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Archive for the 'Esteri' Category

Inflazione Cinese: Allarme Giallo

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November 24th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Cavolo, era l’ora! Finalmente la Cina comincia a sperimentare un po’ di volgarmente detta “inflazione”, cioè rialzo dei prezzi al consumo. Il mio “finalmente” non significa che io sperassi che accadesse, ma solo che si tratta di uno sviluppo delle macro-variabili che mi aspettavo già da tempo come inevitabile segnale di squilibri monetari – e non solo – conseguenti a certa politica monetaria.

Prezzi al consumo a +4,4% ad ottobre, trainati da un +10% dell’alimentare (con prodotti saliti anche di un 50% in un anno). La tendenza è talmente forte che la Banca Centrale cinese (PBoC) sta mettendo mano un po’ a tutti gli strumenti che ha per contenere il fenomeno.

Ma questa “inflazione cinese” cosa significa per il mondo?

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La Vera Lezione Norvegese

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November 17th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Come detto a fine 2009, la Banca Centrale Norveges, Norges Bank, può essere vista come una sorta di “esperimento” sulla possibile evoluzione del Central Banking. Così come, con l’omologa Riskbank, è stata ispirazione e test per la letteratura sull’Inflation Targeting, la Norges Bank può essere considerata anche ispirazione e test di politiche monetarie equilibriste tra stimolo monetario e anti-bubbling (mio il conio di questo termine per parlare di politiche di controllo delle bolle finanziare). In effetti la Norges Bank è stata una delle prime Banche Centrali ad alzare i tassi; un tasso ufficiale al 2% dall’1,25% di fine 2009 ha permesso il rallentamento del tasso di crescita dei prezzi degli immobili dal 15% al 6,3%, sedando una montante “bolla immobiliare” il cui scoppio è giudicato più deleterio del suo (temporaneo) effetto ricchezza.

A parte che questo comportamento costituisce già di per sé un nuovo paradigma (sicuramente rispetto alla politica USA che sostanzialmente ha cavalcato la bolla immobiliare), e a parte tutte le critiche che IHC (a altri) hanno avanzato alla supponenza di saper distinguere una bolla da un normale riposizionamento dei portafogli, l’esperimento norvegese è tutto qui?

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E se Trichet ci Fregasse Tutti?

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November 15th, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

L’euro sale, il dollaro scende… e intanto i Banchieri Centrali di BRIC & soci fanno di tutto per contrastare la forza delle loro monete; il Sud Africa ha già abbandonato la lotta, altri durano una grossa fatica nonostante i vincoli sui movimenti di capitali, altri pare ci stiano riuscendo bene. Già da queste poche righe si può trarre una conclusione: il problema è la debolezza del dollaro (leggi: il tasso di crescita della sua offerta) che rende le altre monete relativamente più “solide”. Se il problema in fondo non è l’apprezzamento, pur contrastato, di real yuan e altre monete di esportatori netti (per un Paese che è un esportatore netto, la pressione della domanda della propria valuta deve prima o poi portare al suo apprezzamento), un qualche problema si pone sull’euro di una UEM sostanzialmente in pareggio con l’estero. Trichet, tra le proteste di mezza Europa, però sembra non voler contrastare l’apprezzamento dell’euro. Schifoso monetarista francese che se ne frega dell’economia reale… o forse è il più furbo?

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Valzer di Strauss per il FMI

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March 3rd, 2010 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Il FMI si è trovato, per un po’ di tempo, seduto in disparte e pure deriso per il suo passato. Ma Strauss sta scrivendo un gran valzer perché il FMI torni a ballare là, sulla scena, in primo piano, con l’approvazione quanto più vasta possibile di Governi e guru dell’economia. Chiaramente lo Strauss in questione non è nessuno della famiglia di musicisti viennesi, e neppure il tedesco Richard, bensì Dominique Strauss-Kahn, e il valzer in questione non ha niente a che vedere con l’arte tersicorea, bensì riguarda il divincolarsi delle posizioni del Fondo (e del capo della ricerca, Blanchard) dalle storiche posizioni liberiste (mah!) per flirtare con posizioni più “aperte” e “possibiliste” verso una politica economica più attiva e, si può dire, keynesiana.

E con questo, siamo completi.

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Dalla Russia Ancora un Nuovo Modello di Economia?

