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Archive for July, 2007

IHC va in vacanza! Arrivederci al 3 Settembre.

July 30th, 2007 by Admin

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Te Lo Dico Io, il Valore Giusto dello Yuan!

July 24th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
L’Economist del 21 giugno ci avverte: il Senato USA ha proposto una legge per sanzionare i paesi con un tasso di cambio “disallineato rispetto ai fondamentali; ne consegue che nel futuro saranno gli USA a dirci qual è il tasso di cambio giusto!
Un po’ per correttezza politica, un po’ per ragioni pratiche, gli USA preferiranno valutare la lontananza del tasso di cambio dal suo valore “corretto” invece di andare a cercare i “manipolatori”; allo stesso tempo il FMI ha annunciato nuovi criteri per monitorare direttamente le “manipolazioni”. Questa differenza già sul principio del controllo da effettuare fa da contrappunto all’incertezza direttamente sul livello “corretto” del tasso di cambio: a seconda della metodologia lo yuan, ad esempio, può risultare allineato oppure sottovalutato fino al 50%.

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La Perniciosa Lobby dei Vecchi

July 19th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
In Italia c’è un problema con i sindacati. Non lo dico solo io, chiaramente; l’opinione è piuttosto diffusa e ritengo oggettivamente difendibile.

Cos’è essenzialmente un sindacato? Una lobby, un centro di coordinamento degli interessi di una classe o, come meglio si usa dire ora, un ceto sociale. Non credo che la presenza di un sindacato dei lavoratori sia di per sé lesiva del buon funzionamento dell’economia; credo in realtà che ciò che fa la differenza tra uno strumento di contrattazione delle condizioni di lavoro ed una forza conservatrice deviante dello sviluppo economico sia la sua effettiva rappresentatività delle istanze di ceto, il grado di accentramento decisionale (o meglio posizionale), e l’effettiva concorrenza o contrapposizione di altre lobby.

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Diritto e legge in Von Hayek – 2° Parte

July 16th, 2007 by Admin

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di Giovanni, Contributor

I tratti principali di questo diritto non positivo, non codificato, “anarchico”– per usare lo spregiativo indirizzato da Hans Kelsen a questa particolare forma di giusnaturalismo1– sono talmente distanti dalla mentalità dei benpensanti democratici nostrani, che al solo sentir parlare di “regole che prescindono da uno scopo”, tutti coloro che abbiano ben recepito i frusti slogan loro impostigli dai guru positivisti, sobbalzerebbero sulla sedia al limite dell’indignazione: “Ma come?- esclamerebbe contrito lo studente modello del Grande Legislatore – mi hanno sempre detto che non si dà diritto senza Stato e che il diritto è legislazione e ora questi rozzi revisionisti ci vogliono convincere del contrario?”.

Ebbene, sì, ci dice tra le righe Von Hayek, avvalorando le sue tesi attraverso uno sfizioso quadro del sistema giuridico di common law anglosassone. In esso le regole astratte di mera condotta, “intese ad applicarsi ad un numero ignoto di casi possibili”e caratterizzate da un criterio puramente negativo, hanno reso possibile l’edificazione di una società aperta di individui non conculcati nelle loro libertà da disposizioni specifiche appositamente previste da un onnisciente legislatore. Si inserisce a questo punto la precisazione di Von Hayek, volta a chiarire che il diritto consuetudinario non consiste di principi particolari, bensì nella capacità del giudice di estrapolare da casi concreti norme esplicite ed implicite (generali ed astratte) applicabili alle fattispecie che di volta in volta si presenteranno. L’importante è che il giudice non dovrà mai sottomettersi ad alcun diktat di tipo esegetico o a qualsiasi altra forma di ragion di Stato.


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Diritto e legge in Von Hayek

July 9th, 2007 by Admin

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di Giovanni, Contributor


"Non bisogna stupirsi che i pubblicisti del diciannovesimo secolo considerino la società come una creazione artificiale uscita dal genio del Legislatore". Così si esprimeva ai primi dell’Ottocento, Frederic Bastiat, lamentando i rischi di questa falsa presunzione, dell’idea cioè che il diritto non potesse darsi senza lo Stato.

A ben vedere, infatti, le cose non stanno affatto in questo modo: il diritto non si inventa, si scopre, come sembra ricordarci lo stesso brocardo latino del giurista Giulio Paolo (III sec. d.C.) secondo cui "Non ex regula ius summatur, sed ex iure quod est regula fiat". Purtuttavia è ancora oggi largamente accettata la mistificazione costruttivista, che affonda le proprie radici nei governi dei primi sovrani illuminati d’Europa, secondo la quale con il termine diritto va inteso solo e soltanto il prodotto dell’attività legislativa, corredato di sanzioni (comminate in caso di inadempimento) e istituzioni atti a produrla (il cosiddetto diritto oggettivo).

 

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Draghi Dixit: la Stance Monetaria

July 6th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

Questo articolo prosegue la discussione su quanto riportato dal Governatore della Banca d’Italia Draghi nelle proprie Considerazioni Finali. In particolare stavolta voglio soffermarmi su quanto da Draghi asserito in merito alla stance di politica monetaria nell’Eurosistema, e perciò faccio riferimento alle dichiarazioni contenute nelle pagine 7 e 8 delle Considerazioni Finali della Relazione Annuale per il 2006, nonché alle dichiarazioni riportate nella stessa Relazione (capitolo 6, pagg. 57 – 66) ed ai dati delle tavole a questa in appendice.

Il Governatore Draghi affronta l’esposizione della stance di politica monetaria della BCE in un modo, a mio giudizio, abbastanza ambiguo. Questa ambiguità risiede, come cercherò di spiegare, nella non chiara affermazione delle variabili strumentali di politica monetaria su cui si misura la “responsabilità” del SEBC in termini di impostazione della stance monetaria e, se la teoria alla base è corretta, in termini di risultato inflazionistico; il problema che ravviso è che l’ambiguità dei riferimenti di “accountability” possano (o abbiano potuto) dar spazio a politiche il cui indirizzo sia ben lungi da quello ufficiale.

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