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Associazionismo Mafioso vs Individualismo Meritocratico

July 21st, 2010 by Leonardo

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 di Leonardo, IHC

Mi capita di venir a conoscenza di ambiti “economici” basati sulla “conoscenza” e sulla “prossimità familiare” invece che sulla capacità lavorativa. Credo che tutti conoscano quella tal azienda piena di parenti, quello studio di professionisti da tre generazioni… insomma tutti quegli esempi di familismo che pare siano il blue print dell’economia e della politica italiane. Siccome non credo che l’attitudine allo studio di materie legali, la capacità di svolgere mansioni nella Pubblica Amministrazione o l’attitudine a lavorare in un certo settore commerciale, siano scritte nei cromosomi e geneticamente trasmissibili, deduco che l’Italia sia un Paese intriso di familismo amorale o più brevemente sia una Paese mafioso”.

La domanda però è: il sistema mafioso è vincente? Perché non è spazzato via dal puro “mercato”?


Il punto è che, se il sistema di mercato è quello metodologicamente vincente in quanto permette di massimizzare il risultato economico come utile, efficienza, e coerenza tra domanda e offerta, allora dovrebbe “buttare fuori” le imprese mafiose cioè costruite non sulla competenza bensì sulla “famiglia”. Così non sembra accadere, fino al punto che ormai abbiamo le dinastie di carrozzieri, commercialisti, dipendenti pubblici, politici. In qualche punto deve esserci una falla.

Un’impresa non basata sul “saper fare” deve essere meno efficiente. L’azienda mafiosa deve produrre meno, con minor qualità, e a prezzi più alti di un’impresa “di mercato” perché la prima non sceglie le competenze, deve accontentarsi di quelle geneticamente fornite dalla “famiglia”, mentre la seconda può acquistare le competenze. Ma se l’impresa che resta è quella mafiosa dobbiamo pensare che le aziende di mercato non possono acquistare le competenze, o forse all’interno della famiglia vengono corrisposti stipendi più bassi, creando un vantaggio per i propri prodotti, che verranno compensati con altri servizi “in natura”. Se così fosse si potrebbe pensare che l’ambito mafioso ha effettivamente un vantaggio.

In realtà qualsiasi servizio “in natura” sono comunque risorse reali distolte da altri processi produttivi, quindi costituiscono una traslazione di una inefficienza da un settore ad un altro. Andando sul nuovo settore si ripropone lo scontro tra imprese mafiose e di mercato, e si riparte da capo…

Dovremmo forse vedere l’economia mafiosa nel suo complesso come soggetta a leggi economiche microeconomiche diverse da quelle scolasticamente sconosciute e valide “sul mercato”, quindi? Cioè, le perdite di efficienza a livello basso vengono compensate da un qualche vantaggio, o minor inefficienza, a livelli più alti? Io non credo che le leggi economiche siano diverse a livello micro e a livello macro: se si hanno traslazioni di inefficienze è ben più probabile che durante i vari passaggi queste si accumulino invece di trovare compensazioni, altrimenti significherebbe ammettere che per un’economia di mercato esistono livelli ancora da ottimizzare, e questo viola la definizione stessa di economia di mercato come meccanismo massimizzante dell’efficienza operativa.

Ma allora perché le imprese mafiose restano attraverso le generazioni? È un “impossibile” economico che però abbiamo davanti!

