Archive for the 'Economia' Category

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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Basilischi: acqua calda e particolari omessi", una veloce commento sulla "fuffa" che si sta sollevando per "l’improvvisa" scoperta che in Basilicata si è formata una nuova e originale "mafia" prontamente battezzata "i Basilischi".
Il pezzo è in realtà un richiamo di un articolo di più di un anno fa pubblicato qui su IHC che, partendo dalle considerazioni dell’Economist sulla presenza di questa "quinta mafia", intendeva sottolineare come questi fenomeni di anti-Stato traggono linfa vitale e ragion d’essere proprio da come funziona lo Stato, e in particolare si finanziano con i trasferimenti pubblici. Questo piccolo "dettaglio" non viene mai evidenziato dall’informazione italiana.


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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "E tu chiamali, se vuoi, ’subprime’…", una ulteriore esposizione, con tanto di numeri, su come la situazione finanziaria-immobiliare degli USA sia preoccupante e ampia, alla faccia di chi si ostina a parlare di crisi "subprime" e di "pericolo passato".
Quel che mi disturba e continuare a sentir parlare di una crisi e di un popolo di debitori "subprime" a causa di un mercato "marginale" (perché i numeri lo definivano tale) che ha sparso la tua peste, come se l’intero sistema economico e finanziario mondiale che fa leva su un mercato sia intrinsecamente instabile e votato al fallimento. Un sistema sano non crolla per una falla in un ambito "marginale"; se un sistema intero scricchiola (e sia chiaro che stiamo vedendo solo una recessione, e non la fine del mondo) allora deve esserci una falla grande quanto il sistema; in questo caso in tutto il sistema c’è una cosa sola, la moneta, e allora c’è un errore di politica monetaria mondiale (troppo credito "dal nulla" e a tassi innaturalmente bassi). Nascondersi dietro la parola "subprime" è solo una falsificazione dei fatti.


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In analisi tecnica viene insegnato che le fasi di rintracciamento dei prezzi di un titolo o commodity sono più veloci delle fasi di salita. Per capirci, se sono serviti tre mesi perché un titolo guadagnasse un 50%, questo potrebbe perdere tutto in due settimane. Trattandosi di regole ricavate dall’esperienza, si possono dare spiegazioni intuitive di carattere comportamentale, come quella del pregiatissimo dottor Panchetti sulla diffusione delle preoccupazioni (“la cacherella è la cosa più trasmissibile sulla Terra” egli disse), ma essendo venuta prima la regola e poi la spiegazione, una vera teoria non mi pare esista.
Pensando allo studio dei cicli economici, in comune con quanto sopra vi è il fatto di basarsi sul comportamento umano, nonché (o proprio per questo) il fatto che storicamente le fasi di upturn sono più lunghe e lente delle fasi di downturn. Questa asimmetria di comportamento non può essere casuale.
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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "La UE inciampa. Chi è stato?", una digressione sulle varie cause della brutta performance del PIL europeo, considerando sia la generale direzione negativa del ciclo economico, che particolari situazioni (come quelle di Spagna e Italia) che fanno da zavorra al dato complessivo.
Ho voluto cercare di rendere l’idea della complicatezza della situazione e quindi della velleità del pensare di risolvere tutto solamente con un’accorta manovra di politica monetaria (questo considerando che un ritorno ad una stance della BCE non più inflazionomica comportorebbe una necessaria recessione, cosa che i Governi non accetteranno mai), soprattutto visto che nulla garantisce che questa frenata riduca significativamente le pressioni inflazionistiche e quindi l’imbarazzo decisionale della BCE. Già su questo sito si era accennato ai segnali di "impotenza" della politica monetaria della Fed; adesso la stessa situazione si tra proponendo per la UE.


