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Archive for April, 2011

Scorie – Come si Cura un Eccesso di Debito? Con Altro Debito, Parola di Koo

April 29th, 2011 by Leonardo

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di Matteo Corsini

"Ciò che gli operatori di mercato giapponesi capiscono, a differenza delle agenzie di rating occidentali, è che i deficit pubblici generati durante una recessione da eccesso di debito sono il risultato della debolezza dell’economia dovuta alla riduzione del debito da parte del settore privato, e che i risparmi privati necessari per finanziare tali deficit sono allo stesso tempo resi disponibili per definizione. In altre parole, tali condizioni determinano un sostanziale surplus di risparmi nel settore privato… più che sufficienti a finanziare il deficit dello Stato… l’unico modo di investire i risparmi in eccesso in tali condizioni è di prestarli allo Stato. L’esperienza del Giappone tra il 1990 e il 2010 dimostra che fino a quando i surplus di risparmio del settore privato possono essere assorbiti e spesi dallo Stato, il PIL può essere sostenuto nonostante la caduta dei prezzi delle attività e la riduzione del debito da parte di imprese e famiglie. In quel periodo, imprese e famiglie giapponesi hanno riparato i loro bilanci" (R. Koo).

Leggo i report di Richard Koo da diversi anni, con cadenza quasi regolarmente bisettimanale. Non ricordo un solo numero nel quale non abbia parlato di quella che lui definisce “balance sheet recession”, ossia una recessione seguita allo scoppio di bolle gonfiatesi a causa della eccessiva accumulazione di debito.

Richard Koo crede di avere scoperto qualcosa di nuovo, ma una superficiale lettura dei testi di qualche economista della scuola austriaca avrebbe potuto aprirgli gli occhi, facendogli prendere coscienza del fatto che non ha scoperto un bel nulla.

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L’Ingiustizia Sociale nella Retorica dell’1% (parte II)

April 26th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

Torniamo a Stiglitz. Nell’articolo sulla concentrazione della ricchezza richiamato nel pezzo precedente egli mescola dati ad effetto con descrizioni tra il caricaturale e l’apocalittico di problemi reali: azzardo morale, influenza del potere economico su quello politico e vantaggi derivanti dalle connivenze con questo, iniquità causate da una finanza in grado di scaricare i proprio problemi sui contribuenti, etc. Tutti questi sono problemi concreti, reali e non eludibili ma ciò che stupisce è la retorica da tribuno della plebe e l’approccio giacobino con cui vengono elencati senza traccia di benché minima riflessione analitica. Un marxista sì, ma probabilmente neanche un neokeynesiano come Krugman arriverebbe a sottoscrivere un’affermazione di questo tipo sul marginalismo:

Gli economisti molto tempo fa hanno cercato di giustificare le grandi disuguaglianze che hanno portato tanti problemi durante la metà del 19° secolo, disuguaglianze che sono solo una pallida ombra di quello che vediamo oggi in America. Se ne vennero fuori con una giustificazione che ha preso il nome di "teoria della produttività marginale". In poche parole, questa teoria associa i redditi più alti con una maggiore produttività e quindi un maggior contributo alla società. È una teoria che è sempre stata amata dai ricchi. La prova della sua validità, tuttavia, rimane inconsistente.

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L’Ingiustizia Sociale nella Retorica dell’1% (parte I)

April 20th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Quando Stiglitz espone la sua visione del capitalismo americano sulla rivista glamour Vanity Fair, argomentando come Bertinotti e facendo sembrare Krugman un moderato interventista liberale, significa che non siamo messi bene. Stiglitz non è semplicemente un accademico di successo che ha coronato la propria carriera con un premio Nobel. Capo dei consiglieri economici dal 1995 al 1997 durante la presidenza Clinton, Vice Presidente della Banca Mondiale fino al 2000, amico del finanziere George Soros, grazie alle cui fortune presiede l’INET (Institute for New Economic Thinking), Stiglitz è sicuramente annoverabile tra gli economisti, come uno dei più vicini alle élite politiche ed economiche del nostro tempo. Non è un outsider marginalizzato a causa di un pensiero eterodosso: per quanto esprima posizioni critiche sul capitalismo quand’anche sulla globalizzazione (o meglio sulla sua governance) lo fa come insider di prim’ordine. Per questo sono rimasto piuttosto stupito nel leggere il contenuto dell’articolo: denso di retorica e male argomentato, assomiglia ad un pezzo scritto per la pancia, la pancia degli interventisti.

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Sirtaken II – Fallire o Svendere?

April 18th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

Circa un anno fa su IHC parlavamo della fallente Grecia. Tra una osservazione e l’altra facevamo qualche considerazione sulle posizioni relative di Grecia e Germania (non per nulla Silvano intitolò il pezzo “Sirtaken!”), oscillando tra illazioni di espansione politica della Germania attraverso forme di “commissariamento fiscale” di fatto dei paesi indisciplinati e l’insofferenza popolare teutonica a fare da “tasca profonda” dei salvataggi continentali.

