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Archive for March, 2011

Quattro Chiacchiere sull’Inflazione “Austriaca”

March 30th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Recentemente su Chicago Blog all’interno di una lunga serie di commenti ad un pezzo scritto dal buon Monsurrò si è aperta una piccola parentesi su inflazione e livello dei prezzi. Per chi frequenta questo sito la differenza tra il mainstream economico e la scuola austriaca su cosa si intende per inflazione dovrebbe essere abbastanza nota. In estrema sintesi: per i primi rappresenta l’incremento del livello medio dei prezzi che si realizza in un certo arco di tempo e calcolato su panieri rappresentativi di beni di consumo, mentre per i secondi è un fenomeno puramente monetario consistente in un’espansione dell’offerta di moneta e dei mezzi fiduciari di natura creditizia. Allo stato attuale nella letteratura economica, in accademia così come nel central banking e negli uffici di statistica viene utilizzata la prima definizione: per quanto il criterio “democratico” sia poco significativo in campo scientifico è difficilmente opinabile che quella austriaca sia una visione eterodossa. Tuttavia, consapevoli di appartenere ad una minoranza e senza necessariamente utilizzarla come una clava all’inizio di ogni discussione – atteggiamento questo abbastanza frequente nei blog da parte dei “consumatori” di austrismo – ritengo che tale peculiarità vada non solo mantenuta, ma rivendicata anche sotto il profilo tassonomico.

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Dubbi di Inconsistenza sulla Taylor-Rule

March 28th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Ho criticato più volte la fiducia che molti, perfino menti che stimo, hanno accordato alla Taylor-Rule. La critica concerne il fatto che tale regola sia vista come un modo di “limitare” la discrezionalità della Banca Centrale, imbrigliandola in un meccanismo conosciuto; il mainstream ne fa discendere una possibilità di ancoraggio delle aspettative di inflazione dei prezzi (non più sorprese – grazie alla regola la politica monetaria sarebbe del tutto prevedibile), e i liberisti (tra cui austriaci e austrofili) vi vedono la fine della discrezionalità monetaria e quindi degli stimoli ad hoc forieri di ciclicità.

Oltre a criticare questa visione, porto qualche numero che mi fa dubitare ancora di più della significatività di questa regola.

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Milk Wars: l’Impero Colpisce Ancora

March 25th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Non c’è da essere molto ottimisti quando l’incremento di una partecipazione azionaria in una azienda alimentare diventa motivo sufficiente per convocare l’ambasciatore di uno Stato confinante. È molto tempo ormai che il Ministro dell’Economia Tremonti procura ad intervalli più o meno regolari gioie ai neomercantilisti di destra riscuotendo una tacita approvazione dai veterosocialisti di sinistra. Ma la ciliegina sulla torta ce la mette in data 19 marzo Il Sole 24 Ore, giornale confindustriale par excellence, con una staffetta di articoli sulla protezione delle imprese espressione degli “interessi nazionali” (nozione alquanto dilatata, visto che le vicende recenti non coinvolgono Alenia o Finmeccanica ma di Bulgari e Parmalat). Spicca su tutti il fondo di Plateroti “Cosi si può giocare ad armi pari”, pezzo denso della più bieca, trita e vomitevole retorica nazionalista in cui le tematiche economiche vengono affrontate ricorrendo ad analogie di importazione militare e piratesca. Compaiono nell’ordine le seguenti espressioni: “imprese strategiche”, “difesa dell’economia”, “mantenere alta l’attenzione sul proprio territorio”, “scongiurare le scorribande”, “lo scudo dell’interesse nazionale”, “resistere all’attacco” e per non annoiare ulteriormente mi fermo qui, perché l’ultimo virgolettato è soltanto a metà dell’articolo.

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Una Spia su Quanto gli USA Stanno Fallendo

March 23rd, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

In fondo anche questo era stato annunciato: se le Banche Centrali continuano a comprare titoli-letame qua e là, quel che ci si può aspettare è che le scoppino in mano. IHC vi ha detto più volte che questa politica è solo un modo per nascondere perdite latenti: farle scoppiare in pancia a un ente pubblico (la Banca Centrale) e quindi “finanziarle” con soldi pubblici; ma i bilanci non avrebbero mentito (qualche riferimento a caso: qui qui e qui).

A fine 2010 la BCE è ricorsa a un aumento di capitale per coprire il rischio patrimoniale dato dal possibile default, e comunque svalutazione, dei titoli acquistati; per lo meno è una mossa trasparente. La Federale Reserve invece “trucca la contabilità”.

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Quantitative Chaos

March 21st, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Come precedentemente esposto in un questa rilettura del “crack up boom” misesiano (vedi qui e qui) i principali rischi di rottura estrema di un sistema monetario provengono più dalla sfera del potere politico che non da quella strettamente bancaria. Gli attori del sistema finanziario hanno una certa tendenza a comportamenti e obiettivi simili a quelli dei parassiti, ovvero estrarre linfa (rendite e privilegi) senza per questo provocare la morte della pianta. Spesso fallimenti di singoli istituti che potrebbero causare bank run vengono evitati tramite acquisizioni e incorporazioni da parte di concorrenti più sani. Questo non è in sé un bene e non è nemmeno la regola. È la conseguenza dell’architettura del sistema: in tutti i settori liberi e concorrenziali è possibile prosperare sui fallimenti dei competitor, in quello bancario tendenzialmente no (o comunque in misura assai limitata) e pertanto fusioni e acquisizioni sono il principale strumento di allargamento della quota di mercato.

