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Archive for May, 2013

Hayek e la Deflazione

May 31st, 2013 by Leonardo

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Questo prezioso articolo del prof. Muscatello discende da un problema sollevato da Fontana durante una discussione, a mezzo di articoli successivi, tenuta su Archeofinanza (il pezzo è già stato pubblicato qui; si vedano anche i pezzi precedenti).

 

di Biagio Muscatello

 

Premetto che gli argomenti cui accennerò sono stati ampiamente sviluppati nel cap. 20 di un mio libro di qualche anno fa [1]. Vedrò di sintetizzare le idee di Hayek sul tema.

 

1) Deflazione quantitativa (“vera deflazione”)

Come esempio, Hayek indica il processo avviato in Gran Bretagna dalla decisione del 1925 di tornare al gold standard, dopo la «modestissima» [2] inflazione seguita alla prima guerra mondiale. Questa decisione fu errata, non per il ritorno in se stesso al gold standard, ma per la presunzione di riportare la sterlina alla parità precedente con l’oro. Il fallimento di questo tentativo (1931) segnò la fine della ricetta quantitativa della deflazione come rimedio per l’inflazione. Tuttavia, se non funzionò la terapia, non c’erano dubbi sulla malattia: l’inflazione.

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Come Legare gli ABS ai Tassi Negativi

May 29th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

A leggere qua e là sembra che sia una certezza: prossimamente la BCE entrerà nel magico mondo dei tassi negativi. Già tra il 2008 e il 2009 anche la Taylor Rule ha prescritto un tasso di intervento della BCE al -1%, anche se la BCE si è limitata a stare di un punto sopra lo zero, quindi l’idea non è nuova-nuova almeno come speculazione teorica fondata (sì, fondata su una regola di imitazione di una Banca Centrale discrezionale, ma lasciamo stare quest’ossimoro).

Il tasso negativo di cui si parla oggi non è però tanto il famoso Refi (che fa le veci del vecchio tasso ufficiale di sconto), bensì il tasso di rendimento dei depositi delle banche presso la BCE.

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Il “Paese degli Accampati” e la Crisi che Parte da Lontano (parte II)

May 27th, 2013 by Leonardo

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di Claudio Bandini

 

Ai tumulti del mondo che cambia la politica italiana rispondeva entrando definitivamente nel pantano con le convergenze parallele, che poi diventano il compromesso storico che poi diventa consociativismo. Le legislazioni non finiscono mai (nel senso che non arrivano a cinque anni), i Governi in media non durano che nove mesi prima di partorire la crisi. L’unica cosa su cui ci si trova d’accordo è allargare i cordoni della spesa per l’anno dopo, che tanto ci abbiamo Bankitalia a comprare il debito: siamo o non siamo nel paradiso della sovranità monetaria? Ma in tutto questo si potrebbe ancora osservare: si, d’accordo l’inflazione, d’accordo i deficit quasi a due cifre (nel 1975 tocchiamo un bel -7,6% di disavanzo primario) e una classe politica da calci in culo. In fondo, pur con terroristi a destra e a sinistra, scioperi in ogni e quant’altro, il PIL marciava pur sempre a un 3,9% di crescita media, valore, per cui oggi saremmo ben lieti di dare una fettina di culo. E c’era pure un sistema fiscale su cui ancora si poteva agire al rialzo (mica come ora), anche perché le tasse erano distribuite male e riscosse peggio. E poi insomma, il welfare a pioggia ce l’avevano un po’ tutti in Europa e si tirava avanti. Davvero, ci si può chiedere, c’era bisogno di cacciarsi nello SME, nell’ERM (altrimenti detto Eternal Recession Mechanism, mi suggeriscono) a cui aderiamo nel 1979 (favorevoli DC e i partitini alleati, contrario il PCI e astenuto, quindi favorevole, il PSI. Questo per chi volesse chiedere i danni)?

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Il “Paese degli Accampati” e la Crisi che Parte da Lontano (parte I)

May 24th, 2013 by Leonardo

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di Claudio Bandini

 

Qualcuno tra i più attenti dei lettori di IHC avrà notato che recentemente e in più occasioni si è sviluppato un  dibattito (proficuo, almeno per me) tra la gente competente che anima questo sito (in primis Leonardo, Silvano e il prof.Muscatello) sulle dinamiche che hanno portato alla recente (e tutt’altro che risolta) crisi del debito pubblico italiano, in particolare riguardo alla reale distribuzione di responsabilità da attribuire alla classe politica nostrana piuttosto che alle politiche fiscali e monetarie europee dell’ultimo ventennio. Al dibattito ha contribuito anche il sottoscritto, molto meno competente, soprattutto a seguito degli articoli sulla ricostruzione del percorso che ha portato alla creazione dell’euro. Siccome alcune questioni sono rimaste sul tavolo, e la mia volontà di discuterne è superiore al pudore per la mia smisurata ignoranza, vorrei approfittare della generosità di chi gestisce il sito per riannodare alcuni dei fili sulla storia del nostro debito pubblico che, comunque si interpretino i rapporti di causa-effetto, resta intrecciata a doppio filo con le tragicomiche vicende della storia nazionale in tutti i suoi aspetti.

