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Chiariamoci: Questo È il Bilancio dello Stato (parte II – Il Diavolo nel Dettaglio)

July 10th, 2013 by Leonardo

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di Roberto “Roundmidnight”

 

  • La veridicità dei dati contabili

 

Da quanto in precedenza esplicitato, emerge che mentre le spese impegnate non possono che essere almeno pari all’importo indicato a consuntivo, non è affatto detto che le entrate accertate abbiano effettivamente la consistenza indicata. E non è detto, conseguentemente, che i deficit annuali e l’indebitamento complessivo siano quelli formalmente indicati. Vi sono anzi incentivi, per motivi politici ed ora anche di vincoli europei, a rappresentare una situazione economica migliore di quella reale.

 

Per capire la rilevanza della questione, e per esemplificare il concetto, poniamo che il bilancio dello Stato sia limitato ad un’unica voce in entrata ed una in uscita: si ha necessità di ordinare forniture per vari Ministeri per 100 milioni di euro. Si decide di finanziare la spesa mediante  istituzione di un nuovo tributo relativo alla proprietà di automobili con aria condizionata. Per motivi ambientali, tutti quelli che hanno la proprietà e disponibilità di un’automobile con tali caratteristiche dovranno soggiacere al nuovo tributo. Si fa la legge, si fa un calcolo delle auto circolanti equipaggiate con tale impianto, vengono addirittura identificati e iscritti a ruolo gli attuali proprietari di tali auto (il realtà – ma è ora irrilevante – tali tipo di tributo vengono autoliquidati dai contribuenti senza necessità di ruolo). Effettivamente, vengono accertate entrate di importo pari alla spesa che si vuole affrontare. La fornitura ha trovato la sua copertura finanziaria. Si dà corso alla spesa, si impegna il relativo capitolo in termini di competenza e si iscrive l’entrata tra quelle accertate.

Al termine dell’esercizio, il risultato di amministrazione sarà di pareggio. Essendo scaduto l’esercizio, l’impegno di spesa sarà diventato un residuo passivo (un debito) e l’entrata sarà diventata un residuo attivo (un credito). Trascorso qualche mese, il fornitore presenterà la relativa fattura per il pagamento. Si va a vedere la situazione relativa all’entrata che doveva finanziare la spesa e ci si accorge che solo metà dei contribuenti ha già pagato il tributo. Mancano, quindi, 50 milioni di euro. Nell’ipotesi migliore (per il fornitore), lo Stato attiva strumenti per reperire temporaneamente liquidità o emette BOT (che erano appunti nati per compensare, entro l’anno, lo sfasamento temporale tra entrate ed uscite di cassa) e paga la differenza, confidando che sarà solo una misura transitoria in attesa di ricevere il resto dei soldi dai contribuenti. Nell’ipotesi peggiore, lo Stato comunica al fornitore che gli accordi erano contrattualmente diversi e che provvederà a pagare metà subito e l’altra metà ad un anno dalla fattura.

Ricordiamo sempre la situazione dei conti è di pareggio, senza deficit quindi. Infatti, i 100 milioni di residui attivi sono diventati 50 milioni di cassa e per 50 milioni sono ancora residui attivi. Complessivamente, i 100 milioni pareggiano i 100 milioni di residui passivi. Dopo il pagamento della prima metà della fornitura, spariscono 50 milioni di cassa ma spariscono anche 50 milioni di residui passivi.

Rimangono, pertanto, 50 milioni di residui attivi e 50 milioni di residui passivi. Ad un successivo esame delle risultanze dei pubblici registri, però, emerge che il 20% di coloro che avevano un’automobile con l’aria condizionata l’hanno rottamata prima che il tributo venisse ad essere operativo. È, quindi, sopravvenuta l’impossibilità che 20 milioni di euro di entrate accertate si sostanzino in effettivi introiti nelle casse statali. Preso atto di tale impossibilità, lo Stato a quel punto dovrebbe cancellare il residuo attivo, facendo emergere un disequilibrio di 20 milioni di euro, da finanziare attraverso minori spese, maggiori entrate o mediante la contrazione di debito.

