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Archive for November, 2010

Le Banche, lo Stato e il Mutuo del Sig. Rossi

November 29th, 2010 by Leonardo

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di Silvano, IHC

Nel corso del 2010 è cominciata da parte del Tesoro italiano l’emissione di due nuove serie di CCT: i CCT Euribor. Il parametro a cui questi sono indicizzati non è più il rendimento dei Bot semestrali, bensì l’Euribor a sei mesi. Per quanto si tratti di una modifica dagli effetti più formali che sostanziali (è in pratica un assecondamento delle preferenze degli operatori istituzionali), questo piccolo cambiamento ci offre una coppia di titoli con scadenze 2015 e 2017 il cui prezzo si sta mantenendo attorno alla parità e con uno spread di 80 bps sull’euribor a 6 mesi. Per chi non ha voglia di avventurarsi in complessi calcoli di natura finanziaria quest’ultimo rappresentano una buona proxy per le operazioni a tasso variabile con cui valutare l’effetto dell’indebitamento pubblico sulla attività del settore bancario. Per intendersi meglio: lo spread di ottanta centesimi rappresenta una soglia al di sotto della quale alla banca non conviene nemmeno scomodare uno stagista per istruire una pratica di credito perché può ottenere lo stesso rendimento mediante un click acquistando titoli di Stato.

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Inflazione Cinese: Allarme Giallo

November 24th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Cavolo, era l’ora! Finalmente la Cina comincia a sperimentare un po’ di volgarmente detta “inflazione”, cioè rialzo dei prezzi al consumo. Il mio “finalmente” non significa che io sperassi che accadesse, ma solo che si tratta di uno sviluppo delle macro-variabili che mi aspettavo già da tempo come inevitabile segnale di squilibri monetari – e non solo – conseguenti a certa politica monetaria.

Prezzi al consumo a +4,4% ad ottobre, trainati da un +10% dell’alimentare (con prodotti saliti anche di un 50% in un anno). La tendenza è talmente forte che la Banca Centrale cinese (PBoC) sta mettendo mano un po’ a tutti gli strumenti che ha per contenere il fenomeno.

Ma questa “inflazione cinese” cosa significa per il mondo?

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IDEAS HAVE CONSEQUENCES!

November 22nd, 2010 by Leonardo

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di Biagio Muscatello, Università di Siena

1) Non conosco la storia di questo blog, né il suo fondatore. Ma ho un indizio niente male per intuire le ragioni che l’hanno ispirato. Il motto racchiuso nel titolo o sigla ha origini nobili e un futuro certo.
Per iniziare, mi ricollego a un autore già citato nei precedenti interventi, John Stuart Mill, il quale, nella Logica, enuncia la sua teoria dell’influenza della cultura e delle idee sulle azioni umane, soprattutto se ci si pone in un’ottica progressiva:

Ogni cambiamento degno d’attenzione nelle condizioni di una qualsiasi parte dell’umanità è stato preceduto da un cambiamento di grandezza proporzionale nello stato della conoscenza umana o delle credenze in voga tra gli uomini […] Ogni considerevole progresso nelle condizioni materiali della civiltà è stato preceduto da un progresso della conoscenza […]
Il politeismo, il giudaismo, la cristianità, il protestantesimo, la filosofia critica dell’Europa moderna e la sua scienza positiva: ciascuna di queste cose è stata un agente primario nel far sì che la società diventasse quella che è stata in ciascun periodo successivo […]
L’ordine del progresso umano in tutti i suoi aspetti dipende principalmente dall’ordine del progresso delle convinzioni intellettuali dell’umanità.”

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La Vera Lezione Norvegese

November 17th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Come detto a fine 2009, la Banca Centrale Norveges, Norges Bank, può essere vista come una sorta di “esperimento” sulla possibile evoluzione del Central Banking. Così come, con l’omologa Riskbank, è stata ispirazione e test per la letteratura sull’Inflation Targeting, la Norges Bank può essere considerata anche ispirazione e test di politiche monetarie equilibriste tra stimolo monetario e anti-bubbling (mio il conio di questo termine per parlare di politiche di controllo delle bolle finanziare). In effetti la Norges Bank è stata una delle prime Banche Centrali ad alzare i tassi; un tasso ufficiale al 2% dall’1,25% di fine 2009 ha permesso il rallentamento del tasso di crescita dei prezzi degli immobili dal 15% al 6,3%, sedando una montante “bolla immobiliare” il cui scoppio è giudicato più deleterio del suo (temporaneo) effetto ricchezza.

A parte che questo comportamento costituisce già di per sé un nuovo paradigma (sicuramente rispetto alla politica USA che sostanzialmente ha cavalcato la bolla immobiliare), e a parte tutte le critiche che IHC (a altri) hanno avanzato alla supponenza di saper distinguere una bolla da un normale riposizionamento dei portafogli, l’esperimento norvegese è tutto qui?

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E se Trichet ci Fregasse Tutti?

