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Bagnai e i Cambi Bagnati

March 13th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Un mio gentilissimo follower, Roundmidnight (@Certainregard), mi ha suggerito il pezzo di Bagnai “Svalutazione e salari (ad usum piddini): il mio 25 aprile. Di Bagnai è già stato detto qualcosa su IHC (si vedano i n.4 pezzi di Walter a cominciare da qui), ma forse non abbastanza (era più una scusa per parlare della difesa DeSotiana all’euro). Le veloci riflessioni suggerite dall’amico twittante, la non estraneità di Bagnai su IHC, e il fatto che siano giorni che piove e mi son bagnato interamente le scarpe rischiando l’ennesimo raffreddore, mi spingono ad approfondire un poco l’analisi di chi si chiama Bagnai.

 

Il pezzo dell’economista ruota su due considerazioni da confutare: la svalutazione del tasso di cambio porta inflazione, e l’inflazione è la più iniqua delle tasse.

Partiamo con la relazione tra svalutazione e inflazione. In realtà la critica di Bagnai verte sull’idea che la prima comporti la seconda in pari misura: un 20% di svalutazione del tasso di cambio (ad esempio perché l’Italia abbandona l’euro e torna alla lira o al ducato di panforte), si dice, causerebbe un 20% di inflazione dei prezzi. Mostrando un po’ di grafici storici del tasso di cambio effettivo reale (cioè pesando le valute per i volumi di commercio) e dell’indice dei prezzi al consumo, Bagnai mostra che così non è stato, che nei momenti di svalutazione (in realtà i grafici includono sia le svalutazioni ex SME – cioè provvedimenti amministrativi – che normali fasi di deprezzamento di mercato) i prezzi si sono mossi ben meno, che in realtà i prezzi hanno un andamento molto smooth che non c’entra nulla con la volatilità dei cambi, e che addirittura si hanno episodi inversi. L’economista spiega che il tasso di cambio è una delle variabili che incidono sui prezzi, non necessariamente la più importante, e che infatti la storia ci dice di non preoccuparci. Tra le varie cose di quell’articolato pezzo – che invito a leggere, chiaramente – c’è anche la giusta osservazione che nella storia le svalutazioni sono intervenute per correggere le conseguenze di un’inflazione dei prezzi già occorsa, e non il contrario; tra l’altro, dice sempre lui, l’inflazione nasce sul mercato del lavoro ed è di quello che si deve ragionare.

L’articolo poi passa a confutare che l’inflazione sia la peggiore delle tasse, mostrando come con l’avanzare dell’euro gli stipendi abbiano progressivamente frenato la propria crescita reale nonostante la produttività abbia continuato a crescere, fino alla attuale divergenza (produttività che cresce e stipendi che scendono). Ergo, l’euro – che mima un sistema di cambi fissi tra Stati – non protegge il potere d’acquisto e creare le forme di depauperamento peggiori. Tanto meglio tenersi la lira e svalutare, quindi, perché questo si scarica poco sui prezzi (passthrough), aiuta la competitività quindi la produzione e l’occupazione, e fa salire gli stipendi in termini reali.

 

Walter criticava Bagnai già definendolo Keynesiano. In effetti uno che continua a parlare di stimolare questo e quello, di manovrare il valore della moneta, di capacità produttiva inutilizzata eccetera un Keynesiano è. Ma non credo che sia il difetto peggiore di Bagnai: il vero punto è che più che un economista è un econometrico, e che quando sembra parlare di economia politica in realtà sta ragionando di politica economica (e a volte anche poco economica).

Secondo me, e sperando che Bagnai non mi riversi addosso una pletora dei suoi dotti e creativi improperi (questa abilità e le conoscenze teorico-musicali me lo rendono in realtà simpatico), l’analisi che Bagnai svolge sconta alcune debolezze (o astuzie): 1) retoriche 2) teoriche 3) metodologiche e 4) epistemologiche.

 

1) Debolezze (o astuzie) retoriche

Da una parte Bagnai ben dice che fissarsi sul tasso di cambio come origine dell’inflazione è sbagliato, ma dall’altra calca fin troppo la mano e spesso pare che neghi del tutto che un nesso di causa effetto esista. Nella sua testa ha ben presente la differenza tra “una causalità tra varie” e “assenza di causalità”, ma il modo in cui richiama i risultati porta a concludere per la seconda versione e non la prima. Se una causalità esiste, ha senso solo retorico dire “freghiamocene”.

Un’altra debolezza – o astuzia – è l’aver risposto al problema dell’iniquità dell’inflazione con un enorme “colapristi come se fosse antani?”. La risposta di Bagnai è infatti sì una risposta ma a una diversa domanda. L’inflazione resta la peggiore delle tasse. Che l’introduzione dell’euro possa aver comportato altri problemi è un altro paio di maniche: che A possa esser più o meno dannoso di B non implica che l’uno o l’altro non sia più dannoso.

 

2) Debolezze (o astuzie) teoriche

Astutamente – giacché non è un idiota – mentre dice che esistono anche “altre variabili”, Bagnai confronta comunque le evoluzioni “contemporanee” di cambi e prezzi. Questo è in realtà un errore (o una furbata) perché ben si sa che una qualsiasi politica economica non ha effetti immediati, e che quindi la relazione andrebbe valutata con un qualche lag (il risultato statistico sono sicuro sarebbe comunque schifoso perché esistono altre variabili e sicuramente si hanno problemi di stazionarietà delle serie storiche – problema statistico). Oddio tutto sommato Bagnai è un Keynesiano, probabilmente ragiona anche su funzioni di produzione “immediata” o “atemporale” cioè trascurando i problemi di lunghezza del processo produttivo, ed è un econometrico abile a sistemarsi i conti modellando i dati su serie ARCH (cioè con modelli in cui alcune variabili dipendono dalla volatilità passata delle stesse, soluzioni che avrebbero bisogno di spiegazioni economiche che vadano oltre il semplice “così torna”). È un po’ come cercare di comandare una sonda su Alpha Centauri e lamentarsi che questa sembri non rispondere quando in realtà il segnale pur alla velocità della luce ha da mettercene di tempo per arrivare lassù e pure per tornare indietro.