Avendo riguardo, però, non ad una sola voce di bilancio, ma ad enorme mole di capitoli di bilancio, in entrata ed in uscita, si può intuire che sarebbe agevole – è agevole – per un’amministrazione pubblica nascondere (al fine di mostrare una migliore situazione finanziaria e continuare ad utilizzare la leva della spesa pubblica) la necessità di cancellare i residui attivi e posporre, quando è possibile, il pagamento di fatture sino a che entrino in cassa somme sufficienti, pagando, quindi, sempre le fatture più vecchie ed allungando sempre di più i tempi di pagamento. Il meccanismo può funzionare sino a quando la percentuale di realizzazione dei residui attivi (dei crediti) è accettabile e sufficiente a garantire flussi di cassa adeguati.

 

Per capire in quale misura i crediti iscritti nel bilancio statale (riportati come residui attivi) – la cui iscrizione, ricordiamo, ha determinato nell’anno di competenza un certo risultato di amministrazione – siano idonei a trasformarsi realmente in denaro, si può, pertanto, esaminare la percentuale della loro realizzazione negli esercizi successivi. Al riguardo, viene in aiuto la tavola 2.1.4 (“Indicatori gestionali per titolo e categoria. Anni 2009-2011”) allegata all’Annuario statistico 2012 della Ragioneria generale dello Stato, relativo al consuntivo del bilancio dello Stato per l’anno 2011 (l’ultimo disponibile), consultabile qui. Tralasciando la prima colonna, che indica il rapporto accertamenti/previsioni definitive, vengono in rilievo i dati di cui alla colonna “grado di realizzazione complessiva” e le successive due colonne. Per “grado di realizzazione complessiva” si intendono, come da sottotitolo della colonna, i versamenti totali (nelle casse statali) in proporzione alla massa acquisibile, intesa come somma tra le entrate accertate nell’anno di riferimento e quelle accertate negli esercizi pregressi (e iscritte come crediti).

Per il 2011 (ma il dato varia di poco negli anni precedenti), la percentuale di realizzazione delle entrate tributarie è pari al 74,9% e quella relative alle entrate extra-tributarie è pari ad un modestissimo 20,5% (si tralascia ogni esame delle altre due voci, “alienazione ed ammortamento di beni”, e “accensione di prestiti”, la prima per inconsistenza della posta contabile, la seconda perché è chiaro che i prestiti vengano tutti riscossi). Nella successiva colonna, il rapporto si riferisce esclusivamente alle entrate accertate nell’anno di riferimento: nel 2011 sono state riscosse l’87,9% delle entrate tributarie ed il 48.8% delle entrate extra-tributarie. La tragica conferma dell’inconsistenza dei crediti iscritti nel bilancio statale, emerge con chiarezza dall’ultima colonna, in cui viene riportato che nel 2011 è stato incassato il 17,3% delle entrate tributarie date per “accertate” negli esercizi anteriori al 2011 e l’1,3%  delle entrate extra-tributarie. Tali “crediti” risultano riportati in bilancio (tavola 2.1.2) per ca. 114 miliardi di euro, per quanto riguarda le entrate tributarie, e per ca. 100 miliardi di euro, per quanto riguarda le entrate extra-tributarie.

Ogni anno, pertanto, si trascinano in bilancio più di 200 miliardi di crediti che originano, in media,  meno di 20 miliardi di cassa.

Un’ulteriore conferma, si ha esaminando la tavola 2.1.2 dello stesso documento. Da tale tavola, emerge che nel 2011 sono stati incassati dallo Stato ca. 415 miliardi di entrate tributarie e ca. 33 miliardi di entrate extratributarie. Tali somme, però, si riferiscono, rispettivamente, per ben 397 miliardi e 32 miliardi alla competenza 2011, rendendo palese che poco e nulla è stato incassato con riferimento agli esercizi pregressi.

