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Sovvenzionatemi il feudo, proles!

July 22nd, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

Ti pareva, piangono tutti miseria, perché non anche loro, gli esponenti del settore più protetto e sovvenzionato della (è il caso di dirlo) Terra? Portavoce è Luigi Marino, presidente della Confcooperative (agricoltura e cooperative, che connubio!) in un articolo di LiberoMercato del 17/07/08. La bellezza di questo pezzo è la combinazione delle affermazioni, il cui unico scopo credo sia lanciare un avvertimento alla Politica mettendo in palio i propri voti, ma questo è sicuramente solo una mia malignità.

 

Allora, si inizia ricordando che il settore agricolo in due anni ha “perso” il 4,4% di occupazione (perché parlare di occupazione e non di fatturato o utili, visto quel che si dice dei prezzi degli alimentari? Dipende forse dall’odience?), il che è interpretato come sintomo della difficoltà (incrementi di produttività mai, eh?) di un settore sottoposto a continue riforme.

L’ultima perniciosa riforma è la proposta (solo proposta!) del WTO di comprendere coltivazioni come agrumi riso patate e pomodori tra i prodotti tropicali, che “comporterebbe una drastica riduzione dei dazi e manderebbe, definitivamente, in ginocchio i nostri [italiani] produttori”. Che significa? Che l’agricoltura italiana produce in perdita e campa su sussidi diretti o indiretti pagati dai contribuenti tramite l’IRPEF o attraverso i più alti prezzi protetti dai dazi. Si sapeva, ma detto così con naturalezza da un esponente primario del settore dà soddisfazione.

 

Ecco il pezzo forte: “la sopravvivenza dell’agricoltura italiana è andare a conquistare mercati esteri. L’internazionalizzazione è l’unica strada che possa dare respiro al settore”. Grandioso! Gli agricoltori si sono ricordati di esser imprenditori, e hanno avuto un moto di responsabilità e orgoglio? Macché, poco più avanti Luigi afferma infatti che “per dare slancio e continuità a questo percorso obbligato […] è necessario reintrodurre, magari già con la manovra economica all’esame del Parlamento i crediti d’imposta sull’internazionalizzazione”. Ah, mi pareva… Siccome non bastano i dazi per l’agricoltura e le facilitazioni fiscali per le cooperative, aiutiamo il settore a conquistare il mondo con altri soldi pubblici. Poi uno si chiede dove finiscono i nostri soldi… ad aiutare i bisognosi, chiaramente: un po’ in più alti prezzi agricoli perché protetti da dazi, e un po’ in aiuti all’Africa arretrata (che questi dazi subisce). Un affarone. Viva la solidarietà!

Ciliegina. Perché all’inizio ho insinuato che questo fosse solo un proclama politico? Perché più avanti il nostro Gigi spara sulla “Europa della tecnocrazia che regolamenta perdendo il contatto con la realtà e lontano dagli interessi degli Stati membri”. Be’, se la UE fosse veramente tecnocratica non ammetterebbe ancora contributi statali a interi settori palesemente in perdita, così come si oppone (forse) al salvataggio di Alitalia. Che la UE abbia perso il contatto con la realtà è insito nella sua natura di Governo centrale composto da altri Governo centrali. Il nocciolo è però in quegli “interessi degli Stati membri” che si distanziano quindi dagli interessi dell’Unione; e l’interesse dello Stato membro è l’interesse della sua classe politica, nel cui interesse sta la soddisfazione degli interessi delle lobby sottostanti

Il messaggio a me pare chiaro: “i nostri voti sono sul piatto, sta al Governo contrastare una proposta del WTO in discussione in questi giorni in occasione del Doha Round, tramite il peso della UE e in virtù della sua PAC, che altrimenti ci metterebbe in concorrenza diretta con l’estero, e darci pure due soldini di resto per farci espandere nelle terre di quei beduini, così sembrerà che siamo pure bravi imprenditori”.

