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Archive for the 'Stato' Category

La Dipendenza Finanziaria della BCE

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April 28th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

In un precedente articolo ho sottolineato i legami politici della BCE, che in linea di principio minano di quest’ultima la vantata indipendenza. Adesso intendo completare il quadro degli aspetti istituzionali della BCE (e del Sistema Europeo delle Banche Centrali, SEBC) che a mio giudizio pongono importanti limiti alla sua decantata autonomia operativa, rendendo alla fine la BCE un “agente statale” (che siano Stati nazionali o un corpus sovranazionale dai primi originato e composto).

Nel pezzo precedente ho sottolineato l’origine direttamente politica delle nomine, e di parte degli obiettivi del SEBC; in questo mi focalizzo sull’aspetto finanziario dell’assetto istituzionale della BCE, con riferimento essenziale al lavoro di BuiterHow robust is the new conventional wisdom? The surprising fragility of the theoretical foundations of inflation targeting and central bank independence” del 2006.

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Se Non Vi Sono Bastati Socialismo e Nazionalismo…

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April 21st, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

Continuo l’esposizione della visione LaRouchiana commentando alcune delle soluzioni al “fallimento della globalizzazione” di cui il sito www.movisol.org si fa portavoce in Italia.

Sul sito si trovano sette punti programmatici quale risposta alla “urgenza di un nuovo ordine economico mondiale più giusto”. Il problema di quale sia il parametro di “giustizia” preso come riferimento è evidente, ed implica un giudizio etico o morale, in altri termini politico; dalle proposte avanzate, anche per quanto discusso in precedenza, io dedurrei un’etica alquanto elettorale. In ogni caso vale la pena approfondire riprendendo la discussione da dove si era fermata nel precedente articolo.

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BCE Istituzione Indipendente? Parliamone

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April 14th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

L’idea di una Banca Centrale indipendente è uno dei capisaldi dell’Unione Europea (UE); il fatto che il modello di riferimento sia stato la Bundesbank è un segnale di continuità della sua reputazione anti-inflazionistica, elemento che ha fortemente pesato nella scelta italiana di far di tutto pur di “entrare” da subito “nell’euro”.

 

Andrea B., attento lettore di questo sito, dopo avermi un po’ mazzolato per la sparata di un target della BCE sul tasso di cambio ad 1.5 (limite caduto abbastanza rapidamente), espone il piacere di aver qualche chiarimento sulla diatriba riguardante l’effettiva indipendenza della Banca Centrale Europea (BCE).

 

Riguardo al target, posso dire che una restistenza tecnica tra 1,49 e 1,50 è stata riconosciuta anche da qualche trader, ma appunto poteva essere semplicemente una resistenza fissata dal mercato e non dalla BCE (o dalla Fed); d’altra parte da dicembre scorso Fed e BCE si sono lanciate in un programma di currency swap (come da questo documento segnalatomi da Prometeo) che almeno in parte “risolve” il rischio di cambio, per cui si perde un po’ la ragion d’essere del target da me supposto (a parte le lagne di Sarkò). Proverò a tornare sull’argomento in futuro.

Riguardo l’indipendenza sostanziale o meno della BCE, non posso essere io a risolvere una questione dibattuta a più alti livelli, però posso fornire gli elementi che mi fanno pensar a una indipendenza per lo meno “limitata” o meglio “condizionata” al fatto che “tutto proceda bene”. Cominciamo dall’aspetto strettamente istituzionale.

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Un’Unica Teoria per Keynes Friedman e Hayek?

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March 31st, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc

 

Le tre principali scuole economiche, keynesiana monetarista e austriaca, sono normalmente viste come tra loro antagoniste, e a ragione: i keynesiani basano il loro pensiero sulla presenza di capacità produttiva inutilizzata attivabile tramite stimoli della domanda aggregata, cosa rifiutata dalle due altre scuole, dove però i monetaristi disegnano una realtà molto regolare nelle proprie dinamiche mentre gli austriaci si concentrano sulla struttura temporale del capitale come fonte di irregolarità ciclica.

Curiosa è la scuola neokeynesiana, che mantiene l’idea di un’economia guidata dalla domanda aggregata pur comprendendo dinamiche temporali più articolate, che però non hanno niente a che vedere con le intuizioni austriache sulla struttura del capitale, e che in tal senso mantiene la propria natura “keynesiana”.

Le posizioni non sembrano conciliabili; un sistema economico o è guidato dalla domanda aggregata o non lo è, o è lineare o non lo è. Ma se provassimo a chiederci se un’economia possa essere prima “keynesiana”, poi austriaca, e poi monetarista, quale sarebbe la risposta?

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L’Impresa come Socialmente Responsabile… ma Perché?

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February 25th, 2008 by Leonardo

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  di Leonardo, Ihc

Pare che le imprese stiano su larga scala includendo obiettivi “sociali” tra le loro priorità (The Economist, 19/01/2008, “Just good business – A special report on corporate social responsibility”). Così a occhio e croce sembra che questa responsabilità sociale dell’impresa (Corporate Social Responsibility, CSR) si stia affermando come parte della “cultura aziendale”.
Partendo alla filantropia spicciola (donazioni) ci si muove ormai su progetti di sostegno a popolazioni vicine o lontane, piani di prevenzione sanitaria, lotta al lavoro minorile o all’analfabetismo, protezione ambientale…
Tutto questo mi dà i brividi; sembrano lontane le parole di M. Friedman “la responsabilità sociale dell’impresa è incrementare il profitto (cui fa eco Mises.org discutendo dell’impegno sociale di Bono Vox), e sembrano così vicine invece le parole lette all’Università, durante il corso di economia aziendale, sulla assoluta predominanza della funzione sociale delle imprese (non ricordo molto comunque, tirai il libro dalla finestra piuttosto rapidamente).
Dunque ha vinto la socialità (o il socialismo)? Le imprese hanno un’anima e non sono macchine da soldi?