Una percentuale così bassa di incasso dei crediti può essere determinata da varie motivazioni: inefficienze nel recupero dei crediti, errori tecnico-giuridici nell’accertamento delle entrate, insussistenza delle stesse Prudenzialmente, però, sarebbe opportuno considerare la concreta possibilità che molti di quei crediti non verranno mai più riscossi, procedendo alla loro (eventualmente, anche gradualmente) svalutazione/cancellazione e alla modulazione delle spese in funzione della realizzazione di un maggior avanzo da destinare alla copertura di tale svalutazione (sembra, a tal proposito che molto sia stato fatto dal Governo Monti, che nel corso del 2012 ha cancellato residui attivi per un ammontare considerevole).

 

Con riferimento alla modulazione delle spese, nulla di tutto questo è stato fatto e ciò emerge chiaramente esaminando le tavole 2.2.1 e 2.2.2 del medesimo documento (ed esaminando il trend delle spese negli anni successivi). La tavola 2.2.1 (“stanziamenti definitivi, impegni e pagamenti del bilancio dello Stato. Anni 2002-2011”), mostra che nel 2011 sono stati impegnate spese per ca. 520 miliardi di euro (472 per spese correnti e 48 per spese in conto capitale”), e la tavola 2.2.2 mostra, tra i totali, che i residui passivi 2011 ammontano a ca. 108 miliardi di euro.

In sintesi, lo Stato ha, in bilancio, ca. 108 miliardi di residui passivi/debiti (e non può che presumersi siano tutti veri) e ca. 200 miliardi di crediti, di cui però incassa ogni anno solo ca. 20 miliardi. Inoltre, ogni anno si obbliga per ca. 520 miliardi (ed anche queste non possono che essere obbligazioni autentiche ed esigibili da parte dei terzi) mentre acquisisce diritti a ricevere entrate per un importo di ca. 522 miliardi (tavola 2.1.2., somma di entrate tributarie, extratributarie ed alienazione ed ammortamento di beni).

 

L’evidente squilibrio non poteva (non può) che ripercuotersi sui pagamenti che lo Stato sarebbe stato tenuto ad effettuare in conto competenza ed in conto residui passivi negli esercizi successivi (al 2011). È chiaro, infatti, che mentre gli impegni hanno un valore meramente giuridico, i pagamenti possono essere effettuati solo allorquando esiste disponibilità di cassa.

Risulta, difficile, però, poter provvedere al pagamento quando ogni anno entrano in cassa 453 miliardi (tavola 2.1.2, “totale versato” per entrate tributarie, extratributarie e alienazione di beni”), e si hanno impegni di pagamento per più di 628 miliardi (competenza più residui passivi).

Chiaramente, non tutti gli impegni daranno origine ad una richiesta di pagamento nel breve periodo. Tuttavia, è chiaro che più il disequilibrio si allarga, più è probabile che sia necessario posticipare pagamenti al fine di attendere che entrino nuove risorse di cassa per farvi fronte. Dalla tavola 2.2.3, si ricava che i pagamenti complessivi (naturalmente al netto delle passività finanziarie, cioè del roll over) sono stati nel 2011, ca. 519 miliardi, di cui 471 miliardi a valere sulla competenza 2011 e 48 miliardi a valere sui residui passivi (debiti anni precedenti). Più sopra, però, abbiamo visto che lo Stato in quell’anno risultava impegnato per 520 miliardi in termini di competenza e per più di 100 miliardi in termini di residui passivi. Risulta evidente che a prescindere dai tempi di evoluzione di quegli impegni in richieste di pagamento, il differenziale tra potenziali/effettive richieste di pagamento e potenziali/effettivi incassi è così ampio da far ritenere che i pagamenti non potevano (e non possono che) essere effettuati con forte ritardo e che, comunque, doveva essere  ottimizzata la disponibilità di cassa degli enti del settore pubblico allargato. In tal senso, non possono che essere interpretati provvedimenti impopolari e a prima vista ingiustificati, come l’imposizione della tesoreria unica e gli stringenti vincoli di cassa assegnati agli enti locali, che tuttora si lamentano di non poter disporre pagamenti nonostante la disponibilità.