 

Quel che si discute a Doha è una specie di do ut des” in termini di apertura commerciale (ribassi reciproci di dazi) tra prodotti industriali (occidentali) e agricoli (asiatici), che farebbe bene a tutti in generale, considerando che si tratta di applicare la vecchia legge dei vantaggi comparati, tranne che a quei produttori che vendono a prezzi troppo alti anche “scontando” la maggior qualità del prodotto. La cosa fantastica è che gli “occidentali” sono già al top dei dazi consentiti, mentre gli “asiatici” no, quindi il fare tanto i duri sull’apertura all’agricoltura dei paesi emergenti può ben generare rappresaglie feroci sull’export europeo. Dato questo pericolo che ricadrà su tutti gli europei, sarà interessante misurare quanto è il potere della lobby agricola.

 

Comunque, visto il giro che già fanno i soldi, comincio a dubitare che siamo usciti dal feudalesimo.


16 Responses to “Sovvenzionatemi il feudo, proles!”

  1. 1

    libertyfirst Says

    “Che la UE abbia perso il contatto con la realtà è insito nella sua natura di Governo centrale composto da altri Governo centrali.”

    :-)

    “Comunque, visto il giro che già fanno i soldi, comincio a dubitare che siamo usciti dal feudalesimo.”

    Una mia lettrice dice che l’Italia è più simile alla Libia che agli USA. :-)

  2. 2

    Leonardo, Ihc Says

    Parole (tristemente) sante

  3. 3

    PETER Says

    “L’appello lanciato dal presidente dell’Istituto Schiller Helga Zepp-LaRouche lo scorso 3 maggio affinché si raddoppi la produzione mondiale di cibo, si sciolga l’organizzazione per il commercio mondiale WTO e si fondi un nuovo sistema monetario ha suscitato in diverse parti del mondo un dibattito che si farà sentire anche alla conferenza di Roma della FAO, dal 3 al 6 giugno.

    L’appello è stato ripreso nell’edizione del 1 giugno di Al-Ahram, quotidiano ufficiale egiziano che ha sottolineato la “coerenza” delle vedute del presidente Hosni Mubarak e Helga Zepp-LaRouche “la consorte dell’eminente economista americano Lyndon LaRouche”.

    Al Ahram riferisce in prima pagina che Mubarak partecipa al vertice della FAO a motivo del peso politico che l’Egitto rappresenta in Africa, tra i paesi arabi e nel mondo. Egli esporrà le idee del suo governo sulla crisi ponendo l’accento sul diritto al cibo dei paesi poveri e in via di sviluppo, indicando le cause della crisi e definendo le soluzioni realistiche che implicano una collaborazione comune tra le nazioni. Giacché Mubarak sarà il primo oratore tra i leader mondiali, il suo discorso darà il la all’intera conferenza.

    L’editoriale del quotidiano egiziano propone il raddoppio della produzione alimentare, uno stop ai biocarburanti, alla speculazione ed all’accaparramento da parte delle multinazionali, e la creazione di un meccanismo internazionale di cooperazione affinché si impieghino al meglio le conoscenze scientifiche e si finanzino le tecniche agricole più moderne.

    L’appello di Helga Zepp-LaRouche è trattato direttamente in un articolo di Maha Nassas, che in esso riconosce “una delle idee migliori, che meritano più rispetto … e coerente con le idee espresse dal Presidente Mubarak”. L’articolo passa quindi in rassegna alcune proposte di Helga Zepp-LaRouche: raddoppio della produzione alimentare, scioglimento della WTO, una seconda rivoluzione verde, grandi infrastrutture, specialmente progetti idraulici, definizione di un nuovo sistema di Bretton Woods rifacendosi all’esperienza di Franklin Delano Roosevelt, un accordo per la costruzione del Ponte di sviluppo eurasiatico come spina dorsale per la ricostruzione economica mondiale e lo sviluppo, e infine la necessità di convenire un’assemblea generale dell’ONU per discutere e prendere queste decisioni.

    In chiusura Nassas riprende la conclusione dell’appello che cita la Dichiarazione d’Indipendenza americana, sottolineando che Zepp-LaRouche chiede che “il diritto al cibo sia sancito come uno dei diritti umani più importanti da difendere e proteggere in tutte le nazioni civili del mondo, un tema che specialmente gli Stati Uniti e le nazioni europee devono porre, invece di fare tanto chiasso per interferire negli affari interni di altre nazioni su questioni di gran lunga meno importanti”.