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Al tempo fu concluso che la
Scala Mobile, comportando una rincorsa di prezzi e stipendi, fosse un
meccanismo perverso di impoverimento dei lavoratori dipendenti. Si optò quindi per un riferimento all’
inflazione programmata, elaborata dall’autorità monetaria, che avesse attinenza con le
cause domestiche dell’inflazione e evitasse sugli stipendi recuperi necessariamente del 100% dell’inflazione al consumo, così da eliminare le precedenti perversioni e porre l’accento sull’apporto della produttività. Ora si vuole un passo indietro.
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di Leonardo, Ihc
Il Doha Round, la serie di colloqui in sede di WTO rivolti ad incrementare il commercio internazionale attraverso la riduzione dei dazi, è fallito. Anni di lavoro buttati al vento, anni di soldi sprecati, e anni di risparmio sui prezzi azzerati. Avevo già accennato alle questioni in ballo, rintracciando anche una spia di ciò che sarebbe potuto accadere ed esponendolo su questo sito. La notizia sembrava una di quelle “minori”, ma visto l’esito dell’affare forse si può apprezzare meglio il suo significato.
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di Leonardo, Ihc
I russi hanno provato a costruire un sistema anticapitalistico, negando dinamiche imprenditoriali e ruolo della moneta; poi il comunismo è miseramente fallito. Adesso i russi vogliono sfruttare le reazioni proprie degli imprenditori di fronte al credito e ai tassi di interesse, e comandano la moneta con una spregiudicatezza che dilania il senso comune: se l’espansione monetaria crea crescita economica ma pure inflazione, basta ignorare la seconda e il saldo è sicuramente positivo.
Alla fine il trade-off crescita/inflazione (la maggior crescita viene pagata con maggior inflazione) può essere visto come il risultato di un giudizio di valore (in fondo così è nell’ortodossia economica), quindi meno peso si dà all’inflazione, più crescita ci si può permettere di stimolare. Geniale? No, fallace.
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di Leonardo, IHC
Su Giornalettismo.com è stato pubblicato il pezzo "Prendiamo esempio dalla UE" dove, prendendo spunto da un "blocco" dei fondi UE alla Bulgaria in ragione dell’avanzato stato di corruzione e inefficienza politica, suggerisco che possa essere un modo ragionevole di trattare l’attribuzione di fondi centrali alle regioni italiane, soprattutto adesso che si parla tanto di federalismo.
Sicuramente il problema è più complesso, e sicuramente occorre distinguere tra fondi e fondi, considerato anche il blocco della UE è rivolto solo ad una parte del grosso insieme di trasferimenti di cui la Bulgaria beneficia. Ma credo valga la pena farci un onesto pensiero.


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di Leonardo, Ihc
È finalmente nata l’Unione del Mediterraneo (UMED), una nuova organizzazione che raccoglie i paesi del Sud Europa, del Magreb, e parte dell’Asia Minore, che insieme alla UE in un certo senso ricompatta l’impero di Traiano (con l’aggiunta della non più barbara Scandinavia). Dopo l’osanna di rito alla grandeur del Gallo Sarkozy, possiamo chiederci a che serve questo Club Med e se ce ne fosse bisogno.
Alcune interpretazioni vedono questo sfrozo diplomatico come una trovata praticamente ad uso e consumo della Francia, motore del processo, volta a farle attribuire un peso internazionale maggiore che possa venire speso in ambito UE. Chiaramente è troppo poco come spiegazione.
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di Leonardo, Ihc
Ti pareva, piangono tutti miseria, perché non anche loro, gli esponenti del settore più protetto e sovvenzionato della (è il caso di dirlo) Terra? Portavoce è Luigi Marino, presidente della Confcooperative (agricoltura e cooperative, che connubio!) in un articolo di LiberoMercato del 17/07/08. La bellezza di questo pezzo è la combinazione delle affermazioni, il cui unico scopo credo sia lanciare un avvertimento alla Politica mettendo in palio i propri voti, ma questo è sicuramente solo una mia malignità.
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