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Archive for the 'Esteri' Category

L’Inflazione come Alternativa all’Inflazione, secondo Krugman

May 11th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Io non ce l’ho con Paul Krugman (così come Corsini non ce l’ha con Koo), ma in ogni cosa che Pipì Krugman tocca esce fuori qualcosa di paradossale e “suggestivo”, sia come spunto per un discorso serio sia come manifestazione dell’incapacità del mainstream di arrivare in profondità nei problemi.

Ultimamente se l’è presa con la Russia, che critica la politica americana di inondare il mondo di dollari e Treasuries, cosa che i russi non possono permettersi; questo sarebbe alla base delle tensioni sui prezzi delle materie prime e da qui sul resto del mercato (in Russia la volgarmente detta inflazione viaggia verso il 10% costringendo la Banca Centrale a far salire il tasso ufficiale fino all’attuale 8,25%). Secondo Krugman è tutta colpa dei russi.

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Sirtaken II – Fallire o Svendere?

April 18th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

Circa un anno fa su IHC parlavamo della fallente Grecia. Tra una osservazione e l’altra facevamo qualche considerazione sulle posizioni relative di Grecia e Germania (non per nulla Silvano intitolò il pezzo “Sirtaken!”), oscillando tra illazioni di espansione politica della Germania attraverso forme di “commissariamento fiscale” di fatto dei paesi indisciplinati e l’insofferenza popolare teutonica a fare da “tasca profonda” dei salvataggi continentali.

A inizio marzo invece ho auspicato che l’incipiente ciclo di rialzi dei tassi da parte della BCE potesse creare ulteriori pressioni sul debito degli indisciplinati fino a definitivi default che aprirebbero la strada a veri “commissariamenti” e, magari, ad un processo di riduzione della – ormai provata – fallimentare presenza statale.

Come conciliare questo con l’ultima proposta di austerity di Papandreou?

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Milk Wars: l’Impero Colpisce Ancora

March 25th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Non c’è da essere molto ottimisti quando l’incremento di una partecipazione azionaria in una azienda alimentare diventa motivo sufficiente per convocare l’ambasciatore di uno Stato confinante. È molto tempo ormai che il Ministro dell’Economia Tremonti procura ad intervalli più o meno regolari gioie ai neomercantilisti di destra riscuotendo una tacita approvazione dai veterosocialisti di sinistra. Ma la ciliegina sulla torta ce la mette in data 19 marzo Il Sole 24 Ore, giornale confindustriale par excellence, con una staffetta di articoli sulla protezione delle imprese espressione degli “interessi nazionali” (nozione alquanto dilatata, visto che le vicende recenti non coinvolgono Alenia o Finmeccanica ma di Bulgari e Parmalat). Spicca su tutti il fondo di Plateroti “Cosi si può giocare ad armi pari”, pezzo denso della più bieca, trita e vomitevole retorica nazionalista in cui le tematiche economiche vengono affrontate ricorrendo ad analogie di importazione militare e piratesca. Compaiono nell’ordine le seguenti espressioni: “imprese strategiche”, “difesa dell’economia”, “mantenere alta l’attenzione sul proprio territorio”, “scongiurare le scorribande”, “lo scudo dell’interesse nazionale”, “resistere all’attacco” e per non annoiare ulteriormente mi fermo qui, perché l’ultimo virgolettato è soltanto a metà dell’articolo.

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Una Spia su Quanto gli USA Stanno Fallendo

March 23rd, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

In fondo anche questo era stato annunciato: se le Banche Centrali continuano a comprare titoli-letame qua e là, quel che ci si può aspettare è che le scoppino in mano. IHC vi ha detto più volte che questa politica è solo un modo per nascondere perdite latenti: farle scoppiare in pancia a un ente pubblico (la Banca Centrale) e quindi “finanziarle” con soldi pubblici; ma i bilanci non avrebbero mentito (qualche riferimento a caso: qui qui e qui).

A fine 2010 la BCE è ricorsa a un aumento di capitale per coprire il rischio patrimoniale dato dal possibile default, e comunque svalutazione, dei titoli acquistati; per lo meno è una mossa trasparente. La Federale Reserve invece “trucca la contabilità”.

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Quantitative Chaos

March 21st, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Come precedentemente esposto in un questa rilettura del “crack up boom” misesiano (vedi qui e qui) i principali rischi di rottura estrema di un sistema monetario provengono più dalla sfera del potere politico che non da quella strettamente bancaria. Gli attori del sistema finanziario hanno una certa tendenza a comportamenti e obiettivi simili a quelli dei parassiti, ovvero estrarre linfa (rendite e privilegi) senza per questo provocare la morte della pianta. Spesso fallimenti di singoli istituti che potrebbero causare bank run vengono evitati tramite acquisizioni e incorporazioni da parte di concorrenti più sani. Questo non è in sé un bene e non è nemmeno la regola. È la conseguenza dell’architettura del sistema: in tutti i settori liberi e concorrenziali è possibile prosperare sui fallimenti dei competitor, in quello bancario tendenzialmente no (o comunque in misura assai limitata) e pertanto fusioni e acquisizioni sono il principale strumento di allargamento della quota di mercato.