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August 4th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

I russi hanno provato a costruire un sistema anticapitalistico, negando dinamiche imprenditoriali e ruolo della moneta; poi il comunismo è miseramente fallito. Adesso i russi vogliono sfruttare le reazioni proprie degli imprenditori di fronte al credito e ai tassi di interesse, e comandano la moneta con una spregiudicatezza che dilania il senso comune: se l’espansione monetaria crea crescita economica ma pure inflazione, basta ignorare la seconda e il saldo è sicuramente positivo.

Alla fine il trade-off crescita/inflazione (la maggior crescita viene pagata con maggior inflazione) può essere visto come il risultato di un giudizio di valore (in fondo così è nell’ortodossia economica), quindi meno peso si dà all’inflazione, più crescita ci si può permettere di stimolare. Geniale? No, fallace.

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La UE Ha il Suo Club Med!

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July 28th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

È finalmente nata l’Unione del Mediterraneo (UMED), una nuova organizzazione che raccoglie i paesi del Sud Europa, del Magreb, e parte dell’Asia Minore, che insieme alla UE in un certo senso ricompatta l’impero di Traiano (con l’aggiunta della non più barbara Scandinavia). Dopo l’osanna di rito alla grandeur del Gallo Sarkozy, possiamo chiederci a che serve questo Club Med e se ce ne fosse bisogno.

Alcune interpretazioni vedono questo sfrozo diplomatico come una trovata praticamente ad uso e consumo della Francia, motore del processo, volta a farle attribuire un peso internazionale maggiore che possa venire speso in ambito UE. Chiaramente è troppo poco come spiegazione.

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Dove Potremmo Andare a Finire?

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September 27th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

La Cina cresce costantemente, e conta circa un quarto della popolazione mondiale. La sua crescita è tanto forte da comportare continue correzioni al rialzo dei dati storici del PIL. Non si sa realmente quale capacità economica possa esprimere, ma intanto si sa che sta progressivamente sostituendo gli USA come importatore dai paesi asiatici, e probabilmente tramite triangolazioni anche dai paesi dell’Oceania. A loro volta i paesi asiatici stanno sempre più accentrando l’outsourcing di Europa e USA. Le dinamiche di prezzi e salari, così come rivendicazioni politico-sociali più ampie, sono state finora ben addomesticate dalle dittature statali, di cui la Cina è campione, e questo deve certamente avere un ruolo importante nell’evitare che il reddito prodotto si trasformi in consumo e costi di produzione invece che nel famoso o famigerato risparmio asiatico privato e soprattutto pubblico.

Questa crescita è stata finora permessa da generose iniezioni di liquidità dalle economica “occidentali”, che hanno sviluppato una aspettativa (o pretesa) di standard di vita e welfare statale non più sostenibile dall’interno. Il “campione” in questo caso sono gli USA.

Si dice che la Cina abbia bisogno della domanda USA, perché non ha una struttura economica sufficientemente solida (cioè non ha sufficiente domanda interna). Ma noi abbiamo una situazione cinese regolarmente sottostimata, quindi in realtà non sappiamo quanto la Cina sia lontana da una dimensione economica critica che renderebbe gli USA “utili” ma non più “indispensabili”, se non addirittura una potenziale “preda” economica. Cosa potrebbe succedere allora?

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Montagne di burro e fiumi di latte. No, non è il paese della cuccagna, bensì l’Unione Europea.

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January 22nd, 2007 by Admin

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di Jacopo, Ihc.

Ci hanno provato in lungo e in largo. Da tutti i versi possibili. Prima pagandoli per produrre di più, dopo pregandoli – continuandoli a pagare – di fermarsi. Prima incentivando l’industrializzazione agricola, poi spingendo per un ritorno all’Arcadia Greca. Cinquant’anni fa parlavano di competizione – evidentemente in stati psicofisici alterati – e dopo trent’anni si ritrovavano in giro per tutta Europa (leggi Francia) mucche talmente rosse, che più rosse non si può. Si, fondamentalmente è così: le uniche vere vincitrici sono loro. Le Mucche. Sembra strano affacciarsi nel nuovo millennio, ed osservare che una delle economia tra le più ricche e sviluppate del pianeta ha al suo interno un piccolo grande piano quinquennale dalle origini losche e dagli effetti ancor più oscuri. Sembra strano, ma è proprio così. La Politica Agricola Comunitaria è questo e ancor di più. Indubbiamente, è l’esempio più eclatante, nel suo insuccesso, del Socialismo Economico Comunitario.

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