A inizio marzo invece ho auspicato che l’incipiente ciclo di rialzi dei tassi da parte della BCE potesse creare ulteriori pressioni sul debito degli indisciplinati fino a definitivi default che aprirebbero la strada a veri “commissariamenti” e, magari, ad un processo di riduzione della – ormai provata – fallimentare presenza statale.

Come conciliare questo con l’ultima proposta di austerity di Papandreou?

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Di Socialisti ed Altri Demoni

April 13th, 2011 by Leonardo

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 di Leonardo, IHC

 

Leggendo un po’ di articoli di logica mi sono imbattuto nel Demone di Laplace di cui parla Popper. Curiosamente, mentre riflettevo sul Demone, anche il prof. Muscatello ne ha parlato (qui), anche se da un lato diverso da che ha colpito me.

Non posso ancora maneggiare i teoremi di logica smontandoli e trasponendoli come vorrei, perciò mi limito a “martellarli” in un ambito economico, diciamo a “applicarli” come buoni cercando corretti paralleli con le applicazioni già presentate. Il Demone di Laplace mi piace molto, ed è in linea con la nota su Gödel già pubblicata.

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Sindacati e Giovani: una Nuova Colossale Presa in Giro

April 11th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Ah, meno male che ci sono i Sindacati, che con i loro interventi riescono ad aggirare le storture del mercato e instaurare sacrosante istanze di solidarietà tra soggetti economici, in particolare tra i lavoratori! Senza i sindacati dovremmo sottostare alla selvaggia legge del mercato che in un paese con alta disoccupazione giovanile porterebbe all’ignobile riduzione degli stipendi sia dei giovani che dei vecchi, meno produttivi, impiegati, e che intanto formerebbe perverse menti votate al profitto personale ed all’egoismo, per cui all’interno degli stessi lavoratori non ci sarebbe un briciolo di spirito di solidarietà che protegga i colleghi economicamente più svantaggiati.

Eh sì, meno male che ci sono i Sindacati a sistemare tutto! Per rendersi conto di questa INELUDIBILE verità basta pensare alla GENIALE proposta dei nostri eroi in sede di rinnovo del Contratto Nazionale del settore bancario.

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Una Vecchia Default List e Illazioni di Molto Attuali

April 8th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

L’avete sentito tutti: il Portogallo è praticamente fallito, e per questo ha chiesto l’aiuto della UE; anzi no, ve la dico in un modo diverso: il Portogallo ha dichiarato un default tecnico in quanto ha richiesto formalmente soccorso finanziario alla UE. Bel lavoro.

Con il Portogallo siamo a tre, nell’ordine: Grecia, Irlanda, Portogallo. Il gruppo dei GIP, anzi dei PIG (in inglese: maiale) cui manca la S della Spagna per formare il famoso gruppo dei PIGS (i famosi “maiali”). Ma da qualche parte si legge anche l’acronimo PIIGS che dovrebbe comprendere l’Italia (alcuni in realtà ci mettono dentro l’Inghilterra, che è nella UE ma non nella UEM e che va sì male non è veramente arrivata ad un default).

Oggi io voglio fare solo una velocissima riflessione sul caso portoghese, e poi ribadire un concetto – e l’annessa Default List – che ho già esposto su IHC più di un anno fa.

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Ah ‘N Vedi ‘Sti Turchi? – Intuizioni Monetarie Diverse

April 6th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Con un +8,9% di PIL nel 2010 si può dire che la Turchia abbia brillantemente recuperato i tonfoni di inizio 2009 – roba da -7% trimestrale – presentandosi come un esempio di dinamicità economica in Europa. Il risultato del 2010 è la combinazione del contributo degli investimenti per un valore dell’8% del PIL (+50% nel 2010) e della domanda interna per un valore del 6% del PIL, compensati da cali di scorte e deficit commerciale (che quindi pesano per circa un -5% di PIL). Di solito questi numeri si confrontano come contraltare con “l’inflazione” (intesa come tasso di crescita dei prezzi) adesso è al 4,2%, un valore “basso” per la storia turca.

La cosa interessante è la politica monetaria che parrebbe sottostante a questo rilancio, perché se è corretta quella allora c’è da discutere su cosa abbiano fatto e stiano facendo altri ben più grandi player.

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Concorrenza Fiscale: Charter City

April 1st, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Le Charter City sono un’idea di Paul Romer. L’economista (di cui apprezzo alcuni studi benché econometrici sull’apporto del capitale umano alla crescita endogena) suggerisce da venti anni di replicare “l’esperimento” di Hong Kong in altri paesi sottosviluppati, perché faccia da esempio di un modello economico-politico funzionante i cui pregi possano poi venir estesi su territori più vasti. Per come la vedo io, si tratta di avere dentro uno Stato una sorta di alternativa concreta, in modo che i due sistemi si facciano “concorrenza” e la gente possa, votando politicamente o con “i piedi”, decretare dove e come vivere.

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