    Helga Zepp-LaRouche è stata anche intervistata il 30 maggio dalla radio ecuadoregna insieme al rappresentante del paese alla FAO Ivan Angulo Chacon, che ha appoggiato la sua proposta. L’Istituto Schiller ha inoltre ricevuto il sostegno di centinaia di personalità e rappresentanti degli agricoltori, tra cui il prof. MS Swaminathan, parlamentare indiano e “padre” della prima Rivoluzione Verde, e Alberto Cantero, presidente della Commissione Agricola della Camera dei deputati argentina.

    Inoltre il programma alimentare dell’Istituto Schiller è stato presentato direttamente al Parlamento Danese da Tom Gillesberg, convocato nell’audizione del 22 maggio della Commissione Affari Esteri e in quella della Commissione Cibo, Agricoltura e Pesca il 28 maggio. I delegati dello Schiller hanno avuto modo di approfondire l’argomento con i parlamentari anche oltre i 15 minuti a loro disposizione.”

  4. 4

    PETER Says

    “9 giugno 2008 – La conferenza FAO di Roma si è conclusa in modo deludente per quanto riguarda le decisioni prese (8 miliardi di dollari promessi per l’emergenza cibo senza specificare come spenderli), ma è stata una mezza vittoria perché i sostenitori del sistema liberoscambista hanno subito una decisa sconfitta.

    Il risultato più interessante è stato sicuramente il chiodo finale sulla bara dei negoziati WTO, i cui negoziati sono stati successivamente sospesi. “Si tratta di una notizia eccellente”, ha commentato Helga Zepp LaRouche, prendendo positivamente atto che “un numero crescente di nazioni stanno compiendo passi indipendenti per aumentare la produzione domestica di cibo, assicurare la sicurezza alimentare, restringere le esportazioni e investire in settori gestiti in modo opposto alle regole commerciali della WTO e alle ricette del FMI”.

    In tal modo, esse stanno facendo ciò che Friedrich List, il padre dell’Unione Doganale tedesca, prescrisse nel suo trattato sull’Economia Nazionale: le nazioni meno sviluppate devono proteggersi con i dazi per avere la possibilità di costruire un forte mercato interno e aumentare il potere d’acquisto dei propri cittadini. List, che si trasferì in America nel 1825 e studiò quello che chiamò il ‘Sistema Americano’, sostenne la stessa teoria che, più tardi, difesero Henry Carey e l’italiano Alessandro Rossi: la fonte della ricchezza sociale non è il liberismo manchesteriano, ma l’aumento della produttività come frutto del progresso scientifico e tecnologico. Solo se una nazione aumenta la produttività della sua intera forza lavoro può ottenere una crescita reale.

    Helga Zepp LaRouche ha ricordato la critica di List al sistema britannico di Adam Smith, e cioè che il liberismo serviva solo per le esportazioni, per impedire alle economie sottosviluppate di costruire le proprie forze produttive, mentre le manifatture britanniche rimanevano protette dalla competizione straniera. Questa critica vale ancora oggi, che la Gran Bretagna è riuscita a vendere all’Europa continentale una politica made in Britain al 100%, e cioè il corsetto di Maastricht dal quale Londra si tiene libera.

    Il libero scambio non è affatto libero, dato che il 90% dei prodotti agricoli scambiati nel mondo è controllato da cinque mega-cartelli. Il sottosviluppo permanente del terzo mondo è garantito dalle “tecnologie appropriate” e dalle politiche di “sviluppo sostenibile”.

    Il sistema imperiale di libero scambio e la sua massima espressione, la WTO, sono diventati obsoleti e vanno eliminati per dare spazio a nuove istituzioni che favoriscano lo sviluppo e il progresso pacifico per il mondo intero, ha affermato Zepp LaRouche. Ciò significa tre cose: un “Nuovo e giusto Ordine Economico Mondiale”, un nuovo “Sistema di Bretton Woods” e un New Deal per l’economia mondiale.

