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Archive for the 'Giurisprudenza' Category

Giustizia, Verità e Difesa della Libertà

March 9th, 2011 by Leonardo

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di Silvano, IHC

 

È una vera sciagura per questo paese che non si possa avviare un discorso serio sull’amministrazione della giustizia, sui poteri dello Stato, e sui diritti del cittadino, senza scadere inevitabilmente nel ciarpame della politica da avanspettacolo. Questo per due ordini di ragioni: la particolare importanza del tema, e le differenti concezioni dello Stato e del potere politico soggiacenti alle discussioni sul ruolo della sfera pubblica.

In Italia l’ordinamento giudiziario gode di forte autonomia, tanto da far parlare alcuni di autoreferenzialità. È una conseguenza dell’impostazione costituzionale su cui non poco ha influito il timore del riproporsi di un uso strumentale, da parte dell’esecutivo, dell’apparato giudiziario come durante il ventennio fascista. Al di là delle inefficienze tipiche di qualsiasi apparato burocratico in questo paese, un problema rilevante è la percezione del ruolo pubblico nell’azione giudiziaria sotto il profilo culturale.

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Brevi Riflessioni sull’Art.41 della Costituzione

July 23rd, 2010 by Leonardo

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Avv. Francesco Rubini, per IHC

Tra le numerose riforme annunciate ed ancora in attesa di attuazione da parte dell’attuale maggioranza politica, una tra le più controverse e di quelle destinate a suscitare maggiori polemiche – anche a causa di evidenti risvolti simbolici ed ideologici – è certamente la ventilata modifica dell’art. 41 della nostra Carta Costituzionale. L’intero articolo così recita:

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Non sappiamo ancora con certezza quale potrebbe essere il possibile nuovo testo dell’articolo: autorevoli esponenti del Governo hanno recentemente sostenuto la necessità di assicurare una “copertura costituzionale” alla libertà di impresa ed al riconoscimento del libero mercato, attraverso una esplicita menzione di questi nella norma costituzionale. Tuttavia non si ha, ad oggi, una proposta su cui riflettere ed eventualmente dibattere ai fini di una possibile riforma.

Sembra comunque utile rileggere la norma costituzionale attualmente in vigore, magari con uno sguardo critico ma comunque sereno, per chiarire alcuni punti controversi e dare qualche stimolo alla discussione.

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Diritto e legge in Von Hayek – 2° Parte

July 16th, 2007 by Admin

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di Giovanni, Contributor

I tratti principali di questo diritto non positivo, non codificato, “anarchico”– per usare lo spregiativo indirizzato da Hans Kelsen a questa particolare forma di giusnaturalismo1– sono talmente distanti dalla mentalità dei benpensanti democratici nostrani, che al solo sentir parlare di “regole che prescindono da uno scopo”, tutti coloro che abbiano ben recepito i frusti slogan loro impostigli dai guru positivisti, sobbalzerebbero sulla sedia al limite dell’indignazione: “Ma come?- esclamerebbe contrito lo studente modello del Grande Legislatore – mi hanno sempre detto che non si dà diritto senza Stato e che il diritto è legislazione e ora questi rozzi revisionisti ci vogliono convincere del contrario?”.

Ebbene, sì, ci dice tra le righe Von Hayek, avvalorando le sue tesi attraverso uno sfizioso quadro del sistema giuridico di common law anglosassone. In esso le regole astratte di mera condotta, “intese ad applicarsi ad un numero ignoto di casi possibili”e caratterizzate da un criterio puramente negativo, hanno reso possibile l’edificazione di una società aperta di individui non conculcati nelle loro libertà da disposizioni specifiche appositamente previste da un onnisciente legislatore. Si inserisce a questo punto la precisazione di Von Hayek, volta a chiarire che il diritto consuetudinario non consiste di principi particolari, bensì nella capacità del giudice di estrapolare da casi concreti norme esplicite ed implicite (generali ed astratte) applicabili alle fattispecie che di volta in volta si presenteranno. L’importante è che il giudice non dovrà mai sottomettersi ad alcun diktat di tipo esegetico o a qualsiasi altra forma di ragion di Stato.


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Diritto e legge in Von Hayek

July 9th, 2007 by Admin

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di Giovanni, Contributor


"Non bisogna stupirsi che i pubblicisti del diciannovesimo secolo considerino la società come una creazione artificiale uscita dal genio del Legislatore". Così si esprimeva ai primi dell’Ottocento, Frederic Bastiat, lamentando i rischi di questa falsa presunzione, dell’idea cioè che il diritto non potesse darsi senza lo Stato.

A ben vedere, infatti, le cose non stanno affatto in questo modo: il diritto non si inventa, si scopre, come sembra ricordarci lo stesso brocardo latino del giurista Giulio Paolo (III sec. d.C.) secondo cui "Non ex regula ius summatur, sed ex iure quod est regula fiat". Purtuttavia è ancora oggi largamente accettata la mistificazione costruttivista, che affonda le proprie radici nei governi dei primi sovrani illuminati d’Europa, secondo la quale con il termine diritto va inteso solo e soltanto il prodotto dell’attività legislativa, corredato di sanzioni (comminate in caso di inadempimento) e istituzioni atti a produrla (il cosiddetto diritto oggettivo).

