
Loading ...
1,308 Views - 
Il Sole24Ore del 13/11/07 riporta una breve
intervista a Mundell, Nobel per l’economia nel ’99 e padre delle OCA (guarda
caso). Sparsi per l’intervista, ho trovato alcuni spunti di riflessione che qui riporto.
Vorrei aprire questa serie di appunti con il titolo dell’intervista: “L’era del dollaro non è ancora finita”; non so se sia una frase propria di Mundell, ma essendo virgolettata si lascia intendere che lo sia. Pare un concetto piuttosto forte, una precisa presa di posizione; è simpatico quindi leggere poco più sotto che Mundell “non [saprebbe] dire se [quest’ultima grande oscillazione del dollaro] durerà ancora a lungo” e che “forse siamo vicini ai massimi negativi”. Mi aspettavo, dato il titolo, una maggior sicurezza sulle prospettive del dollaro, ma è “saggio” non esagerare con la sicurezza, e Mundell dimostra di saperlo bene.
Un passaggio che mi è piaciuto recita: “il dollaro ha dei problemi. Ma anche l’euro ha i suoi problemi, e sono strutturali”. L’affermazione mi ha fatto tornare in mente che finora è sempre mancato il colpo di grazia al dollaro, proprio perché sul più bello qualcosa ha fatto temere o per la tenuta economico-finanziaria o per il fondamento giuridico stesso della UE. Di fatto il dollaro viene salvato non dalla propria forza ma da ripetute e tempestive manifestazioni di “debolezza” dell’euro. Forse c’è da aspettarsi una bufera “subprime” particolarmente forte in Europa (invece che negli USA) che di nuovo livelli verso il basso le reputazioni di euro e dollaro? Facciamoci caso…
Intanto qualcuno potrebbe ricordare a Mundell che la politica inflazionomica della FED è di per sé qualcosa di “strutturale”, come “strutturali” ne sono le implicazioni “austriache” sulla produzione e sul capitale mondiale; chissà se i Nobel leggono i lavori di altri Nobel?
A proposito, Mundell dice che “visto che le distanze tra [le economie in graduatoria mondiale] numero uno, due e tre oggi si sono assai accorciate, molti pensano che l’era del dollaro sia alla fine. Ma perché ciò accadesse sarebbero necessari errori clamorosi da parte degli Stati Uniti”; come vogliamo chiamare l’inflazionomia ultra-decennale degli USA allora? Che ci dice, Professor Mundell?
Intanto è lo stesso Mundell che parla del rischio presente di “inflazione da materie prime e da grande liquidità” precisando che “c’è molta liquidità in giro”. Se sotto non c’è un clamoroso errore di politica monetaria, allora qualcuno sta proditoriamente ridistribuendo ricchezza tramite sperequazione inflazionaria, e non so cosa sia peggio!
Un altro argomento, molto interessante, toccato nell’intervista è il fattore geografico. Mundell ci ricorda che “l’euro esiste anche perché c’è la Nato, e deriva la propria credibilità anche dal fatto che rappresenta un’area non solo ricca ma sicura. La Nato vuol dire prima di tutto gli Stati Uniti” e aggiunge che “la Cina è circondata da Paesi in alcuni casi molto potenti e con i quali deve fare i conti. L’Europa è […] una propaggine dell’Asia. Solo gli Stati Uniti hanno due grandi oceani, e frontiere terrestri non preoccupanti”. Trovo queste osservazioni molto interessanti, perché restituiscono una dimensione molto concreta e meno “virtualizzata” della moneta, perché riconoscono la dannosità della guerra su un ulteriore livello di analisi, e perché stuzzicano le illazioni sulle motivazioni delle campagne militari USA “post 11/9”. Sicuramente è più facile che un esercito combinato di orridi cinesini gialli e barbuti cosacchi alcolizzati (già, Cinesi e Russi fanno esercitazioni militari insieme, qualcuno lo ha dimenticato?) marcino su Francoforte, invece che una terribile armada di baffuti pistoleri messicani e conturbanti ballerine brasiliane occupi Washington, ma queste sono minacce reali e attuali? Mi pare che le guerre stiano assumendo profili sempre più bassi, e i confini siano sempre più labili: lo scudo spaziale non difende nessuno dal singolo terrorista suicida. Comunque mi spiego un po’ meglio tutte le difficoltà che ha l’Europa a costituire un proprio autonomo sistema di difesa; su questo che ci dice, Professor Mundell?
