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Archive for July, 2013

Ricerca e Stato

July 31st, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Ogni tanto leggo qualcosa di fisica. Non ci capisco una mazza, ma mi diverte vagare ai confini della comprensione dei fenomeni più esotici (buchi neri, fisica quantistica, nuove particelle). Ultimamente ho letto “La particella alla fine dell’universo” di Carroll, che ripercorre la scoperta del – pare – Bosone di Higgs. Più che dell’oggetto in sé, il libro tratta di come ci si aspettasse esistesse qualcosa di simile e quale percorso ha portato a trovarlo. Un grosso corollario del libro sono gli sforzi organizzativi e finanziari per costruire acceleratori sempre più potenti, e le motivazioni politiche e scientifiche che hanno giustificato gli sforzi. Il libro, per molti versi, è una difesa della “ricerca” di fronte all’opinione pubblica e quindi allo Stato.

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La Partitella di Calcetto Austriaco (una Teoria in mezzo a Noi)

July 29th, 2013 by Leonardo

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di Walter Paiano

 

Esistono pregiudizi profondamente radicati nell’opinione pubblica, in merito ai meccanismi di mercato. “Deve farlo lo Stato” (ma fate pagare il conto a qualcun altro!) è una soluzione comoda e allettante agli occhi di una opinione pubblica che, tendenzialmente, non capisce i risultati efficienti nella gestione delle risorse scarse raggiungibili dal capitalismo oppure, in modo più elaborato, è plagiata da schiere di intellettuali scaldapoltrone profondamente ignoranti in economia (me che di economia pontificano) a pensarla così.

“Stranamente” quando siamo al di fuori della sfera economica (dove i suddetti pregiudizi ci portano spesso fuori strada) e quando ci serve una soluzione tendiamo a ragionare bene e ad usare (in modo abbastanza soddisfacente) meccanismi di mercato. Non credo esista nel raggio di 15 km persona più ignorante sul mondo del calcio del sottoscritto ma ho pensato che un esempio a tema potesse risultare simpatico per spiegare cosa intendo.

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Scorie – Davvero l’Inflazione Non C’è?‏

July 24th, 2013 by Leonardo

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di Matteo Corsini

 

"Le Banche centrali in giro per il mondo hanno… fatto lavorare il torchio (elettronico) creando liquidità su scala planetaria: gli attivi delle Banche centrali hanno raggiunto misure (in dollari) non lontane da quelle (in miglia) finora riservate per descrivere la distanza fra la Terra e Proxima Centauri. La Fed compra titoli del Tesoro Usa e poi gli restituisce gli interessi sotto forma di utili della Fed stessa. La Banca del Giappone compra a man bassa titoli corti e lunghi del governo giapponese a tassi prossimi allo zero. E l’inflazione? E l’azzardo morale? La prima, semplicemente, non c’è (naturalmente, i benpensanti dicono che è sempre dietro l’angolo). Ma le Banche centrali possono creare e possono distruggere, possono innaffiare e possono prosciugare. E possiamo essere sicuri che non hanno certo rinunciato al loro mandato, che è quello della stabilità della moneta. L’azzardo morale (è troppo facile spendere se si attingono i soldi dal pozzo di San Patrizio della creazione di moneta) esiste, ma deve essere temperato dalle circostanze: quando la casa brucia non è il caso di rinunciare all’intervento dei pompieri perché bisogna dare una lezione a quelli che fumano a letto". (F. Galimberti)

 

Uno dei refrain più in voga negli ultimi tempi è quello incentrato sulla parola tedesca “Schuld”, che è utilizzata sia con il significato di debito, sia con quello di colpa. Sarebbe questa circostanza, secondo i fautori delle politiche “orientate alla crescita”, a rendere i tedeschi tanto rigidi sulla necessità di rimettere in ordine i conti pubblici.

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In che Senso Profitti e Salari Sono in Concorrenza? Chiarimenti su Ricardo e Hayek

July 22nd, 2013 by Leonardo

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di Biagio Muscatello

 

Il mio ultimo articolo – su Hayek e gli investimenti pubblici – ha suscitato una discussione abbastanza vivace, anche se parzialmente divergente rispetto al tema principale. Ma la discussione – si sa – dipende dalle preferenze e dagli umori degli interlocutori. Perciò colgo la palla al balzo da alcuni commenti, soprattutto di Walter, per chiarire meglio la posta in gioco. Nell’articolo scrivevo:

 

Uno dei criteri guida, per Hayek, è prevenire, se possibile, un eccessivo calo del tasso di profitto nelle ultime fasi di una depressione; fenomeno che causa rallentamento e blocco degli investimenti. Nell’ottica ricardiana, condivisa dall’economista austriaco, bassi profitti significano alti salari reali”.

 

Cercherò di spiegare alcune relazioni causali, così come supposte da Ricardo e Hayek.

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Booga Booga: Stregoni dell’Economia!

July 17th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Un gentilissimo lettore di IHC, Vincenzo, si è esposto accusando gli economisti di essere niente meno che “stregoni”. Bastonata la pletora di scuole economiche (o sedicenti tali) e relative miracolose pozioni, Vincenzo ne ha avute pure per le formule magiche usate in finanza, ree di aver saccheggiato i risultati di altre discipline senza averne studiato i presupposti. Insomma, gli economisti sono stregoni, e pure un po’ ignoranti.

