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	<title>Comments on: Beni Capitali Submarginali e Non-Neutralità della Moneta</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo</link>
	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:24:54 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>by: Leonardo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-18941</link>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 14:28:47 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-18941</guid>
					<description>Caro Nino, grazie per l'attenzione a prescindere dalle tue idee.

a) che la teoria di Keynes "spieghi" perché non si è in pieno impiego è opinabile, sempre che cose come “Business cycles are psychologically determined phenomena” “Driven by animal spirits’” e “gambling instincts” “addicted to the money-making passion” dove gli imprenditori “will conspire to ensure that capital has to be kept scarce enough” non siano per te "spiegazioni scientifiche".

b) infatti la sua elaborazione è incompleta perché non considera anche questo

c) in realtà lo schema classico "sa" dove è il tasso di interesse reale proprio perché lo definisce nell'incontro di domanda e offerta; è l'equazione del reddito che manca perché Y è fisso e quindi nemmeno serve.

d) se c'è una crisi di fiducia i tassi DEVONO salire, se non altro perché è la circolazione monetaria che rallenta. Ma che centra?

e)appunto, se non serve perché spingere per forza gli investimenti? Ma insieme a d) chiediti da cosa derivano le crisi di fiducia senza mettere in campo le banalità del punto a), e magari puoi capire hce le crisi hanno ragione di esistere.

f) già, tanto i capitali per fare nuovi investimenti e crescere in qualità quantità e varietà cadono dalla Banche Centrali giusto? A che serve risparmiare? CONSUMIAMO TUTTO E TUTTIIII!!!
Gli anni '70 hanno visto la stagflazione, queto non ti dice nulla?
Continuare a abbassare i tassi toglie stimoli al risparmio, il che implica che sono le BC a creare capitali dal nulla, questo punto manca sempre ai keynesiani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Nino, grazie per l&#8217;attenzione a prescindere dalle tue idee.</p>
<p>a) che la teoria di Keynes &#8220;spieghi&#8221; perché non si è in pieno impiego è opinabile, sempre che cose come “Business cycles are psychologically determined phenomena” “Driven by animal spirits’” e “gambling instincts” “addicted to the money-making passion” dove gli imprenditori “will conspire to ensure that capital has to be kept scarce enough” non siano per te &#8220;spiegazioni scientifiche&#8221;.</p>
<p>b) infatti la sua elaborazione è incompleta perché non considera anche questo</p>
<p>c) in realtà lo schema classico &#8220;sa&#8221; dove è il tasso di interesse reale proprio perché lo definisce nell&#8217;incontro di domanda e offerta; è l&#8217;equazione del reddito che manca perché Y è fisso e quindi nemmeno serve.</p>
<p>d) se c&#8217;è una crisi di fiducia i tassi DEVONO salire, se non altro perché è la circolazione monetaria che rallenta. Ma che centra?</p>
<p>e)appunto, se non serve perché spingere per forza gli investimenti? Ma insieme a d) chiediti da cosa derivano le crisi di fiducia senza mettere in campo le banalità del punto a), e magari puoi capire hce le crisi hanno ragione di esistere.</p>
<p>f) già, tanto i capitali per fare nuovi investimenti e crescere in qualità quantità e varietà cadono dalla Banche Centrali giusto? A che serve risparmiare? CONSUMIAMO TUTTO E TUTTIIII!!!<br />
Gli anni &#8216;70 hanno visto la stagflazione, queto non ti dice nulla?<br />
Continuare a abbassare i tassi toglie stimoli al risparmio, il che implica che sono le BC a creare capitali dal nulla, questo punto manca sempre ai keynesiani.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: libertyfirst</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-18847</link>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 11:07:56 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-18847</guid>
					<description>a) La teoria di Keynes non è compatibile con la teoria elementare del funzionamento dei prezzi e dei mercati, non è una teoria generale, è una generalizzazione ingiustificata di alcune osservazioni sparse tratte dalla crisi del '29. La teoria classica si era occupata soltanto di equilibri di lungo termine e non di fenomeni transitori; all'epoca di Keynes (sin dagli anni '20) c'era un'alternativa, quella austriaca, in grado di spiegare disoccupazione e capacità produttiva inutilizzata. Keynes dà un'interpretazione caricaturale dei classici e non ha mai capito gli austriaci, la sua caricatura va bene per criticare le teorie di Solow e Lucas, successivi a Keynes, che in effetti sono la caricatura dei classici. L'ipotesi di piena occupazione è irrilevante per la Scuola austriaca, e il senso del post è che questa e la capacità inutilizzata non implicano necessariamente una carenza di domanda aggregata, come invece Keynes era costretto ad affermare, per mancanza di profondità nella sua analisi teorica.

