Archive for the 'Economia' Category

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di Leonardo, IHC
Il FMI si è trovato, per un po’ di tempo, seduto in disparte e pure deriso per il suo passato. Ma Strauss sta scrivendo un gran valzer perché il FMI torni a ballare là, sulla scena, in primo piano, con l’approvazione quanto più vasta possibile di Governi e guru dell’economia. Chiaramente lo Strauss in questione non è nessuno della famiglia di musicisti viennesi, e neppure il tedesco Richard, bensì Dominique Strauss-Kahn, e il valzer in questione non ha niente a che vedere con l’arte tersicorea, bensì riguarda il divincolarsi delle posizioni del Fondo (e del capo della ricerca, Blanchard) dalle storiche posizioni liberiste (mah!) per flirtare con posizioni più “aperte” e “possibiliste” verso una politica economica più attiva e, si può dire, keynesiana.
E con questo, siamo completi.
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di Leonardo, IHC
Stampa qui, stampa là, qualcosa doveva succedere. Oddio, non è che sia successo poi tantissimo, perché un Bebo Bernanke che dà seguito a qualcosa di già annunciato, cioè il rialzo del Tasso di Sconto (TUS), ripetendo l’orientamento a lasciare bassi i Fed Funds per gran parte del 2010 non è tutta questa rivoluzione.
Il principale riferimento del mercato interbancario USA sono i Fed Funds, attesi ancora sotto lo 0,25% almeno fino a novembre. Il loro corrispettivo europeo è il Refi, che non dovrebbe venir toccato almeno fino a metà 2010 (si veda ad esempio qui). Tutto sommato quindi i tassi “importanti” dovrebbero cominciare a salire prima nella UEM che negli USA, tra l’altro partendo dal più alto 1%. Ma la Fed si è mossa per prima, pur prendendola un po’ larga su un tasso ritenuto “marginale” come il TUS, e una qualche ragione ci deve essere; nihil ex nihilo. Siccome l’informazione ufficiale minimizza parlando di “intervento tecnico”, io invece mi lancio nella speculazione intellettuale.
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di Silvano, IHC
Periodicamente ritorna in auge sulla stampa la figura dell’ evasore fiscale (vedi solo a titolo di esempio il recente leitmotiv " un italiano su quattro non paga le tasse "); sempre periodicamente rispunta il dibattito " pagare meno per pagare tutti, o pagare tutti per pagare meno? ".
Viene comunemente dato per assodato che l’Italia sia tra i paesi con un’elevata evasione poiché ha una consistente fetta della propria economia “sommersa”. Tuttavia nessuno si sogna di affermare che è fuorviante lo stesso concetto di economia sommersa. Il cosiddetto “nero” è in realtà quella fetta di transazioni economiche, poste volontariamente e liberamente in essere tra soggetti diversi al fine di trarre un’utilità reciproca, che sfuggono al controllo e/o al prelievo forzoso dell’erario. È semplicemente un ambito economico in cui lo Stato non riesce ad esercitare il monopolio della forza . Niente di più. Altrimenti dovremmo concludere che l’economia termina e coincide con il raggio di azione dei ministeri competenti .
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di Leonardo, IHC
La Grecia rischia il default. La Grecia minaccia l’euro. La Grecia minaccia l’Unione Europea. Qualcuno salvi la Grecia.
Queste sono le voci che girano, voci che sembra verranno accolte con una possibile asse Parigi-Berlino in grado di aggirare i divieti comunitari al salvataggio di Stati fiscalmente irresponsabili. Da parte mia voglio mostrare due cose: se esiste un così drammatico problema greco allora i problemi della UE vanno ben oltre i PIGS, e il problema greco può essere pericoloso non in sé ma perché ritenuto tale.
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di Leonardo, IHC
Questa mi mancava. C’è qualcuno che sta dividendo le Banche Centrali tra “Monetariste” e “Keynesiane”, come Masciandaro sul Sole24Ore del 22/01/09. Le prime sarebbero enti indipendenti con l’unico obiettivo di controllo dell’inflazione; le seconde sarebbero quelle che perseguono più obiettivi anche contrastanti (controllo dell’inflazione e obiettivi di crescita dell’economia) e si occupano anche della vigilanza dei mercati. Da una posizione di superiorità keynesiana negli anni settanta (50% di Banche Centrali keynesiane, 15% monetariste, il resto “cacciucco”) si è ora al vantaggio monetarista (30% contro il 20% keynesiano, e tanto “cacciucco”). Il fine dell’articolo sarebbe lodevole, difendere l’indipendenza delle Banche Centrali, ma questo accademismo è sbagliato e fuorviante.