 

3) Debolezze (o astuzie) metodologiche

Utilizzare i dati del passato per estrapolare leggi universali è, detta semplicemente, una cazzata bella e buona. Come detto altre volte, Menger ha già adeguatamente strapazzato sul punto Schmoller e forse basterebbe fermarsi qui. La questione importante è che il dato storico va considerato all’interno di quel contesto storico: ha senso dire che le caratteristiche dell’economia comportano un passthrough di 0,5 (un punto di deprezzamento del cambio implica mezzo punto di crescita dei prezzi) e che esistono altre variabili come la struttura produttiva, la tecnologia, la struttura degli scambi internazionali, i vincoli istituzionali alla produzione o alla contrattazione salariale, la struttura competitiva mondiale, il regime monetario esterno e quant’altro vi possa venire in mente che possono perfino azzerare l’effetto finale sui prezzi, ma avrebbe ancora più senso rimarcare che QUELL’effetto storico è conseguente a QUELLE condizioni storiche, e che tali condizioni andrebbero confrontate con QUESTE che si hanno oggi. Ed allora si potrebbe scoprire che il mondo è entrato in un’epoca detta “great moderation” su cui ancora si indaga (per alcuni cancellerebbe qualsiasi presunto merito dell’Inflation Targeting), o che giusto in mezzo all’Asia si è piazzata un’enorme fabbrica a bassi costi, o che l’occidente è stato invaso da manodopera ma anche merci a buon prezzo, o che in Europa si ha un’area monetaria con forti divergenze macroeconomiche e produttive ma anche sistemi di perequazione reddituale – con quel che ne consegue – anche sovranazionali, o che l’ultimo salto tecnologico è ancora alla fase di sconquasso ed ha ancora da maturare, o che il welfare occidentale si sta provando in larga parte insostenibile come i conti pubblici… Tanto per dirne una: ma chi ci assicura che stimolando le imprese esportatrici attraverso una svalutazione, queste creeranno occupazione in Italia e faranno crescere gli stipendi reali, quando all’esterno c’è una miliardata di asiatici pronti a lavorare per due spiccioli e la manona pesante della spesa pubblica potrebbe esser sul punto di venir mozzata? Trasporre i dati degli anni ’70 nel mondo di oggi dimenticando il contesto mi pare il peggiore degli errori.

 

4) Debolezze (o astuzie) epistemologiche

L’economista, che fa economia politica, dice che esistono certe variabili che comportano certi effetti, e che magari la combinazione di tutte le variabili può creare un certo risultato o anche l’opposto a seconda delle condizioni. Stante la specifica delle condizioni, le leggi di fondo restano valide sempre e comunque: una manovra crea certi effetti positivi e negativi, un’altra manovra ne crea altri. Il politico, che fa politica economica, attribuisce un valore appunto politico (per qualcuno è assoluto, per me è soggettivo e vale quanto il mio personale giudizio) a questo o quell’effetto positivo e negativo, li pesa, e poi sentenzia “questa soluzione è quella politicamente migliore”. Perfetto. Bagnai alla fine fa questo: definendo alcune alternative ne presenta le caratteristiche e ne pesa politicamente le conseguenze per concludere che è meglio aver una moneta propria e svalutare invece di tenersi l’euro. Legittimo. Ma nel far questo lavoro politico-economico veste la sua analisi di una parvenza economo-politica, con qualche punto debole come detto sopra, per cui leggendo si ha l’impressione di aver davanti un economista che fa teoria economica e non un econometrico che propone una ricetta politica. Al netto di quanto sopra, l’articolo in realtà ci dice che la svalutazione ha il merito di stimolare l’economia (soprattutto il bilancio degli esportatori) ma ha comunque un costo (il passthrough è inferiore a 1 ma non è zero) che viene nascosto da altri fattori qui non indagati. In altri termini, paghiamo comunque lo stimolo, perché senza l’inflazione sarebbe comunque minore e quindi maggiori gli stipendi reali. È chiaro cosa Bagnai preferisca, ma qui siamo già oltre l’economia: siamo nella politica.

 

Insomma, l’analisi sui tassi di cambio di Bagnai andrebbe “asciugata” perché è alquanto “impregnata” di un certo approccio allo studio dell’economia nonché delle finalità politiche della stessa. Non è una brutta analisi, è un gran lavoro, ma è un lavoro di quelli che devono costringere a scavare sia nella teoria che nei dati per arrivare a una conclusione più logica del banale “la svalutazione non crea inflazione, anzi la abbassa e alza pure gli stipendi”. Bagnai non è stupido, anzi, ma è anche molto furbo.

 


33 Responses to “Bagnai e i Cambi Bagnati”

  1. 1

    Ivan Says

    Riguardo al contesto storico della svalutazione: lessi su un blog che il 90% delle materie prime, ora, è in mano a grandi oligopoli che nel famigerato ’92 non esistevano neanche (ma non saprei dire se è vero oppure no). Insomma, peggiorerebbero la situazione dal punto di vista dell’importazione di materie prime (e noi importiamo solo), ergo enormi costi da sostenere in più.

    Allo stesso modo, sosteneva come lo stesso modello di produzione sia cambiato: ora parte della filiera è all’estero, pertanto importare semi-lavorati anche qui comporterebbe un maggiore costo (e prima appunto i Cinesi non c’erano). E questo invece è lapalissiano.

  2. 2

    Leonardo Says

    Sì ma vallo a dire a lui… Capisci perché a volte qui ci facciamo dei rasponi micidiali sulla differenza tra leggi “esatte” e leggi “empiriche”?

  3. 3

    Silvano Says

    Lo sai che simpatizzo con la diagnosi di Bagnai, ma devo dire sei andato meglio del Prof. Bisin di NoiseFromAmerika che ha scritto un pezzo “I negazionisti dell’euro” http://noisefromamerika.org/articolo/negazionisti-euro che si è rivelato una mezza supercazzola come venuto fuori progressivamente nella lunga serie di commenti.

    Il suo blog è “dedicato” alla dissoluzione dell’euro, ogni pezzo a carattere più teorico è finalizzato ad aggiungere un mattoncino alle argomentazioni / o rispondere alle obiezioni, quindi in questo senso sostiene una policy e lo fa in modo esplicito.

    Ora io e te al netto delle differenze lo sappiamo che l’euro non è un OCA e l’Unione è un progetto dirigista dove anche le lobby finanziarie hanno una calda rappresentanza. E lo dice anche Zingales che è stato costruito “in modo criminale” (parole sue). Però i politci ci hanno speso un capitale non indifferente (qualcuno da noi disse “guadagneremo un giorno in più, lavorando un giorno in meno”..), lo hanno usato come scusa per ogni provvedimento e adesso in un’area dove persistono rigidità interne devono spingere una deflazione dei salari con ovvie conseguenze elettorali. Inoltre un buon numero di “economisti” da prima serata (e in Italia lo sai quanto basta per essere definiti così..) di macroeconomia, economia monetaria e economia internazionale ne sanno onestamente poco e quindi trovo Bagnai interessante. Questi proto-bocconiani che spiegano a Ballarò o da Gad Lerner gli effetti di una svalutazione alla plebe ragionando con modellini da equilibrio parziale microeconomico devono sperare di trovarsi contro la Napoleoni, fenomeni da baraccone come Barnard o eterodossi alla Brancaccio_di_cane. Altrimenti un qualsiasi decente macroeconomista può asfaltarli “just for fun” rimanendo nel mainstream.

