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di Matteo Corsini
“Uno degli aspetti più significativi della crisi economica in corso è il fatto che un così gran numero di persone reagisca agli eventi abbracciando dottrine che accrescerebbero ancora di più i nostri problemi. Le traversie di Spagna e Irlanda dimostrano che tenere il bilancio in pareggio e non far crescere il debito pubblico in tempi di vacche grasse non garantisce nessuna protezione contro la crisi: e dunque i leader europei decidono che la via maestra è rendere ancora più stringenti le regole di bilancio. La generale crisi dell’euro dimostra che tassi di cambio fissi e politiche monetarie rigide presentano serie controindicazioni: e dunque la destra rilancia il gold standard… Ora, leggendo un recente commento di Luigi Zingales su Bloomberg, ne scopro una nuova: proprio quando l’esperienza sta dimostrando che la stabilità dei prezzi non basta, che la Banca centrale ha bisogno di allargare il tiro, qualcuno comincia a dire che la Federal Reserve dovrebbe occuparsi solo della lotta all’inflazione… Perché non potrebbe esserci momento peggiore per perorare una proposta di questo genere? Perché i dati parlano chiaro: la rigidità verso il basso dei salari nominali è una realtà incontestabile…" (P. Krugman).
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di Leonardo, IHC
L’Italia, si sa, è tra l’incudine e il martello. Il paese non cresce, si pensa di aiutarlo con la spesa pubblica, ma questo si scontra con un debito pubblico troppo difficilmente sostenibile; a questo si aggiunge che molte imprese sono bloccate dal restio credito bancario, e di queste imprese una parte importante è in difficoltà perché vanta crediti verso una Pubblica Amministrazione (PA) che sostanzialmente “non paga”; se le imprese sono bloccate manca proprio chi crea PIL e assume dipendenti. Questo non spiega tutta la crisi ma comunque rileva. Una soluzione ora sul tavolo è permettere – con artifici tutti da discutere e da ridere – che le imprese scontino in banca i crediti verso lo Stato, recuperando così un po’ di liquidità e facendo girare un po’ l’economia; altra soluzione è compensare crediti e debiti verso lo Stato.
Io ho un’altra idea: pagare i creditori con titoli di Stato, e vi spiego i dettagli.
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di Leonardo, IHC
Ma il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso parlò: “in verità vi dico, ci vorrà tempo per il ritorno della crescita ma possiamo aspettarci una svolta alla fine dell’anno se le giuste decisioni sono prese oggi”. Scherzo, non ha detto “in verità vi dico”, ma il resto sì! Le “giuste decisioni” in questo caso sono i project bond, tempi più lunghi per il rientro del debito sovrano, rafforzamento del bilancio UE.
La profezia di Barry Barroso è quindi questa: noi vi faremo spendere, altro che austerity, e infatti il PIL riprenderà a crescere a fine anno. Per come stanno le cose, se io profetizzassi che pulendomi le unghie oggi il quarto trimestre del 2012 vedrà la risalita del PIL, si rivelerebbe parimenti soddisfatta.
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di Leonardo, IHC
In questi tempi di tanto chiacchierata ma ben poco applicata austerity si sente spesso un ragionamento che a molti pare lineare e preciso: ridurre la spesa statale farà crollare l’economia e porterà una recessione, quindi è l’opposto di ciò che si deve fare. La solita storia per cui “senza consumo le aziende chiudono” di matrice Keynesiana, portata a livello di rapporto Stato-economia.
Il concetto è sostenuto da tutti gli opinion-maker principali, da un estremo all’altro dell’arco politico e ancor di più da tutta la c.d antipolitica, nonché dalla moltitudine di economisti consapevolmente o meno presa come riferimento dai primi. Le differenze si misurano solo sulla contestualizzazione di ciò che l’austerity non debba toccare.