 

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Diritto, Legge e Costituzione: Antigone e Creonte

April 20th, 2007 by Admin

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di Andrea, Ihc


Vittoria di Creonte.

Nell’Antigone di Sofocle è rappresentato il dualismo Diritto vs. Legge. Antigone è il Diritto, Creonte è la Legge. Nel nostro sistema giuridico, così come negli altri di civil law, ha trionfato, a partire dall’epoca delle codificazioni, Creonte, vale a dire la Legge. Nel linguaggio comune, ed anche nelle nostre università, risulta difficile distinguere il Diritto dalla Legge. Immediatamente alla parola Diritto si associa la parola Legge, così alla parola Legge si associa la parola Diritto.

L’unica fonte del Diritto è la Legge e ciò che stabilisce la Legge è Diritto. Si è creata una situazione pericolosa: dire che la Legge è Diritto equivale a giustificare anche i peggiori regimi liberticidi, perché comunque essi si ammantano di legalità, e, conseguentemente, di legittimità.

Una pessima Legge, in un tal sistema, è pur sempre Diritto. Gli stati autoritari e totalitari1 hanno trovato il loro brodo di coltura ideale in sistemi di civil law. Fino a prova contraria i sistemi di common law non hanno mai portato alla deriva totalitaria. I sistemi di common law sono stati la base delle due più antiche e radicate democrazie.

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Libertà e Diritti: alcune precisazioni

February 19th, 2007 by Admin

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di Stefano, Contributor.

 

Statua della libertàCi sono poche parole, forse, il cui suono allieta l’animo quanto quelle di libertà e diritti. Basta chiedere a chiunque se è favorevole a questi concetti e con buona probabilità otterremo una risposta affermativa. Purtroppo, però, la maggior parte delle persone non possiede una visione chiara di cosa siano i diritti e in cosa consista la libertà. Basti pensare che molti sinceri sostenitori di tali convinzioni, quasi a prova della loro inossidabile fede, aggiungono sovente “non dobbiamo barattare i nostri diritti in cambio di sicurezza”, come se i diritti fossero separabili dall’essere umano. Si tratta di una costruzione mentale pericolosa, certo, ma mai quanto la distorsione del concetto di diritto messa in campo dalla cultura social-democratica per perpetrare la sua agenda politica.
La dottrina social-democratica dei diritti è quella secondo cui ogni essere umano deve vedere soddisfatte le sue esigenze di cibo, occupazione, assistenza sanitaria, previdenziale e così via. Ma se le persone volessero abbracciare la vera dottrina dei diritti naturali e la libertà ad essa collegata, allora sarebbe più semplice comprendere il significato corretto di questi termini.

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Insana ma robusta Costituzione

February 16th, 2007 by Admin

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di Luigi, Ihc

“La costituzione è una cintura di castità,
messa lì per limitare la libidine degli uomini di stato.
Peccato che questi ultimi ne abbiano la chiave…”

A. De Jasay

Fra i tanti rottami e ciarpami culturali di cui si serve la religione statalista in Italia vi è la Costituzione, “Bibbia civile” dei cittadini ortodossi.
Redatta dall’Assemblea costituente fra il 1946 e il 1947, ha rappresentato il risultato del compromesso fra le varie ideologie collettiviste uscite indenni dalla seconda guerra mondiale: socialismo, comunismo, azionismo e solidarismo di matrice confusamente cattolica.  Entrata in vigore il 1˚ gennaio del 1948, ha mostrato la desolante inconsistenza della cultura liberale italiana (ammesso che esista).
Feticcio degli statalisti di destra e di sinistra, pietra tombale delle migliori aspirazioni individualistiche, levatrice delle peggiori istanze pubblicistiche è immane palla al piede che ci trasciniamo faticosamente dietro da ormai più di cinquant’anni.

 

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Diritto e Storto

January 30th, 2007 by Admin

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di Luigi, Ihc


Diverse concezioni del diritto, diverse concezioni dell’uomo.

Quando parliamo di diritto o di diritti spesso non ci troviamo d’accordo. Così anche i teorici del diritto. Soprattutto se si rifanno a tradizioni dottrinarie differenti, o addirittura confliggenti.
Una summa divisio vi è, innanzitutto, tra giusnaturalisti e giuspositivisti. Fra sostenitori del diritto naturale e sostenitori del diritto positivo. O, rectius, fra coloro che affermano l’antecedenza e la preminenza del diritto naturale e coloro che invece le negano fino a mettere in discussione la sua stessa esistenza.
Questa fondamentale ripartizione del pensiero giuridico deriva da una diversa, anzi: opposta concezione dell’uomo. Se, infatti, i primi vedono l’uomo come di per se dotato di diritti inalienabili; i secondi lo vedono come suddito cui i diritti possono solo essere graziosamente concessi (e, quindi, revocati) dal sovrano. Se per i giusnaturalisti l’autorità assoluta è ultraterrena, per i giuspositivisti è terrena. Se gli uni parlano di ragione natura Dio, gli altri cianciano di volontà artificio legislatore.

 

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