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di Leonardo, IHC
Io non sono un anarchico, è bene precisarlo. Una organizzazione statale è certamente necessaria, sicuramente per garantire osservanza e uniformità della disciplina legale senza cui nessuna libera attività sociale (e nello specifico, economica) fondata sull’incontro di volontà consenzienti (e quindi di tipo contrattuale) potrebbe venir assicurata. Ritengo che se non esistessero le attuali forme statali, una libera società tenderebbe comunque a creare volontariamente dei sistemi di coordinamento regionali e sovra-regionali fino, probabilmente, a un livello paragonabile agli attuali ambiti nazionali e sovra-nazionali. La differenza sta però in quali competenze verrebbero così delegate, e quindi quanto potere potrebbe venir esercitato da uno Stato-apparato.
Attualmente lo Stato-apparato accentra troppe decisioni di contenuto economico, cioè ha troppo potere, e questo è la base di molti problemi di cui alcuni di strettissima attualità. Propongo una riflessione su come i Governi creino i problemi per poi… crearne ulteriori.
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di Leonardo, IHC
Ho letto la recensione del paper di Lorenz Rauhut Schweitzer e Helbing “How social influence can undermine the wisdom of crowd effect” (Pnas n.22). L’articolo parte da un aneddoto sulla sagacia del giudizio medio delle persone nella stima di un fenomeno, per poi riportare risultati scientifici su come invece gli attuali social network portino contro-intuitivamente a grossi errori di valutazione.
Sul momento mi sono sgomentato: io che ritengo la diffusione delle informazioni il vero – Hayekiano – volano dell’ottimizzazione di uno spontaneo equilibrio economico devo forse ricredermi? In realtà la questione va letta con attenzione.
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di Silvano, IHC
Continuiamo l’elenco dei “miti” iniziato nel precedente articolo. Si tratta sempre di miti nati da false percezioni dei fenomeni economici, sono ampiamente diffusi all’interno della società italiana, vengono opportunamente cavalcati dall’agire politico in senso lato secondo le opportunità contingenti e tendono a rinforzarsi ogni volta che l’interventismo sociale non è in grado di soddisfare le proprie aspettative. Vediamo ora una dicotomia che trova ampio spazio nell’immaginario popolare, la divisione tra “kulaki” e “plebei”.
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