  4. 4

    Ivan Says

    @Leonardo
    Non pubblica i commenti che lo mettono in difficoltà, anche a discussione proceduta. Onestà intellettuale di Bagnai è pari a 0.
    Chicca: da Paragone all’UltimaParola, Fassina gli disse “vorrei sapere se fossi Ministro dell’Economia cosa faresti” e Bagnai “Dammi tempo, dammi tempo”.

    @Silvano
    Ma sinceramente c’è poco da apprezzare in Bagnai: in qualsiasi libro di economia accademico recente c’è scritto che l’Euro non è un Area Valutaria Ottimale per le ragioni tanto decantate.
    Vogliamo poi parlare del complottismo tedesco? Cioè che i tedeschi nel segreto di qualche stanza hanno ordinato un piano malefico per impoverire il mondo?
    Sarà anche bravo ad essere sempre preciso, ma il suo punto di vista è decisamente dipendente dalle sue ideologie, ovvero sindacaliste e complottiste.

  5. 5

    Leonardo Says

    @Silvano

    Be’ sappiamo tutto quel che dici ma sappiamo anche che una Banca Centrale non è strategicamente indipendente, e che nel caso italiano questo costituisce un rischio che pesa in forma di tassi. Pur con la scusa dell’euro di una ipoteticamente teutonica BCE l’Italia è riuscita a buttare a mare quel che c’era di buono, figuriamoci senza.
    In ogni caso, e parlando in generale, al tempo (ora non ho voglia di ritrovare il post su IHC) scrissi che prima di fare un Euro andava fatto il Calabro (intendendo monete per aree sub-nazionali). Oggi direi che non basta nemmeno quello, perché il problema resta il monopolio di una moneta su una certa area geografica. Servirebbe non solo il Calabro, ma pure che in Calabria ci fosse libertà di pagare nella valuta che ci pare (lì e ovunque).
    Intendo, l’idea che mi sto formando, è che non basterebbe nemmeno una lira da svalutare (sapendo che post svalutazione sarebbero uccelli paduli enormi, peggio di ora), perché sarebbe sempre una moneta “imposta” su una certa area. Non risolve nulla. La via d’uscita è un sistema moentario concorrenziale tipo Hayek (che non verrà mai fatto), in assenza non credo che una lira sarebbe superiore – al mondo d’oggi – all’euro

  6. 6

    Claudio Says

    Bello l’articolo, ma sopratutto il punto 4) che mette in chiaro alcune cose che altrove (NFA compresa, come nota Silvano) non hanno il giusto peso. E cioè il fatto che la teoria economica può dirci qualcosa tipo “la moneta unica tra Germania e Grecia, in certe condizioni, è una cazzata” e questo ce lo poteva dire già nell’89, nel ’96, nel 2002 come nel 2013; mentre cosa fare oggi è una decisione eminentemente politica (e anche fare l’€ fregandosene della teoria economica è stata una decisione di pura politica ) che dipende da come valuti le conseguenze. Bagnai fa politica fingendo di fare economia: dal suo punto di vista ha anche senso. In un’Italia che esce dall’€ vuoi che non si trovi un posticino di riguardo per il fine ideologo che ci porta fuori dal guano a colpi di verità assolute…

    Però parliamoci chiaro, tutta la teoria economica così come la presenta Bagnai ha intrinsecamente una funzione politica. Dopotutto parte così già nell’intestazione del blog:

    ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più

    che è anche vero, per carità, ma ti predispone a vedere l’economia come eterna lotta tra parti, se non come bellum omnium contra omnes.
    Ma lo scambio nasce prima di tutto perchè ci sono preferenze individuali diverse che possono conciliarsi e avvantaggiare entrambe le parti allo stesso tempo, e questo avviene ogni giorno, per fortuna. Se ci guadagnasse uno solo gli scambi avverrebbero solo col mitra puntato. Perchè dico questo? Perchè secondo me se parti da una visione del genere dell’economia, e quindi della vita, per forza poi ti ritrovi a parlare dei tedeschi imperialisti e di noi italiani che poveretti stavamo così bene finchè non è arrivato l’invasore a toglierci la stampante. Se tutto è solo una lotta a sopraffare l’avversario quello che serve è un condottiero, e son convinto che Bagnai si vedrebbe benissimo come dux delle italiche folle. A quel punto tutti gli altri problemi pluridecennali che abbiamo per forza passano in secondo piano: per capire e magari risolvere quelli serve conoscere l’economia (vera) e la società, mica basta essere politici econometrici astuti e retoricamente superdotati.

  7. 7

    Silvano Says

    @Ivan: “lessi su un blog che il 90% delle materie prime, ora, è in mano a grandi oligopoli che nel famigerato ‘92 non esistevano neanche (ma non saprei dire se è vero oppure no).” Te lo dico io: non è vero. A meno che tu intenda affermare che nei ’90 NON c’erano la British Petroleoum, l’Exxon, la Shell, l’ENI, la Cargill, la Rio Tinto, l’Alcoa, la BHP Billiton, etc. e il mercato delle commodities era un mercatino da concorrenza perfetta neoclassica. Ma in questo caso è inutile rispondere.

    Empiricamente: l’effetto sulla bilancia dei pagamenti dipende dall’elasticità del reddito all’Import e all’Export (condizione delle elasticità critiche o di Marshall – Lerner). Per l’Italia (e non solo) è sempre valsa e vale tuttora, stando anche ai più recenti paper sul commercio prodotti dalla Commissione Europea. Più in generale nella nostra esperienza storica cambi fissi hanno prodotto incremento dei cambi reali (RER), le svalutazioni non hanno fatto altro riportare le ragioni di scambio a fluttuare attorno all’equilibrio anziché muoversi unidirezionalmente verso deficit strutturale. Non abbiamo mai avuto decadi “cinesi” di crescita export-led con avanzi strutturali, nemmeno durante il miracolo economico quando eravamo i cinesi d’Europa per costo del lavoro, ma tassi di cambio reali hanno sempre colpito negativamente la nostra manifattura.