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Allegre Fusioni

March 16th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

L’importanza del calcolo economico nel funzionamento dei processi di mercato rappresenta uno dei maggiori e consolidati contribuiti della Scuola Austriaca di economia sin dai tempi del celebre “Socialismo” di Mises. Per certi aspetti è anche uno dei più affascinanti. È un piacevole contrappasso l’enfasi con cui viene sottolineata l’importanza dell’esplicitazione numerica dei prezzi dei fattori e dei beni capitali, da parte di una scuola che ha nel soggettivismo e nell’idiosincrasia a stabilire relazioni quantitative alcuni dei suoi tratti maggiormente distintivi.

Le critiche circa l’incapacità di un sistema socialista di allocare le risorse in assenza del sistema dei prezzi inoltre trovano anche applicazione in un’economia di mercato e portano alla definizione dei limiti dimensionali dell’espansione di una impresa. Per ogni bene capitale deve sussistere un mercato in cui le aziende comprano e vendono questo bene. Ciò definisce il limite alle dimensioni teoriche aziendali ed è la ragione per cui, così come non è realizzabile il socialismo, non è nemmeno concepibile una sorta di Mondo S.p.A. – parossistico conglomerato globale che convoglierebbe dentro di sé tutte le fasi della produzione. E neanche una unica industria che integri completamente tutti i fattori necessari a produrre un tipo di beni di consumo da monte a valle.

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Note sulla Probabilità – Parte I: Hume e Popper

March 14th, 2011 by Leonardo

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Prof. Biagio Muscatello, Università di Siena


La probabilità in Hume


Hume afferma che la ragione umana è di tre tipi, a seconda che si basi: 1) sulla conoscenza, 2) sulle prove, 3) sulla probabilità.

Il primo tipo di ragione è quello della logica. Gli altri due hanno a che fare con la relazione causa-effetto: nel secondo tipo, questa relazione è confermata da "prove certe" (es.: la gravità); nel terzo, la relazione causa-effetto è più o meno probabile.

La probabilità ("reasoning from conjecture") è di due tipi: "that which is founded on chance, and that which arises from causes" (THN, 1, III, 11).

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Krugman ed il Grano Meteoropatico

March 11th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

È possibile che Paul Krugman non intendesse dire quello che invece si ricava dal suo articolo tradotto il 19 febbraio sul Sole24Ore, ma io ne approfitto. Il nostro Nobel-sa-il-cielo-perché ci spiega che i prezzi dei prodotti agricoli dipendono dal tempo, anzi che i forti movimenti recenti dipendono praticamente solo dal cattivo tempo. Potevo star zitto?

Ora, che su un mercato incidano le possibilità di produzione è sicuramente vero: una brutta annata riduce l’offerta di prodotti agricoli, ed a parità di domanda il prezzo sale. Il punto però è spiegarsi come un calo del 5% dell’offerta possa generale fino al raddoppio del prezzo, cioè verificare se la spiegazione è esaustiva e se la fattispecie in esame è rilevante.

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Giustizia, Verità e Difesa della Libertà

March 9th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

È una vera sciagura per questo paese che non si possa avviare un discorso serio sull’amministrazione della giustizia, sui poteri dello Stato, e sui diritti del cittadino, senza scadere inevitabilmente nel ciarpame della politica da avanspettacolo. Questo per due ordini di ragioni: la particolare importanza del tema, e le differenti concezioni dello Stato e del potere politico soggiacenti alle discussioni sul ruolo della sfera pubblica.

In Italia l’ordinamento giudiziario gode di forte autonomia, tanto da far parlare alcuni di autoreferenzialità. È una conseguenza dell’impostazione costituzionale su cui non poco ha influito il timore del riproporsi di un uso strumentale, da parte dell’esecutivo, dell’apparato giudiziario come durante il ventennio fascista. Al di là delle inefficienze tipiche di qualsiasi apparato burocratico in questo paese, un problema rilevante è la percezione del ruolo pubblico nell’azione giudiziaria sotto il profilo culturale.

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Trichet – Le Tombeur des Argents

March 7th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC


E bravo Gigì Trichet, quasi nessuno si aspettava una mossa del genere, ti prendevano tutti per scontato, e tu che fai? Praticamente annunci che ad aprile comincerai ad alzare i tassi!

Questa mossa è veramente coraggiosa, perché adesso il malefico francese non può tirarsi indietro almeno per aprile: il Refi si alzerà almeno di 25 basis point (praticamente già scontato nei tassi) il che significa che c’è anche una significativa probabilità che il rialzo possa essere pure di mezzo punto! Questo creerà sicuramente problemi agli Stati (perché le banche continuino a comprare titoli di Stato con soldi presi a prestito dalla BCE, i rendimenti dei titoli dovranno alzarsi in modo da almeno compensare il maggior costo di provvista), soprattutto se – come pare andrà a finire – l’obiettivo potrebbe essere un Refi al 2,5 % entro fino anno.

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