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Archive for September, 2007

Economia Ecclesiastica: un’Ipotesi

September 30th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

Sono rimasto un po’ colpito dalla presa di posizione della Chiesa Cattolica Romana in materia di tasse (non pagarle è diventato formalmente “peccato”, sempre  che l’imposta non cada sulla Chiesa ma questo è un altro problema) e di case popolari (la Chiesa non paga l’ICI ma anche questo è un altro problema), in quanto mi ha dato un non meglio spiegabile senso di “cambiamento di rotta”. Preciso che non avendo un buon rapporto con tutto ciò che è religione vedo qualsiasi pronunciamento in tal senso come un atto politico, espressione della gestione di almeno parte della società. Non mi sono mai addentrato particolarmente nell’analisi, ma lo ha fatto Rossano, apprezzato conoscente, esponendomi la sua ricostruzione del circuito Chiesa-Società-Politica-Economia che voglio sottoporre, contrappuntata da mie personali osservazioni, a un vaglio pubblico.

Non voglio discutere il valore dei precetti morali della Chiesa (“non uccidere” e “non rubare” non mi sembrano questionabili) ma solo guardarli nella loro funzione di “identificazione” tra Società e Chiesa; non metto parimenti in discussione la Fede del singolo ma solo le finalità pratiche della Chiesa-ente, considerando Fede e Chiesa due cose distinte (non per nulla i Cristiani sono scissi in diverse confessioni).

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Dove Potremmo Andare a Finire?

September 27th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

La Cina cresce costantemente, e conta circa un quarto della popolazione mondiale. La sua crescita è tanto forte da comportare continue correzioni al rialzo dei dati storici del PIL. Non si sa realmente quale capacità economica possa esprimere, ma intanto si sa che sta progressivamente sostituendo gli USA come importatore dai paesi asiatici, e probabilmente tramite triangolazioni anche dai paesi dell’Oceania. A loro volta i paesi asiatici stanno sempre più accentrando l’outsourcing di Europa e USA. Le dinamiche di prezzi e salari, così come rivendicazioni politico-sociali più ampie, sono state finora ben addomesticate dalle dittature statali, di cui la Cina è campione, e questo deve certamente avere un ruolo importante nell’evitare che il reddito prodotto si trasformi in consumo e costi di produzione invece che nel famoso o famigerato risparmio asiatico privato e soprattutto pubblico.

Questa crescita è stata finora permessa da generose iniezioni di liquidità dalle economica “occidentali”, che hanno sviluppato una aspettativa (o pretesa) di standard di vita e welfare statale non più sostenibile dall’interno. Il “campione” in questo caso sono gli USA.

Si dice che la Cina abbia bisogno della domanda USA, perché non ha una struttura economica sufficientemente solida (cioè non ha sufficiente domanda interna). Ma noi abbiamo una situazione cinese regolarmente sottostimata, quindi in realtà non sappiamo quanto la Cina sia lontana da una dimensione economica critica che renderebbe gli USA “utili” ma non più “indispensabili”, se non addirittura una potenziale “preda” economica. Cosa potrebbe succedere allora?

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Provenzano for Premier?

September 20th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

Mi è stato insegnato che le principali forme di criminalità organizzata (Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita), che chiamerò brevemente “Mafie”, sono nate per un’esigenza di sopravvivenza in regioni eccessivamente tartassate da un ingordo Stato Centrale, oppure da questo assolutamente abbandonate sia sul piano della legalità che dell’economia. Da questo punto di vista, una forma di “solidarietà nazionale” (aiuti di Stato come finanziamenti agevolati se non a fondo perduto) dovrebbe combattere la formazione di organizzazioni appunto anti-Stato, pericolose se non altro per il contributo di vite umane che richiedono.

Non voglio negare che questo aspetto politico/fiscale sia all’origine delle suddette Mafie, ma non sono molto sicuro che questo schema sia più applicabile: queste Mafie ormai già esistono, si alimentano, e possono diffondersi; forse fare prevenzione quando si hanno le metastasi non è proprio la mossa più furba. Lo stesso termine “anti-Stato” è lusinghiero, in quanto ormai queste Mafie sono enti privati votati al furto e alla sopraffazione violenta, più che forme di “resistenza” a strapoteri centrali.

Non so se in una regione “pulita”, circondata da regioni “corrotte” dalle Mafie, si possa sviluppare una propria forma di “anti-Statismo” o semplicemente questa diventi terra di conquista delle mafie che la circondano, ma pare che presto avremo una risposta perché “l’esperimento” si sta svolgendo in Basilicata.