    @Claudio: Guarda, non è necessario parlare di “imperialismo teutonico” né aderire a qualche view ideologica sinistrorsa. Basta assumere quella che leo simpaticamente definirebbe una “perniciosa lobby degli esportatori” abbastanza grande e forte da chiedere e ottenere quelle che in regime di moneta unica finiscono per essere politiche “beggar thy neighbour” a carico anche della fiscalità generale (vedi gli sforamenti del deficit tedesco ben prima dello scoppio della crisi e mettili se vuoi in relazione a misure di corporate welfare). Basta pensare alla politica monetaria a taglia unica che ha portato i tassi di interesse reali a livelli negativi nei paesi più colpiti dalla bolla immobiliare e mettili se vuoi in relazione a quanto si sono indebitati i rispettivi governi per salvare le banche. Il punto, al di là di tutto, è quanto sia possibile fare le riforme giuste all’interno di istituzioni sbagliate. Ma sbagliate sotto tanti punti di vista. Intendiamoci: la fisica non mi impedisce di fare Arezzo – Monte San Savino in autostrada contromano, ed in teoria la distanza è pure la stessa, ma in pratica divento una poltiglia ferrosa alla terza curva.

  8. 8

    Claudio Says

    @Silvano

    1)Si, ma allora se ‘sti industriali tedeschi ci guadagnano così tanto perchè salta fuori un partito nuovo “anti-euro” con dentro professori di economia (che non penso siano nazisti della serie “pura razza ariana, vi distruggeremo comunque”) e sopratutto niente meno che l’ex presidente degli industriali stessi? Perchè l’opinione pubblica tedesca sembra essere forse forse quella più scettica sulla moneta unica? (e di fatto lo era anche prima che l’€ entrasse in vigore) Son scemi? Masochisti? Tutti “austriaci” in incognito travestiti da tedeschi (tanto la lingua è quella)?
    E’ questo che non mi quadra. Non riesco a vederci un disegno, resto convinto che se fosse stato solo per i tedeschi l’euro non si faceva. E non ho nessuna simpatia per la Germania, mai avuta. I francesi li detesto e gli inglesi li ammiro, ma i tedeschi non mi hanno mai fatto nè caldo nè freddo specie fino a tre anni fa e ad eccezione delle partite di calcio.

    2)Che sia pressochè impossibile fare le riforme all’interno di istituzioni europee sbagliate come quelle attuali è vero. Ma vedendo e sentendo chi è che propone di uscirne penso che una volta che ne siamo fuori possiamo levare il “pressochè”. Tutto qui.

  9. 9

    Ivan Says

    @Silvano
    Sul petrolio sì, son le stesse multinazionali. Ma non so se lo stesso possa valere per i minerali, legname ecc.
    Ad esempio la BHP Billiton che hai citato è nata dalla fusione di due multinazionali solo nel 2001. Ho avuto delle riserve su quella affermazione infatti perché non sono informato in materia, però qualche equilibrio in 20 anni sarà pur cambiato.

    http://www.ice.it/statistiche/Materie_Prime.pdf
    Questo report tratta approfonditamente il tema dell’import di materie prime, dal 2004 la bilancia è negativa.

    Il fatto che la nostra manifattura abbia patito il tasso di cambio reale, è dovuto proprio all’inefficienza del tessuto industriale e alla appetibilità dei prodotti.

    Inoltre, chiedo perché non saprei: rispetto al 1992, quanto produciamo in meno prodotti a basso contenuto tecnologico, e quanto negli anni di grassa hanno contato a livello di produzione?

  10. 10

    Silvano Says

    @Claudio: l’Italia non è popolata da esserini nasty, brutish and short che necessitano di una guida ariana dai capelli biondi e gli occhi azzurri. Dal 1948 in poi nell’arco di quattro decenni, inclusi i ’70 e gli ’80 siamo passati dall’analfabetismo di massa e il latifondo all’essere la settima potenza industriale. E’ un salto quantico di reddito reale pro-capite per cui non ha senso prendere tutto il passato (o ampi segmenti di esso) e definirlo un’eredità “insostenibile”. Può essere diventato insostenibile una buona parte dell’ordinamento fiscale, previdenziale e giurico in modo tale da non poterci consentire di mantenere il trend seguito dalle altre economie mature – e certamente lo è. Può essere degradato il livello della ns spesa in istruzione, ricera e sviluppo ad un livello da non consentirci ci competere nell’economia della conoscenza – e certamente è così. Può essere che senza una politica proattiva verso l’immigrazione qualificata e la famiglia, la demografia e l’invecchiamento ci condannino – e questo è perfettamente plausibile con tutti i modelli di crescita. Ogni paese storicamente ha vissuto il proprio percorso di sviluppo seguendo tappe non lineari sicuramente meno belle e linde delle equazioni dei modellini macroeconomici di qualsiasi scuola. Tant’è: Nirvana is better than Earth, direbbero gli inglesi, su questo non si discute. Ma – nonostante stiamo vivendo questo momento politico in preda ad una certa demenza senile – il nostro benessere per quanto in declino non è frutto di puro culo, della serie tutti salivano e noi, anche se etnicamente inferiori, siamo saliti lo stesso.

  11. 11

    Claudio Says

    @Silvano
    “l’Italia non è popolata da esserini nasty, brutish and short che necessitano di una guida ariana dai capelli biondi e gli occhi azzurri”

    Ma ci mancherebbe altro! Non mi sembra di aver scritto niente di tutto ciò, manco velatamente. Nessuno (almeno, non io) dice che l’Italia è diventata quel che è diventata “per puro culo”. Mancherei di rispetto ad almeno due generazioni che mi hanno preceduto, ma sopratutto sarebbe una pura falsità storica.
    Io ho solo detto che OGGI, se mi guardo intorno vedo una colossale quantità di merdaglia ideologica di vario genere e temo che questa, se si venisse al dunque (tipo uscita dall’€) potrebbe prevalere agilmente sulla parte sana del paese, la quale, fosse anche maggioritaria (ma ho timore che non lo sia più), non ha una filosofia, una visione in cui riconoscersi e allora è probabile che finisca tra le braccia di Bagnai, o anche in roba peggio di lui. E a quel punto c’è l’Argentina. A andar bene.
    Poi può darsi benissimo che nel momento dell’emergenza verrebbe fuori la capacità italiana di reagire e di adattarsi, io non son qua a far profezie nè a dar giudizi.
    Malgrado tutto credo che negli anni ’90 -con la forma mentis attuale, nella realtà ero alle elementari- sarei stato contrario all’€ (anche solo per fare il bastian contrario). Cioè, io non c’ho proprio NESSUNA fascinazione per il vincolo esterno di per se. Ne faccio una pura, schifosissima questione di circostanze. Mi garantissero che usciamo dall’€ e te diventi governatore di Bankitalia e Leonardo P.d.C. (o all’inverso, fate voi) sono pronto perché accada domattina :-)

  12. 12

    Silvano Says

    Sì anche a me impressiona la facilità con cui la gente possa affidarsi salvificamente a programmi politici da ca$$ari professionisti. Guardiamo il lato positivo della vicenda: è meglio che succeda in Italia. In Germania l’ultima volta che hanno messo un imbianchino austriaco a capo del governo non è andata molto bene…
    Però se continua così rischiamo di arrivare a tre milioni di disoccupati, e con la pancia vuota si ragiona male. Non so se ce li possiamo permettere.