    L’EIR catalizza il dibattito alla conferenza FAO

    La presenza di una squadra di giornalisti dell’EIR alla conferenza della FAO ha incoraggiato la resistenza dei delegati delle nazioni in via di sviluppo alle tattiche intimidatorie del paesi ricchi che in genere sostenevano la politica della WTO. Numerose copie di un promemoria sono state fatte circolare tra le varie delegazioni, e in molte conferenze stampa, le domande dell’EIR hanno stabilito il livello della discussione. Alla conferenza stampa del segretario dell’ONU Ban Ki-moon e del direttore della FAO Jacques Diouf, l’EIR ha chiesto se non fosse meglio che sia i paesi in via di sviluppo che l’Europa lavorassero assieme contro il FMI e a favore della Politica Agricola Comunitaria, per garantire gli investimenti e la sicurezza alimentare. In risposta, Diouf si è lanciato in una appassionata esposizione dei problemi dei paesi poveri. Ad un’altra conferenza stampa, l’EIR ha chiesto a Kofi Annan se al centro della discussione non dovesse esserci una politica rooseveltiana e la stabilità del sistema finanziario internazionale. Annan ha concordato con le premesse ma si è trincerato dietro formule diplomatiche per quanto riguarda la soluzione.

    La resistenza dei paesi in via di sviluppo è stata espressa da interventi come quello del Presidente egiziano Mubarak, che ha condannato i biocarburanti con grande decisione, e si è concretizzata nel braccio di ferro sul comunicato finale, dove soprattutto l’Argentina ha combattuto l’inserimento della condanna di “misure commerciali restrittive”.”

  5. 5

    Leonardo, Ihc Says

    Stanno discutendo di abbassare i dazi sui prodotti agricoli, proprio al WTO, su richiesta dei paesi africani e asiatici e in contrasto con le volontà della UE.

    Ma ditelo voi di Movisol che siete contro lo sviluppo dell’Africa e facciomala finita!

  6. 6

    PETER Says

    Il Movimento di LaRouche interviene al vertice della FAO a Roma

    Il nostro intervento incontra l’imbarazzo delle personalità e dei funzionari presenti nel trattare con il conflitto tra la realtà dell’emergenza alimentare e il sovrapposto apparato ideologico del liberismo.

    La nostra soluzione alla crisi alimentare, lo ricordiamo, non è di semplice buonismo, ma si inserisce in un rivoluzionario riordino dell’assetto finanziario, economico e politico mondiale, nel quale il potenziale industriale dell’Occidente e di altre zone del mondo possa tornare ad essere applicato a beneficio dei Paesi più poveri, con grande sollievo di entrambi i “mondi” che il liberismo britannico vuole e preferisce in bellicosa “concorrenza”.

    3 giugno 2008

    La televisione Zimbabwe Broadcasting Holdings ha intervistato Andrew Spannaus per circa cinque minuti. Durante l’intervista Spannaus ha attaccato le politiche liberiste dell’OMC e la politica di incentivi alla produzione di biocarburanti, contrapponendo l’importante campagna del movimento di Lyndon LaRouche per il raddoppio della produzione di cibo a livello mondiale e il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare di ogni nazione. La prima metà dell’intervista riguardava la politica degli “ex” padroni coloniali nei confronti dello Zimbabwe stesso e di altre nazioni africane: la politica dell’OMC non è che una continuazione del colonialismo, poiché gli interessi dell’alta finanza mondiale sono decisi a privare le nazioni di ciò che rimane della loro già intaccata sovranità, oltre che dei loro mezzi di sussistenza.

    L’intervistatore, dopo aver promesso che l’intervista sarà teletrasmessa, ha lodato l’iniziativa di Helga Zepp-LaRouche definendola “davvero potente”, ed augurandosi che simili voci siano udite ovunque.

    Durante i lavori della FAO, Spannaus ha potuto domandare pubblicamente al Presidente del Senegal che cosa pensasse della cooperazione tra i governi rivolta al raggiungimento dell’autosufficienza alimentare, un’azione da incoraggiare in aperto contrasto con il “Doha round” dell’OMC che promuove ulteriore liberalizzazione dei mercati. In risposta, il presidente senegalese ha detto di essere in qualche modo in disaccordo con l’OMC, senza entrare nei dettagli.

