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Archive for December, 2010

“Secessione” e Libertà

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December 3rd, 2010 by Leonardo

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  di Silvano, IHC

È un dato di fatto che in molte democrazie Occidentali siano presenti movimenti secessionisti (Canada, UK, Belgio, Italia, Spagna, Francia, Germania). Sotto il profilo numerico difficilmente un movimento secessionista può essere “maggioritario” in relazione al territorio nazionale per il semplice fatto che una condizione di questo tipo implica che l’unione nazionale sia già divenuta un qualcosa di posticcio. Il caso più rappresentativo e recente in questo senso è l’ex repubblica Cecoslovacca. Stato satellite dell’Unione Sovietica, si è pacificamente dissolto in due entità come neve al sole a seguito della caduta del muro di Berlino. La desocialistizzazione del blocco orientale è stata accompagnata da numerosi fenomeni di guadagnata o riacquisita indipendenza nazionale. La separazione è avvenuta spesso in modo pacifico (Cechia, Slovacchia, Estonia, Lituania, Lettonia, gran parte delle repubbliche ex–sovietiche), altre volte invece ha generato laceranti conflitti intestini (ex–Yugoslavia, Nagorno–Karabakh, territori caucasici interni alla Federazione Russa). In alcuni casi la transizione è stata caratterizzata anche dal passaggio a istituzioni democratiche (Europa Orientale), mentre in altri ha prodotto piccole e grandi satrapie (Kazakistan, Uzbekistan, territori asiatici dell’ex – Urss). È possibile inoltre che si verifichi il caso inverso: nel 1965 è stato il parlamento della Malaysia a sancire formalmente la secessione di Singapore.

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Sognando la California (forse)

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December 1st, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

La California è grande, il suo PIL di 2000 miliardi di dollari, che supera quello della Spagna, la posiziona tra le prime dieci economie del mondo; se la UEM trema al solo pensiero che la Spagna possa andare in default, ci si può immaginare cosa possa significare per gli USA un pericolo analogo sulla California. In effetti la California non è messa bene: tasso di disoccupazione oltre il 12%, prezzi degli immobili in caduta (con tutto quel che ne discende in termini di qualità dei crediti ipotecari), e più di un terzo della spesa statale è scoperto (il doppio della Grecia).

Lo Stato americano si trova un deficit di 25 miliardi di dollari da finanziare in qualche modo. Chissà che rapporto debito/PIL avrà allora? Non lo pensereste: nemmeno il 5%. Certo, c’è da spiegare come fa una “Grecia 2.0” delle dimensioni della Spagna ad avere un debito talmente ridotto, ma se questa è la posizione debitoria dello Stato, non si vede come potrebbe fallire.

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