  13. 13

    Christian Says

    “già nell’intestazione del blog:

    ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più”

    Quella citata mi sembra una visione della realtà molto limitata; come dire che un’automobile è un telaio con un motore e quattro ruote e spacciarla per definizione esatta di un’automobile: non si dicono cose inesatte ma la definizione non è vera.
    Premettendo come sempre che sono assolutamente ignorante della materia economica, da quel poco che ho capito io riscriverei la frase cosi:

    ogni scambio presuppone l’esistenza di più parti, con interessi concorrenti: ciascuna parte vuole ricevere qualcosa che reputa avere più valore di quello che cede.

    Se ho detto un’eresia me ne scuso.
    saluti

  14. 14

    walter Says

    Arrivo tardi, provo a recuperare :)

    @ Silvano e Claudio: Credo che la lobby degli esportatori esista non solo in Germania (e sia stata una delle lobby più forte pro euro)ma in ogni paese in cui una banca centrale tende per abitudine a deprezzare la valuta: quelli che ci guadagnano di più da svalutazioni continue sono proprio loro ( gli esportatori). Guarda caso, visto che in Germania (il paese con la politica monetaria più prudenziale del mondo, i suppose) questo “partito” ha storicamente avuto vita difficile, sono convinto che siano stati loro a spingere per l’adozione di un cambio fisso qual’è l’Euro in una non OCA. Ai politici del Sud conveniva il “dividendo dell’euro” per fare ancora più spesa pubblica (secondo Bagnai era necessario fare così per colmare la carenza di domanda risultante, io non ci credo molto a sta cosa).

    Naturalmente, i tedeschi (però quelli che ci prestavano i soldi) sapevano che avremmo avuto vantaggi immediati (dal 96, spread a zero) ma forse speravano che ci convertissimo alla disciplina di bilancio pubblico sulla via di Damasco (dopo averci obbligato, secondo me tutto a nostro vantaggio, alla politica monetaria più prudenziale del mondo, quella della Bundesbank).

    Detto ciò, da dove escono sti tedeschi anti euro? ci sarà qualcuno in Germania che dall’euro ottiene vantaggi (esportare senza apprezzamento del cambio) che considera inferiori al danno di medio periodo che esso origina ?

    Ecco, senza finire nel giochetto di Bagnai della lotta di classe (esportatori, capitalisti, operai, ecc) secondo me siamo arrivati ad un punto di rottura per cui in Germania i produttori/esportatori/finanziatori temono più le perdite derivanti dalla contrazione (dovuta alla recessione e al calo dei consumi) dei loro mercati di sbocco nel sud europa che rinegoziazioni/svalutazioni dei capitali prestati ai governi del sud: visto che in Italia di rilanciare l’economia alleggerendo la burocrazia ecc ecc non ne vuole sapere nessuno, meglio perdere il vantaggio dell’esportazione senza apprezzamento del cambio che osservare cali ancora più consistenti dei consumi nei propri mercati principali di sbocco (europei).

  15. 15

    Leonardo Says

    Che i tedeschi volessero l’euro per esportare è l’esatto opposto di quel che dice Bagus, salvo dire che gli esportatori potevano aver più potere sulla politica rispetto ai comuni cittadini – e ci sta.
    Sulla storia dei deficit tedeschi, Silvano, sarebbe il caso di darci un taglietto. Non sono niente di paragonabile alla filata di deficit dei Francesi e degli Italiani. Tutti i Paesi hanno sforato i criteri di deficit di Maastricht, che però prevedevano clausole di uscita in situazioni straordinarie. La Crucchia-ovest almeno ha dovuto fare l’unione con un carrozzone Crucchia-est addirittura peggiore del nostro sud, quindi l’abbuono aveva a norma di trattato senso. Sui francesi lasciamo stare, non ho ancora capito che santi abbiano, ma sono arrivati al capolinea anche loro.
    Ma quella è storia.

    Il problema corrente è che nell’euro ci siamo già, e l’appartenere a un club ha certi vantaggi nelle relazioni esterne e nella finanza internazionale. Quel che mi sgomenta è che ci si concentri su analisi “asettiche” sull’ottimalità di un’area e sui rapporti di forza all’origine di una scelta monetaria trascurando il fatto che il mondo di oggi e gli ultimi anni di vita dell’Italia a debito crescente senza finire come l’Argentina siano avvenuti sotto l’euro, e nell’euro ancora siamo. Su una cosa capisco Bagnai: fare politica economica (però senza mascherarla); Bagnai dovrebbe però ricordarsi quanto ho appena detto, e “calcolarci” le conseguenze fiscali/finanziare dell’uscita da un Club dove – volenti o nolenti – stanno Germania Olanda e Finlandia (oltre al particolare legale che per uscire dalla UEM allo stato attuale si dovrebbe uscire anche dalla UE, cioè dal club dove sta anche Svezia e UK).

    Sul partito anti-euro… non sono nati ora, fanno solo un po’ più casino in Germania come da altre parti o se ne parla di più visto il panorama politico. E la crisi tocca meno la Germania, ma lo sapete, una società non è un monoblocco, esistono vari strati e non tutti sono in grado di passare indenni da ormai 5 anni filati di recessione occidentale. Il tedesco in strada non necessariamente ha più cultura economica di un italiano in strada, è solo più civile.

  16. 16

    Silvano Says

    Bagus può dire quel che vuole: l’export tedesco intra UEM è il 40%, l’andamento dei flussi commerciali e finanziari lordi e netti è nelle statistiche e l’andamento dei RER degli ultimi dieci anni si può calcolare. Quando la Cina non lascia apprezzare lo Yuan il suo cambio reale si svaluta e accumula surplus strutturali e crediti vs l’estero. Quando accade la stessa cosa all’interno dell’area Euro il risultato è analogo. Delle scelte beggar-thy-neighbour solo una frazione della popolazione tedesca ne ha beneficiato, in quanto richiedono un significativo contenimento della domanda interna. Infatti l’andamento dei redditi di chi opera nel settore dei beni e servizi tradables (e in quello finanziario) è stato costantemente crescente rispetto a quello dei non tradables dal 1999 poi. A me delle disuguaglianze in se non me ne frega una mazza, però che strano, l’effetto Harrod-Balassa-Samuelson non si vede bene proprio in Germania. Doppiamente sfigati questi commessi tedeschi.