b) Salario corrente o salario d'equilibrio? In recessione i salari di equilibrio scendono, è ovvio che se i lavoratori continuano a chiedere il precedente livello di salari, all'apice del boom, rimangono disoccupati. Non esistono salari correnti: esiste un mercato del lavoro che se non è bloccato dall'azione statale cerca il salario d'equilibrio.

c) La teoria dell'interesse di Keynes è del tutto indifendibile, essendo presa del resto da Silvio Gesell. Il tasso di interesse esiste anche senza moneta. L'ipotesi di reddito costante e pieno impiego sono irrilevanti. Il problema è che Keynes, non capendo il ruolo dell'interesse nel sistema economico, non riesce a trarre conclusioni teoricamente fondate. Non c'è nessuna equazione in meno dell'economia classica, lasciamo perdere le assurdità di Sraffa: l'equazione che manca sono le preferenze temporali, come dicevano già Boehm-Bawerk, Wicksell, Mises e Friedman (Permanent Income Hyp.). In Sraffa le preferenze soggettive non giocano alcun ruolo e quindi poveretto non riesce a chiudere il sistema... problemi suoi. :-)

d) Se ci sono fattori di produzione non impiegati, i loro prezzi cadranno. Ciò farà aumentare i rendimenti degli investimenti. Il ragionamento di Keynes è il risultato di non aver legato teoricamente la macroeconomia alla teoria microeconomica dei prezzi, trasformando la prima in un insieme di relazioni funzionali prive di significato.

e) E come no. Vorrei avere un solo esempio storico credibile di questa idea. Dopo la crisi gli investimenti calano perchè non conviene investire in maniera strutturalmente errata (austriaci). Quello che serve è liquidare gli investimenti errati e aspettare che i prezzi ripristinino un po' di equilibrio.

f) Per Keynes lo stato deve eliminare i rentier, socializzare gli investimenti, manipolare il tasso di interesse, adottare politiche redistributive che toglieranno incentivi a lavorare. In pratica danneggiare la crescita per benefici immaginari di breve termine. Non si può dire che non l'abbiano preso alla lettera, con la sola eccezione degli investimenti: i politici preferiscono ritorni immediati perchè sono miopi, quindi consumano anzichè investire. Sarebbe decisamente meglio se lo stato capisse di non aver nulla da fare prima di fare qualisasi cosa.

Riassumendo, Keynes non ha un edificio teorico, ha una serie di equazioni prive di sostanza economica per dimostrare le sue tesi infondate. Se serve un modo di spiegare la crisi del '29, ne esisteva già uno da prima della crisi che non aveva i difetti dei "classici", che si riferivano solo al lungo termine: quello austriaco, teoricamente ricco e in grado di spiegare la crisi senza distruggere la teoira economica riempiendola di errori concettuali.

Per ripristinare un po' di ordine teorico, bisogna capire:

1. Come si allocano i fattori di produzione.
2. Come si prezzano i fattori di produzione.
3. Come la moneta influenza tale allocazione e prezzaggio.
4. Come le rigidità introdotte dallo stato peggiorano le cose.
5. Quali fattori sono reali e quali nominali. A titolo d'esempio, le risorse reali non possono essere tesaurizzate, quindi no c'è alternativa reale a consumo o investimento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a) La teoria di Keynes non è compatibile con la teoria elementare del funzionamento dei prezzi e dei mercati, non è una teoria generale, è una generalizzazione ingiustificata di alcune osservazioni sparse tratte dalla crisi del &#8216;29. La teoria classica si era occupata soltanto di equilibri di lungo termine e non di fenomeni transitori; all&#8217;epoca di Keynes (sin dagli anni &#8216;20) c&#8217;era un&#8217;alternativa, quella austriaca, in grado di spiegare disoccupazione e capacità produttiva inutilizzata. Keynes dà un&#8217;interpretazione caricaturale dei classici e non ha mai capito gli austriaci, la sua caricatura va bene per criticare le teorie di Solow e Lucas, successivi a Keynes, che in effetti sono la caricatura dei classici. L&#8217;ipotesi di piena occupazione è irrilevante per la Scuola austriaca, e il senso del post è che questa e la capacità inutilizzata non implicano necessariamente una carenza di domanda aggregata, come invece Keynes era costretto ad affermare, per mancanza di profondità nella sua analisi teorica.</p>
<p>b) Salario corrente o salario d&#8217;equilibrio? In recessione i salari di equilibrio scendono, è ovvio che se i lavoratori continuano a chiedere il precedente livello di salari, all&#8217;apice del boom, rimangono disoccupati. Non esistono salari correnti: esiste un mercato del lavoro che se non è bloccato dall&#8217;azione statale cerca il salario d&#8217;equilibrio.</p>
<p>c) La teoria dell&#8217;interesse di Keynes è del tutto indifendibile, essendo presa del resto da Silvio Gesell. Il tasso di interesse esiste anche senza moneta. L&#8217;ipotesi di reddito costante e pieno impiego sono irrilevanti. Il problema è che Keynes, non capendo il ruolo dell&#8217;interesse nel sistema economico, non riesce a trarre conclusioni teoricamente fondate. Non c&#8217;è nessuna equazione in meno dell&#8217;economia classica, lasciamo perdere le assurdità di Sraffa: l&#8217;equazione che manca sono le preferenze temporali, come dicevano già Boehm-Bawerk, Wicksell, Mises e Friedman (Permanent Income Hyp.). In Sraffa le preferenze soggettive non giocano alcun ruolo e quindi poveretto non riesce a chiudere il sistema&#8230; problemi suoi. <img src='http://ideashaveconsequences.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>d) Se ci sono fattori di produzione non impiegati, i loro prezzi cadranno. Ciò farà aumentare i rendimenti degli investimenti. Il ragionamento di Keynes è il risultato di non aver legato teoricamente la macroeconomia alla teoria microeconomica dei prezzi, trasformando la prima in un insieme di relazioni funzionali prive di significato.</p>
<p>e) E come no. Vorrei avere un solo esempio storico credibile di questa idea. Dopo la crisi gli investimenti calano perchè non conviene investire in maniera strutturalmente errata (austriaci). Quello che serve è liquidare gli investimenti errati e aspettare che i prezzi ripristinino un po&#8217; di equilibrio.</p>
<p>f) Per Keynes lo stato deve eliminare i rentier, socializzare gli investimenti, manipolare il tasso di interesse, adottare politiche redistributive che toglieranno incentivi a lavorare. In pratica danneggiare la crescita per benefici immaginari di breve termine. Non si può dire che non l&#8217;abbiano preso alla lettera, con la sola eccezione degli investimenti: i politici preferiscono ritorni immediati perchè sono miopi, quindi consumano anzichè investire. Sarebbe decisamente meglio se lo stato capisse di non aver nulla da fare prima di fare qualisasi cosa.</p>
<p>Riassumendo, Keynes non ha un edificio teorico, ha una serie di equazioni prive di sostanza economica per dimostrare le sue tesi infondate. Se serve un modo di spiegare la crisi del &#8216;29, ne esisteva già uno da prima della crisi che non aveva i difetti dei &#8220;classici&#8221;, che si riferivano solo al lungo termine: quello austriaco, teoricamente ricco e in grado di spiegare la crisi senza distruggere la teoira economica riempiendola di errori concettuali.</p>
<p>Per ripristinare un po&#8217; di ordine teorico, bisogna capire:</p>
<p>1. Come si allocano i fattori di produzione.<br />
2. Come si prezzano i fattori di produzione.<br />
3. Come la moneta influenza tale allocazione e prezzaggio.<br />
4. Come le rigidità introdotte dallo stato peggiorano le cose.<br />
5. Quali fattori sono reali e quali nominali. A titolo d&#8217;esempio, le risorse reali non possono essere tesaurizzate, quindi no c&#8217;è alternativa reale a consumo o investimento.
</p>
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	<item>
		<title>by: Nino</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-18839</link>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 07:25:32 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-18839</guid>
					<description>A mio avviso state confondendo le acque.

a) Keynes attacca la teoria classica proprio quando questa afferma che il sistema economico si trova al punto della piena occupazione dei fattori produttivi e spiega il perchè questo possa avvenire in un'economia di mercato in cui il punto cruciale è il non pieno impiego del lavoro, visto che il libro si chiama "Teoria generale dell'OCCUPAZIONE, dell'interesse e della moneta".

b) Keynes non parla di disoccupazione frizionale o involontaria (con i vari esempi del mercatino rionale) ma di disoccupazione involontaria, cioè di quei lavoratori che sarebbero disposti a lavorare al salario monetario corrente (cioè non richiedono 3000 euro per non far nulla) ma non trovano una domanda di lavoro.

