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BCE Istituzione Indipendente? Parliamone

April 14th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

L’idea di una Banca Centrale indipendente è uno dei capisaldi dell’Unione Europea (UE); il fatto che il modello di riferimento sia stato la Bundesbank è un segnale di continuità della sua reputazione anti-inflazionistica, elemento che ha fortemente pesato nella scelta italiana di far di tutto pur di “entrare” da subito “nell’euro”.

 

Andrea B., attento lettore di questo sito, dopo avermi un po’ mazzolato per la sparata di un target della BCE sul tasso di cambio ad 1.5 (limite caduto abbastanza rapidamente), espone il piacere di aver qualche chiarimento sulla diatriba riguardante l’effettiva indipendenza della Banca Centrale Europea (BCE).

 

Riguardo al target, posso dire che una restistenza tecnica tra 1,49 e 1,50 è stata riconosciuta anche da qualche trader, ma appunto poteva essere semplicemente una resistenza fissata dal mercato e non dalla BCE (o dalla Fed); d’altra parte da dicembre scorso Fed e BCE si sono lanciate in un programma di currency swap (come da questo documento segnalatomi da Prometeo) che almeno in parte “risolve” il rischio di cambio, per cui si perde un po’ la ragion d’essere del target da me supposto (a parte le lagne di Sarkò). Proverò a tornare sull’argomento in futuro.

Riguardo l’indipendenza sostanziale o meno della BCE, non posso essere io a risolvere una questione dibattuta a più alti livelli, però posso fornire gli elementi che mi fanno pensar a una indipendenza per lo meno “limitata” o meglio “condizionata” al fatto che “tutto proceda bene”. Cominciamo dall’aspetto strettamente istituzionale.

 

Tanto per iniziare richiamo lo schema istituzionale della UE; propongo di guardare quello pubblicato da S. Hix (non ho potuto incollarlo qui, era peso come un macigno). Voglio sottolineare che i partiti nazionali competono elettoralmente per una rappresentanza nel Consiglio (Council), organo esecutivo e legislativo a sua volta influenzato dal Parlamento Europeo in fase di nomina della Commissione; il Consiglio è quindi un organo assolutamente politico e dal forte legame con i singoli ambiti nazionali.

Come si sa la UE è provvista di una autorità monetaria indipendente (sì, va be’…), il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC), composto dalla BCE e dalle Banche Centrali Nazionali (che operano su indicazione della prima). La BCE determina la politica monetaria nei termini di offerta di moneta e tassi di interesse nell’ambito della Unione Europea e Monetaria (UEM), come ben si sa; ma la politica dei tassi di cambio è appannaggio del Consiglio, quindi in mano ad un ente assolutamente politico che così dà dirette indicazioni alla BCE.

Ricordo anche che il Governatore della BCE e i 5 altri membri del Comitato Esecutivo della BCE vengono nominati dai Governi su raccomandazione del Consiglio e parere del Consiglio dei Governatori (i Governatori delle Banche Centrali che partecipano alla UEM); inoltre i Governatori delle varie Banche Centrali sono comunque di nomina politica (in Italia è il Premier con i ministri dell’Economia e delle Finanze a nominare il Governatore della Banca d’Italia).

 

Qui c’è molto da discutere. Da una parte i processi di nomina danno molto spazio ad una selezione “politica” e non possono garantire di là da ogni legittimo dubbio l’estraneità degli esponenti del SEBC rispetto ad istanze o “pressioni” governative; dall’altra parte va notato che un qualsiasi obiettivo sul tasso di cambio si persegue agendo sull’offerta di moneta (variandone l’offerta e quindi di riflesso incidendo sul rapporto di scarsità con le altre valute, oppure operando direttamente sul Forex) o sul livello dei tassi (il differenziale dei tassi muove le domande di valuta sul Forex).

Mi pare lampante che se da una parte si sottolineano i rischi di inflazione e dall’altra un rischio sull’export causato dall’euro forte, si creano le condizioni per uno “scontro di priorità”: la BCE minaccia di alzare i tassi (o contrarre moneta e credito) quando il Consiglio chiede un freno all’euro (aumentarne l’offerta o abbasarne i tassi). In realtà forse sono solo Italia e Francia che sbraitano, mentre la Germania si trova in una situazione più neutrale, ma l’assetto istituzionale complessivo della politica monetaria lascia un margine di ingerenza politica il cui peso può diventare in certi momenti determinante.