    L’Unione con la DDR è del 1990 e nel 2000 il bilancio federale era in attivo. Se tra il 2003 e il 2006 hanno sforato fino a -4% è stato per i programmi Hartz e per misure di politica industriale (sì loro la sanno fare e la fanno e lo dicono anche, noi no). Prova a chiedere adesso alla Merkel di sforare di uno iota perché devi riqualificare la spesa e parti dell’apparato produttivo e guarda che faccia che fa. Ora, non c’è nulla di male a non coordinare le politiche macroeconomiche (non è mai fregato a nessuno, non c’è motivo per cui debba cominciare a fregare proprio ai tedeschi, e visto che l’unico coordinamento stabile è la PAC direi anche che è meglio così), questo però all’interno dell’Eurozona ha la spiacevole conseguenza che tutto ciò che non è possibile ammortizzare (“ammortizzare” non significa risolvere ma è sempre meglio di cronicizzare) tramite il mercato dei cambi deve passare tramite riduzioni dei salari nominali e/o immigrazione (lo dicevano quei bolscevichi di Friedman e Feldstein). Se pensate che questo faccia bene/faciliti anche solo l’aumento dell’offerta potenziale di lungo termine facendo “i compiti a casa” (whatever that means), auguri.

    PS: per quelli che pensano che il cambio forte è quasi bello quanto avercelo duro come Bossi, perché quegli ignoranti in materia bancaria degli Svizzeri sterilizzano ogni apprezzamento che porta il franco sotto 1.20 contro l’euro?

  17. 17

    Ivan Says

    @Silvano

    Riguardo il coordinamento delle politiche economiche fra Stati: i Tedeschi, che sicuramente avrebbero voluto, non hanno potuto fare niente perché i vicini di casa erano poco propensi a riforme del genere.
    Schroder si è giocato la rielezione con le Hartz. Chi in Spagna, Grecia, Francia, e Italia si sarebbe giocato la rielezione? Poi insomma, i tedeschi che chiedono al Berlusca di fare riforme…

  18. 18

    Claudio Says

    @Silvano

    Sempre perchè a me dei tedeschi in se non mi frega men che nulla ma è solo un problema di alternative mi riallaccio a quel che dici della PAC: se mai ci dovesse essere un “coordinamento delle politiche macroeconomiche” a livello europeo non ho motivo per pensare che ne verrebbe qualcosa di meglio del coordinamento delle politiche agricole. Quindi un troiaio.
    Però nel momento in cui te dici che le politiche tedesche non vanno bene perchè creano squilibri stai dicendo che li si deve riaggiustare dall’alto (o mettere il chip sottopelle ai tedeschi perchè diano la maggioranza all’SPD-Verdi, e non so se basterebbe).

    Quindi, dico io, c’abbiamo tre vie:
    1)la mega UE sempre più URSS che decide quanto esportiamo noi e quanto esportano i tedeschi. Questo se viene bene, se no abbiamo un enorme Italia con i greci e i portoghesi nel ruolo dei siciliani. Allettante?

    2)l’uscita in ordine sparso con Grillo dux o chi per lui. Ne abbiamo parlato

    3)un qualcosa di simile allo status quo con qualche altro meeting qua e la per far scene mentre Draghi passa giornate molto complicate per tener su la baracca ad maiora. Verosimilmente si andrebbe comunque verso la rovina ma niente vieterebbe (IN TEORIA) che un governo serio provi a fare qualcosa di buono. Se va male, almeno a quel punto potremmo darti tutti ragione che il problema è in buona parte fuori dalle nostre possibilità.

    Se te vedi alternative qui e ora alle tre di cui sopra son tutt’occhi per leggerle. Per ora io vedo solo una lettura molto “phastidiosa” della situazione che altro sbocco non ha se non quello che la popolazione tedesca abbia un’illuminazione macroeconomica e si getti volontariamente in un futuro ignoto in cui di fatto si metterebbe nelle mani di francesi e italiani, popoli, sulla cui stima in terra teutonica c’è poco da dire. Io continuo a trovare articoli di quindici o vent’anni fa in cui le nostre elite intellettuali continuavano a piagnucolare perché non ci facevano entrare, Prodi e Delors magnificavano un mondo meraviglioso, mentre la BuBa diceva esattamente quello che dice ora. Con che faccia vai a dirgli che quelli che hanno sbagliato sono loro?

  19. 19

    Silvano Says

    @Ivan,
    e tu dopo che hai messo pure l’Eurotassa raccontando al popolino che serviva per entrare dalla porta del Paradiso gli dici che bisogna congelare i salari quando oltretutto il trend sulla disoccupazione è in riassorbimento? E’ vero che il popolo è bue, ma così fessacchiotto no.
    Comunque il CSX della Riforma Treu in Italia le elezioni le ha perse. E Berlusconi che sposava la linea della Confindustria di D’Amato mentre Cofferati gli riempiva contro il Circo Massimo sull’art. 18 stava prendendo forse consenso? Marco Biagi è morto per una riforma del lavoro. Va bene che la memoria è selettiva, ma non esageriamo.

    @Claudio. Con l’SPD non cambierebbe nulla. Non sono un cultore della politica alamanna, ma credo che molte dichiarazioni andrebbero interpretate più con riferimento al quadro interno tedesco che a quello europeo. E’ chiaro che è più semplice dire all’elettorato che salviamo la filiale balneare dell’oligarchia russa, aka Cipro, perché noi siamo buoni e loro cattivi e non perché fa comodo agli amici banchieri. Sono politici: mentire e travisare la realtà fa parte del loro know how. Però, così come da noi la retorica del “ce lo chiede l’Europa” ha prodotto i suoi effetti collaterali, anche da loro la solfa “lo facciamo per il bene dell’Europa” qualche mugugno lo produrrà.