c) Keynes spiega che se la sua teoria è esatta, il tasso d'interesse ha una natura diversa (monetaria e non reale) e quindi esso influenza il reddito (quindi non può essere la risultante di risparmio ed investimento poichè se esso influenza il reddito vi saranno ad un altro livello di reddito due diverse curve di risparmi ed investimenti e lo schema classico, che presuppone il reddito costante e al livello di pieno impiego, ha un'equazione in meno per sapere quale sarà il nuovo tasso d'interesse.

d) Il tasso d'interesse può non diminuire anche quando vi è un aumento del risparmio ad esempio in periodi di crisi di fiducia, poichè può essere tesaurizzato e così facendo i beni capitali avranno una diminuzione del rendimento prospettico e un non miglioramento dei costi di finanziamento, questo porta ad una caduta degli investimenti quindi dell'occupazione.

e) Spesso le aspettative possono essere così negative che agire sul tasso d'interesse non serve, vista l'altissima preferenza per la liquidità, che per dare al capitalismo un ritmo costante di investimenti bisogna socializzarne una parte così da controbilanciare la caduta degli investimenti privati in periodi di crisi di fiducia.

f) Lo stato deve fare 3 cose per Keynes. Imposte progressive per togliere moneta agli stipendi più alti con più alto tasso di risparmio non investito e travasarlo verso i redditi più bassi con più alta propensione marginale al consumo, sostenendo la propensione media al consumo, quindi i rendimenti prospettici dei beni capitali.
Socializzare di una certa ampiezza gli investimenti (come è stato fatto dal dopoguerra fino agli anni '80), sostenendo direttamente la piena occupazione.
Manterene il tasso d'interesse ad un punto tale da far si che i rendimenti prospettici dei beni capitali superino il costo del tasso d'interesse stesso. 
Fatto questo, cioè agendo sul tasso d'interesse, sulla propensione media al consumo e intervenendo direttamente in alcuni investimenti (quelli che i privati non fanno, tanto per intenderci, quindi non sostituendosi al privato) lo stato non ha più nulla da fare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A mio avviso state confondendo le acque.</p>
<p>a) Keynes attacca la teoria classica proprio quando questa afferma che il sistema economico si trova al punto della piena occupazione dei fattori produttivi e spiega il perchè questo possa avvenire in un&#8217;economia di mercato in cui il punto cruciale è il non pieno impiego del lavoro, visto che il libro si chiama &#8220;Teoria generale dell&#8217;OCCUPAZIONE, dell&#8217;interesse e della moneta&#8221;.</p>
<p>b) Keynes non parla di disoccupazione frizionale o involontaria (con i vari esempi del mercatino rionale) ma di disoccupazione involontaria, cioè di quei lavoratori che sarebbero disposti a lavorare al salario monetario corrente (cioè non richiedono 3000 euro per non far nulla) ma non trovano una domanda di lavoro.</p>
<p>c) Keynes spiega che se la sua teoria è esatta, il tasso d&#8217;interesse ha una natura diversa (monetaria e non reale) e quindi esso influenza il reddito (quindi non può essere la risultante di risparmio ed investimento poichè se esso influenza il reddito vi saranno ad un altro livello di reddito due diverse curve di risparmi ed investimenti e lo schema classico, che presuppone il reddito costante e al livello di pieno impiego, ha un&#8217;equazione in meno per sapere quale sarà il nuovo tasso d&#8217;interesse.</p>
<p>d) Il tasso d&#8217;interesse può non diminuire anche quando vi è un aumento del risparmio ad esempio in periodi di crisi di fiducia, poichè può essere tesaurizzato e così facendo i beni capitali avranno una diminuzione del rendimento prospettico e un non miglioramento dei costi di finanziamento, questo porta ad una caduta degli investimenti quindi dell&#8217;occupazione.</p>
<p>e) Spesso le aspettative possono essere così negative che agire sul tasso d&#8217;interesse non serve, vista l&#8217;altissima preferenza per la liquidità, che per dare al capitalismo un ritmo costante di investimenti bisogna socializzarne una parte così da controbilanciare la caduta degli investimenti privati in periodi di crisi di fiducia.</p>
<p>f) Lo stato deve fare 3 cose per Keynes. Imposte progressive per togliere moneta agli stipendi più alti con più alto tasso di risparmio non investito e travasarlo verso i redditi più bassi con più alta propensione marginale al consumo, sostenendo la propensione media al consumo, quindi i rendimenti prospettici dei beni capitali.<br />
Socializzare di una certa ampiezza gli investimenti (come è stato fatto dal dopoguerra fino agli anni &#8216;80), sostenendo direttamente la piena occupazione.<br />
Manterene il tasso d&#8217;interesse ad un punto tale da far si che i rendimenti prospettici dei beni capitali superino il costo del tasso d&#8217;interesse stesso.<br />
Fatto questo, cioè agendo sul tasso d&#8217;interesse, sulla propensione media al consumo e intervenendo direttamente in alcuni investimenti (quelli che i privati non fanno, tanto per intenderci, quindi non sostituendosi al privato) lo stato non ha più nulla da fare.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Moneta Unica Mondiale: Inflazionomia Sostenibile? at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-6184</link>