    4 giugno 2008

    Durante questa giornata i membri del LYM sono intervenuti in quattro conferenze stampa.

    Alla conferenza sul CFA (accordo quadro) tenuta dal diplomatico britannico John Holmes, portavoce della Task Force ad alto livello sulla crisi alimentare, Alexander Pusch del LYM tedesco ha ricordato come Jacques Diouf, rispondendo ad una domanda dell’EIR, avesse sostenuto il bisogno assoluto di tecnologia da parte dell’Africa, ma ha aggiunto che il punto 3 (ulteriore liberalizzazione dei commerci e penalizzazione delle restrizioni sulle esportazioni) e il punto 4 (rapida attuazione del “Doha Round” dell’OMC) sembrano contrastare completamente con l’interesse delle nazioni in via di sviluppo, considerate la concentrazione finanziaria e la formazione di oligopoli che queste politiche liberiste hanno favorito, e anche la sottomissione dei mercati, spesso descritti come automaticamente capaci di risolvere i problemi di questo genere, alla speculazione e ad altre forme di distrorsione. Pusch ha inoltre fatto eco ad altri delegati, i quali non mancano di parlare di politica coloniale. Passando a parlare di quanto potrebbe fare l’Europa, ha ricordato l’intenso dibattito sulla Politica Agricola Comune, sollecitato in particolar modo dalla decisione del ministro dell’Agricoltura francese Barnier di violare i vincoli contabili di Maastricht e fornire sussidi ai pescatori francesi. L’intervento di Pusch s’è concluso con una domanda: fino a che punto sono disposte a sottomettersi al libero mercato le istituzioni internazionali e i Paesi in via di sviluppo?

    La risposta di Holmes è stata di disaccordo con le premesse esposte da Pusch. Il portavoce ha riconosciuto un certo, se pur minimo, disaccordo su certe tematiche, ribadendo però che il CFA è un documento scritto con il consenso delle parti. Non avendo parlato della Politica Agricola Comune, sospettiamo che ci sia parecchio che cuoce in pentola, e che nessuno, al momento, voglia alzare il coperchio.

    Alla fine della conferenza, un funzionario del Fondo Monetario Internazionale ha approcciato Pusch, indovinando la sua area di appartenenza: “Lei è dell’EIR? Conoscerà sicuramente LaRouche! Ha fatto una domanda molto interessante. Vede, negano i disaccordi, le differenze di vedute, ma penso che vi siano delle divergenze davvero importanti. Voglio dire che, pur essendo io completamente sul fronte dei mercati, ammetto la realtà del disaccordo.”

    2.

    Il secondo intervento di Alexander Pusch è stato alla conferenza sulla firma dell’accordo MoU, tra Kofi Annan per l’Alleanza per la Rivoluzione Verde in Africa, fondata dalle fondazioni Rockefeller e Gates, Josette Sheeran per il Programma Alimentare Mondiale e Jacques Diouf, direttore generale della FAO e direttore dell’IFAD.

    Pusch, dopo essersi qualificato come collaboratore di Lyndon LaRouche nella rivista EIR (cosa che ha attirato l’attenzione del pubblico), ha detto: “Una rivoluzione verde in Africa necessita di una rivoluzione industriale. A sua volta, questa richiede di riferirsi all’eredità del grande presidente americano Franklin D. Roosevelt. Dopotutto, aumentare la produzione agricola richiede lo sviluppo delle infrastrutture, e quindi implica degli investimenti a lungo termine. Questo solleva naturalmente la questione della stabilità finanziaria a lungo termine, a partire dal collasso della bolla speculativa immobiliare degli Stati Uniti che ha fatto tanto discutere, a livello internazionale. Vorrei che commentasse la volontà della FAO di affrontare la questione della rivoluzione verde in Africa da questo punto di vista sistemico”.

    Annan ha iniziato a rispondere dicendo “Lei ha ragione”. Tuttavia, ha proseguito con un basso profilo, parlando della necessità di assistere i piccoli coltivatori. Pur non negando il punto di Pusch, non si può certo definire rivoluzionaria la sua posizione.