    Sulla Buba intendiamoci: negli anni ’90 la Buba chiedeva anche agli Usa di rientrare dal deficit. Io immagino che il senso del ridicolo i tedeschi ce l’abbiamo e suppongo che noi estrapoliamo tante dichiarazioni ad uso interno (loro) che rientrano nel normale gioco delle parti per piegarle ad uso interno (nostro). Da una stampa (la nostra) che a malapena sa l’inglese posso aspettarmelo. Se la Germania non voleva realmente entrare nell’euro(come il Regno Unito), dato che ha un peso geopolitico un tantino superiore a quello del Lussemburgo, semplicemente non ci sarebbe entrata. Punto. Poi se vogliamo credere all’idea che i francesi non li avrebbero fatti riunificare crediamoci. Quel che è certo è che nel 1990 la DDR era già implosa per i fatti suoi e se qualche armata ha mai occupato Berlino e dintorni è stata l’Armata Rossa e non l’Armée de Terre. Escludendo uno scenario somalo nel cuore dell’Europa, qual’era l’alternativa? Un’invasione polacca…? :)

  20. 20

    Claudio Says

    @Silvano

    Io ti posso dire solamente che la versione di Bagus (al netto dell’invasione francese) è coerente con quello che traspare dalla stampa italiana dell’epoca. Se interessasse e se trovassi il tempo potrei quasi quasi farci un articolo. Però in fondo non ha neanche senso più di tanto dire “la Germania ha deciso”, “l’Italia avrebbe voluto” ecc. perchè alla fine ci sono 80 milioni di tedeschi e 60 milioni di italiani -singole persone-. Di questi una percentuale infima “ha deciso” e “ha preferito” fare o non fare. Questo non per fare retorica ma perchè è così. Ed un altro dato di fatto è che, senza essere razzisti o esterofili, esistono paesi con sistemi istituzionali e cultura politica/economica migliori e altri peggiori, non in senso assoluto ma in quanto a capacità di adattarsi ai cambiamenti e alle evoluzioni globali. In ogni caso chi era al vertice prima può ritrovarsi nella polvere e viceversa. E’ accaduto e accadrà di nuovo.
    Ma intanto, da questa vicenda storica, per conto mio si può trarre la morale che esistono politici (e non solo) con una faccia più a culo di altri. E questo sta a monte di tutti i discorsi macroeconomici sulle aree valutarie ottimali che ci sono o non ci sono.

    Ora però, affinchè mi possa chetare su ‘sta storia (ti sarò anche venuto a noia penso), ti chiedo una volta di più, di dirmi quale accipicchia di soluzione vedresti meglio tra le tre di cui sopra, o altre a tua scelta. Perchè io un l’ho mica capito, e ne parliamo da una settimana! Va bene anche dire “non ci sono soluzioni” ovviamente. E’ la soluzione più realistica.

  21. 21

    walter Says

    Leonardo, illuminami sui motivi per cui secondo Bagus gli esportatori tedeschi non dovessero volere l’Euro: mi dispiace ma a intuito mi sembra una teoria sbagliata, ancora più sbagliata proprio pesando la forza politica di queste categorie.

    In Germania ai produttori e ai dipendenti delle aziende esportatrici l’euro conviene, eccome.

    Io sto solo dicendo che vedendo l’importanza degli scambi intra-comunitari anche loro ora si preoccupano e chissà che l’idea di ridare agli stati europei uno strumento di mercato come quello del tasso di cambio flessibile non sia davvero la migliore a questo punto.

    Come dice Claudio le alternative sono: 1) mega ue con trasferimenti , in cui noi diventiamo la calabria d’europa (posizione PD) 2) uscita dall’euro e con una nuova banca d’italia futura politica di stampa monetaria e finanziamento dei deficit statali a schifo (Grillo, Bagnai ma anche Berlusconi) 3) tutto com’è ma Draghi mette le pezze al culo nelle emergenze e costringe con la minaccia il sud europa a fare le riforme (ma la letterina BCE non funziona, perchè i politici italiani ci leggono solo: alzate le tasse)(posizione Monti?).

    Mi viene in mente una quarta via però: ho avuto ora la solita intuizione da pseudo economista senza arte nè parte, e ora ci faccio un pezzo per la gioia di Leonardo.

  22. 22

    Leonardo Says

    @walter
    “Leonardo, illuminami sui motivi per cui secondo Bagus gli esportatori tedeschi non dovessero volere l’Euro”
    Il problema è un altro: il popolo tedesco non è fatto solo di esportatori. Bagus mostra che l’opinione pubblica era comunque preoccupata da un euro che non fosse come il marco, ed era scontato che non sarebbe stato come il marco (oddio, nemmeno lo schifo attuale…).

  23. 23

    Leonardo Says

    @walter (ma anche sylvan)
    La germania è un esportatore netto non solo con la UE ma anche con la Cina, non è che tutto ruoti sui greci che comprano mercedes. Vediamo di non dimenticarci che gli europei sono relativamente “ricchi” ma nel mondo non son nemmeno così tanti.

    p.s. ma tu ti leggessi “la tragedia dell’euro”? tra l’altro gli scenari finali di bagus sono più o meno i tuoi

  24. 24

    Leonardo Says

    @Sylvan p.s. ma non dirlo a nessuno: il cambio reale effettivo dello yuan si è apprezzato del 27% dal 2005

  25. 25

    Silvano Says

    @Leo: sì rivalutano dopo che il board del BPoC ha deciso di quanto e come in concorso col governo di Pechino. La prima rivalutazione nominale è del luglio 2005 e non ricordo per quanti anni gli Stati Uniti gli hanno chiesto di schiodarsi da 8,27 contro il dollaro (credo ci fosse ancora Clinton quando fissarono quel peg). Comunque guarda che bell’esempio di geometria euclidea è il tasso di cambio di un paese con i controlli sui capitali – la Cina appunto:

    http://www.xe.com/currencycharts/?from=USD&to=CNY&view=10Y

    Credo si possa convenire sulla non originale idea che un paese strutturalmente creditore può trattenersi dal rivalutare mentre per un debitore sia più complesso e oneroso non svalutare. Questa asimmetria possiamo darla per acquisita.

    Sulla composizione del surplus tedesco: questo è per due terzi verso la UE (50% circa verso l’Eurozona), la Cina conta solo per il 4,5% dell’export circa. Mentre sono abbastanza sicuro che la Germania sia in stabilmente in deficit con i BRICs non ci giurerei sui surplus con Pechino. Non ho la serie storica, ma nel 2012 la Germania era in passivo per 10 miliardi di Euro ed era il terzo paese per dimensione del passivo, dal che immagino non si tratti di un episiodo congiunturale isolato:

    https://www.destatis.de/EN/FactsFigures/NationalEconomyEnvironment/ForeignTrade/TradingPartners/Tables/OrderRankGermanyTradingPartners.pdf?__blob=publicationFile

    @Claudio:
    non facciamo la storia con i titoli di Repubblica. Se i politici volevano vendere al loro elettorato l’Euro come un fatto necessario, magari facendo pure leva su qualche remoto senso di colpa relativo alla seconda guerra mondiale e alla pace perpetua derivante da un’unione monetaria, giocando a fare quelli che contrattavano i termini di un evento inevitabile, erano fatti loro. O meglio constato semplicemente che una fetta significativa delle elites politiche europee ha impacchettato la storia della moneta unica nel modo più digeribile per i rispettivi elettorati.