 

È difficile dire quale sia l’attuale bilanciamento politico della BCE; per chi non l’avesse capito, anche la divisione del primo mandato BCE tra il “falco” Duisemberg (olandese allineato ai precetti della Bundesbank) e la “colomba” Trichet (francese di marca presunta più accomodante verso gli obiettivi di crescita reale) è il frutto di una contrapposizione tra le diverse sensibilità politico-economiche della UE, e quindi in un certo senso è il segno dell’ingerenza politica a scapito del tecnocratismo.

Una cosa certa è che, pur volento (e non vuole), non è possibile per la BCE ignorare le pressioni “reali” concentrandosi su quelle “inflazionistiche”: i Governi nazionali possono ben usare la richiesta di “moderazione” del valore esterno dell’euro (traduco: aumento dell’offerta di moneta o riduzione dei tassi di interesse) per arrivare in realtà a stimoli alla crescita (essenzialmente inflativi). Non per nulla i modelli accademici utilizati per studiare quale assetto dare alla BCE (suggerisco i lavori di L.E.O. Svensson) partono dalla previsione di obiettivi sia inflazionistici che di crescita reale per la Banca Centrale.

Insomma, la BCE non è, non è mai stata, e neppure volendo sarebbe un tecnocratico inflation-nutter (cioè concentrata sul solo obiettivo inflazionistico).

 

Detto questo, si potrebbe pensare all’apparente “inedia” della BCE (un mio professore della Bicocca nel 2003 definì la stance della BCE come “restrittiva sì, ma nel senso di restrittiva nel voler utilizzare i propri strumenti”) sia la prova di una indipendenza de facto; io non ne sono convinto, bensì penso che le divergenze di opinioni tra i Governi della UEM (in cui vedo l’importante ruolo della Germania i cui export e occupazione non risentono per ora dell’euro forte, che invece funga da calmieratore per i prezzi delle materie prime) abbiano impedito finora la formazione di un consensus politico sufficiente (sia direttamente che tramite il Consiglio) per “deviare” la politica monetaria.

In realtà certi numeri sulla politica della Bce andranno meglio vagliati e con essi anche ulteriori aspetti istituzionali e fiscali del SEBC, cosa che mi riprometto di fare quanto prima. In ogni caso definire la BCE e le altre Banche Centrali nazionali come enti “privati” e “indipendenti”, come spesso sento dire, mi pare alquanto fuori luogo.


18 Responses to “BCE Istituzione Indipendente? Parliamone”

  1. 1

    Libertyfirst Says

    Tremonti nel suo ultimo libro propone l’emissione di eurobonds, in modo, immagino che l’Italia si indebiti a gogò senza pagare lo spread di rischio, cioè esternalizzando il precario stato delle finanze pubbliche italiane sui paesi finanziariamente più solidi come la Germania… un euro forte oggi potrebbe servire ad avere più deficit domani, una volta accumulata fiducia da parte dei mercati (almeno nel medio periodo)?

  2. 2

    Leonardo, Ihc Says

    Maledetto, mi ha fregato l’idea della cartolarizzazione del debito pubblico italiano…

    La mia risposta alla tua domanda è sì; da qualche parte devo pur aver “profetizzato” lo sfruttamento di una nuova superreputazione dell’euro per un nuovo ventennio di inflazionomia europea, legato alle future supernecessità di spesa pubblica per sostenere il welfare.