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di Matteo Corsini
"Prima della scadenza ogni prodotto strutturato è un’incognita per il venditore e l’acquirente: le probabilità sulla performance a scadenza forniscono uguali informazioni a entrambi. Al contrario, con il what if l’offerente può illustrare le potenzialità del prodotto senza violare gli obblighi informativi ma non fornisce le probabilità con cui si verificano i rendimenti. È come giocare al Superenalotto sapendo che a fronte del costo di tre euro si realizza niente o 150 milioni. Cosa vera ma fuorviante se non si dà l’informazione sulle probabilità associate a questi risultati: alta probabilità di vincere nulla e bassissima probabilità di vincere 150 milioni. Nel caso dei fondi strutturati, senza fornire le probabilità di realizzazione dei vari rendimenti, si preclude l’investitore dall’acquisire consapevolezza del rischio che va a sostenere".
(R. D’Ecclesia)
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This article was previously posted in Italian as “Di Complessità e Credibilità”.
by Leonardo, IHC
In a preceding article I have related about prof. Cubeddu’s opinion that, even since the ’30s, the economy has become too complicated and interconnected, by both international and domestic perspectives, for a “handful” of men/women – whose knowledge is necessary limited in Hayekian terms – set at the vertex of society – i.e. politicians – can aspire to make use of decisions and regulations to push economic growth in a certain direction. Cubeddu has more precisely pointed that, although politicians could somehow affect the operators’ expectations during the Great Depression to even start an economic upturn, they are no longer able to.
I must say that the system’s complexity and the limitedness of knowledge are problems per se, but I add that the behaviour of politicians themselves has even increased the economy’s complexity and reduce politicians’ credibility.
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di Leonardo, IHC
La spending review annunciata da Monti può ispirare una fila di ragionamenti che incredibilmente parte dal movimento Cinque Stelle, passa da Hayek, e finisce in Monti. Il mio punto di vista è totalmente originale, e spero aiuti a comprendere sia la totale incoerenza del ginepraio messo su da politica e informazione, che il valore potenziale delle forze spontanee e inconsapevoli che cominciano ad attivarsi.
Una cosa importante da dire subito è che se si scatena tutto ’sto casino per n.4 miseri miliardi di euro allora questo paese entro l’anno fallirà; cominciate a pensare a come emigrare.
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di Leonardo, IHC
Ho avuto il piacere di leggere “Libera moneta in libero Stato?” di William Vittore Longhi, un rapido excursus sulle teorie della Scuola Austriaca di Economia con particolare attenzione alla concezione della moneta (e quindi della politica monetaria e della riserva frazionaria) nonché all’attualità di queste teorie sia per l’analisi della corrente crisi che per la ricerca di una soluzione di valore pratico.
Il piacere che ho ricavato sta nel fatto che il libro mi è stato regalato, non certo nel suo contenuto.
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di Leonardo, IHC
Dopo la paradossale boutade sull’ipotetico favore di Keynes alla riserva bancaria intera, mi va di tornare sugli argomenti “moneta” e “riserva bancaria”, in specie richiamando in dettaglio l’articolo di Schlichter su Cobden Center “What gives money value, and is fractional-reserve banking fraud?”.
D’ora in poi per la sedicente ortodossia di Rothbardiani e DeSotiani userò il termine “Austrodossia” e il corrispondente aggettivo “austrodosso”. Sono certo che molti non apprezzeranno.
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di Leonardo, IHC
Consiglio di ripescare un articolo della Repubblica del 28 marzo scorso in cui si parlava del gruppo di acquisto “Io guardo l’etichetta”. Si parla del fatto che produttori di generi alimentari “di marca” (“brand”, nel gergo di chi ci capisce) vendono ad un certo prezzo sotto il marchio famoso ed anche ad un prezzo molto inferiore sotto etichette anonime o generiche (come quelle di una cooperativa).
Il gruppo di acquisto invita a “leggere l’etichetta” per capire se un prodotto apparentemente da discount non sia in realtà equivalente ad uno di marca.
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