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Mazziero Research: Italia 1 Trimestre 2013: Pil, Debito & Co.

May 22nd, 2013 by Leonardo

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Post pubblicato sul sito Mazziero Research.

 

di Maurizio Mazziero

§  Debito pubblico italiano, nuovo record a 2.025 miliardi.

§  Circolante di titoli di Stato, nuovo record a 1.695 miliardi.

§  Pil in calo per il settimo trimestre consecutivo, -0,5% sul trimestre precedente, -2,3% sull’anno precedente.

§  Disoccupazione 11,5%, disoccupazione giovanile (15 – 24 anni) 38,4%.

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Scorie – Ciò che si Vede, Ciò che Non si Vede o che Non si Vuole Vedere

May 21st, 2013 by Leonardo

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di Matteo Corsini

 

"Ma aveva proprio ragione Bastiat? Certo, rompere finestre non è una bella cosa; e condonarlo, con la scusa di stimolare la domanda, sarebbe come condonare un vetraio che pagasse un ragazzino per andare in giro a rompere finestre. Tuttavia, c’è una circostanza in cui Bastiat non avrebbe avuto ragione. Supponiamo che il commerciante che tira fuori 6 franchi per riparare il vetro non voglia restringere la sua spesa in atre cose. Quei 6 franchi di maggiore spesa li toglie sa quello che avrebbe risparmiato. In questo caso la sua propensione alla spesa (cioè quanto spende del proprio reddito) sarà aumentata e il reddito della nazione ne beneficerà". (F. Galimberti)

 

Come di consueto, Fabrizio Galimberti scrive la lezione domenicale per i (giovani?) lettori del Sole 24 Ore. Questa volta inizia ricordando l’errore della finestra rotta, arrivando perfino a definire “geniale” Frederic Bastiat, salvo poi rileggere la situazione con le solite lenti keynesiane.

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La Finanza Strutturata È Cattiva. E la Incentiviamo?

May 20th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Come avrete letto, gira il progetto per cui la BCE dovrebbe acquistare crediti cartolarizzati delle banche. La banca cioè compatta in qualche modo una serie di asset (prestiti), ne fa un titolo scambiabile con rendimento legato agli asset sottostanti, e lo vende alla BCE; la BCE così finanzia la banca, la stimola a continuare questa operatività, e così stimola in generale la creazione di credito; le preferenze della BCE sul tipo di cartolarizzazioni da acquistare diventano nei fatti linee guida di una politica creditizia accentrata.

Geniale? No, è la stessa stronzata che hanno fatto su grande scala negli USA, da cui il fenomeno subprime e per alcuni la corrente recessione. Tanto per iniziare, rimando a due miei pezzi del 2007 sull’ingegneria finanziaria e sul rapporto tra Stato e finanza strutturata. La storia di oggi è già tutta lì.

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Economisti Austriaci alla Prova della Lunga Congiuntura

May 16th, 2013 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Qualcosa è cambiato nel mood della blogsfera austriaca, specie in quella più collegata agli ambienti accademici statunitensi, dalla crisi finanziaria del 2008 ad oggi. È il risultato di un processo lungo. È probabilmente il frutto del fatto che la crisi ha testato molte conventional wisdom, ha fatto emergere contraddizioni e differenze interne e ha creato spazi per approcci macroeconomici eclettici. Questo vale sia per il mainstream ortodosso quanto per le eterodossie.

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Scorie – I Tempi Migliori per i Keynesiani Non Arrivano Mai‏

May 15th, 2013 by Leonardo

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di Matteo Corsini

"Almeno in questa fase, l’aumento delle imposte dovrebbe essere preferito alla riduzione della spesa, oggi necessaria per sostenere l’attività economica. La razionalizzazione della spesa pubblica, e la sua riduzione, dovrebbero aspettare tempi migliori". (F. Saraceno)

 

Francesco Saraceno è un economista keynesiano. Anche se a qualcuno potrebbe sembrare inverosimile, nell’articolo da cui ho tratto queste parole Saraceno si riferisce al caso dell’Italia. Il tutto basandosi sulla trita e ritrita storia del moltiplicatore fiscale, un vero e proprio cardine del dogma keynesiano.

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Moneta, Tecnologia e Alcuni Limiti dell’Approccio Misesiano

May 13th, 2013 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

La moneta non è un bene qualunque, è un’istituzione sociale dal carattere evolutivo. È un mezzo di pagamento socialmente riconosciuto che consente valutare le merci ed estinguere le obbligazioni che derivano dall’attività di scambio. La moneta è dunque anche una tecnologia di pagamento che consente di allocare in modo efficiente le risorse.

Quest’impostazione ha il pregio di evitare sterili dicotomie tra moneta scelta dal mercato e moneta definita dalla politica. L’oro o i metalli non sono né erano l’essenza del fenomeno monetario: erano la tecnologia attraverso la quale il fenomeno monetario si manifestava.

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