  3. 3

    Libertyfirst Says

    Eheh… non avevo dubbi che le proposte di Tremonti erano demagogiche… ma alla prima lettura del suo ultimo libro la storia degli eurobond non m’era chiara… non capivo che significato avesse… poi l’illuminazione pensando allo spread dei bond italiani rispetto ai bund…

    Secondo me Tremonti pensa che gli altri europei sono stupidi… vuole proteggere il tessile per far pagare le magliette ai tedeschi più di quanto le pagherebbero comprandole dalla Cina… e vuole scaricare sulla credibilità dell’euro il deficit spending del governo italiano…

  4. 4

    Leonardo, Ihc Says

    abbiamo esportato la Mafia negli USA, perché non esportare debito in Germania, scusa?

    ora, la finiamo con gli OT? :-)

  5. 5

    Prometeo Says

    Il libro di Tremonti è una patetica accozzaglia di paccottiglia populista. Scusate la critica scientifica :)

    Sull’indipendeza della BCE e omologhe, il mio punto di vista è sempre lo stesso e cioè che non sono i politici ad influenzare le BC ma le BC ad influenzare i politici nel senso che il sottoinsieme dei politici che contanto sono quelli “eletti” dall’oligarchia bancaria.

    Non considero la politica un “blocco” omologo, ma anzi all’interno del gruppo identificato come la Casta o la politica ci sono alcuni “politici” che contano e altri che sono delle pure comparse e si accontentano di amministrare localmente il favore.

    Tra quelli che contano, almeno dal post abbandono di bretton woods, cioè dal 1971 in poi, si annoverano solo colore che provengono da international investment banks.

    E quindi considerando che in ultima analisi la proprietà delle BC è delle international investment banks, mi pare che il percorso abbia un direzione ben precisa.

    Un evento recente abbastanza esplicativo:
    Bear Stern è stata rilevata da JP Morgan per un somma inferiore alla metà del valore dell’immobile in cui ha sede.
    La FED ha “accordato” un prestito quasi a tasso zero per questo acquisto e i “keynesiani” dicono che la FED ha obbligato JP Morgan ad eseguire il salvataggio.

    Ma secondo me, considerando che JP è non solo tra i fondatori di FEDR ma anche proprietario, non mi pare… che sia stata “proprio” costretta a fare un affare da 20 miliardi (dato che Bear Stern capitalizzava 20 MLD fino a pochi mesi prima)… con soldi non suoi e forniti “gratis” dalla FEDR.

  6. 6

    Leonardo, Ihc Says

    Ti aspettavo in gloria!
    Conosco le tue idee, e a parte che non le condivido al 100% solo per partito preso e non perché le reputi inconsistenti (e hanno qualche consistenza), vorrei solo specificare che il mio discorso sta a un “piano” appena sotto al tuo, e riguarda il luogo comune che la BCE sia privata e non influenzata dalla politica.
    Che poi la politica sia uno strumento di una oligarchia (bancaria, sionista, astrale…) è un discorso di “ordine” superiore che se verificato chiaramente ha effetto “transitivamente” sulla BCE.
    Diciamo che volavo un po’ più basso di te, e che comunque ho mostrato un altro canale tramite il quale un’oligarchia manovra una BC.

  7. 7

    Marco Says

    La BC non esisterebbe senza la politica e senza lo Stato. Pertanto il quesito di Prometeo sul fatto chi influenza chi mi sembra alquanto irrilevante.

  8. 8

    Leonardo Says

    @ Marco
    il quesito non è rilevante per una analisi economica austriaca sulla distorsione statale, ma è rilevante per altre valutazioni “politiche” nella fattispecie, come il circuito banche private – Governi – banca centrale, oppure banche private – banca centrale – Governi, o ancora Governi – banche private e centrale.
    Tecnicamente, è una ricerca di quale sia il soggetto economico dello Stato, e non un’analisi dei soggetti giuridici che agiscono sul mercato. La cosa può interessare o meno, come il mio precisare che la BC non è indipendente (se, come dici tu, esiste perché esiste lo Stato, anche questa questione è inutile economicamente, mentre lo è per sfatare un mito di indipendenza diffuso), l’importante è capire prospettiva e fine.

  9. 9

    Andrea B. Says

    Il tema, secondo me può avere diverse letture e qualcuna anche economica.
    Per esempio: Se i governi nazionali e le banche centrali subiscono le pressioni di circuiti bancari internazionali, può essere lecito pensare che i cicli economici, efficacemente esplicabili con gli strumenti della teoria austriaca, siano un fenomeno deterministico piuttosto che l’indesiderata conseguenza di una errore umano.

    Lungi da me ogni interpretazione complottistica, mi sembra almeno onesto pensare che, se qualche gruppo di potere ha persone e mezzi per farlo, potrebbe (sottolineo potrebbe) influenzare la politaca monetaria delle banche centrali attraverso le pressioni governative, al fine di ottenere gli effetti inflazionistici conseguenti.