Interrogato su un ipotetico attuale “ordine informale determinato dai rapporti fissi o semifissi tra dollaro e valute asiatiche”, Mundell risponde che “si può dire che vi sia stato e vi sia una sorta di Bretton Woods II, ma non [pensa] che una sua eventuale fine possa influire molto sul ruolo del dollaro”. Vediamo di capirci: se esiste un dollar-standard che cade per abbandono delle deboli valute agganciate, il dollaro resta un riferimento mondiale; se il sistema crolla perché “l’ancora nominale” non ancora più un bel nulla (un esempio del tutto ipotetico: il cambio del dollaro passa da 1 a 1,5 contro un euro), è tautologico dire che il dollaro “perde il suo ruolo”. Anche un diumvirato euro-dollaro (come più o meno si ha ora) è tautologicamente un ridimensionamento del ruolo del dollaro.
Tra l’altro se, pur essendo il centro di un sistema monetario, il dollaro ha perso un terzo del proprio valore, non viene il dubbio che senza un mondo che gli gira intorno possa cadere ancora più in basso? Detto in altro modo, non viene il dubbio che il dollaro sia sopravvalutato a causa delle attuali convezioni nei pagamenti internazionali? Che ci dice, Professor Mundell?
Il pezzo più “lucido” però è forse il seguente: “Una Conferenza internazionale non avrebbe necessariamente come sbocco una diminuzione del ruolo del dollaro, anzi. E credo che gli Stati Uniti potrebbero anche essere d’accordo, perché c’è un costo per loro nell’avere la moneta internazionale, che è molto richiesta e crea alla fine un maggior indebitamento”. Ma insomma, Professor Mundell, gli USA cosa vogliono? Sono d’accordo per un dollaro ancora in primo piano, come secondo lei verrebbe fuori da una Conferenza internazionale, o sono d’accordo per un ruolo minore perché l’aver questo privilegio “costa”? E come la mettiamo con il fatto che è proprio il ruolo del dollaro che ha permesso agli USA di finanziarsi a tassi privilegiati? È questo un costo? Dovrei forse pensare che gli USA sono desiderosi di fare un passo indietro e ridurre il loro potere di contrattazione sui mercati finanziari mondiali mentre è il mondo intero vorrebbe confermare in pieno il ruolo del dollaro? Che ci dice, Professor Mundell?
Questo passo mi pare molto retorico e dubbio logicamente, anche perché l’indebitamento non è una conseguenza necessaria del ruolo del dollaro, quanto dell’inflazionomia; infatti gli USA non sono in rosso con l’estero da 60 anni, ma da molto meno. Mundell, nel suo ragionamento, dice che “lo stesso problema si presenterà per l’euro se la domanda globale di euro aumenterà”; la domanda sta aumentando, e l’Europa non va in rosso; che ci dice, Professor Mundell?
Per concludere, in una prospettiva di deterioramento dei rapporti (commerciali) tra USA e Cina, Mundell avverte che “i Cinesi potrebbero reagire sul piano monetario, vendendo dollari, e quello sarebbe un problema”. Capito? L’era del dollaro non è finita, il dollaro è l’unica valuta realisticamente utilizzabile come riserva internazionale… ma la Cina potrebbe essere un problema.