    Anche il direttore dell’IFAD ha risposto, dimostrandosi chiaramente disilluso delle possibilità di controllare il problema a livello sistemico: “Lo abbiamo fatto per trent’anni con successo”, senza accorgersi dell’ironia racchiusa in quell’affermazione.

    3.

    Spannaus è intervenuto ad una conferenza tra Diouf, Moon, Zoellick e i presidenti del Programma Alimentare Mondiale e dell’IFAD. “Sono un giornalista dell’Executive Intelligence Review di Lyndon LaRouche. Si discute molto dell’importanza dell’intervento coordinato nell’affrontare la crisi. Tuttavia, c’è una grande contraddizione: contemporaneamente viene incoraggiata la liberalizzazione dei commerci, in linea con il Doha Round dell’OMC. Riporto il punto di vista di alcune delegazioni delle nazioni in via di sviluppo: molti vedono questa politica di liberalizzazione dei commerci come una continuazione della politica dell’FMI e del colonialismo, cioè esportare nei mercati ricchi. In Europa è vivace la difesa della Politica Agricola Comune. Non sarebbe meglio lavorare assieme ad una politica che garantisse gli investimenti e l’autosufficienza alimentare, abbandonando la politica di mercato, che è soggetta alla speculazione e alla distorsione finanziarie, e riportando ordine in un caos da essa creato?”

    Diouf ha risposto in modo appassionato, soprattutto a favore dei Paesi a basso reddito procapite. Tuttavia, verso la fine, non ha osato sfidare le “regole del gioco” che altri, in questi giorni hanno, per così dire, seminato nei locali della FAO. Per Diouf mancano gli investimenti, la tecnologia, gli incentivi e le infrastrutture, tanto che quelle nazioni non riescono a produrre in modo efficiente. Alcune nazioni impiegano soltanto il 2-4% della popolazione per la produzione e l’esportazione; altre hanno il 60-80% della popolazione addetta all’agricoltura, ma non arrivano comunque a produrre abbastanza. Servono sementi e fertilizzanti. Servono più investimenti. Tutto questo costituirebbe il “lato dell’offerta”, ma servirebbe anche il “lato della domanda”. Rimane la questione di come far sì che la domanda e l’offerta di incontrino. Vi sono anche alcuni problemi, rappresentati dai sussidi, dalla tariffe protettive, dai brevetti sulle sementi, che impediscono questo incontro. La questione è dunque complessa per Diouf, e non si può semplificare troppo. In termini di priorità, crede sia importante incentivare la semina, in modo da aiutare le nazioni ad affrontare immediatamente la crisi.

    4.

    Alla conferenza di Hafez Ghanem, assistente del direttore generale della FAO sui i prezzi alimentari, le loro cause, conseguenze e soluzioni, Clément Satger del LYM francese, gli ha chiesto: “Sono parte del movimento di LaRouche. Lei parla della sicurezza alimentare, ma i prezzi oggi sono decisi a Londra o in altri mercati finanziarii. In questo modo, non possiamo aver alcun controllo. Non sarebbe necessario impedire la speculazione sul cibo, in modo da evitare la crescita dei prezzi?”

    Ghanem lo ha ringraziato della domanda, dicendogli di aver appena parlato della questione nella tavola rotonda precedente, e ricordando di aver dimenticato di riferirne in quel momento. Ha detto che la speculazione ha sì un impatto sui prezzi, ma non ne è la causa principale. Questa sarebbe da ricercare, ha addotto, nel decennale rallentamento della crescita della produttività agricola.

    L’ultimo incontro della giornata è avvenuto con Jim Butler, vice direttore della FAO, il quale ha riconosciuto ai giovani del LYM il merito di aver messo in circolo delle “domande davvero buone”. Provenendo dal Texas, è stato deliziato da un riferimento fatto dai giovani del LYM al grande Henry Wallace, valente braccio destro di Franklin Delano Roosevelt. È stato visibilmente felice di ricordare come con Wallace avesse discusso del concetto rooseveltiano di “secolo dell’uomo comune”, passando a discorrere di come ora esso sia tenuto in vita dal’organizzazione di Lyndon LaRouche.