  26. 26

    Ivan Says

    @Silvano
    Gli stipendi, in Germania, non sono bassi. Pertanto la temporanea stagnazione degli stipendi non lo considererei un decremento di ricchezza. Schroder abbassò sensibilmente anche le tasse sui redditi.
    Senza contare che dove gli stipendi son più bassi è nei settori tradizionalmente poco “forti” in Germania, ma paradossalmente i settori in cui è più forte, il manifatturiero, affrontano la solita questione della robotica e dell’automazione che avanza. Quest’ultima produce alcune cose tra cui la necessità da parte dei senza lavoro di ricollocarsi sul mercato.

    Il ricollocamento sul lavoro è difficile per questioni culturali ovunque, vuoi per abitudine, incapacità di affrontare le difficoltà, ecc. Pertanto è facile che vi siano periodi di transizione in cui il lavoratore, soprattutto quando c’è flessibilità contrattuale, debba “pretendere” meno remunerazione. Aggiungiamoci una crisi scoppiata…

  27. 27

    walter Says

    @leonardo il problema non credo sia tanto il commercio extra ue altrimenti basterebbe svalutare l’euro ma naturalmente il problema non si risolverebbe o comunque vedrebbe costi e benefici asimmetrici tra i vari paesi, non avvantaggerebbe di più i paesi messi peggio. Il problema non è quello ,la soluzione non è svalutare l’euro verso le altre monete.

    Io credo che il problema sono gli effetti dell’Euro sul commercio intra euro zona E NON sul commercio extra UE, considerando che intra UE ricollocamenti di fattori produttivi sono impossibili (altro che vischiosi)(motivi:lingua, sist. pensionistici, sanitari, fiscali diversi).

    La Germania ha peggiorato il proprio saldo commerciale con la Cina, ma l’ha decisamente migliorato con i paesi intra ue, perchè? Trucchi valutari cinesi ? Si, ma anche assenza dello strumento di regolamento automatico del tasso di cambio flessibile per la parte intra eurozona.

    Questo sistema è a prescindere sbagliato: perchè in teoria noi potremmo adottare quelle riforme che l’SPD fece in Germania 15 anni fa, e diventare la Nuova Germania d’ Europa. Rimarrebbe in piedi il sistema “chi esporta non vede apprezzarsi il cambio” che è sbagliato a prescindere, indipendentemente da chi se ne avvantaggia in base alle contingenze.

  28. 28

    Stephen Says

    Contribuisco su un punto che rappresenta l’oggetto delle mie ricerche da quasi 15 anni, ovvero che “Utilizzare i dati del passato per estrapolare leggi universali è, detta semplicemente, una cazzata bella e buona.”…questa é una enorme sciocchezza, irrazionale, illogica e NON dimostrabile scientificamente.
    Se parliamo di logica, occorre sapere che in filosofia elementare insegnano che “é impossibile provare l’ipotesi impossibile”, che vuol dire che negare qualcosa non é un’ipotesi di lavoro praticabile (il cigno nero ve lo ricordate?).
    Nella fattispecie, io utilizzo sistematicamente dati storici per ricavare prinicipi generali, anzi equazioni deterministiche (non modelli econometrici che sono lo strumento dei moderni sofisti!!) e potrei provare che l’intento che definisci una cazzata é invece perfettamente possibile.
    Questo é il limite della scuola austriaca e di Von Mises, che non avendo dimestichezza con la matematica, semplicemente negano il possibile uso di un approccio quantitativo all’economia che, ripeto, effettuo con successo da molti anni (e non solo il solo).
    Naturalmente non troverai pubblicati questi modelli, cosí come non potrai mai comprare un trading system che funziona, per ovvie ragioni (tre principalmente) che si possono anche immaginare.
    Cosí é se vi pare, spero che il contributo sia ben accetto e non come un Premio Nobel dell’economia che, a Miami, alla mia osservazione che il suo “modello” non funzionava, mi ha risposto :”il Nobel non é una questione tecnica, ma politica!”….bye, bye…

  29. 29

    Leonardo Says

    @Stephen
    Io resto della mia posizione, soprattutto dopo aver visto modelli martellati a suon di AR MA GARCH pur di farli fittare.. alla fine, anche grazie a Weierstrass, i modelli diventano fantastici per prevedere il passato (ci sono riuscito pure io con l’equazione degli scambi a modellare il cambio euro dollaro), ma sul futuro ciccano costantemente. Non per nulla sono due anni che non si riesce a beccare il minimo del cliclo.
    Il lavoro di estrapolazione di Bagnai comunque resta “una cazzata”, perché implicitamente regredisce una Y su una X esplicitamente trascurando varie altre variabili, per concludere che X incide poco o punto su Y…

    Non so chi tu sia e che lavori tu faccia; se mi dici che con i dati dimostri che la domanda cala con il prezzo (intendi cose del genere con “equazioni deterministiche”?), be’ ci mancherebbe…

  30. 30

    walter Says

    Credo che nell’immensa confusione rinvenibile nel suo capolavoro “Il cigno nero” JNTaleb abbia alla fin fine detto molto sullo scandalo della previsione, su cui non c’è bisogno di azzuffarsi per incominciare l’ennesima MethodStreint (ammesso che si scriva così). E’ semplicemente scandaloso che si provi a capire cosa fa crescere il PIL usando l’econometria. Da questo punto di vista : cazzate.

    Limitatamente a questioni più circoscritte, concordo sul fatto che gli Austriaci dovrebbe sporcarsi le mani con i modelli; il mainstream usa assunzioni irrealistiche per i propri modelli e poi le “corregge” (magari a convenienza)per limitarne l’inapplicabilità.

    Gli austriaci, che hanno un buon senso economico e teorie solide su questioni fondamentali, hanno la possibilità di proporre METODI o ragionamenti nuovi e più coerenti (prasseologici) di costruzione dei modelli economici, ma hanno una sorta di sacro terrore a farlo, e questa cosa non è positiva, in my opinion.

  31. 31

    Leonardo Says

    @walter
    no, non si scrive così, e dall’alto della mai germanofilia ti condanno a n.6 giorni di stypsy.
    Comunque, non l’ho detto prima a Stephen ma è il caso di dirlo: sì, il vizio austriaco di star lontani da modelli formali e dati è deplorevole; ma da qui a confidare nella scoperta di leggi “storico-statistiche” ce ne corre…

  32. 32

    walter Says

    Visto che abbiamo smesso di Bagnarci coi cambi, a quando un articolo che ci permetta con cognizione di causa di innescare una bella discussione di 200 risposte sull’opera di Taleb?

  33. 33

    Leonardo Says

    Ma siamo sicuri che non ci sia già roba negli anni passati di IHC?

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