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Austriaci e Austro-Manichei, Dov’È il Confine?

September 27th, 2012 by Leonardo

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di Silvano, IHC

Ho letto un recente post su VonMises.it con i relativi commenti. L’oggetto del pezzo è l’ipotesi di una costituenda Unione Bancaria europea. Forse sarebbe meglio dire che l’incipit è l’Unione Bancaria: nel giro di qualche paragrafo il tema diventa “un altro mondo è possibile” e riprende la retorica manichea di chi spacca tutto in due: mercato vs Stato, individuo vs società e così via discorrendo. È un modo di procedere comune a chi ha un marcato bias ideologico e si colloca ad una delle due estremità dello spettro politico (mea culpa: lo faccio anche io a volte).

 

Personalmente concordo con la “aspirazione a un’assai maggior responsabilizzazione delle istituzioni finanziarie, che le veda finalmente resistere alla diabolica tentazione di continuare a stringere patti con i governi, e al contempo libere di fare investimenti sbagliati e patirne le conseguenze, ma anche di farne di giusti e goderne i benefici, senza dover dire grazie alla politica” con cui l’autore chiude il pezzo. Ma non è questo che mi interessa sottolineare. Quello che intendo far rilevare è come le analisi portate avanti a colpi di dicotomie siano alla lunga vacue e finiscano in lodi più o meno sottointese di un assetto sociale ai limiti dell’irrealtà. Che si tratti di un ipotetico libero mercato immerso in un vuoto istituzionale o un vetero socialismo poco importa, il modus operandi è il medesimo. Cambia il segno ma il valore assoluto della vacuità solitamente finisce per essere identico.

Prendiamo il caso dell’Unione Bancaria. Il razionale della proposta è di superare l’attuale frammentazione su base nazionale dell’attività bancaria nell’area Euro e creare un mercato unico del credito maggiormente integrato. Più che di un ulteriore livello di regolamentazione si tratta di un’opera di razionalizzazione: sostituire diciassette legislazioni con un quadro unitario geograficamente speculare a quello dell’unione monetaria. L’idea prevede anche la creazione di un qualche meccanismo di risoluzione per liquidare gli istituti insolventi ed un meccanismo di vigilanza comunitario anziché nazionale.  Tutto questo non è certo un’orgasma di liberismo e possiamo anche confidare che alla fine tra negoziazioni politiche e lobbying la UE produca il solito polpettone. Ciò non toglie che un mercato maggiormente integrato sia preferibile allo status quo. Se gli Stati Uniti avessero 50 legislazioni bancarie sarebbero più “market friendly” di ora? Ad essere sinceri, il fatto che i singoli Stati americani conservino ancora alcune prerogative in fatto di branching e regolamentazione delle banche locali è solitamente oggetto di critica da parte dei liberisti e non vedo perché altrettanto non debba valere nel caso dell’Unione Monetaria Europea.

Ma gli errori principali in cui è facile incorrere quando si tende a spaccare il mondo con l’accetta dividendo i buoni dai cattivi a mio avviso sono due:

·         pensare al libero mercato come ad un qualcosa che si evolve nel più totale vuoto istituzionale;

·         assumere implicitamente l’esistenza o anche la plausibilità teorica di un libero mercato dove i player economici rinunciano propria sponte a qualsiasi iniziativa politica.

Sul primo punto dico semplicemente che etichettare come regolamentazione “invasiva” o “innaturale” qualsiasi norma tendente a definire un quadro giuridico uniforme anche quando sono ragionevolmente soddisfatti i requisiti di impersonalità ed astrattezza è ridicolo. La definizione di un meccanismo di risoluzione per gli istituti di credito insolventi è una regolamentazione così come sono regolamentazioni il diritto fallimentare e quello societario. Non esistono delle procedure concorsuali “naturali” o spontanee conoscibili aprioristicamente. Anche all’interno degli ordinamenti basati sulla common law possiamo riscontrare procedure maggiormente orientate al creditore (Regno Unito) e procedure maggiormente orientate al debitore (USA). Sinceramente non credo abbia un gran senso pontificare su quale delle due sia frutto del “mercato” e quale dello “Stato” trattando i due concetti in modo quasi antropomorfo. Le norme sono il frutto di un processo evolutivo fatto di prove ed errori. Nel caso specifico per un liberista i principi guida devono essere quelli di massimizzare l’internalizzazione dei costi e dei rischi minimizzando le esternalità negative di carattere sistemico. La declinazione di questi principi nella realtà per forza di cose ha dei caratteri di contingenza, perfettibilità ed è influenzata dell’agire politico (agire politico che vede tra i protagonisti gli stessi soggetti regolati).

