Archive for July, 2011

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by Silvano, IHC
The concept of “Regime Uncertainty” has been developed by Robert Higgs (see "Regime Uncertainty - Why the Great Depression Lasted So Long and Why Prosperity Resumed after the War", The Independent Review, Vol, I, No. 4, Spring 1997): it is an explanation of how business confidence can fall and investments stagnate for a long time due to an increase in government interventions which make property rights and economic environment for private investors more uncertain. Several factors can threaten private initiative: tax-rates increases, new taxes, abrupt changes in regulation characterized by a high degree of discretion, and finally outright confiscation of private property.
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di Silvano, IHC
Il concetto di incertezza sui diritti di proprietà (Regime Uncertainty) è stato sviluppato da Robert Higgs (vedi "Regime Uncertainty - Why the Great Depression Lasted So Long and Why Prosperity Resumed after the War", The Independent Review, Vol, I, No. 4, Spring 1997): è una spiegazione di come le aspettative sull’attività commerciale ed industriale possano calare e gli investimenti stagnare per un considerevole periodo tempo a causa di un disordinato incremento degli interventi statali che rendono la proprietà privata e l’ambiente economico più incerti. Numerosi fattori possono minacciare la libera iniziativa: incrementi di imposte esistenti, nuove tasse, improvvisi cambiamenti nelle regolamentazioni caratterizzati da un alto grado di discrezionalità e per ultimo provvedimenti di confisca diretta.
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di Silvano, IHC
In tempo di crisi, è particolarmente interessante osservare il costante strabismo culturale con cui la parte maggioritaria della società italiana introietta concetti economici piuttosto basilari. Attorno a queste false percezioni si sono consolidati dei veri e propri miti, dai quali l’agire politico in senso lato attinge a proprio piacimento a seconda dell’occorrenza. A loro modo sono tutti sintomatici di uno spirito civile e borghese in declino, di un paese che ben lungi dall’essere “felice” della propria decrescita, imbruttisce quanto più arretra. Vediamone intanto alcuni.
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by Leonardo, IHC
With this article, IHC starts translating its articles to English (we better call it Englian – a mixture of English and Italian) on almost a weekly basis. The content of the articles will remain the same; minor changes will regard funny expressions. The decision is due to our will to expand the audience, and check the appreciation of our analyses from abroad. Moreover, this effort can provide us with references for our side-projects. The official language of the site always remains Italian. The first article of the series is the translation of “È il Momento di Aumentare l’Offerta di Bund?”.
[Con questo articolo IHC comincia con cadenza all’incirca settimanale la traduzione dei suoi articoli in inglese (anzi, in ingliano - un mistone di italiano e inglese); qualche piccola variazione riguarderà le espressioni più colorite. La decisione è dovuto alla nostra intenzione di allargare la platea e verificare l’apprezzamento delle nostre analisi da fuori - vecchi pezzi in inglese hanno fatto numeri enormi di visite - ed inoltre questo sforzo ci può fornire riferimenti per altri nostri progetti collaterali. La lingua ufficiale di IHC resta comunque l’italiano. Il primo articolo della serie è la traduzione di quello pubblicato appena mercoledì scorso]
The title comes from P.Benigno (Luiss university) wondering on IlSole24Ore (16/6/11) “is it time to increase the supply of safe financial assets?”, echoing a doubt of Brad DeLong (in our opinion, a great economic nonsense teller, as previously exposed here and here). They start from the substantially logic insight, that the excess of demand in a certain market implies the excess of supply in another market (notice that the excesses here are implicitly referred to a static equilibrium where is no need to readjust prices and demand schemes); they conclude that the increase in the supply of safe financial assets (German government bonds, to be explicit) reduces the excess in supply of real production, so the (western, of course) economies would emerge from recession.
Methink they have not properly mixed up Walras e Keynes (they could have also forgot Markowitz, recently recalled here on IHC).
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di Leonardo, IHC
Il titolo del pezzo viene dalla domanda che si fa sul Sole24Ore del 16/6/11 P.Benigno della Luiss “è il momento di aumentare l’offerta di attività finanziarie sicure?” facendo proprio il dubbio del famoso bombarolo economico Brad DeLong (vedi qui e qui). Partendo da una riflessione tutto sommato logica, per cui l’eccesso di domanda su un mercato comporta l’eccesso di offerta su un altro (implicitamente definendo un eccesso rispetto ad uno stato di equilibrio definito staticamente come non-necessità di rivedere prezzi e schemi di domanda), si conclude che aumentando l’offerta di attività finanziarie sicure (titoli di Stato tedeschi, per capirci) si riduce l’eccesso di offerta sulla produzione reale, facendo uscire le economie (occidentali, è sottinteso) dalla recessione.
