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Archive for June, 2009

Chi si Cucca il Capitale di Bankit?

June 25th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Cosa c’entrano i Tremonti Bond con Banca d’Italia". Si tratta essenzialmente di un tentativo di legare alcune notizie apparse più o meno contemporaneamente sulla stampa, cioè le proposte di liquidazione delle quote di Banca d’Italia in possesso delle banche, e la pressione sui Tremonti Bond e sulle necessità di ricapitalizzazione (ma non eravamo fuori dalla crisi?) delle banche stesse.

Probabilmente è tutta solo una mia macchinazione senza alcun fondamento, ispirata solo dalla coincidenza dei tempi e di qualche cifra. Però secondo me merita una riflessione seria, perché si può vedere come l’insieme di un paio di interventi con una qualche logica (che non condivido, comunque) possano sbocciare in una bella partita di giro che esce, indovinate, dalle tasche dei contribuenti.

Il Controllo Mondiale dei Prezzi secondo Taylor

June 24th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Ogni tanto ritorna la discussione su un controllo monetario mondiale, così da gestire globalmente l’inflazione. Siccome non c’è (ed è già una fortuna questo) un’unica moneta mondiale, non ci può essere un’unica Banca Centrale mondiale, allora tanto vale, come suggerisce John Taylor, coordinare tutte le Banche Centrali in un’unica politica monetaria, in questo modo controllando l’inflazione mondiale ed evitando la sottovalutazione delle manovre di “risposta” alle iniziative di una singola Banca Centrale (teoricamente in grado di annullare gli iniziali propositi monetari, anche in dipendenza dal grado di “apertura” delle economie interessate: ad esempio il Giappone ha tenuto bassi i tassi per stimolare la sua deflazionata economia, mentre la Nuova Zelanda li ha tenuti alti per controllare la propria inflazione, con il risultato che i capitali sono volati dal Giappone alla Nuova Zelanda vanificando più o meno i propositi di entrambi).

Vogliamo discuterne un poco?

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Attacco Speculativo

June 23rd, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Chi ci guadagna dalla speculazione baltica". Il titolo è stato orrendamente distorto, perché nell’originale era "Implicito attacco speculativo ai Baltici", più in linea con il fenomeno che, a mio parere, sta prendendo corpo.

Essenzialmente vedo la riproposizione dello schema di un attacco specultivo stavolta sul Lat, valuta della Lituania ancorata al dollaro con il solito dannoso tasso di cambio fisso. Chi conosce un po’ la letteratura in materia saprà che le precedenti ondate di attacchi, di cui le ultime nel ’92-’93 allo SME e del 97-’98 al Sud-Est asiatico, sono state ogni volta diverse, più complicate, e hanno necessitato di modelli di studio diversi.

Ecco, da quel che vedo, siamo all’alba della IV generazione di crisi valutarie, un tipo di crisi che dietro non lascia un vincitore e un vinto, ma solo vinti.

Crisi: una Conferma alla Teoria

June 22nd, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Timidi segnali di superamento del minimo della recessione, almeno per l’Italia: un dato positivo della produzione industriale al +1,1% tra aprile e maggio. Peccato che il dato anno su anno sia ad un -25% circa, peggiore rispetto alla Germania che qualcuno ha la faccia di usare come “metro” per dimostrare la “forza dell’arretratezza” dello sviluppo bancario italiano. Ma al solito la notizia non è qui, bensì nelle pieghe dei vari corollari di numeri, come il fatto che anche a livello mensile prosegue il calo della produzione di beni strumentali e intermedi, e con questi dati non è possibile sperare in un veloce ritorno all’economia pre-crisi.

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Il Primo Stato

June 10th, 2009 by Leonardo

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di Silvano, IHC

Ebbene sì, ho una zia baby-pensionata. Anzi non solo una zia, anche un altro parente alla lontana. Se questo occidente decadente rischia di stare al resto del mondo come Versailles stava al resto della Francia, prima che cominciasse a saltare qualche testa, in Italia vi è sicuramente una ampia fetta della popolazione che, la sua Versailles, ce l’ha già e quotidianamente provvede a scaricarcela sul gobbone a noi giovani, in parte complici incosapevoli quando non compiacenti. Non voglio attaccare la litania numero n sull’età pensionabile, voglio cominciare invece dal postulato giuridico-teorico in forza del quale i geronti continuano a compiacersi del proprio status: il "diritto acquisito".

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False Speranze di Controllo Monetario della BCE

June 8th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


Ho letto una delle ricerche periodiche che analisi, spesso bravi, di grandi banche inviano alle loro controparti. Trattandosi di argomenti tecnici spesso non riguardano informazioni che poi verranno trattate in pubblico dibattito dall’informazione principale (TV e stampa), ma in realtà ne rappresentano spesso il substrato analitico cioè tutto quel che si nasconde dietro superficiali dibattiti come “Trichet ha tagliato troppo – Trichet ha tagliato poco” che nella loro forma “pubblica” sembrano permettere a qualunque persona di prendere posizione.

In una di queste ricerche si tranquillizza su certi meccanismi endogeni che farebbero “sparire” liquidità in eccesso in fase di ripresa economica (per capirci, evitando l’inflazione). Vale la pena entrare in quel semplice ragionamento, perché alla fine io mi sono ritrovato invece più preoccupato di prima.

 

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Austrismo Nostrano (e non) tra Utopia e Azione

June 1st, 2009 by Leonardo

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di Silvano, IHC

L’economia austriaca, sebbene ancora presente in misura estremamente marginale nel nostro paese, ha innegabilmente fatto dei passi in avanti, specie nell’ambito accademico statunitense e, nonostante l’imperante neokeynesianismo di ritorno, sembra avere tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio autonomo e più consistente rispetto al passato. Insomma, neanche per gli accademici del vecchio continente, né per i vetero-socialisti, l’austrismo può essere semplicemente liquidato come una deviazione inarco-libertaria, di matrice americana, del monetarismo. Ma se l’implosione delle bolle speculative ed i maldestri risultati ottenuti dagli ingegneri sociali nonché dai banchieri centrali ne favoriscono l’affermarsi degli sviluppi teorici, altrettanto non si può dire della proposta politica sul piano empirico. Del resto l’economia austriaca è per eccellenza un qualcosa di descrittivo e non prescrittivo.

Il mio intento è allora quello di riassumere alcuni elementi di debolezza ed alcuni limiti che a mio giudizio concorrono a dare un carattere utopico all’azione degli austriaci, specie nostrani. Premetto per correttezza che lo scrivente condivide sotto il profilo sociologico molte delle analisi degli elitisti, Pareto e Mosca in primis, i dubbi di Hoppe sulla democrazia ed altre convinzioni che possono suonare sgradite.

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