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La Morale dello Steepening

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January 29th, 2008 by Leonardo

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 di Leonardo, Ihc
 
La curva dei tassi è un’estrapolazione, dai prezzi vigenti in un certo mercato, dei tassi di interesse spot a varia scadenza (cioè validi per periodi che vanno da “ora” alla scadenza desiderata) utilizzati dal mercato. È quindi il modo in cui il mercato “prezza il tempo”, la remunerazione riconosciuta a chi rinuncia ad una disponibilità liquida attuale per riottenerla ad una certa scadenza.
È intuitivo che le diverse forme della curva implichino diverse situazioni sul mercato, e comportano diverse decisioni da parte degli operatori. Considerato che l’interese agisce sul risparmio, e che il risparmio è il complemento del consumo al reddito, si intuisce anche di quale portata siano le conseguenze sull’economia una volta rimossa la sua visione atemporale.

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Libero Sciopero in Libero Stato

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January 14th, 2008 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 

Lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito. “E chi se ne frega della Costituzione!” diranno molti critici dello Stato democratico (come se una Costituzione, soprattutto rigida, fosse prerogativa della democrazia, ma lasciamo stare) e molti giusnaturalisti, negando che valga quell’articolo di diritto positivo a giustificare l’atto dello sciopero.
 
Va bene, abbandoniamo la morale giuridica (grazie Pietro per avermi insegnato a vedere una morale dietro ogni sedicente oggettività), e passiamo a una morale più liberalista, quella del singolo soggetto padrone di se stesso. “Io mi impegno a lavorare per te, e tu mi paghi uno stipendio, cioè stipuliamo un contratto; il contratto ha una scadenza a cui rinegozieremo le clausole (quale impegno di lavoro e quale stipendio); siccome io ho bisogno di lavorare e tu hai bisogno di qualcuno che lavori per te, ci accordiamo perché alla scadenza del contratto io continui a lavorare per il vecchio stipendio salvo che, dopo la dovuta rinegoziazione dello stipendio, tu mi riconosca gli arretrati”.
Da quest’ultima visione contrattualistica, quando è che l’inerzia dell’imprenditore a non voler rinegoziare il contratto scaduto, o l’impossibilità per le parti di trovare un accordo, diventa giustificazione per uno sciopero? E c’è una qualche forma di sciopero più coerente di altre?

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Stato e Finanziatori Subprime: Scopri le Differenze

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December 11th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
Pensando al circuito finanziario creato con una cartolarizzazione, mi è venuta l’idea di schematizzare il circuito messo in piedi dallo Stato nel momento in cui concede finanziamenti agevolati (con soldi che non ha, chiaramente) ad alcune imprese. Lo Stato può reperire risorse finanziarie attraverso la tassazione o con l’emissione di bond da collocare sul mercato; queste risorse saranno appunto i fondi con cui si attuerà il finanziamento alle aziende, come dallo schema seguente:
 
 

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No-Global, Antigravità, e Tanta Ipocrisia

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October 15th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
Dico subito che opporsi alla globalizzazione è come opporsi alla legge di gravità: non la si elimita per decreto, e per quanti sforzi si facciano alla fine prevale sempre lei (e magari ci lascia con il sedere per terra).
 
Anzitutto attribuisco un valore preciso al termine “globalizzazione”. La globalizzazione è un fenomeno di incontro tra società culture ed economie su scala planetaria, da cui derivano sintesi culturali originali o omologazioni più o meno estese rispetto a modelli per varie ragioni “dominanti”.
Ultimamente si fa un gran bailamme sugli aspetti negativi della globalizzazione, giacché pare che i modelli culturali degli USA si stiano espandendo, soppiantando crescenti porzioni di culture autoctone europee, asiatiche o africane. Spesso si indica l’imperialismo economico e militare quale mezzo di diffusione di questo pernicioso virus, un nemico da contrastare in ogni modo per poter preservare l’originale varietà e composizione delle culture mondiali, degli stili di vita, e delle strutture economiche sparse per il mondo. Tutto deve restare com’è adesso, fatto di milioni di “località”, insomma.

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I Grillini e l’Anelito dell’Antimateria

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October 10th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
Mettiamola così: siamo un popolo di criticoni. Oh, certo non solo noi, ma in Italia si arriva al parossimo.
Ve ne siete accorti? Siamo di volta in volta contro qualsiasi cosa, una popolazione di “anti-questo” e “anti-quest’altro”; ogni tanto spunta un nuovo oggetto di contestazione, e una parte dell’Italia si trova ad inneggiare all’ennesimo “anti-qualcosismo” cucendosi addosso con spavaldo orgoglio l’ennesima etichetta da “anti-quellocon frequenza e varietà superiori perfino alla proliferazione dei sottogeneri del metal (per lo meno i metallari portano spesso con sé una buona dose di autoironia…).
 
Non sono un psicologo, ma posso arrischiarmi in qualche considerazione, ipotesi, supposizione (e quindi ad alto rischio di dire boiate), sperando di suscitare risposte che mi indichino quanto lontano (o vicino) sono cascato.
 
Un grosso problema di fondo che vedo, è che tendenzialmente viviamo con una doppia logica e una doppia morale; ad esempio: come si fa ad essere contemporaneamente comunisti e cristiani? Come si fa a conciliare l’indole individualista con il sostegno al socialismo? Come si fa ad andare ad un corteo no-global con le Nike ai piedi? Come si fa a dirsi socialisti-liberali? Come diavolo si fa ad andare a pregare giornalmente la Madonna di turno per poi truffare o giustiziare il prossimo?
 

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