Mi sa che questi hanno fatto un mistone di Walras e Keynes (e forse hanno dimenticato Markowitz appena ricordato qui su IHC).
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di Leonardo, IHC
Come accennato in un pezzo precedente, Hayek fece una proposta di libera concorrenza tra monete, da cui sarebbe uscita vincente la moneta con tasso di inflazione più basso od eventualmente più stabile. Il concetto fu condiviso da Friedman, benché ritenesse i network effect dominanti. Ci possiamo comunque chiedere cosa accadrebbe se si seguisse la proposta di Hayek, ammesso un dovuto lasso di tempo che possa ridurre l’incidenza dei network effect, e l’assenza di vincoli legislativi all’uso di monete alternative, e quindi il libero agire degli operatori in funzione dei caratteri di inflazione e stabilità della moneta. Io vedo uno schema logico che ricalca quello del portafoglio di mercato di Markowitz.
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di Leonardo, IHC
Finalmente è disponibile presso l’associazione USEMLAB "La Tragedia dell’Euro", traduzione e adattamento italiano di "The Tragedy of the Euro" di Philipp Bagus. Per averlo andate qui.
Il libro, introdotto dalla prefazione di Jesùs Huerta de Soto, è decisamente da leggere e diffondere per il suo valore "narrativo" delle vicende europee e per la capacità di scavare nelle perversioni della presenza politica in economia. E se il libro è attualissimo - visti i macelli in corso - lo è ancora di più la postfazione di Francesco Carbone con la sua analisi del crollo del potere d’acquisto in Italia.
Il vostro affezionatissimo e il colto Silvano hanno contribuito in fase di traduzione e nella redazione dell’introduzione all’edizione italiana, chiaramente anch’essa ottima, che vuol aiutare a contestualizzare l’analisi di tipo austriaco che informa questo libro nato nella fertile Universidad Rey Juan Carlos di Madrid.
Diamo merito a Francesco di Usemlab per lo sforzo di diffusione del pensiero austriaco attraverso le pubblicazioni (siamo a quattro, vedi qui e qui) dell’associazione.
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di Leonardo, IHC
Tempo fa IHC presentò una piccola serie di pezzi sulle bad bank (qui qui e qui), stimolata anche dai contributi di Giannini. Mi è capitato un articolo di Pavesi che metteva in luce il paradosso di banche irlandesi fallite ma, in termini di stress test, solidissime.
L’inghippo sta nel fatto che lo Stato ha operato da bad bank, e nel fatto che Pavesi non si rende conto che il compito della bad bank è di pulire il bilancio della banca originaria proprio perché non fallisca.
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di Leonardo, IHC
Continuiamo le riflessioni sul concetto di economia come “bene pubblico” iniziato in precedenza su IHC.
Dal mio punto di vista, l’economia intesa come conoscenza non può essere considerata un bene pubblico perché non sconta un vero problema di scarsità conseguente alla sua diffusa fruizione. In ogni caso, è vero che esiste un problema di finanziamento della ricerca, e che questa comunque crea delle esternalità in grado di determinare l’evoluzione di un paese se non del mondo. Per venirne a capo suggerisco di cambiare del tutto ottica, ragionare sul “fattore produttivo” che crea la conoscenza, cioè il ricercatore, che potrebbe essere il vero “bene comune” della questione.
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di Leonardo, IHC
Ho letto un brevissimo paper di W.J. Luther della George Manson University “Friedman versus Hayek on Private Outside Monies: New Evidence for the Debate”. Il paper descrive molto brevemente la controversia irrisolta tra M. Friedman e F.A. von Hayek sulla possibilità di un sistema concorrenziale privato di emissione di moneta: Hayek sosteneva che lasciando ai privati la possibilità di proporre (e scegliere) più monete tra loro convertibili secondo tassi di cambio variabili, il mercato selezionerebbe quella o quelle migliori, cioè in grado di mantenere un più stabile potere d’acquisto. Per Friedman l’analisi è corretta ma non rilevante perché il ruolo consolidato della moneta già in uso (network effect del preesistente legal tender) crea resistenze superabili solo in casi eccezionali. Il dibattito viene risolto, secondo Luther, dall’esperienza della Somalia.
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