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Rileggiamo Hayek su IHC (parte II)

January 19th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

I processi di globalizzazione ed integrazione negli ultimi quaranta anni sono stati caratterizzati da un crescendo di crisi finanziarie nelle più diverse parti del mondo, fino a coinvolgere per ultimo il cuore dei paesi sviluppati. Nella lecture 2 di Monetary Nationalism and International Stability, dal titolo “The Function and Mechanism of International Flows of Money” Hayek illustra le differenze derivanti da scambi commerciali effettuati tramite un sistema monetario omogeneo (“pure gold standard”) ed uno a riserva nazionale (“gold nucleus standard”), nonché la funzione della Banca Centrale in quest’ultimo. Le due circostanze meritano di essere discusse separatamente per le seguenti ragioni:

  1. Il primo caso fornisce l’occasione per comparare l’analisi degli scambi interlocali, con quelle di Mises in Human Action e di Rothbard in Man, Economy and the State (le quali presentano peraltro molte analogie);

  2. Il secondo caso inoltre può fornire lo spunto per alcune riflessioni circa le problematiche derivanti in sede di area euro relativamente agli squilibri delle bilance commerciali tra Paesi membri della medesima unione monetaria.

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Rileggiamo Hayek su IHC (parte I)

December 27th, 2010 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

Recentemente, un numero sempre maggiore di conflitti latenti legati all’andamento delle bilance commerciali, dei tassi di cambio e alle manovre di espansione quantitativa, comincia ad emergere con maggiore intensità. Anziché procedere ad una analisi ad hoc, vorrei suggerire intanto la rilettura di “Monetary Nationalism and International Stability” di Hayek (1937). Quanto mai attuale, l’opera consiste in una meticolosa analisi comparata, sviluppata in cinque letture accademiche, di tre tipologie di sistemi monetari internazionali e delle relative implicazioni sulla stabilità macroeconomica globale. Il mio proposito è quello di ricostruire volta volta una sintesi delle singole letture e cercare di applicare la metodologia e la logica seguita nell’opera di Hayek nel tentativo di analizzare i squilibri caratterizzanti l’attuale sistema monetario internazionale. Qualsiasi proposta di pubblicazione, apporto, riflessione, correzione o collegamento con altre opere della letteratura della scuola austriaca da parte di lettori o di chiunque sia interessato a contribuire è benvenuto (contatti qui).

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N-Eurodeliri

December 13th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

E l’euro sta crollando… e l’euro è ai minimi… e si va verso la distruzione dell’euro… e l’euro è finito… Da un po’ di tempo non passa giorno che i canali di informazione non ci tartassino con n simili esempi di eurodelirio.

Una lettura semplice di questo fatto è che l’Europa è presa da una pandemia di euro-ansia, stimolata dai problemi sui debiti sovrani e coltivata in labili menti schizofreniche. Una lettura appena più difficile potrebbe essere che si stanno preparando le condizioni per l’uscita di qualche Paese dall’eurozona o la creazione di più euro-monete. L’ultima, più difficile, lettura è semplicemente che ci stanno tutti prendendo per i fondelli.

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Emigrati ed Esiliati della Moneta

December 6th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Il 28 giugno scorso ho letto sulla Repubblica un paio di articoli riguardanti l’immigrazione rumena. Essenzialmente si evidenziava che esiste ormai una specie di flusso circolare con l’Italia: tanti arrivano – tanti vanno. In massima parte il progetto di emigrazione è temporaneo, i rumeni (dice un articolo) pianificano un certo periodo all’estero (in Italia, nel caso), dove lavorando accumulano denaro per sé e inviano rimesse ai familiari in Romania, per poi tornarsene in patria e lì mantenersi con una propria attività un certo tenore di vita.

Uno pensa: quelli che rientrano per completare questo progetto di vita vengono sostituiti da nuove generazioni di intraprendenti, da cui il flusso circolare. Invece no: parte di chi viene in Italia sono precedenti “pionieri” che hanno scoperto di non poter più vivere in Romania, e il problema sta nel livello dei prezzi romeni!

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Sognando la California (forse)

December 1st, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

La California è grande, il suo PIL di 2000 miliardi di dollari, che supera quello della Spagna, la posiziona tra le prime dieci economie del mondo; se la UEM trema al solo pensiero che la Spagna possa andare in default, ci si può immaginare cosa possa significare per gli USA un pericolo analogo sulla California. In effetti la California non è messa bene: tasso di disoccupazione oltre il 12%, prezzi degli immobili in caduta (con tutto quel che ne discende in termini di qualità dei crediti ipotecari), e più di un terzo della spesa statale è scoperto (il doppio della Grecia).

Lo Stato americano si trova un deficit di 25 miliardi di dollari da finanziare in qualche modo. Chissà che rapporto debito/PIL avrà allora? Non lo pensereste: nemmeno il 5%. Certo, c’è da spiegare come fa una “Grecia 2.0” delle dimensioni della Spagna ad avere un debito talmente ridotto, ma se questa è la posizione debitoria dello Stato, non si vede come potrebbe fallire.

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