Quale problema? L’articolo si ferma lì, ma chi è curioso si può leggere anche qualcos’altro su questo sito (tipo
questo) e intuire quali dimensioni abbia il “problema”; per capirsi,
questo eternamente invulnerabile dollaro ha una cappio al collo e dipende solo da un cinese che si apra la botola sottostante.
Personalmente, quanto espresso da Mundell dimostra solo tanto ottimismo, paraocchi intellettuali, e un Subcosciente che tradisce dubbi che il Cosciente vuol ignorare.
Ma che ci dice, Professor Mundell?
Libertyfirst Says
Ehehe. Mundell conferma che senza un’analisi Austriaca si va poco lontano. Del resto, il recente deficit commerciale americano coincide temporalmente con l’era Greenspan, e segue la politica monetaria (ricordi quel bruttissimo grafico che faceva vedere che CA e dMZM/dt erano simili, con CA in ritardo, ovviamente?), c’è poco da chiedersi quali siano le cause, quindi.
La parte geopolitica è invece molto più interessante. Innanzitutto, è vero che l’Europa corre più rischi degli USA, visto che ha come vicina la Russia. Ed è per questo che, senza gli USA, gli europei dovrebbero tornare ad avere una mentalità strategica, nel senso chje sono 60 anni che fanno finta che la guerra non esista, e alla fine l’opinione pubblica se l’è bevuta. Ma nel breve termine non c’è nulla che faccia pensare a rischi imminenti. E nel lungo l’UE e gli USA stanno nella cacca ugualmente, anche se per motivi diversi (socialismo UE e inflazionismo USA).
In ogni caso, è vero che un’eventuale crisi USA metterebbe in pericolo l’Europa intera: si pensi al ruolo che UK (nel XIX secolo) e USA (dopo) hnno avuto negl equilibri di potere in Europa. Senza uno che lavora “oltre-mare”, la pace è più difficile da mantenere (perchè un Blitzkrieg che risolva tutto in due settimane è concepibile solo se tutti i nemici sono connessi via terra). Il fatto è che la cosa è reciproca: non si può pensare agli USA unica isola relativamente libera in un mondo che non lo è.
Salvo crolli del dollaro, per i prossimi 20-30 anni non ci saranno problemi seri nè negli USA che in UE. Ma ci stiamo impegnando a crearne dopo.
Nov 20th, 2007 at 1:15 pm
L.Baggiani Says
Giusto, anche secondo me l’unica parte da salvare del pensiero di Mundell riguarda la geopolitica.
Io però continuo a pensare che problemi per il dollaro siano su scadenze molto più prossime, e che la cosa pur rappresentando uno scossone mondiale non sarà quel cataclisma che si pensa.
Tra l’altro, ripeto, la UE ha una bilancia dei pagamenti positiva… il TB tedesco in un anno ha 240%… se leviamo gli USA più che compromettere la crescita teniamo a freno l’inflazione.
who wants to understand, understand
Nov 20th, 2007 at 2:42 pm
Libertyfirst Says
“il TB tedesco in un anno ha 240%”
I wanted to understand but I haven’t.
Nov 20th, 2007 at 4:11 pm
L.Baggiani Says
il segno percentuale è sbagliato
TB tedesco 258,7 miliardi di dollari in 12 mesi
TB area euro 42 miliardi di dollari in 12 mesi
Nov 20th, 2007 at 4:39 pm
L.Baggiani Says
Ho scritto: “Di fatto il dollaro viene salvato non dalla propria forza ma da ripetute e tempestive manifestazioni di “debolezza” dell’euro. Forse c’è da aspettarsi una bufera “subprime” particolarmente forte in Europa (invece che negli USA) che di nuovo livelli verso il basso le reputazioni di euro e dollaro? Facciamoci caso…”
Ieri, 29/11/07, Bin Laden ha minacciato… l’Europa! mentre l’euro minacciava quota 1,50 sul dollaro.
Facciamoci caso…
Nov 30th, 2007 at 9:25 am