November 15th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

L’euro sale, il dollaro scende… e intanto i Banchieri Centrali di BRIC & soci fanno di tutto per contrastare la forza delle loro monete; il Sud Africa ha già abbandonato la lotta, altri durano una grossa fatica nonostante i vincoli sui movimenti di capitali, altri pare ci stiano riuscendo bene. Già da queste poche righe si può trarre una conclusione: il problema è la debolezza del dollaro (leggi: il tasso di crescita della sua offerta) che rende le altre monete relativamente più “solide”. Se il problema in fondo non è l’apprezzamento, pur contrastato, di real yuan e altre monete di esportatori netti (per un Paese che è un esportatore netto, la pressione della domanda della propria valuta deve prima o poi portare al suo apprezzamento), un qualche problema si pone sull’euro di una UEM sostanzialmente in pareggio con l’estero. Trichet, tra le proteste di mezza Europa, però sembra non voler contrastare l’apprezzamento dell’euro. Schifoso monetarista francese che se ne frega dell’economia reale… o forse è il più furbo?

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Di Prezzi, Inflazione, e Concorrenza

November 11th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 
Spesso, parlando dell’attuale recessione e della politica monetaria adottata per venirne fuori, su IHC abbiamo parlato di andamento dei prezzi, di pericoli di inflazione, e del ruolo calmieratore della Cina. Per la verità, all’inizio di tutta la storia abbiamo lanciato tra IHC e Giornalettismo.com veri e propri allarmi di elevata inflazione a venire, intesa come rialzi dei prezzi al consumo. Tutto sommato questo non si è avverato; se accadesse tra un paio di anni non varrebbe, ritengo, a validare l’anzidetta profezia (prima o poi tutto accade, quindi i vaticini reiterati ad aeternum sono solo un ottimo espediente per darsi ragione sempre e comunque prima o poi…). Un errore di questa profezia è stato non capire che già si era in inflazione, perché i prezzi avrebbero dovuto scendere grazie ai vari shock produttivi (informatica, internet, Cina), posizione che su IHC abbiamo assunto più di recente, e quindi la loro relativa stabilità vale effettivamente come perdita di potere d’acquisto; come si dice tra le leggi di Murphy “se ci sei, non ci puoi andare”, qui se già siamo in inflazione non possiamo aspettarcela, a meno che non assuma la forma di iper-inflazione.
Qualcuno però non è soddisfatto da quest’ultima spiegazione, e giustamente mi chiede perché un’azienda italiana si sposta in Cina e il bene non scende di prezzo. Ho pensato che dovrei vagliare altri aspetti della teoria economia.

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Servono Nuove Teorie

November 8th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC
 

La newsletter di Mauldin può offrire sempre spunti interessanti. Si legga questa, “Why QE Doesn’t Work” che rimanda a un discussion paper di Carpenter e Demiralp. Il punto è che un pilastro della teoria economia, il moltiplicatore monetario, forse non esiste. Le riserve delle banche USA sono a circa $ 1,1 trilioni dai $ 47,3 miliardi del settembre 2008, cioè sono cresciuti di oltre 23 volte, mentre l’aggregato M2 è salito solo dell’11,4% mentre i prestiti bancari sono addirittura scesi.

Tutto questo alla faccia della comune idea di credito e moneta, compresi i depositi a vista, come multiplo più o meno definito delle riserve. Allora, questo QE (Quantitative Easing) a che serve?

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Ma che ci Frega della Tantalite?

November 4th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

 

Su IHC abbiamo lamentato il problema politico-strategico della “stasi” della struttura produttiva (sia direttamente che per i riflessi nel rapporto tra studio e lavoro). Ritengo che la paura e l’inopportunità politica (in forma di consenso elettorale) del mettere in discussione interi settori produttivi vinca da sempre sulla prospettiva di competere sui “piani alti” della tecnologia; si è così finiti per cristallizzare un Paese in una struttura produttiva da dopo-guerra, per poi lamentarci se asiatici ora o africani in futuro, seguendo il loro sentiero di crescita, arrivano a competere sul nostro livello industriale.

Per avere una prova di questo basta vedere qualcosa sulla corsa ormai non solo occidentale alle materie prime.

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Il Paese della Fabbrica che Non C’È

November 2nd, 2010 by Leonardo

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 di Silvano, IHC

 

L’affermazione di Marchionne secondo cui il contributo degli stabilimenti italiani Fiat all’utile del gruppo è pari a zero ha fatto inviperire molti. In realtà, in un Paese normale dovrebbe impensierire in prima battuta gli azionisti dell’azienda (e un po’ anche i creditori), i quali stanno impiegando una parte dei loro capitali in investimenti a ritorno zero. Ma (I) non siamo un Paese normale e (II) la Fiat rappresenta nell’immaginario collettivo il prototipo di incesto tra capitalismo provinciale e intervento statale che ha caratterizzato molti aspetti dell’industrializzazione di massa del dopoguerra.

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