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Archive for April, 2013

Il Modello È Corretto, Non Fatevi Traviare dai Dati

April 29th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

La vicenda di Reinhart e Rogoff, ben riassunta su IHC da Silvano (qui) ha sollevato un gran polverone. Pur non volendo andare a cercarne le ripercussioni, è bastato aprire Twitter per trovarsi in mezzo alla buriana di difese ed attacchi, reinterpretazioni ed appropriazioni, rivendicazioni e trionfalismi. In effetti pure io mi sono buttato nella buriana, ma dopo un po’ di scambi giusto con Silvano, e memore di recenti discussioni in altre sedi su altri argomenti, mi è sorto un dubbio: ma vale la pena discutere sui risultati di quelle regressioni? È un dubbio che in effetti mi ha riportato indietro all’avversione molto austriaca (e ancor più austrodossa) per le elaborazioni econometriche, ma poggia sulla bontà dei dati più che sul metodo formale.

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Scorie – Gli Eurobond (a Volte Ritornano)‏

April 26th, 2013 by Leonardo

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di Matteo Corsini

 

"L’emissione di eurobond viene caldeggiata da tutti coloro che con questo strumento vedono la creazione di condizioni uguali per tutti i Paesi, in uno spirito in cui la forza della Germania, che ha tassi di interesse
vicini a zero, si diffonda a pioggia su tutte le economie dei vari Paesi europei
". (P. Panerai)


Era un po’ di tempo che non sentivo perorare la causa degli eurobond. A rinfrescare l’argomento di ha pensato il fondatore di Milano Finanza, Paolo Panerai. Il quale vorrebbe “condizioni uguali per tutti i Paesi”, in merito al costo del debito pubblico.

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Quando l’Econometria Incontra il Feng Shui: le (In)Certezze Austere di Reinhart e Rogoff

April 24th, 2013 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Carmen M. Reinhart e Kennet S. Rogoff (che per brevità saranno chiamati R-R) nel 2009 hanno pubblicato This time is different: Eight Centuries of Financial Foolies, un ottimo libro sulle crisi finanziarie corredato da una notevole quantità di dati e riferimenti storici. Il timing per la pubblicazione, a ridosso della crisi dei mutui subprime, non poteva rivelarsi migliore ed infatti è diventato subito un successo editoriale: NYT best seller, 11esimo libro più venduto da Amazon Usa tra i testi di natura finanziaria, 16° classificato tra quelli di storia economica, una seconda edizione nel 2011, tradotto in almeno una decina di lingue e centinaia di migliaia di copie vendute in tutto il globo. Indubbiamente molto per un libro che include non meno di cento pagine di serie temporali macroeconomiche, appendici statistiche e lunghissime classificazioni di eventi storici tra cui default di ex colonie africane ad oggi difficilmente rintracciabili sulle mappe geografiche. Questo rende l’idea di come due eccellenti economisti, stimati in ambito accademico, siano diventati willy-nilly delle pop star per la stampa economica.

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La Virtù, la Storia e la Realtà

April 22nd, 2013 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

La percentuale di debito pubblico direttamente detenuto dalle Banche Centrali nei loro bilanci a fronte di acquisti sul mercato secondario o primario è notevolmente aumentata nel corso degli ultimi anni. Vale per la Fed, per la BoE, per la BoJ ed anche per la BCE. La BCE è ormai un caso d’interventismo relativamente infelice: in assenza di un credibile impegno a sostenere i corsi di tutti i titoli di stato dell’area Euro, almeno per il tratto a breve e medio termine della curva, si trova ad agire sulla base monetaria senza apprezzabili risultati nel canale del credito, il quale rimane legato a doppio filo alle finanze pubbliche di ogni singolo Stato. Uno sforzo considerevole per un risultato pari al minimo sindacale, la tenuta in vita della valuta della quale si ha il monopolio di emissione. Questo perché un commitment illimitato ex ante è meno impegnativo e meno costoso di una serie di interventi quantitativamente limitati e/o condizionati da una pletora di meeting intergovernativi.

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Fondi per Uscire dalla Crisi

April 18th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Domenica 14 ho comprato – sì lo ammetto, ho fatto questa brutta cosa – ilSole24Ore (costo assurdo di € 2, nella speranza di trovare uno spunto interessante). Purtroppo oggi i giornali sono farciti solo dell’inerzia della politica, di chi fare Presidente, ed al massimo di come liquidare i crediti delle imprese verso lo Stato (dico io: sei una azienda mono-commessa o quasi con lo Stato, ergo beneficiaria della insopportabile spesa pubblica che si scarica su me come tassazione? Bene che tu soffra!). Du’ palle.

Curioso in questo contesto è l’articolo “Un Fondo europeo per lo sviluppo” che richiama le posizioni di Alberto Quadrio Curzio.

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Rileggere Pareto

April 16th, 2013 by Leonardo

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IHC vi offre, su gentile concessione, un primo resoconto esteso di quanto il prof. Muscatello ha relazionato all’incontro del 22 marzo scorso a Grosseto. Ringraziamo infinitamente il professore per questo prezioso contributo (una ragione in più per piangere dei bassi argomenti politici imperanti).

 

di Biagio Muscatello

 

Sappiamo che, per capire la democrazia inglese, bisogna risalire alle sue rivoluzioni del ’600 e alla filosofia scozzese del ’700. La Francia moderna è figlia della rivoluzione e delle sue tensioni irrisolte (spinta al cambiamento/tendenza al centralismo e allo statalismo). Alle origini della democrazia americana, troviamo i grandi eventi che l’hanno resa possibile e lo sviluppo di una cultura civica, che è condivisa e assimilata anche dagli immigrati.

