ per motivi professionali, un po’ perché, dopotutto, sono anch’io un consumatore. Molti diranno: “Tutti siamo consumatori!”, giusto, ed è proprio per questo che trovo l’anti-consumismo militante paradossale e manicheo. Trattare i consumi alla stregua della tossicodipendenza è un po’ come confondere le lentiggini con il carcinoma della pelle. Consumare, in fondo, è un aspetto naturale del vivere in società.
Per consumismo, ovviamente, non intendo il comportamento patologico di chi compie acquisti compulsivi. Quelle sono disfunzioni psicologiche di cui dovrebbero occuparsi i medici. Io mi riferisco ai consueti acquisti compiuti dagli individui che vivono in società.

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La leggenda del santo bevitore (Parte II)

March 7th, 2007 by Admin

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di Alessandro, Usemlab

La storica attività della banca commerciale è quella della custodia e del prestito di denaro altrui a pagamento. Un tempo il rischio di tale attività imprenditoriale era quello di prestare note di credito in eccedenza rispetto al deposito d’oro custodito per conto dei clienti. Questi depositavano l’oro o l’argento posseduti in banca, che rilasciava loro una banco-nota. Il denaro circolante era, di fatto, costituito da oro o argento monetato e banco-note, rappresentanti depositi di metallo prezioso riscattabili a vista. Chiunque fosse pagato con una banco-nota invece che con oro, poteva presentarsi alla banca e riceverlo a vista o spendere a sua volta la banco-nota.

La bravura imprenditoriale del banchiere si esprimeva prestando a imprenditori promettenti, banco-note dietro tasso d’interesse, per una quantità eccedente i depositi d’oro dei clienti, fidando da una parte nella bassa probabilità di un contemporaneo riscatto dell’oro da parte di tutti i possessori di banco-note in circolazione, dall’altra nella restituzione del credito con gli interessi. Naturalmente il guadagno era funzione dell’espansione delle banco-note a credito, che se aumentata significava, sì, più interessi, ma anche più rischio perché i depositi d’oro non potevano essere moltiplicati come pani e pesci. Infatti una frazione delle banco-note circolanti portate al riscatto, magari perché la loro inflazione faceva nascere il sospetto nei possessori che non vi fosse oro a sufficienza per far fronte a tutte le banco-note emesse, provocava la cosiddetta corsa alla banca, con il conseguente doloroso fallimento. Più banche private in concorrenza tra loro, situate in paesi diversi, costituivano un valido baluardo all’espansione perché le banco-note delle banche più avide d’interessi e meno attente alla valutazione dei progetti imprenditoriali dei prenditori, rischiavano, se in eccesso, di essere rifiutate.

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Econofisica: tutto qui?

March 2nd, 2007 by Admin

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Continua l’acceso dibattito sulla teoria finanziaria e le Efficient Market Hypotesis: qui viene proposta una visione differente da quella presentata da Jacopo giorni addietro.
 

di Mattia, Contributor

 Un argomento frequente di dibattito (come recentemente trattato su IHC) riguarda l’imprecisione dei modelli matematici per i mercati finanziari; la cosiddetta econofisica (una derivazione della fisica, secondo la quale i ricercatori vogliono reinterpretare la modellizzazione dell’economia con sofosticati modelli matematici derivati appunto dalla fisica) è la principale voce critica nei confronti dell’economia e finanza "tradizionale".

Se però, come ben scritto su Economist’s view il loro "principale risultato, supportato da modelli delle dinamiche di mercato costruiti su base empirica, è che i mercati finanziari sono instabili", allora non credo che tale approccio meriti particolare considerazione. In attesa di eventuali progressi, ricordano molto la celebre prima lezione di econometria di John Siegfried.

Pur essendo disposto ad accettare qualsiasi scoperta scientifica che funzioni, ho molti dubbi sulla loro reale comprensione dell’economia.

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Il numero di Febbraio del mensile di IHC

March 2nd, 2007 by Admin

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Giunto al secondo numero, non senza difficoltà, il periodico di Ihc propone analisi economiche, giuridiche e sociali sui temi più disparati. Da riflessioni sul diritto e sulla costituzione ad analisi di manipolazioni monetarie all’interno di sistemi economici, passando per la teoria del portafoglio e lo scandalo tutto italiano che ha colpito il mondo del calcio. Come i più attenti avranno capito, infine, il periodico sarà da oggi pubblicato solo mensilmente, così da essere più denso di contenuti.



Scarica il Periodico Mensile di IHC:

Numero II: Febbraio

Per la visualizzazione è necessario un reader PDF:

Edgar Peters: Equilibrio significa la morte dei mercati

March 1st, 2007 by Admin

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di Jacopo, Ihc

 

Traduco questo breve brano di Edgar Peter, tratto da Chaos and Order in Capital Markets, 1991. Non lo commento perché, per chi ha seguito i precedenti dibattiti su IHC, proseguiti anche su Usemlab, penso sia già molto eloquente di per sé.

“Quarant’anni fa l’econometria si proponeva come quella scienza in grado di prevedere il futuro economico, e consigliarci adeguatamente le scelte e le politiche più corrette. Oggi le previsioni economiche sono spesso oggetto di derisione. La stessa Wall Street, insieme con le più grandi imprese americane, ha iniziato a smantellare i suoi dipartimenti economici perché, come dice Linden, le loro previsioni “era sicuramente divertenti ed interessanti; ma non certo utili.” Cosa è andato storto?
Innanzitutto c’è il concetto di equilibrio. L’analisi econometrica assume che se non ci sono influenze esterne o fenomeni esogeni, il sistema sta nel suo stato di riposo. Questa è la visione economica dell’equilibrio. Tutto è bilanciato. L’offerta eguaglia la domanda. Se, invece, si disturba il sistema con dei fattori esogeni allora quest’ultimo si allontana dal suo punto di equilibrio. Il sistema reagisce a queste perturbazioni esterne riconvergendo verso il suo equilibrio, in modo lineare. Il sistema reagisce immediatamente alla situazione di disequilibrio perché non sopporta essere sbilanciato. Il sistema vuole ordine,  vuole tutte le cose al loro posto.

 

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