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di Leonardo, IHC
Premetto che secondo me Obama è semplicemente in crisi di consenso e per risollevarsi, in vista delle elezioni di metà mandato che lo metteranno quasi sicuramente in minoranza rispetto al Congresso, le sta sparando grosse così che siano facilmente comprensibili dal vulgo.
L’ultima sparata è quel progetto (ma andrà avanti davvero?) di ri-separazione delle attività commercial e investment delle banche private, con a corollario una sequela di fuffa demagogica sul contenimento delle dimensioni delle banche.
Il suo discorso del 21/01/10 è infatti, pur nella brevità, pieno di enormità.
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di Silvano, IHC
Proseguendo nella disamina delle operazioni condotte da parte dell’ECB nel 2008 meritano un approfondimento – per motivazioni in parte differenti - i currency swap condotti con le Banche Centrali di Danimarca ed Ungheria. Vediamo il primo.
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di Leonardo, IHC
Su questo sito richiamo spesso la teoria austriaca del ciclo economico. Ritengo che nel complesso questa teoria abbia la struttura logica più robusta sulla piazza. Esistono certamente alcune più o meno evidenti debolezze (alcuni punti di svolta del ciclo non sono adeguatamente spiegati ed alcuni argomenti vengono trattati come tabù), ma ritengo che ciò che è in piedi sia per lo meno da non trascurare, se non da approfondire per eliminare qualsiasi incertezza. Ammetto che considerare le varie debolezze come sicurezze risolvibili con una opportuna ricerca abbia più del fideistico che del razional-logico, ma la coerenza e la potenza di quanto può considerarsi assodato mi fa ben sperare, e soprattutto mi fa dubitare che le teorie alternative siano veramente utili.
Ogni tanto poi trovo alcuni dati che sembrano deporre a favore delle mie idee e cozzare contro il senso comune. È il caso dei dati macroeconomici tedeschi diffusi il 13 u.s.
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di Leonardo, IHC
Ultimamente ho commentato le uscite dei Nobel Krugman e Stiglitz riguardo le cause dell’attuale crisi, e quindi nel merito dei modi per uscirne. Riassumendo molto, occorre tornare al protezionismo e regolare i mercati che da soli finiscono negli eccessi. Leggendo le stesse parole dei due geni menzionati però si trovano contraddizioni che riguardano la guida politica delle scelte del mercato e la ricostruzione storica e prospettica dei rapporti monetari tra USA e Cina.
Per fortuna esistono altre opinioni. La cosa molto curiosa e che una risposta ai due teorici dell’economia viene da Johan Norberg, uno storico delle idee del Cato Institute. Uno storico normalmente ha un approccio che non condivido, facendo discendere nessi causa-effetto da una successione storica dei fatti che può facilmente essere fuorviante per la complessità dei problemi e l’incompletezza dei dati. Questo storico invece sottende anche della teoria per giustificare i rapporti individuati su base storica, il che rende la sua visione a mio giudizio più affidabile (inoltre è più vicino alle mie idee, e questo chiaramente è un bias irresistibile).
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di Leonardo, IHC
L’aver avuto una grande intuizione non rende immuni da futuri svarioni. Il non aver concluso niente non implica che non si riesca un giorno a dirne una giusta. In altre parole la credibilità di un idea non dovrebbe esser necessariamente legata a chi la propone, chiaramente assodata la competenza di quest’ultimo. Personalmente mi pare che Paul Krugman (Pipy per gli amici) abbia preso un Nobel per l’aver dimostrato di non aver concluso niente sulla teoria dei tassi di cambio ma averlo detto con molto stile; un po’ prima Joseph Stiglitz (Josy per gli amici) ha preso il Nobel per delle belle intuizioni sulle asimmetrie informative (intuizioni che io considero ancora erroneamente inutilizzate all’interno di una teoria del ciclo economico, come già esposto). Tutti e due adesso, forti della considerazione mondiale, si permettono di spararle veramente grosse, come riportato sul Sole24Ore tra il 3 e il 4 gennaio scorsi.
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