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di Matteo Corsini
"Una precondizione per fare uscire l’euro dalla crisi è arrestare il contagio che avvolge i mercati. È perciò necessario che la Bce si impegni senza limitazioni a impedire che i tassi di interesse sui titoli salgano oltre il livello che riflette il rischio sovrano propriamente detto". (P. C. Padoan)
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di Leonardo, IHC
Nell’ultimo articolo del 2009 chiusi con un “Buon 2010 (miliardi di euro di base monetaria)”. Al tempo lamentavo che in meno di due anni la base monetaria fosse salita fino a circa € 1.000 mlrd (inclusi € 600 mlrd emessi con “innovative” aste ad un anno), e che il bilancio BCE si fosse parimenti gonfiato; vista la tendenza, ho lanciato quell’augurio.
In effetti ci stiamo arrivando, e una volta tanto basta veramente leggersi un giornale di massa come il Sole24Ore (vedi qui) per avere un’idea abbastanza corretta della realtà: la base monetaria è ora a circa € 1.570 mlrd, ma soprattutto le dimensioni del bilancio della BCE sono a circa € 2.700 mlrd.
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di Silvano, IHC
Mentre in Italia si continuano a produrre statistiche sulla disoccupazione giovanile, a lamentarsi del precariato e della mancanza di sbocchi nel mercato del lavoro per le nuove generazioni di laureati, negli Stati Uniti si comincia a parlare di un argomento per certi aspetti taboo: la education bubble. Una bolla, come quella dotcom o come quella immobiliare, ma che questa volta avrebbe per oggetto l’educazione terziaria. Una bolla fatta di laureati e post laureati: sarebbero troppi e troppo costosi, un modo carino per dire che una fetta di questi se non sono inutili avrebbero comunque fatto meglio a fermarsi prima o quantomeno a studiare altro. Insomma, non è detto che l’università realizzi sempre le aspettative che tradizionalmente evoca e se questo non accade, inutile dare colpa alla società.
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