		<pubDate>Thu, 01 Nov 2007 15:35:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-6184</guid>
					<description>[...] Personalmente, provenendo da simpatie monetariste, riconoscendo coerenza e concretezza alla teoria austriaca del ciclo economico, oltre che un preciso fondamento all&#8217;analisi sulla disomogeneit&#224; del capitale (vedi Pietro, Ihc), mi aspetto che quel che pu&#242; accadere all&#8217;economia di un mondo monovalutario sia semplicemente quello che le teorie di Mises prevedono per una qualsiasi economia sostanzialmente chiusa [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Personalmente, provenendo da simpatie monetariste, riconoscendo coerenza e concretezza alla teoria austriaca del ciclo economico, oltre che un preciso fondamento all&rsquo;analisi sulla disomogeneit&agrave; del capitale (vedi Pietro, Ihc), mi aspetto che quel che pu&ograve; accadere all&rsquo;economia di un mondo monovalutario sia semplicemente quello che le teorie di Mises prevedono per una qualsiasi economia sostanzialmente chiusa [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Come Siamo Arrivati Così Lontano? at Ideas Have Consequences</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-4748</link>
		<pubDate>Fri, 07 Sep 2007 11:19:55 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-4748</guid>
					<description>[...] C&#8217;&#232; una via, e cio&#232; far prevalere la reputazione del dollaro su qualsiasi altra cosa, rallentando o stoppando la crescita di moneta e credito, e rialzando i tassi di interesse per puntellare il gradimento della valuta, lasciando che l&#8217;economia reale paghi dazio in termini di fallimenti aziendali, abbandono di progetti imprenditoriali e ridimensionamento del consumo, con conseguente downturn; in altre parole, ancora la dura legge del Business Cycle. Alla fine, it&#8217;s a question of time. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] C&rsquo;&egrave; una via, e cio&egrave; far prevalere la reputazione del dollaro su qualsiasi altra cosa, rallentando o stoppando la crescita di moneta e credito, e rialzando i tassi di interesse per puntellare il gradimento della valuta, lasciando che l&rsquo;economia reale paghi dazio in termini di fallimenti aziendali, abbandono di progetti imprenditoriali e ridimensionamento del consumo, con conseguente downturn; in altre parole, ancora la dura legge del Business Cycle. Alla fine, it&rsquo;s a question of time. [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Tommaso Sardelli</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-670</link>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2007 07:12:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-670</guid>
					<description>Salve, sono stato all'estero per lavoro. E ora me ne vado in vacanza per qualche giorno. La mia replica arriverà. Ho dato un'occhiata al nuovo articolo, me lo stampo perché mi sembra un interessante spunto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve, sono stato all&#8217;estero per lavoro. E ora me ne vado in vacanza per qualche giorno. La mia replica arriverà. Ho dato un&#8217;occhiata al nuovo articolo, me lo stampo perché mi sembra un interessante spunto.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Jacopo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-647</link>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 17:30:58 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-647</guid>
					<description>Si infatti.. ma dove è finito? Non sarà mica andato in vacanza, da buon keynesiano? ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si infatti.. ma dove è finito? Non sarà mica andato in vacanza, da buon keynesiano? <img src='http://ideashaveconsequences.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-644</link>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 13:34:21 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-644</guid>
					<description>Comunque qui urge l'apporto del Tommaso keynesiano!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comunque qui urge l&#8217;apporto del Tommaso keynesiano!
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: L.Baggiani</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-643</link>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 13:26:29 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-643</guid>
					<description>#il problema è che una pressa o un pezzo di terra non ha volontà, mentre il lavoratore oltre a venir impiegato decide di essere impiegato. Il punto non mi pare insignificante, per questo ho sottolineato il lato della "vlolontarietà" del costo dell'impiego del lavoratore. Suggerisco di ragionare in termini di "competenze lavorative" o semplicemente di "lavoro" offerto dal separato soggetto che lo possiede, cioè dal lavoratore che in questo senso è in senso prorpio un "fornitore" di un "servizio" al pari di una utility che vuol esser pagata per darti la luce.

