Archive for the 'Stato' Category

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di Leonardo, IHC
Abbiamo letto l’ottimo contributo dell’avv. Rubini sull’art.41 della Costituzione. Nella sua esposizione Rubini ricorda di quell’unico esempio di legge di programmazione economica nel ‘67, cui non pare esser seguito alcun altro intervento governativo a “dirigere” l’evoluzione dell’economia italiana. Questo particolare mi è tornato con forza in mente dopo una discussione con il libero pensatore Rossano, già ospite di IHC, in cui questi sosteneva la necessità di una politica industriale, finora assente, che permettesse al Paese Italia di orientarsi verso una struttura produttiva più moderna; l’assenza di tali politiche, che invece appaiono ben presenti in Germania, avrebbe lasciato il Belpaese a scontrarsi contro una Cina che non può più essere sconfitta.
La mia posizione è che l’assenza di politiche industriali in Italia sia solo apparente, e sia invece la loro subdola presenza ad averci messo nei guai.
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di Silvano, IHC
La politica del grande interventismo ha dato vita ad un qualcosa di nuovo, innestando una potenziale mutazione genetica del sistema attuale in una direzione tutt’altro che capitalistica (a questo proposito sarebbe opportuno specificare che l’Occidente ha già raggiunto da tempo una sorta di stasi socialdemocratica caratterizzata da bassa crescita ed indebitamenti crescenti – l’argomento però merita una trattazione a sé stante). L’idea che stia prendendo corpo una stagione neofeudale è al centro di diversi dibattiti culturali negli Stati Uniti. A seconda della prospettiva, o dell’oggetto della discussione il termine “neofeudalesimo” assume significati e sfumature diverse. Utilizzerò questo termine declinato in senso, per quanto possibile, “austriaco”: ovvero facendo riferimento ad una riduzione degli spazi della libertà individuale in cui i vincoli di carattere contrattuale cedono il passo a quelli di carattere egemonico (basati ovvero su forza e arbitrio politico).
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di Silvano, IHC
Il sistema monetario internazionale a cambi fluttuanti non ha ancora un “Bancor”, come era nei sogni di Keynes, né una Global Reserve Bank. È un sistema appunto basato su fiat-monete scambiate quotidianamente sui mercati valutari, a cui non corrisponde nessun collaterale reale. L’amministrazione e la “somministrazione” delle basi monetarie è di competenza delle relative autorità nazionali. In assenza di vincoli fisici e obblighi di redimibilità, stanti i monopoli all’emissione, il relativo valore legale e l’impossibilità per soggetti privati diversi dagli Stati nazionali ad emettere in regime di concorrenza moneta, la gestione di queste ultime è un fatto politico. Infatti tutte le monete sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre. Le valute “più uguali” sono quelle che finiscono per essere accettate senza problemi nel commercio internazionale e alle quali viene attribuito un ruolo di riserva. In pratica il dollaro, in misura secondaria l’euro, lo yen e a seguire un gruppetto variegato di divise che comprende tradizionalmente sterline, franchi svizzeri, corone svedesi e norvegesi, dollari australiani e canadesi. Ad ognuna di queste valute corrisponde ovviamente una Banca Centrale. La quasi totalità delle altre valute non supera i confini nazionali o comunque non va oltre l’area di influenza politica ed economica dello Stato di riferimento.
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di Leonardo, IHC
Gli editoriali di Krugman sono spesso più che irritanti, per lo meno dall’ottica liberalista; non potrebbe essere diverso visto che il suo faro è Keynes. Al Nobel Krugman (Nobel per aver studiato profondamente i tassi di cambio senza aver detto niente di utile ma averlo detto bene, secondo me) è stato poi ribattuto in modo efficace anche su Chicago Blog (si veda ad esempio questo pezzo, ma anche questo, di Monsurrò), peccato non aver assistito alle relative contro-repliche.
In uno degli ultimi interventi, tradotto il 7 agosto sul Sole24ore (“Keynes fa bene a chi sa osare per tempo”), Krugman è riuscito a dire una cosa in qualche modo giusta ma sporcandola con una delle sue ricostruzioni “forzate”della storia economica: che il keynesianismo non comprenderebbe deficit pubblici perpetui, e che l’Asia è fiorita sulla spesa pubblica.
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Avv. Francesco Rubini, per IHC
I movimenti che, nel corso del XX secolo, si sono ispirati alla rivoluzione social-comunista ed hanno preteso di realizzarla concretamente elevandosi, in varie parti del mondo, a regimi politici, presentano una grande varietà di tipi umani. Questo è il frutto non solo della estrema complessità storica e sociale di quelle esperienze, ma anche la prova che, nonostante i proclami di riforma radicale della stessa essenza dell’uomo, le pulsioni e i sentimenti che affondano le loro radici profonde nell’animo umano si dimostrano essere tenaci oltre ogni immaginazione ed oltre ogni illusione di reformatio universale. Detto in altre parole: la realtà oggettiva delle cose e dell’uomo si riafferma, smentendo spesso le costruzioni ideologiche.