    5 giugno 200

    Josette Sheeran, direttrice esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP, in inglese), durante la conferenza “toccata” da Clément Satger ha detto che a causa dell’aumento dei prezzi la sua organizzazione ha dovuto acquistare il 40% di cibo in meno, rispetto all’anno passato. Satger ha ricordato alla Sheeran come Lyndon LaRouche abbia assimilato il fenomeno odierno alla crisi iperinflattiva di Weimar, tanto che un numero crescente di politici e leader sta chiedendo una Nuova Conferenza di Bretton Woods in modo da regolare il sistema produttivo mondiale ed evitagli le noie della speculazione. Ricevendo poi una copia della rivista EIR e l’appello di Helga Zepp-LaRouche per il raddoppio della produzione alimentare, la Sheeran ha detto con un’aria di ammirata sorpresa: “Avete più giornalisti voi qui, che il New York Times!”, aggiungendo di aver assistito a più interventi da parte del LYM.

    Oltre a questo intervento, molti sono stati gli incontri con i delegati e altri interventi pubblici.

    Sono stati stabiliti così alcuni contatti: ad esempio, con un funzionario della Segreteria per la Pianificazione della Repubblica delle Filippine, entusiasta dell’idea di sopprimere l’OMC, oppure con un esponente della Coalizione Nazionale delle Fattorie a Conduzione Famigliare (NFFC, in inglese).

    Molte ONG presenti sembrano in disappunto per il modo con cui il summit sta procedendo. Un Brasiliano del FIAN, per esempio, durante un’assemblea è giunto a definirlo un “crimine contro l’umanità”. Al che, Pusch ha iniziato ad applaudire, trascinando con sé il resto del pubblico. Poi è intervenuto, dicendo: “Bene, Lei dice che questa crisi alimentare è un crimine contro l’umanità, e mi trova d’accordo; è vero, e altre persone – come Jean Ziegler – hanno espresso questo pensiero. Ora, un crimine richiede tecnicamente un’intenzione, e molti delegati hanno parlato di “politica coloniale” della liberalizzazione dei commerci e di ideologia liberista. Pensa che potrebbe svilupparsi un movimento di nazioni del mondo arretrato, così come accadde con il Movimento dei Non Allineati negli anni ’70 per far fallire le politiche imperiali dell’OMC e di simili istituzioni?” In risposta, l’uomo è stato piuttosto evasivo, dicendo: “Sì, potrebbe succedere, ma non è ancora accaduto, perché tutto si diluisce nelle solite questioni di ONG rappresentative dei popoli, di via campesina, ecc.” Ha ricevuto un po’ del nostro materiale, acconsentendo a rimanere in contatto, e contento di aver discusso con Pusch direttamente in portoghese.

  7. 7

    prometeo Says

    Si si… soprattutto: “ha suscitato in diverse parti del mondo un dibattito che si farà sentire anche alla conferenza di Roma della FAO, dal 3 al 6 giugno”

    Mi pare proprio che alla FAO si siano stracciati le vesti per questo…buah ah ah ah ah

  8. 8

    prometeo Says

    Ecco: “Presidente egiziano Mubarak, che ha condannato i biocarburanti con grande decisione, e si è concretizzata nel braccio di ferro sul comunicato finale”

    E questo ci dice chi paga Mubarak…

  9. 9

    prometeo Says

    “L’appello lanciato dal presidente dell’Istituto Schiller Helga Zepp-LaRouche lo scorso 3 maggio affinché si raddoppi la produzione mondiale di cibo”

    Questo invece ha fumato l’erba sbagliata.

  10. 10

    Leonardo, Ihc Says

    Prometeo, ho già criticato le idee salvifiche del movimento LaRouche riguardo i mutui e il sistema bancario; mi ci sono serviti tre post… Perché vogliano farsi propaganda tramite questo sito lo sanno solo loro, ma liberi di provarci.

  11. 11

    Leonardo, Ihc Says

    Spero solo che non torni l’hackero a censurare ME

  12. 12

    prometeo Says

    “Ti pareva, piangono tutti miseria, perché non anche loro, gli esponenti del settore più protetto e sovvenzionato della (è il caso di dirlo) Terra?”

    Piangere misera è conditio-sine-qua-non per diventare presidente di alcunchè. L’agricoltura Italiana come tutte le agricolture del mondo ha beneficiato di un incremento di produttività senza eguali.