Per quanto riguarda il secondo punto direi che il vecchio adagio di Adam Smith secondo cui gli uomini di affari quando si riuniscono lo fanno per tramare contro la libera concorrenza e quindi contro il bene comune mantenga una sua attualità. Sono secoli ormai che i banchieri fanno sesso con politici e regnanti di turno. È così da ancora prima che esistessero sia lo Stato nazione moderno che il central banking come lo conosciamo adesso. Salvo peccare deliberatamente di ingenuità conviene assumere che ciò sia il frutto di una tendenza connaturata e non di una serie di accidenti storici. Prendere atto che non esiste una soluzione “chiavi in mano” a quello che Zingales ha elegantemente definito “il problema delle esternalità politiche del potere economico” è un gesto di sano realismo.

Per implementare perfettibili miglioramenti marginali non basta criticare è necessario sporcarsi le mani anche con proposte di policy non necessariamente ottimali sul piano teorico. Purtroppo devo riconoscere che da parte austriaca c’è una tendenza eccessiva ad abusare della “controfattuale anarco-capitalista”. Ovvero a chiudere ogni argomento sostenendo che nel vero mercato non adulterato senza Stato (qualunque cosa ciò voglia dire) i fatti si sarebbero svolti diversamente. Ok incentivi distorti distorcono i risultati, ma per il futuro che facciamo? Pontifichiamo sull’Aventino sparando soluzioni irrealizzabili gareggiando a chi è più puro o rinunciamo allo splendido isolamento con tutto quello che ne consegue?

 


4 Responses to “Austriaci e Austro-Manichei, Dov’È il Confine?”

  1. 1

    Leonardo Says

    Non ho letto il pezzo sul Mises. Per criticare quel pezzo dovrei farlo, e capire se il taglio è un discorso teorico generale o se è più applicato al caso Vigilanza UEM. Nel primo caso c’è poco da criticare: si ragiona di paradigmi e vale che la “controfattuale anarco-libertaria” funziona come paradigma, come bussola, per una prospettiva di lunghissimo (eterno?) periodo. Se il discorso voleva essere una valutazione di politica economica, allora Silvano avrebbe molta ragione.

    Silvano parla di uno scontro tra l’iperuranio e la contingenza. A volte si dovrebbe iniziare gli articoli dicendo “questo è un post di politica economica” o “questo è un post di economia politica”, e si risolverebbe il problema.

    La Vigilanza bancaria unica europea tutto sommato mi pare il minore dei mali, se non altro perché doveva essere così dall’inizio della UE e perché le vigilanze frammentate sono state finora solo viatici di influenze politiche nazionali (non che cambierà molto con la BCE, ma alla fine la normativa faceva sempre riferimento a quella comunitaria, quindi se non è zuppa…). Il problema della Vigilanza per me è da collegare con il generale problema del rapporto tra debiti pubblici e sistemi bancari ormai burocratizzati e de-azienalizzati, ma ne è effetto non causa.

    Se sia meglio UNA giurisdizione invece che 27 (o 50) si può discutere: su certe materie (proprietà privata in primis) DEVE essercene una, su altre forse esistono spazi di “concorrenza amministrativa” per cui si lasci agli enti scannarsi per attirare attività economica (chiaramente, una volta ridotte le competenze degli enti statali).

  2. 2

    Andrea Says

    Ma si può rianimare uno zombie?
    Mi avete risposto, altrove, che si tratta solo di capire se il sistema schianterà di colpo o piano piano.
    Nel frattempo non vorrei ritrovarmi cadavere.

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    Nel lungo periodo saremo tutti morti… per fortuna

  4. 4

    Silvano Says

    – L’Unione Bancaria riguarda il framework giuridico e istituzionale. Che c’entra con il rianimare lo zombie, quella è policy monetaria / fiscale.

    – la controfattuale anarco-capitalista nel lungo periodo è una controfattuale più politico-istituzionale che economica. O quantomeno spuria, dato che il rispetto dei diritti dei proprietà e l’enforcement dei contratti (giusto per citare un paio di elementi non banali) è – a voler essere buoni – “controverso” nell’ipotetica società anarchica.
    Senza considerare tutti quelli per cui la controfattuale rappresenta l’economia del doblone d’oro. Tra l’altro per secoli il mercato delle securities si è sviluppato come mercato dei titoli di stato (vedi i Consols inglesi), delle rendite governative (ex. Venezia e Firenze dal ‘300 in poi), o al più di società private monopoliste per il commercio estero (Compagnia delle Indie). Fino al XIX-XX secolo la negoziazione delle società per azioni era estremamente ridotta (soprattuto in termini di volumi comparati). Vogliamo dire che l’infrastruttura giuridica e legislativa di base che si è sviluppata nel mercato dei titoli sovrani (cioè il primo scheletro dei mercati finanziari moderni) è un fenomeno “statalista”? Ha qualche senso chiedersi come sarebbero andate le cose se non fosse esistito per 4-5 secoli il mercato dei bond prima dell’azionariato diffuso?

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