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Lode al Risparmio (Firmato: Ben Bernanke)

September 18th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

In questo sito si è ampiamente discusso, con costante riferimento all’impostazione Austriaca ed in contrasto con la visione socialista, di come la politica monetaria possa rompere l’equilibrio tra risparmio consumo e investimenti, portando nell’economia fenomeni di consumismo e sottoinvestimento,

Sempre su questo sito si è più volte sottolineato come nell’ultima decade le principali Banche Centrali abbiano nei fatti aderito ad una impostazione essenzialmente socialista dello Stato e dell’economia, espandendo moneta ed abbassando i tassi di interesse in una continua corsa allo stimolo dei consumi che avrebbero, secondo la fallacia keynesiana, stimolato la produzione e quindi la crescita economica.

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EMH, Ricerca Finanziaria, ed Altre Quisquilie

September 12th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
 
Il polemico Shostak mi offre uno spunto per ritornare sulla Efficient Market Hypothesis, sul suo rapporto con la ricerca economico-finanziaria, e valutare alcune perversioni giuridico/centralbancarie.
È già stato ben rilevato da diverse parti, così come su questo sito qui e qui, che la EMH sconta alcune (forti) debolezze che in buona parte risiedono nelle “scorciatoie matematiche” impiegate nelle conseguenti formalizzazioni.
Spooner, richiamato da Jacopo Ihc, ci ricorda che “il liberale non si occupa di ciò che è, ma di come questo dovrebbe essere”; il mercato finanziario ipotizzato nella EMH è in effetti un paradigma, cioè come il mercato dovrebbe idealmente presentarsi, e le conclusioni in merito alle caratteristiche dei rendimenti degli operatori sono una conseguenza di questo stato ideale. Nessuno ha detto che sul mercato non ci siano posizioni dominanti o asimmetrie informative la cui presenza, secondo le EMH stesse, porta alla possibilità di realizzare extra-profitti (“battere il mercato” in altre parole). Fenomeni di persistenza di out/underperformance (come in Cochrane) possono essere letti come normali avvicendamenti nell’andamento delle variabili attorno alla media, oppure come vere prove della possibilità di “battere il mercato” (o perdere) sistematicamente. La EMH ci fornisce comunque un riferimento concettuale (di là dalla matematica impiegata) per dire quanto siamo lontani dalla concorrenza perfetta anche in finanza.

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Come Siamo Arrivati Così Lontano?

September 7th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
 
La teoria austriaca del Business Cycle ci dice come il lassismo monetario possa produrre un uptrend dai piedi d’argilla, e come gli indotti squilibri tra produzione e consumo sfocino necessariamente in fiammate inflazionistiche seguite o meno da una politica restrittiva delle autorità monetarie (statutariamente vincolate alla stabilità monetaria), ma soprattutto in un credit-crunch endogeno (sulla spinta del riassestamento dei pattern intertemporali di consumo e della revisione della struttura “temporale” della produzione) che guiderà l’economia verso il necessario downturn.
L’ipotesi austriaca (misesiana o hayekiana che si voglia) non può definire di per sé un timing per il ciclo economico. L’alternanza da parte delle autorità monetarie di politiche inflazionomiche (sistematicamente votate all’espansione del credito, cioè alla “gestione dell’inflazione monetaria”) e di decisi ripensamenti anti-inflazionistici, può definire più o meno i punti i punti di svolta del ciclo; ma, pur in assenza di svolte restrittive della politica monetaria, si creeranno endogenamente nel sistema condizioni per il ribaltamento del trend non superabili neppure con la continuazione di una politica inflazionomica.
L’esempio che ci stanno dando gli USA pare però andare contro questa logica. Spero di poter mostrare che le motivazioni di ciò non confutano la teoria di Hayek ma, eventualmente, la completano.

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AAAttenti al Rating

September 3rd, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
Gli eventi di questo agosto sul fronte derivati/subprime hanno tenuto banco nell’informazione mondiale. Molto è stato detto, e forse nemmeno ci sarebbe bisogno di questo articolo; ma da parte mia voglio provare a rimettere insieme i pezzi del puzzle, e far capire che ci si doveva solo aspettare quanto successo, che la portata dell’evento “giustifica” gli interventi delle Banche Centrali, e che il “peccato originale” è stato commesso molto ma molto più a monte di quanto comunemente si dica.
 
Il nocciolo pare risiedere nel downgrading di strumenti finanziari con rating AAA. Partiamo da questo: cosa è un rating AAA? È un giudizio, dato da opportuni enti sulla “bontà” di un certo credito o prodotto finanziario. AAA è il livello più alto di “qualità”, come dire che lo strumento finanziario è “sicurissimo”. Intuitivamente sembra chiaro, solo che se vogliamo esplorare meglio il concetto di “sicurezza” e “qualità” si può andare incontro a qualche discussione, come sarà evidente più avanti. Per ora basterà sapere che se “metti i soldi” in uno strumento “ratato” AAA sei praticamente certo di ritrovarceli con gli interessi e senza problemi.

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