    La PAC è stato l’organon attraverso cui l’UE ha esteso il controllo pubblico-socialista sull’agricoltura che è la primaria ricchezza di ogni nazione ed è vincolata ai confini poltici.

    I voti sono una falsa merce di scambio. Maggiori sovvenzioni arriveranno… perchè maggior “fiat” viene utilizzato per socializzare maggior controllo si ottiene. Maggiore è la finanziarizzazione del settore più controllabile diventa. E sopratutto… globablizzabile.

    Un buon “presidente piagnone” è un utilissimo stolto.

    In fin dei conti, il mio punto di vista è che il mercato libero non esiste affatto. E’ una fede, un ideale, un utopia, chiamalo come vuoi, ma il mercato è controllo.

    Sinceramente… io devo ancora vederlo un settore regolato dalla mano magica e potrente del mercato.

    Che senso ha la formuletta domanda-offerta se esprimo i valori in valuta e un ente può arbitrariamente alterare il valore della variabile indipendente?

    Poi quando si grida all’indebitamento pubblico, chi sono i creditori dello Stato italiano?

    I politici hanno chiesto, ma chi ha dato?

    E soprattutto, cosa hanno dato?

    E la porzione di assett che sottente a tutto il “fiat” che è stato dato, in mano chi è?

    La proporzione tra fiat è assett da che è decisa?

    Non è lo Stato, non è il pubblico che sovvenziona a debito… è l’essenza del “privato”. Il “fiat” è tutto privato. E ne esige il controllo.

    Lo Stato è un mediatore.

  13. 13

    Leonardo, Ihc Says

    Le tue posizioni sono un po’ drastiche per me, lo sai.

    Che sia mai esistito un vero mercato “libero” è abbastanza dubbio, ed è vero, quel di cui parlo io è essenzialmente un ideale, o meglio una condizione di ottimo cui si dovrebbe tendere. Il fatto che non sia realizzabile in toto perché non è verosimilmente possibile far sì che nessuno abbia un potere “maggiore degli altri” sul mercato a me non pare una giustificazione per buttare tutto a mare, ma certo deve essere una consapevolezza del fatto che si può sempre migliorare e se non si migliora si sa il perché.

    Pensare di risolvere questo limite ponendo tutto sotto il controllo di ente terzo (ma poi appunto, terzo a chi?) come uno Stato è una distorsione di pensiero. Un non-sense, dati i punti di partenza.

  14. 14

    libertyfirst Says

    Raddoppiamo la produzione di cibo!

    Anzi, citiamo in giudizio Dio perchè non fa più calare la manna dal cielo!

  1. 1

    È salita l’inflazione. Ah sì? : Giornalettismo

    […] il Doha Round del WTO è fallito. Ci possono raccontare qualsiasi cosa in TV e Radio, come che l’accordo generale era fatto ed è fallito su un fatto marginale, ma il punto, che avevo già evidenziato qui, è che era in discussione un ribasso dei dazi sui prodotti agricoli (la UE importa metà del suo consumo alimentare, quindi il risparmio per i consumatori sarebbe stato importante) in cambio di minori dazi sui prodotti industriali (che avrebbe magari aiutato il nostro export e quindi il nostro redito), e che le associazioni agricole europee si erano opposte all’accordo. Loro hanno vinto, e noi non potremo più scegliere se acquistare riso ChinChunChan o aranci Ungalabumba invece di autoctoni prodotti di (forse) miglior qualità ma più cari. […]

  2. 2

    Hanno Vinto i Feudatari at Ideas Have Consequences

    […] Il Doha Round, la serie di colloqui in sede di WTO rivolti ad incrementare il commercio internazionale attraverso la riduzione dei dazi, è fallito. Anni di lavoro buttati al vento, anni di soldi sprecati, e anni di risparmio sui prezzi azzerati. Avevo già accennato alle questioni in ballo, rintracciando anche una spia di ciò che sarebbe potuto accadere ed esponendolo su questo sito. La notizia sembrava una di quelle “minori”, ma visto l’esito dell’affare forse si può apprezzare meglio il suo significato. […]

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