Vorrei porre in risalto, in queste brevi righe, la differenza che corre tra due interessanti “tipi antropologici” che l’occhio attento può identificare nel grande coacervo delle esperienze rivoluzionarie. Chiamerei il primo tipo “crasso burocrate” ed il secondo “angelo sterminatore”.
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di Silvano, IHC
A tutte le gloriose centurie dell’interventismo: si riapre nuovamente il fronte contro la speculazione capitalistica sulla più preziosa di tutte le materie prime, il grano. Le demo plutocrazie occidentali e il post bolscevismo sono decisi a negare al popolo il suo più elementare diritto al pane: urge intervenire mobilitando le vigorose forze della Nazione!
No panic: difficilmente sentiremo oggi lanciare proclami con questa retorica da qualche balcone. Tuttavia anche se mutano le forme, i contenuti della politica annonaria (scusate: agricola) rimangono sempre quelli di manzoniana memoria: grida (leggi), prezzi calmierati e caccia agli speculatori. La politica non fa altro che costruire attorno all’interventismo un corollario di riti e giustificazioni per rendere la torta appetibile a seconda delle tendenze contingenti: eurocomunitarie, ecosostenibili, sociali, nazionaliste (come nel piccolo annuncio sopra riportato), etc. Cambiano gli eccipienti, rimangono costanti gli ingredienti.
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di Silvano, IHC
Nel mercato del lavoro la “raccomandazione” è semplicemente un sistema di selezione del personale incentrato sulla valutazione dei candidati in base a criteri di referenza e appartenenza. Non esistendo un metodo oggettivamente ottimale a priori per l’allocazione delle risorse e dei fattori produttivi (ed il lavoro, dal punto di vista dell’acquirente, è semplicemente uno dei vari fattori produttivi) non è possibile definire la “raccomandazione” un metodo sub ottimale in sé. La stessa nozione di “raccomandazione” è piuttosto ampia e richiede quantomeno la distinzione di tre ambiti:
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Selezione del personale nella sfera pubblica;
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Selezione del personale in ambiti corporativi;
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Selezione del personale nel libero mercato.
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Avv. Francesco Rubini, per IHC
Tra le numerose riforme annunciate ed ancora in attesa di attuazione da parte dell’attuale maggioranza politica, una tra le più controverse e di quelle destinate a suscitare maggiori polemiche – anche a causa di evidenti risvolti simbolici ed ideologici – è certamente la ventilata modifica dell’art. 41 della nostra Carta Costituzionale. L’intero articolo così recita:
“L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”
Non sappiamo ancora con certezza quale potrebbe essere il possibile nuovo testo dell’articolo: autorevoli esponenti del Governo hanno recentemente sostenuto la necessità di assicurare una “copertura costituzionale” alla libertà di impresa ed al riconoscimento del libero mercato, attraverso una esplicita menzione di questi nella norma costituzionale. Tuttavia non si ha, ad oggi, una proposta su cui riflettere ed eventualmente dibattere ai fini di una possibile riforma.
Sembra comunque utile rileggere la norma costituzionale attualmente in vigore, magari con uno sguardo critico ma comunque sereno, per chiarire alcuni punti controversi e dare qualche stimolo alla discussione.
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di Silvano, IHC
Stando ai dati forniti dalla Banca d’Italia e dall’Istat ogni persona residente in Italia, neonati inclusi, è gravata da circa 30.200,00 euro di debito pubblico. Ovviamente quando leggerete questo articoletto potete star certi che la cifra sopra esposta peccherà per difetto. In un nucleo familiare di quattro persone, grossomodo quattromila euro annui di imposte, servono semplicemente al pagamento degli interessi. La metà in una giovane coppia. Questo dando per assodata la mancata restituzione del capitale, in quanto il continuo processo di rifinanziamento a scadenza trasforma de facto un debito a termine in perpetuum.
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di Gian Piero de Bellis, Panarchy.org
Una delle frasi storiche più famose è quella attribuita al giovane Luigi XIV, ancora sotto la tutela del Cardinal Mazarino, e desideroso di liberarsi da qualsiasi potere che lo limitasse: “L’Etat c’est Moi”, lo Stato sono Io.
Che questa frase sia stata o meno pronunciata da Luigi XIV non ha molta importanza. Quello che invece conta è il fatto che essa raffiguri un dato della realtà tuttora valido e cioè che lo Stato non è altro che l’organizzazione dell’esercizio del potere sugli altri e che colui che ne è al vertice e che gode di un potere assoluto è identificabile con l’entità stessa.
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