Cosa può rispondere questo sito di sedicenti (di nuovo) economisti? Io sono una voce del sito, e la mia voce risponde “hai ragione… in gran parte”.

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Chiariamoci: Questo È il Bilancio dello Stato (parte III – Tiriamo le Somme)

July 15th, 2013 by Leonardo

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di Roberto “Roundmidnight”

 

Naturalmente, la problematica relativa all’effettività delle entrate, riguarda tutti i bilanci pubblici e non solo quello statale. In precedenza, per comodità, è stato preso in esame il solo bilancio statale, ma, come si è detto, l’indebitamento netto e il saldo da finanziare vengono originati dal conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche.

I conti economici delle amministrazioni centrali (tra le quali lo Stato), delle amministrazioni locali e degli enti previdenziali presentano, infatti, saldi finali che devono essere consolidati avendo riguardo ai trasferimenti reciproci.

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Chiariamoci: Questo È il Bilancio dello Stato (parte II – Il Diavolo nel Dettaglio)

July 10th, 2013 by Leonardo

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di Roberto “Roundmidnight”

 

  • La veridicità dei dati contabili

 

Da quanto in precedenza esplicitato, emerge che mentre le spese impegnate non possono che essere almeno pari all’importo indicato a consuntivo, non è affatto detto che le entrate accertate abbiano effettivamente la consistenza indicata. E non è detto, conseguentemente, che i deficit annuali e l’indebitamento complessivo siano quelli formalmente indicati. Vi sono anzi incentivi, per motivi politici ed ora anche di vincoli europei, a rappresentare una situazione economica migliore di quella reale.

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Chiariamoci: Questo È il Bilancio dello Stato (parte I – Capiamo il Vocabolario)

July 8th, 2013 by Leonardo

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IHC ospita una serie di tre articoli del twittatore folle Roberto “Roundmidnight” (@CertainRegard). Ringraziamo tantissimo per lo sforzo di renderci edotti su questo tremendo mistone di finanza e diritto amministrativo dalla tassonomia fuorviante, che ci insegnerà tra l’altro un po’ di aspetti nascosti nella diatriba dei debiti della PA verso le imprese; sperando che ci fornisca in futuro altre perle del genere, suggeriamo ai cortesi lettori di seguire i suoi tweet.

 

di Roberto “Roundmidnight”

 

Tempo fa si discuteva con l’amico Leonardo di debiti (non onorati) della PA verso i fornitori, di deficit e indebitamento pubblici, ed è emersa la necessità di scrivere qualche riga per sviscerare meglio i termini della questione e stimolare la riflessione, aperta ovviamente al contributo di tutti.

Spesso, nel pubblico dibattito, si sintetizza partendo dal fondo, cioè dall’indicazione dei dati ormai noti a tutti: si dice, in sostanza, che l’Italia avrà, nel 2013, un deficit  del 3% (e, rientrando tale deficit nei parametri europei, verrà chiusa la procedura d’infrazione) e un debito che sicuramente supererà i 2000 miliardi. Meno noto è che cosa si intenda, esattamente, per “deficit”, come si forma tale deficit, se è verosimile che tale deficit sia pari a quella percentuale e come mai i debiti verso i fornitori non vengano onorati (oppure occorra l’assunzione di nuovo debito per onorarli), nonostante le relative spese siano state, a suo tempo, previste in bilancio e finanziate.

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Soccer, a Metaphor of the Economy

July 6th, 2013 by Leonardo

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This is the English version of the previously posted “Calcio, Metafora di Economia e Società”.

 

by Leonardo, IHC

 

I not into soccer at all. I know that you win if you score more goals, a kick in the knee is a foul, and the huge wages of some players are justified by all the ad’s conveyed. But malefic Rossano (a guy cited on this site from time to time) is an expert – or he looks as such; watching some matches together, he told me about how Italy’s play changes by just substituting the forward (Gilardino instead of Balotelli), how the setting of other teams (e.g. Spain) are less sensible to the substitution of a single player, and how the resulting game can even get far from the coach’s idea.

An analogy came to my mind regarding some ideas of society and the economy as an expression of society.

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Calcio, Metafora di Economia e Società

July 3rd, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Io di calcio non capisco un tubo. Capisco che vince chi fa più goal, che una pedata nel ginocchio è un fallo, e che i mega ingaggi di alcuni si spiegano con la massa di pubblicità che catalizzano. Il Malefico Rossano, indirettamente richiamato in passato su questo sito, è invece un intenditore – o così mi pare; guardando insieme alcune partite mi ha parlato di come diversamente giochi l’Italia anche solo cambiando la punta (da Gilardino a Balotelli), come l’assetto di altre squadre (la Spagna, ad esempio) risentano molto meno del cambio di un singolo giocatore, e come il risultato finale possa anche travalicare le intenzioni del CT.

Mi è sovvenuta una analogia con alcune concezioni della società e di una sua espressione: l’economia.

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