Forse l’economia mafiosa può permettersi di prosperare con risorse “non massimizzate” perché le impiega in ambiti in realtà poco professionalizzanti. Intendo: per fare il manovale non è necessario un particolare studio, così come per gran parte delle mansioni amministrative, che hanno un contenuto alquanto “esecutivo” o “procedurale”, comportando una discrezionalità limitata e tempistiche piuttosto costrette entro binari legalmente dettati. In tali ambiti può non essere apprezzabile la differenza tra un soggetto di istruzione medio-bassa ed uno di livello elevato, mentre ciò che rileva di più è l’esperienza pratica, il sapere “come si fa qui”. Questo è un fattore che, secondo me, rileva molto in una economia che nelle ultime decine di anni è stata “protetta” dal mercato internazionale e si è evoluta molto poco. Un esempio pratico è il lavoro in una filiale di banca: per stare ad uno sportello basta una cultura ragionieristica, mentre già una cultura universitaria è sovrabbondante se non dannosa (ad esempio permette una consapevolezza su alcuni prodotti che moralmente ne può bloccare la promozione). Ma di nuovo tutto questo significa che esistono risorse da massimizzare, da sfruttare meglio, esiste una struttura produttiva “bassa” rispetto al livello delle sue risorse, quindi c’è qualcos’altro che blocca il sistema “dall’alto”.


Allora, con tutto questo, deve esistere un “buco nero” in cui finiscono le inefficienze accumulate “a salire” dall’economia mafiosa, un “buco nero” che vincola l’economia su settori incapaci di sfruttare l’intero patrimonio di competenze. La spiegazione più logica che posso trovare è la solita, lo Stato: uno Stato che decide di proteggere una italianissima manifattura invece di preoccuparsi di lasciarla fallire e sostituire dall’ingegneria elettronica, obbliga a concentrarsi su competenze inferiori a quelle disponibili, e quindi elimina un vantaggio che l’economia “di mercato” potrebbe sfruttare; uno Stato che permette compensazioni fiscali direzionali, ambiti operativi monopolistici, o ancora l’irresponsabilità delle prestazioni e la socializzazione dei relativi costi, o infine che mafiosamente applica la legge in modo asimmetrico, è uno Stato che crea i presupposti per la sopravvivenza di operatività non determinate dall’efficienza, magari perché semplicemente prossime a esponenti “di potere”, e quindi non foriere di massimizzazione del valore delle risorse, sostenendo quindi l’economicità di un agire “mafioso”.

La seconda possibilità comporta un grado di mafiosità statale più alta della prima, che comunque non la esclude del tutto. Ritengo che in Italia si verifichino entrambe le situazioni. La soluzione è sempre e comunque ridurre il dirigismo centrale, operativo e fiscale.


3 Responses to “Associazionismo Mafioso vs Individualismo Meritocratico”

  1. 1

    Franco Says

    L’articolo è un ottimo spunto di riflessione.

    Nell’economia “mafiosa” vi sono una serie di relazioni e legami – come ad esempio legami a esponenti politici, a fonti di acquisto (fornitori in nero e/o materiale contraffatto) e vendita (gestione appalti poco trasparente) – che si perpetuano di padre in figlio. Dando un illecito vantaggio competitivo che forse più che compensa le altre inefficienze.

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    Il che è un’altra buona ragione per ridurre il potere dello Stato in materie economiche e fiscali

  1. 1

    Meritocrazia e Moralismo – Dalle Scorie a IHC at Ideas Have Consequences

    […] Anzitutto propongo questa riflessione: se attraverso una selezione “sessuale” si permette l’ingresso in un settore, in particolare in politica, di soggetti effettivamente competenti, dovremmo porci qualche problema morale? Io temo di no. Allora dovremmo ragionare se le ragazze selezionate per i vari settori siano effettivamente adatte, ed il problema dovrebbe venir fuori solo nel caso di risposta negativa e per i settori dove non esiste un meccanismo di “punizione” delle scelte sbagliate. In tal caso io lascerei stare la televisione privata, mentre qualche problema andrebbe posto per la televisione pubblica perché attinge a risorse economiche per via politica (diciamolo meglio: coercitivamente tramite il canone). Il punto, temo, sia lo stesso che ho espresso già qui su IHC: ma il cosiddetto “merito”, termine che dovrebbe sottintendere “competenza tecnica”, serve veramente in questo paese? Rispondere a questa domanda permette anche di chiarire il perché sia possibile che dipendenti pubblici si permettano anche solo di “presentare” famigliari o “amiche” a coprire certi ruoli. […]

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