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Certo che, a Volte, gli Economisti…

February 17th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Certo che, a volte, gli economisti ce la mettono tutta per farsi prendere in giro o lasciar denigrare la propria scienza. Sul Sole24Ore, c’è ad esempio uno strano mea culpa” di Raghuran Rajan, bravo economista già del FMI, da cui sembra che nessun economista sia stato in grado di leggere la crisi in arrivo. Noi di IHC & amici sappiamo che non è vero, avvisi erano giunti da qualche mainstream e pure strategist di banche, per non parlare dell’intera scuola austriaca (che però potrebbe aver fatto errori di comunicazione); negare queste cose è volersi far del male.

Ma oggi non parlo di questo, bensì dell’episodio di Anno Zero del 10/02 u.s. che ha coinvolto un’operaia, l’economista Irene Tinagli, e il giornalista Porro.

 

I fatti in breve: durante l’intervista ad un’operaia, questa ha sventolato la propria gusta paga di € 1.000 e spicciolini confrontandola alle somme percepite (pare) dalle ragazze che ruotano attorno al cosiddetto Ruby-gate; una fantastica battuta dell’operaia paragonava, date le circostanze vere o presunte che siano, il proprio stipendio a una “palpatina”. La signora ne ha fatto seguire un’ottima domanda su quale differenza ci fosse tra lei e queste ragazze all’indirizzo proprio degli economisti presenti (credo si riferisse a Porro e Tinagli); uscendo dall’attualità, la domanda implica un chiarimento su cosa l’economia possa dire delle disparità di reddito tra un’operaia e una “P.R.”, e se questa abbia un senso in termini di “valore” riguardo al servizio reso e la durezza del lavoro. La domanda è legittimissima (una riedizioni, per certi versi, del dibattito sui compensi dei manager e dei calciatori), ed esigeva una precisa risposta.

Chiamata in causa, l’economista Tinagli ha risposto con una inutile pappardella sulla diffusa cultura dell’illegalità in Italia, sulla dignità, ed altri spunti di marca per lo più politica. Non c’è voluto molto perché Porro la interrompesse reclamando una risposta economica e non politica e chiudendo con un “se anche gli economisti si mettono a parlare di politica…”.

Chiaramente quest’ultima frase è stata presa male un po’ da tutti, come se Porro volesse vietare il diritto di espressione all’economista, ma queste critiche sono sbagliate perché decontestualizzate: la domanda rivolta all’economista era una domanda di economia, ed esigeva una risposta di economia, ma questa risposta non è arrivata preferendo la via “semplice” della pappardella precotta.

 

Il lamento di Porro ha due ragioni.

Anzitutto pure io volevo sentire una risposta “economica”, volevo sentire se la bella (chiaramente) economista avrebbe parlato di valori percepiti (come dice Sgarbi, anche se urlando, la bellezza ha un valore), di preferenze personali (quanto qualcuno prezza un certo “valore” ed è disposto, in base al proprio reddito – e qui può entrare la problematica della redistribuzione indotta da decisioni politiche – a pagare per acquisire quel “valore”), di pricing legato al contesto sociale (attività illegali o reputate disdicevoli hanno bisogno di maggiori incentivi specialmente monetari), di depressione degli stipendi manifatturieri (qui la mia ultima osservazione al riguardo), di apprezzamento del prodotto finale del lavoro, di proporzione tra domanda e offerta… Macché! Il tema dell’illegalità diffusa potrebbe entrare nel discorso, ma se non si parte (austriacamente) dalle percezioni di valore soggettive o (classicamente) del rapporto tra domanda e offerta, non si fa economia ma solo politica (e neppure elevata). La risposta di Tinagli quindi non è del tipo richiesto, ed ha tolto la possibilità di aprire una discussione più “tecnica” (ma si sa che ciò che è tecnico deve restare lontano dall’informazione ufficiale, salvo lasciarne parlare chiunque indiscriminatamente e quindi incompetentemente).

L’altra ragione di Porro sta nella brutta figura che, tramite Tinagli, ci fa tutta l’economia e gli economisti, perché con quella risposta banalmente politica temo che molti abbiano percepito l’incapacità del “tecnico” di spiegare i fatti, ammettendo così un “fallimento” della teoria e attribuendo alla Politica la capacità di individuare problemi cause e soluzioni. È un po’ come se Newton, chiamato a rispondere della legge di gravità, avesse risposto di chiedere al Vescovo quale fosse la natura dello Spirito Santo…

 

Io comprendo che la risposta alla signora operaia non fosse facile, perché non è bello dire a qualcuno che sta facendo un lavoro che “vale poco” nonostante la sua pesantezza, ma la signora capirebbe di essere invischiata nel settore sbagliato, che il problema non è il valore di lei come persona o lavoratrice ma quello del prodotto della sua fabbrica, eccetera… La risposta “da economista” era stata chiesta e doveva essere data. Dopo quella trasmissione però lei potrà pensare solo che la questione è del tutto politica, e solo la Politica le darà una soluzione, perché l’economia non ha niente da dire.

E se gli economisti non hanno niente da dire di economia, tutti possono dire la loro, perché non esiste una competenza da far valere prima di aprire bocca. La Politica è l’arte del possibile e si nutre di opinioni, e tutti hanno un’opinione, quindi tutti possono parlare. A che servono gli economisti allora se abbiamo già i politici?

Oppure semplicemente Irene Tinagli non aveva effettivamente una risposta… Mettiamo questo insieme al pezzo di Rajan: ma la signora operaia cosa potrà mai concludere?

Speriamo venga a leggere IHC…


3 Responses to “Certo che, a Volte, gli Economisti…”

  1. 1

    juventinovero Says

    Secondo me la Tinagli ha portato il discorso sul politico in quanto fa parte di un think tank che sta per scendere in politica: Italia futura.
    E quindi vai con la demagogia un tanto al chilo.
    (Robe da matti, Montezemolo vuole andare a far danni anche in politica…)

  2. 2

    p Says

    come lei giustamente rileva,il commento del dottor Porro era giustificato e spontaneo,ma è stato volutamente frainteso dalla “signora” Annunziata, riferendolo alla platea in maniera distorta e faziosa..e poi quel”stile,ragazzo” buttato lì, come al mercato del pesce
    l’ho trovato disgustoso!

  1. 1

    Meritocrazia e Moralismo – Dalle Scorie a IHC at Ideas Have Consequences

    […] Leggo con piacere le giornalieri “Scorie” di Matteo Corsini (scrivete pure a IHC se volete entrare nella sua mailing list). È palese che l’informazione ufficiale si sia un po’ concentrata sulle vicende del Ruby-gate, e più in generale su veri o presunti “spintoni” lavorativi che non sembrano aver alcun legame con un qualsiasi criterio di merito lavorativo; la faccenda è entrata anche di rinterzo su IHC, e chiaramente anche nelle “scorie”; a tal proposito riporto parte della scoria “Meritocrazia Moralista” dell’ottimo Matteo, aggiungendo una nota di IHC. […]

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