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Archive for December, 2009

BCE, uno Scenario per un Anno?

December 28th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Trichet: già toccato il fondo”. Questo titolo era sul Sole24Ore… del 7 settembre… del 2008! L’ottimismo del Governatore del BCE riguardo la recessione (c’è ancora qualcuno che la chiama crisi sub-prime!) si dimostrato appena appena fuori luogo: al tempo ci si attendeva un 2009 ancora positivo (un +0,5% circa), adesso invece è già molto pensare di non arrivare ad un -4%. Nel frattempo la politica monetaria si è mossa con molta “generosità” fornendo garanzie e liquidità senza limitazioni. Ma l’attività della BCE si misura anche con la politica dei tassi, che ha visto il tasso di riferimento principale, il Refi, scendere dal 4,25% all’1% in meno di tre trimestri. Da maggio 2009 il Refi è inchiodato all’1%, e si sono succedute tre aste per circa € 600 miliardi complessivi in finanziamenti alle banche private all’1% fisso con scadenza un anno. Intanto altre Banche Centrali alzano i tassi…

Visto cosa è successo in un anno, cosa c’è da aspettarsi tra un ulteriore anno?

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Francoforte, un anno dopo

December 21st, 2009 by Leonardo

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di Silvano, IHC
 
Nel corso del 2008 e del 2009 le politiche di quantitative easing messe in atto dalle Banche Centrali per rispondere alla crisi ancora in corso e salvare le istituzioni finanziarie e monetarie hanno comportato una violenta espansione della size dei rispettivi bilanci. Come conseguenza si è avuto un incremento dell’attenzione sulla composizione e sull’andamento delle attività e delle passività detenute dalle Banche Centrali e sulle operazioni poste in essere dalle stesse. L’obiettivo è quello di ripercorrere il cammino seguito dall’ECB nel corso del 2008 e di vedere come e perché, nel giro di 12 mesi, la situazione patrimoniale dell’istituto è passata da poco più di 126bn di euro a quasi 384bn di euro e quali implicazioni vi sono state per l’Eurosistema nel suo complesso.

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Biofuel – Colonialists for Africa?

December 15th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

In passato ho toccato il tema della politica agricola mondiale. Gli ultimi richiami erano legati alle risoluzioni dell’ultimo G-8, quei 20 miliardi di dollari in tre anni da investire direttamente in sementi e attrezzature per consentire lo sviluppo di una propria agricoltura in Africa, ed alle successive dichiarazioni del ministro Frattini, un invito a “mobilitare attori e risorse, sia in Africa che a livello internazionale, per favorirne le sinergie, includendo governi, istituzioni locali, settore privato, Ong, università”. Le mie perplessità su questa presunta “svolta” della politica agricola mondiale derivavano dalle posizioni di alcuni economisti, in particolare Dambisa Moyo, che argomentano contro le “politiche di aiuto” per l’Africa, e dalla “stranezza” che io rilevo sul fatto che siano proprio coloro che si proteggono dalla concorrenza africana attraverso la Politica Agricola Comunitaria (PAC) a proporre e promuovere questa “svolta”. Inoltre già il Doha Round di metà 2008 aveva mostrato, nella mia interpretazione, la palese volontà di proteggere gli “orticelli occidentali” dalla concorrenza asiatica e africana.

Adesso ho un altro tassello che, ritengo, possa dare una chiave interpretativa unitaria a tutto questo: biofuel made in Africa.

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“Something is Rotten in the State of Denmark” Ovvero: C’è del Marcio in Danimarca…

December 7th, 2009 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Il conto alla rovescia verso la nuova Internazionale Ecologista sta giungendo a termine e tra non molto, a Copenhagen, un consesso di individui da cui non acquisteremmo un auto usata e che spesso disprezziamo a livello nazionale, si riunirà per illustrarci lo stato del mondo prossimo venturo da oggi al 2100 se non verranno presi urgenti provvedimenti. Visti gli esiti fallimentari delle Internazionali Socialiste del secolo scorso, quello attuale si apre all’insegna delle Internazionali Ecologiste. L’obiettivo non è più il capitale o la proprietà dei mezzi di produzione, bensì quello tanto generico quanto pervasivo dell’anidride carbonica. Un elemento naturale che, dalla fotosintesi clorofilliana alle flatulenze delle mucche, passando per ogni attività umana caratterizza in una qualche misura ogni aspetto della vita sul pianeta.

Per sgomberare ogni eventuale dubbio, chiarisco subito che ritengo gli ambientalisti "stile Al Gore" dei talebani dello sviluppo (senza offesa per i talebani), degli idolatri del leviatano, degli ideologi di un totalitarismo subdolo e strisciante che pretende di regolare la vita individuale a partire dal modo in cui selezionano la monnezza domestica fino alla gestione di qualsiasi attività produttiva. Considerando che il sogno di uno dei fondatori del WWF, il principe Filippo di Edimburgo, è quello di reincarnarsi in un virus che elimini il problema del sovra-popolamento demografico colpendo quanti più individui possibile, ritengo che la precedente sia, tutto sommato, un’opinione benevola.

Ma analizziamo adesso alcuni punti "marci" dell’ambientalismo sotto un’ottica pacatamente liberale.

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Cracking Dubai

December 1st, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Vi siete accorti che la Dubai World, braccio operativo principale del Dubai International Financial Center, ha fatto la botta? Sì che ve ne siete accorti: è stato detto ovunque, le Borse sul momento hanno reagito malissimo, molti si sono strappati i capelli per il fallimento della finanza islamica come soluzione alla malattia della finanza occidentale, economisti hanno pianto per la paura di un contagio internazionale che potrebbe mandare all’aria le timide prospettive di ripresa… Se vi siete informati un poco sulla vicenda, saprete un po’ tutto quello che state per leggere, ma vi manca ancora la mia preziosissima interpretazione.

Brevemente: chi seguiva la finanza di quella specie di IRI degli Emiri non poteva non sapere che sarebbe andata a finire più o meno con un mezzo fallimento, e l’idea che ho più volte esposto su questa crisi è tristemente coerente con l’assenza di porti sicuri.

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