"confondere" il lavoratore come persona e il lavoro come servizio in un unico ente presterebbe il fianco ai sinistroidi che chiamano il capitalista "padrone" (perché compra il lavoro e quindi la persona) mentre noi sappiamo che sussiste una "volontà lavorativa" da parte di entrambi quando il contratto viene firmato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>#il problema è che una pressa o un pezzo di terra non ha volontà, mentre il lavoratore oltre a venir impiegato decide di essere impiegato. Il punto non mi pare insignificante, per questo ho sottolineato il lato della &#8220;vlolontarietà&#8221; del costo dell&#8217;impiego del lavoratore. Suggerisco di ragionare in termini di &#8220;competenze lavorative&#8221; o semplicemente di &#8220;lavoro&#8221; offerto dal separato soggetto che lo possiede, cioè dal lavoratore che in questo senso è in senso prorpio un &#8220;fornitore&#8221; di un &#8220;servizio&#8221; al pari di una utility che vuol esser pagata per darti la luce.</p>
<p>&#8220;confondere&#8221; il lavoratore come persona e il lavoro come servizio in un unico ente presterebbe il fianco ai sinistroidi che chiamano il capitalista &#8220;padrone&#8221; (perché compra il lavoro e quindi la persona) mentre noi sappiamo che sussiste una &#8220;volontà lavorativa&#8221; da parte di entrambi quando il contratto viene firmato.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: libertyfirst</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-641</link>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2007 13:04:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/beni-capitali-submarginali-e-non-neutralita-della-moneta/jacopo#comment-641</guid>
					<description>#1 Grazie!

#2 Cavolo, sei più soggettivista di me. La mia definizione di submarginalità si riferiva ad un fantomatico reddito netto da impiego della risorsa negativo, definizione oggettiva e quindi non corretta: la decisione di impiegare o non impiegare una risorsa è una scelta individuale e quindi dipende dal valore soggettivo, non dal reddito monetario netto che ne consegue. Quindi secondo la mia definizione è submarginale il lavoratore che non può ottenere più di zero dal suo reddito, ma esisteranno una serie di disoccupati volontari che non lavoreranno, almeno temporaneamente, per redditi positivi ma sufficientemente bassi, probabilmente. C'è da dire che nel mercato del lavoro le preferenze soggettive giocano un ruolo, anche considerando la scelta lavoro/tempo-libero (la rothbardiana "reservation demand"), che nel caso dei beni capitali propri è sicuramente minore: è verosimile che ogni bene di produzione non umano che dia un reddito positivo sia impiegato (salvo effetti frizionali).

Per quanto riguarda il fatto che l'idea sia mia o meno, non ricordo di averla letta, ma questo non significa nulla. Quel che è certo è che è una naturale conseguenza della teoria del capitale... e dopo 65 pagine del mio saggio cominciano ad essermi chiari molti dettagli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>#1 Grazie!</p>
<p>#2 Cavolo, sei più soggettivista di me. La mia definizione di submarginalità si riferiva ad un fantomatico reddito netto da impiego della risorsa negativo, definizione oggettiva e quindi non corretta: la decisione di impiegare o non impiegare una risorsa è una scelta individuale e quindi dipende dal valore soggettivo, non dal reddito monetario netto che ne consegue. Quindi secondo la mia definizione è submarginale il lavoratore che non può ottenere più di zero dal suo reddito, ma esisteranno una serie di disoccupati volontari che non lavoreranno, almeno temporaneamente, per redditi positivi ma sufficientemente bassi, probabilmente. C&#8217;è da dire che nel mercato del lavoro le preferenze soggettive giocano un ruolo, anche considerando la scelta lavoro/tempo-libero (la rothbardiana &#8220;reservation demand&#8221;), che nel caso dei beni capitali propri è sicuramente minore: è verosimile che ogni bene di produzione non umano che dia un reddito positivo sia impiegato (salvo effetti frizionali).</p>
<p>Per quanto riguarda il fatto che l&#8217;idea sia mia o meno, non ricordo di averla letta, ma questo non significa nulla. Quel che è certo è che è una naturale conseguenza della teoria del capitale&#8230; e dopo 65 pagine del mio saggio cominciano ad essermi chiari molti dettagli.
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