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Archive for May, 2007

Una Meccanica della Decadenza – seconda parte

May 29th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

d) La Zappa Monetaria

L’esigenza di sostenere progetti di spesa e di investimento, in costanza del progressivo allargamento del debito pubblico e dei conseguenti elevati tassi di interesse, spinge ed ha spinto gli Stati ad operare manovre monetarie che, pur partendo dallo svilimento del valore intrinseco della moneta (minor contenuto di metallo prezioso, o maggio massa di moneta fiduciaria in circolazione), dal punto di vista degli effetti sono analizzabili sempre tramite lo schema wickselliano del confronto tra NRI e MRI.

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Una Meccanica della Decadenza – prima parte

May 28th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
“The sun rises everymorning
Why are we so sure?
I’m looking out of the window 
Empires arise and fall"
 – Project Pitchfork –
 
Gli imperi sorgono e poi decadono, ma in generale credo che pochissimi Stati possano dire di essere sempre gli stessi: gli Stati sorgono, arrivano a un picco, e poi crollano per riproporsi sì ma in una forma diversa, come se dalle ceneri derivasse un nuovo Stato più che la prosecuzione del pre-esistente. La tendenza è generale, così come credo che generale sia la ragione: l’aspetto economico-politico dello Stato come ente.
In particolare voglio soffermarmi su come lo Stato sia destinato, per ragioni economiche derivanti dalle scelte politiche, a decadere. Dopo un breve richiamo alla teoria economica di base, intendo esporre in modo generale la mia idea di una meccanica della decadenza, per poi proporre più particolari focus su politica fiscale, politica monetaria, e loro coordinamento nell’inerzia della politica; andrò a concludere con un cenno generale alla più recente evoluzione dei moderni Stati ed Imperi.

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E’ colpa del mercato!

May 21st, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
Ragioniamo per assurdo…
Supponiamo che esista un’ipotetica azienda di nome ARI (ma andrebbe bene anche una TEDIAS-ME) che produce un qualsiasi bene o servizio. Come per qualsiasi azienda, il prezzo del bene/servizio dipende in modo decisivo dall’apprezzamento che questo riscuote presso i consumatori in relazione alle capacità produttive dell’azienda.
Ne consegue che è nell’interesse dell’imprenditore scegliere i fattori produttivi migliori (nei limiti del rapporto tra il costo della produzione e le prospettive di guadagno), perché questo incide direttamente sulla qualità del prodotto e quindi, per forza di cose, sul grado di apprezzamento presso i consumatori.
Poniamo quindi che l’azienda cominci a lavorare in questa ottica e raggiunga un qualche “equilibrio” tra prezzo qualità e apprezzamento da parte dei consumatori.
 
Poniamo poi che, da un certo momento, l’imprenditore della nostra ARI cominci a far ricoprire vari posti di lavoro da fanciulle sulla semplice considerazione che queste siano sufficientemente avvenenti e disposte a concedere in cambio prestazioni sessuali.

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È possibile discutere la democrazia? Crisi di un mondo (il nostro), processo a un mito (la democrazia), proposte per una nuova società – Seconda Parte

May 18th, 2007 by Leonardo

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di Andrea, Ihc 

Hoppe si definisce subito un apriorista in contrapposizione con gli empiristi e pone alcuni esempi di quello che possono essere considerate le “teorie a priori”.

"Nessuna cosa materiale può essere in due posti diversi allo stesso momento. Due oggetti non possono occupare lo stesso luogo. Una linea retta è la linea più breve tra due punti. […]Implausibilmente, gli empiristi tendono a denigrare tali proposizioni come mere convenzioni linguistico-sintattiche senza alcun contenuto empirico, ovvero “vuote” tautologie. Contro tale visione e d’accordo col senso comune, io invece riconosco che queste stesse proposizioni asseriscono alcune semplici ma fondamentali verità circa la struttura della realtà. E, ancora d’accordo con il senso comune, considererei mentalmente confusa una persona che volesse “provare” queste proposizioni o riportasse “fatti” che le contraddicono o si distaccano da esse. Una teoria a priori vince sull’esperienza e la corregge (così come la logica comanda sull’osservazione), e non viceversa."

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È possibile discutere la democrazia? Crisi di un mondo (il nostro), processo a un mito (la democrazia), proposte per una nuova società – Prima Parte

May 15th, 2007 by Leonardo

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  di Andrea, Ihc

                              […] studiate il passo,
                               mentre che l’occidente non si annera.
                               Dante, Purg. XXVII, 62-63.
 
                Occorre guardarsi dal prendere la paglia delle parole per il grano delle cose.
                Gottfried Wilhelm Leibniz
 
La nostra epoca ha partorito un grande mito: quello dello Stato concepito come realtà sopranuotante agli individui; più buona, più giusta, più potente degli individui, a cui dovrebbe tendere la mano per renderli migliori.
Oggi molti agiscono in nome dello “Stato” con la convinzione di agire in nome di un ente reale. Questo convincimento ha a che fare con la mitologia; esso muove da un concetto che, pur non avendo substrato empirico, è tanto radicato che lo si accetta quasi senza accorgersi di obbedire a un mito.
Bruno Leoni, Lezioni di dottrina dello Stato, Soveria, Rubbettino, 2004.
 