Per descrivere l’Italia, non possiamo ricordare eventi rivoluzionari, né attingere a una grande cultura civica.

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Come Trasformare il Nostro Sistema Pubblico di Pensioni senza Scatenare l’Apocalisse (parte 2)

April 15th, 2013 by Leonardo

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Concludiamo la pubblicazione dell’ultima riflessione del maleficamente prolisso Walter, che ringraziamo per l’impegno e per la cortesia.

 

di Walter Paiano

 

[continua]

 

Vale la pena notare che questa massiccia emissione di titoli aumenterebbe certamente il debito pubblico in valore assoluto ma l’intero aumento di titoli sarebbe per definizione affidato a residenti italiani (anzi, a lavoratori italiani) e non creerebbe alcun problema dal punto di vista della sostenibilità del debito pubblico: per dirla alla politicante maniera, non dovremmo affidarci ai MmerChkati per piazzarli, visto che sarebbe immediatamente ricomprati dai lavoratori che ne hanno bisogno per costruire il proprio monte pensioni. Dal punto di vista operativo, accadrebbe che ogni lavoratore a fine mese riceve dal proprio datore di lavoro un ammontare di contributi sul propri “conto titoli pensionistico”.

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Come Trasformare il Nostro Sistema Pubblico di Pensioni senza Scatenare l’Apocalisse (parte 1)

April 11th, 2013 by Leonardo

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IHC ospita un nuovo lavoro di Walter Paiano. La sua malvagia prolissità ci costringe al taglio, stavolta veramente rozzo, in due articoli che però verranno pubblicati in rapida sequenza. Gustatevi la sua proposta provocatoria e partecipate alla discussione.

 

di Walter Paiano

 

Uno degli aspetti dell’attuale assetto del sistema economico occidentale che i libertari criticano spesso è, giustamente, quello delle pensioni pubbliche. L’obiettivo dell’accumulazione dei contributi pensionistici a fini previdenziali è sia nobile che necessario alla sussistenza economica del lavoratore una volta superata la propria età utile lavorativa, ma il metodo con cui esso è attuato oggi dagli Stati è piuttosto coercitivo.

Mentre il rapporto di rendimento che lega i contributi al monte pensioni può subire variazioni molto significative da nazione a nazione e spesso varia all’interno dello stesso Paese in seguito alle riforme adottate dal Governo, il modo in cui i contributi transitano operativamente nel bilancio statale è imprescindibile: i contributi attuali sono riscossi e utilizzati immediatamente per pagare le pensioni attuali.

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Scorie – Le Favole sulla Deflazione‏

April 10th, 2013 by Leonardo

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di Matteo Corsini 

 

"La nostra impressione è che la deflazione crei dinamiche che riducono in modo persistente l’attività economica. Nello specifico, la deflazione distorce il lato dell’offerta riducendo gli incentivi a investire. Le imprese potrebbero esitare a investire in beni capitali oggi per ottenere prodotti che avranno prezzi decrescenti domani. E lo stesso argomento può essere esteso agli input del processo produttivo in generale. La deflazione crea anche distorsioni dal lato della domanda, incentivando il differimento delle spese, dato che i beni saranno meno cari in futuro". (N. Sheets, R. A. Sockin)

 

Nathan Sheets e Robert Sockin sono economisti di Citigroup. Ho tratto queste parole da un loro report dedicato ai recenti sviluppi e a quelli prospettici dell’economia giapponese. Come è noto, il nuovo Governo ha come priorità la “lotta alla deflazione”, da condurre (anche) mediante una politica monetaria espansiva che, oltre a far salire il livello dei prezzi al consumo, dovrebbe aumentare la competitività dei prodotti giapponesi per via della svalutazione dello yen.

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Cronache Europee – Una Storia Ufficiale dell’Euro (parte III: 1998 – 2000)

April 8th, 2013 by Leonardo

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di Claudio Bandini

 

[segue]

 

Ora gli ultimissimi gioielli dal tempo che per continuare a sorridere della parata di facce a culo di bronzo, nostrane e non. La Stampa, 20 Maggio 1998. Il vicepresidente del PPE dice sì a Forza Italia grazie a tre dati di fatto “l’impegno mostrato per l’euro […], la scelta di Berlusconi di mandare a Bruxelles Mario Monti, uno dei migliori commissari europei”. Questo è amarcord da lacrimoni di commozione, dite la verità!

La Stampa, 3 Maggio 1998. Helmut Schmidt, ancora lui, è sicuro: “tra un anno gli euroscettici saranno ricordati come dei brontosauri. Tra un anno si, sono i quindici anni che ci fregano. Intanto quei pazzi di giornali tedeschi, tipo il solito Spiegel, Schmidt non se lo cagano e immaginano “la nuova valuta come una mina vagante che potrebbe provocare entro il 2006 una crisi generalizzata dei mercati finanziari europei”. Eh, esagerati, che sarà mai quest’euro…la crisi generalizzata, mma de che?!

Schmidt è molto più ottimista, e a chi gli chiede se l’Italia merita di stare nell’euro dice: ci mancherebbe! “Gli italiani hanno avuto spesso più ragione della Bundesbank di Tietmeyer. Non spetta alla Bundesbank tedesca di occuparsi politica estera europea”. Zitta Bundesbank e a cuccia. Come si dice “ghe pensi mi” in tedesco?

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