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Archive for September, 2013

La Falsa Probità del Concorso Pubblico

September 30th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Non molto tempo fa è partito un concorso in più fasi per l’assunzione di un nuovo – più giovane magari – parco di insegnanti nella scuola pubblica (avrei dovuto partecipare pure io, peccato che la mia disattenzione mi abbia fatto “dimenticare” di seguire l’organizzazione della prima fase). L’idea di svecchiare, e magari potenziare, la scuola è certamente positiva, ma la storia andrebbe completata con una discussione sui programmi scolastici ed il tipo di servizi offerti, punti di cui si blatera molto ma si stringe poco. Ma non è la scuola l’argomento della mia riflessione odierna, bensì il reclutamento di personale (che sia nella scuola che altrove, in ambito pubblico) a mezzo di concorso.

La ragione del “concorso pubblico” risiederebbe in un principio di oggettività e parità d’accesso all’opportunità di impiego; vi esporrò perché il risultato di questa buona intenzione è del tutto perverso.

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Un’Idea Imprecisa Ha Sempre un Avvenire… Figuriamoci Due!

September 24th, 2013 by Leonardo

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di Claudio Bandini

 

Il sottoscritto, come si sarà capito da altri articoli, non è un economista e ha poche e disordinate competenze nel settore. Però, come per molti di coloro che frequentano questo sito, si diletta (e un po’ si diverte!) a osservare il dibattito economico, sia qui che altrove. Forse proprio chi è estraneo all’ambiente come me rimane colpito più degli “insiders” dal grado di disaccordo su questioni di cui pure si percepisce l’importanza basilare (la bontà o meno del debito pubblico o del QE per fare esempi banalissimi), disaccordo che si verifica tra fazioni di persone apparentemente preparatissime e intellettualmente oneste. Ci sono anche i casi di chi mente sapendo di mentire e spara boiate senza ritegno, ma non si può negare che esista anche (per fortuna) un dibattito serio, che nel suo piccolo si è pure riprodotto su questi schermi nelle diatribe che talvolta sorgono tra Leonardo e Silvano.

Su segnalazione del primo, che peraltro ha trattato una questione simile di recente, pur da un’angolatura un po’ diversa, mi è capitato di leggere un paper di tale Scott Scheall, professore di Filosofia all’Università dell’Arizona, quindi pure lui non economista, in cui viene affrontato proprio il tema dell’apparente impossibilità di trovare un accordo su quello che è forse il tema principale del dibattito economico mondiale, soprattutto dopo la crisi del 2007-08: le cause (e i rimedi) del business cycle, che Scheall vede esemplificate nel classico confronto Keynes vs Hayek.

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Il Potere: un Problema Austriaco

September 19th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Riprendo il discorso sul “potere”, come analizzato da Infantino, di cui il precedente post Il Potere: una Spiegazione Austriaca”. Anzitutto richiamo il mio riassunto del concetto sviluppato dall’ottimo Infantino:

 

“La condizione di scarsità è una imprescindibile condizione umana, da cui discendono (anche) necessità di cooperazione, il che fa assumere alla questione una dimensione sociale in cui entrano in gioco i gradi di libertà, dal cui scambio emerge la dimensione politica dell’azione umana (che può agire retroattivamente sulla dimensione sociale) e quindi necessità di enti statali con funzioni di servizio (che possono agire retroattivamente sulla dimensione politica)”.

 

Considerando il “consenso” come elemento fondamentale del “potere”, la struttura del secondo – istituzioni politiche – sembra essere sotto il continuo scrutinio della “società di individui” che quindi possono, quando serve, correggerla e farla tendere alla forma più funzionale per gli individui e quindi, con occhio austriaco, funzionale per il mercato.

Credo che molti dubiteranno di questa conclusione. Oggi parleremo del perché chi dubita ha… ragione.