Come non accorgersi del difficile momento storico che noi, come italiani, come europei, come – concedetemi di apparire politicamente scorretto – cittadini del mondo civile stiamo vivendo. Nell’ultimo anno sono state diverse le pubblicazioni di economisti, sociologi, intellettuali di varia estrazione che hanno affrontato la crisi del nostro essere europei ed occidentali[1]. Significativo che Alessandro Baricco e Marcello Veneziani mettano come parola chiave dei loro ultimi lavori il sostantivo “barbari”[2]. Ma così come non furono i barbari a significare la fine del mondo antico, non sono oggi i nuovi barbari a produrre e determinare il collasso del nostro mondo. E’ il nostro mondo stesso che ha deciso, come più volte ha voluto disperatamente far notare la ossimorica – in essa convive la pesantezza drammatica di un titano e la levità di un bimbo – figura del santo padre Benedetto XVI[3], di suicidarsi. E’ una decisione non di oggi, stiamo semplicemente assistendo al tirare le somme di un lungo processo. Un processo davvero lungo e complesso le cui tracce alcuno le ravvisa nel 1789.
E’ sicuramente per tutto il nostro secolo – anche se iniziato ormai da più di un lustro non riesco a considerare questo che stiamo vivendo un nuovo secolo – che gli animi più sensibili ed in particolare quelli che hanno assistito alla tragica finis austriae, morte di quel mondo cheincompres(o) e ormai scompars(o), che in tante cose fu modello non abbastanza apprezzato»[4]denunciano nei loro dolenti e malinconici racconti e romanzi. Leggete Joseph Roth, leggete Sandor Marai: ravviserete una tragica attualità.
 

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“La FED distrugge la bussola del mercato”: Chi lo disse?

May 8th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

Leggo che Shostak, economista del Mises Institute verso cui non nutro simpatia, ha riconosciuto in un suo articolo (“Does Fed Transparency Fuel Growth?”) l’importanza e la perversità di un elemento cruciale della politica di Inflation Targeting propriamente detta, trasferendo il risultato teorico nella realtà applicativa della Federal Reserve di Ben Bernanke: la Trasparenza.

 
L’Inflation Targeting in effetti non consiste solo nel fissare un certo obiettivo inflazionistico, bensì comprende ben più importanti accorgimenti istituzionali (vincoli operativi, istituzionali e informativi) che, in breve, devono far sì che l’autorità monetaria diventi trasparente nel suo intero processo decisionale (dalle informazioni storiche utilizzate, agli scenari futuri con relativa probabilità, all’analisi costi/benefici sottesa alle varie politiche realizzabili) in modo che i privati possano “prevedere” il comportamento dell’autorità (che a sua volta sconta nelle proprie decisioni questo fatto) senza sorprese, e possa “razionalmente” prevedere il “razionale” perseguimento dell’obiettivo inflazionistico.
Per diversi aspetti l’Inflation Targeting è un po’ una sintesi dei diversi risultati in letteratura riguardo economia monetaria, aspettative razionali, economia delle istituzioni, e teoria dei giochi. Certamente tutto questo ignora i risultati monetaristi sull’efficacia in forma debole della politica monetaria, così come il Nobel di Hayek, a partire dalle motivazioni stesse dell’esigenza di un controllo dell’inflazione (creare una stabilità dei prezzi o della loro dinamica che faciliti le pianificazioni di spesa e investimento e quindi stimoli la crescita dell’economia), ma questo era scontato (in altro articolo ho già esposto quanto l’Inflation Targeting sia vicino a Keynes e lontano da M.Friedman).

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La Fonte Meravigliosa

May 2nd, 2007 by Admin

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di Ayn Rand, a cura di Giovanni, Contributor

 

"Migliaia d’anni fa un uomo riuscì a scoprire il segreto del fuoco e forse lo bruciarono con quel legno che egli aveva insegnato ad accendere, ma lasciò all’umanità un dono insperato e con esso liberò dal buio la terra. Durante i secoli altri uomini mossero i propri passi su vie nuove, animati soltanto dalla loro intuizione. I grandi creatori, pensatori, gli artisti, gli scienziati, gli inventori rimasero soli contro gli uomini del loro tempo. Ogni nuova idea era ostacolata, ogni invenzione bandita, ma ciascuno di loro andò avanti, lottò, soffrì e pagò, ma vinse. Non era mosso dal desiderio di piacere alla folla. La folla odiava il dono che le era offerto, ma lui cercava la verità, lo scopo era soltanto la sua opera, non chi ne usava, la sua creazione non i benefici che gli altri ne traevano, la creazione che dava forma alla sua verità. Perciò la sua verità la metteva sopra e contro tutti gli altri. Andò avanti, sia che gli altri volessero seguirlo o no, solo con la sua integrità per sola bandiera. Non servì niente e nessuno. Visse solo per sé. E solo vivendo per sé poté realizzare le opere che formano la gloria dell’umanità.

E’ così che è avvenuta ogni conquista. L’uomo è nato inerme, ha un’unica arma, la sua mente, senza di essa non potrebbe sopravvivere. Ma la mente è un attributo dell’individuo, non c’è e non si può concepire una specie di cervello collettivo. L’uomo che pensa deve pensare e agire da sé. Come può lavorare se è sottoposto a costrizioni di ogni genere? E’ impossibile subordinarlo a bisogni, opinioni o desideri di altri. Nessuno ha il diritto di sacrificarlo.

Chi crea si basa sul proprio giudizio. Il parassita segue l’opinione degli altri. Chi crea pensa, il parassita copia. Chi crea produce, il parassita ruba. Chi crea si volge alla conquista della natura, il parassita alla conquista degli uomini. A chi crea, va data indipendenza, egli non comanda e non serve nessuno. Tra lui e gli altri c’è un libero scambio, una libera scelta. Il parassita cerca il potere e tenta di livellare gli uomini in una condizione comune, in una comune schiavitù e pretende che l’uomo debba essere uno strumento ad uso degli altri, debba pensare come pensano gli altri, agire come gli altri, che debba annullarsi in una servitù senza gioia.

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