    Dopotutto, sempre se non ho capito male, è proprio la scuola Austriaca ad insegnare che le inezioni di liquidità diffondono i loro effetti benefini e negativi in maniera selettiva sul piano temporale, ma soprattutto sul piano sociale.

    Non so se le mie sono solo elecubrazioni. Ma anche si. Vorrei comunque segnalare un post (che magari gia tutti hanno letto) che forse aggiunge qualcosa alla discussione. Ma anche no.

    http://epistemes.org/2008/02/15/le-responsabilita-nascoste-delle-banche-centrali/

  10. 10

    libertyfirst Says

    Non è cospirazionismo dire che chi manipola la moneta lo fa per il suo vantaggio. Non è che hanno inventato la Banca Centrale o la carta moneta o il depauperamento delle monete auree per beneficenza.

    D’altra parte, la catena di effetti dell’iniezione di credito è molto complicata. Chi ci guadagna? Nel lungo termine lo stato, sicuro, mentre gli effetti sulle banche e le aziende dipende se falliscono o meno. Chi vuole indebitarsi o fare un mutuo ci guadagna, basta che scade prima della stagflazione. :-) Alla lunga ci perdono tutti nel senso che i danni macroeconomici sono notevoli, ma una torta che si restringe non è un problema per i pochi che possono avere una fetta più grossa, come accade sempre in politica.

    Il problema di una visione volontaristica del processo inflazionistico è che si pensa che tutto sia stato premeditato. Non credo che Greenspan negli anni ’80 sapeva che avrebbe creato una società di consumisti sfrenati che campano a spese dei giapponesi e finanziano guerre in M.O. coi soldi dei cinesi. Ma che si può fare oggi? L’unica è una bella recessione di quelle da farsela addosso… non c’è nulla di strano se nessuno ne ha il fegato.

  11. 11

    Leonardo, Ihc Says

    La mia opinione (per esteso in qualche altro pezzo qui dentro) è che molto semplicemente Greenspan abbia pensato di scavalcare un paio di downturn attraverso politiche monetarie fortemente anticicliche; la progressiva accelerazione dell’espansione monetaria è legata alle caratteristiche dell’austrian business cycle che lui non ha mai mostrato di considerare, per cui non lo posso considere cosciente al tempo di tutti gli squilibri attuali né fondamentalmente idiota, solo l’esecutore di un credo economico non corretto ma ampiamente condiviso.
    Questo non esclude che con il normale sviluppo del ciclo ci siano soggetti che operando “anticiclicamente” stiano puntando a fare incetta di asset USA deprezzati, ma che la cosa fosse “prevista” e “predeterminata” significherebbe che ci sono in giro farabutti più austriaci degli austriaci (in termini di conoscenza dell’economia).
    Insomma, credo ci sia stato un grosso problema di paradigma di politica monetaria in un certo senso in buona fede, cui può ben aver seguito un profit-taking di chi ha un vantaggio informativo su congiuntura e prossime politiche, ma non saprei come riscontrare la cosa oggettivamente contro l’ipotesi cospirazionista.

  12. 12

    Andrea B Says

    non avevo mai ricollegato le cose, ma molti sostengono che la svalutazione della lira nei primi anni 90 fu attuata con l’intenzione di agevolare privatizzazioni ed investimenti nel nostro sistema industriale.
    All’inizio pensavo che fosse una corbelleria, però mettendo nella giusta ottica i fatti…
    Forse il circolo degli austriaci è più ampio di quello che si pensa oppure abbiamo una sacco di amministratori super pagati per fare pessime figure contro la logica dell’evidenza…
    ????

  13. 13

    Leonardo, Ihc Says

    Ti riferisci alle svalutazioni competitive quasi di routine o all’attacco speculativo?