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Ciclo Economico: Moneta Endogena e Teoria Austriaca (parte II)

September 16th, 2013 by Leonardo

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di Walter Paiano

 

  • Come la moneta endogena e Teoria Austriaca possono coerentemente integrarsi (e spiegare le crisi)

 

È curioso notare come se, si accetta la natura endogena della moneta, allora l’aumento di base monetaria, effettuato dalla Banca Centrale ad esempio mediante l’acquisto di titoli, non ha per forza effetti inflazionistici (immediati). Questa moneta di nuova creazione, scambiata con titoli, può infatti rimanere “parcheggiata” nelle banche private a tempo indefinito, finché la domanda di prestiti non la immetterà nell’economia.

Io ipotizzo allora che servano 3 condizioni affinché in questo sistema “nuova moneta” entri nell’economia:

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11° Osservatorio Trimestrale sui Dati Economici Italiani

September 12th, 2013 by Leonardo

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Comunicato stampa del 10 settembre 2013 da Mazziero Research.

di Maurizio Mazziero

 

Esce oggi l’XI numero dell’Osservatorio sui dati economici italiani con la fotografia dei conti pubblici a metà 2013; il quadro d’insieme si mantiene preoccupante e può essere così sintetizzato:

·         Debito Pubblico: 2.075 miliardi.

·         Prodotto Interno Lordo: -1,8% (variazione acquisita 2013).

·         Rapporto Debito/Pil: 130,40% (previsioni MEF per il 2013).

·         Rapporto Deficit/Pil: 2,9% (previsioni MEF per il 2013).

·         Inflazione: 1,3% (variazione acquisita 2013).

·         Disoccupazione: 12%.

·         Disoccupazione giovanile: 39,5%.

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Ciclo Economico: Moneta Endogena e Teoria Austriaca (parte I)

September 9th, 2013 by Leonardo

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di Walter Paiano

 

Nella riflessione che svolgerò in questo articolo partirò da un paper del 2010 di V. Boyapati, che spiega perché il rinnovato interventismo delle Banche Centrali mondiali non debba necessariamente sfociare in un boom inflazionistico. Boyapati mi aiuta moltissimo, con alcune sue riflessioni, nel mio attuale tentativo di integrare la teoria della moneta endogena all’interno della Teoria del Ciclo Austriaca.

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Intuito e Matematica

September 5th, 2013 by Leonardo

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Questo pezzo è la traduzione di “Intuition and Math”, dall’interessante sito Economic Thought di Jonathan Finegold Catalàn. È curioso leggerlo assieme a questo e questo vecchi pezzo di IHC e pensare a quante volte abbiamo qui illustrato modelli matematici…

di Jonathan Finegold Catalàn

Bryan Caplan sostiene che l’uso della matematica da parte degli economisti non ha superato il test costi-benefici, dichiarando che il nostro intuito è uno strumento ben più importante. Paul Krugman gli risponde per lo più dicendosi d’accordo, ma anche notando che a volte i modelli matematici aiutano a guardare attraverso concetti complicati. Non sono sicuro che la replica successiva di Caplan vada diretta al punto sostenuto da Krugman, e comunque, da parte mia, Krugman ha ragione. Il punto è che i modelli possono aiutare il nostro intuito ed è grazie a questo che l’economia è progredita.

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Il Costo dell’ESM: uno Sguardo Più Ampio

September 2nd, 2013 by Leonardo

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di Roberto “Roundmidnight”

 

Nell’ambito delle ormai quotidiane discussioni sull’opportunità di rimanere nell’euro, si è dibattuto, in questi giorni, con la solita virulenza (si vedano in proposito Boldrin/Rinaldi e Bagnai), su quanto fosse sinora costato all’Italia partecipare ai diversi programmi di aiuti ai Paesi in difficoltà e, conseguentemente, se continuasse ad essere opportuno che il nostro Paese, già in difficoltà di suo, erogasse, in quella quantità, denari che sarebbero potuti essere utilizzati per altri scopi.

Più precisamente, i commentatori favorevoli all’uscita dall’euro, hanno lamentato che, sulla base dei dati contenuti nel Bollettino mensile della Banca d’Italia di agosto  2013, così come poi diffusamente riportati dalla stampa, l’Italia avrebbe sinora erogato 50 miliardi per tali programmi.

In realtà, sebbene il “contributo” italiano sia effettivamente stato di quell’importo, la somma materialmente versata, così come dovuta, è stata meno della metà.

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