  14. 14

    Andrea B. Says

    La cronologia dei fatti vede la speculazione di Soros come causa e le svalutazioni competitive (effettuate anche dall’penuntimo presindente della repubblica) come l’effetto.
    Al solito io riporto le cose che ho sentito altrove, ma, secondo la vulgata, all’epoca, le svalutazioni competitive ebbero come obiettivo non quello di ridare fiato all’economia italiana, ma quello di far crollare il valore di settori industriali strategici per poi farli fagocitare da gruppi internazionali. A rotella, negli anni successivi anche le agenzie di rating sembrano partecipare alla festa declassando FIAT e BOT.
    Protagonisti di quella storia, sempre secondo la vulgata, furono gli omini della Goldman&Sachs fra cui fece bella mostra di se il l’attuale inquilino della Banca di Italia , e l’ex presidente del consiglio entrambi una mattina su un panfilo al largo di civitavecchia.
    Insomma a voler dire male, non basta la treccani… pero per l’uomo della strada (cioe me) le analogie ci sono con la situazione attuale ci sono.
    Purtroppo il problema dell’uomo della strada e che spesso non riesce a vedere la complessita di alcuni fenomeni… e quindi gli capita di credere e ripetere a vanvera delle corbellerie: giusto?

  15. 15

    Prometeo Says

    @Marco
    Non esiterebbe lo Stato senza la BC non il viceversa. È nata prima la prima banca centrale (1693), poi la rivoluzione industriale (1750-1850) che ha fatto per prima uso industriale del fiat-money garantito dalle BC (M3 sufficiente a speculare) e poi la rivoluzione francese (1789) che ha “inventato” gli stati moderni in cui il potere monetario è a-democratico e occulto.

    E non il viceversa.

    La politica, nel senso di “organon della democrazia” è l’atto di fede che professa chi crede nello stato. Come dicevo prima, ci sono individui appartenenti ha struttura di potere che accidentalmente o strumentalmente sono politici, ma politici che non appartengono per affiliazione/cooptazione/iniziazione alle strutture del potere sono del tutto irrilevanti.

    @Libertyfirst
    Non si tratta di cospirazione o complotti. Si tratta di dare in pasto ai “proles” una teoria economica errata, ed utilizzarne una efficacie. Del resto… se Keyness funzionasse, tutti gli economisti sarebbero ricchissimi.

    Scusare il mio scetticismo, ma non credo che 4 “sconosciuti” come noi abbiano in dono le chiavi della comprensione universale dell’economica, mi risulta più facile credere che una oligarchia composta da persona particolarmente dotate e che abbia avuto i mezzi per formarsi nei luoghi e con le persone giuste possa ora permettersi di discutere teorie non main-stream su panfili o in altre assise per pochi.

    […]Non credo che Greenspan negli anni ‘80 sapeva che avrebbe creato una società di consumisti sfrenati che campano a spese dei giapponesi e finanziano guerre in M.O. coi soldi dei cinesi[…]

    Invece io credo proprio che lo sapesse. Con quanta efficacia numerica potesse calcolarne i benefici questo non lo so, ma in realtà negli ultimi 30 anni non è successo nulla di particolarmente nuovo che non fosse già successo negli anni 20, o alla fine dell’800.

    @Andrea
    Le speculazioni di quegli anni sono ancora abbastanza avvolte nel mistero.
    Ci furono tre eventi, il primo furono le speculazioni di Soros alle quali Ciampi fece finta di opporsi vendendo dollari contro lire con l’unico effetto di amplificare la svalutazione. Il secondo evento fu “nascosto” nel governo più demenziale della storia dell’universo, il governo Goria.
    Che durò solo una settinama, se non ricordo male, il cui unico atto fu quello di chiudere gli occhi sull’operazione dell’ENI che garantì le speculazioni di Ciampi, cioè in partica, l’acquisto di lire contro dollari fu effettuato su due fronti, uno in BdI e uno in ENI. Il tutto servì probabilmente più a prepare l’Italia ad una UE filo-tedesca che ha svalutare gli asset italiani.
    Comunque… Prodi, all’epoca consulente GoldmanSachs nonchè fondatore e proprietario di una società di intermediazioni esclusivista GS utilizzò la sopraggiunta svalutazione “intermediare” l’acquisto di società pubbliche, tra cui il caso più famoso, anche se non il più eclatante, IRI.
    Secondo me il caso più eclatante di tutti andrà alla storia come il caso Monte dei Paschi di Siena…
    L’anno prossimo…

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