 

 


17 Responses to “Chiariamoci: Questo È il Bilancio dello Stato (parte II – Il Diavolo nel Dettaglio)”

  1. 1

    Silvano Says

    Molto interessante. Le voci relative alle spese per il sostegno finanziario ai paesi UEM (circa 10bn nel 2011, 30bn nel 2012 e 10-15 quest’anno) dove le trovo nei documenti della Ragioneria?
    Al momento ho solo i dati BankIt.

  2. 2

    roundmidnight Says

    Se per sostegno finanziario intendi la nostra quota di partecipazione al bilancio europeo, ca. 16 miliardi (tavola 2.2.3) “Risorse proprie unione europea”

  3. 3

    Leonardo Says

    sì sì sì dai dai Silvano dai unisciti al coro “l’Italia va male e il debito sale perché mettiamo soldi nell’ESM e per salvare le banche di Cipro” dai dai dai

  4. 4

    Silvano Says

    @roundmindnight
    Intendo i finanziamenti bilaterale (Grecia, 2011), l’EFSF (che però nel 2011 non dovrebbe starci) e il pro quota dell’ESM, vedi:

    http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2013/sb18_13/suppl_18_13.pdf

    Ho dato un’occhiata al conto del patrimonio (2.3) e alla Tesoreria dello Stato (4.1 e 4.2) ma non ho visto niente, ma potrebbero essere in qualche aggregato.
    Proverò a guardare nel Compendio di Contabilità di Stato (Mottura e Monorchio) anche se quello che ho è del 2011.

    @Leo
    La partita doppia a due ha due lati. L’ideologia uno. Continua ad amare l’Urse, al cuor non si comanda.

  5. 5

    roundmidnight Says

    Prestito bilaterale alla Grecia finanziato attraverso il debito http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Bilancio-d/Decreti-di-variazione/2010/DMT-91629.pdf

    Fondo Esm iscritto all’attivo (es. 2012) per 125 miliardi a titolo sottoscrizione quote fondo e al passivo per 120 miliardi per quote ancora da versare. E’ presumbile che anche tali quote, in mancanza di adeguato avanzo primario, siano annualmente finanziate attraverso debito.

    http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2013/rendiconto_parifica_2012/volume_1/05._la_gestione_del_Patrimonio.pdf

  6. 6

    Leonardo IHC Says

    Ok l’hai detto. Peccato solo che quei soldi a posteriori non siano serviti a salvare invece l”Italia, avrei letto volentieri i commenti. Tu tieniti invece la RSI a piena capacità inflattiva perché questa è l’alternativa offerta dall’ideologia inconsapevole.

  7. 7

    Silvano Says

    @roundmidnight
    Hai una miniera di riferimenti di contabilità pubblica.
    Quindi per rispettare i parametri e gli impegni “consolidiamo” il debito commerciale con i fornitori della PA con conseguente riduzione del reddito per gli operatori privati (che diventano willy nilly finanziatori dello Stato – finanziatori forzati visto che si trovano il castelletto in banca inchiodato). Dall’altra parte esplicitiamo debiti a medio lungo termine su cui paghiamo un tasso di raccolta equivalente o quasi a quello di impiego. Sempre che non si arrivi ad una seconda plausibile ristrutturazione del debito greco: l’incremento delle consistenze debitore da lordo diventerebbe netto per la quota parte sottoposta a stralcio.

    Sì i versamenti all’Esm sono scaglionati nel tempo.

  8. 8

    roundmidnight Says

    @Leonardo: immagino ti riferissi a Silvano

    @Silvano: il senso dell’articolo è evidenziare quanto il bilancio sia strutturalmente squilibrato. Sia il contributo al fondo ESM, sia il prestito bilaterale, incidono quasi esclusivamente sulla struttura del patrimonio. Non sono quei contributi a determinare lo squilibrio di cui sopra.

    In sostanza, è aumentato l’attivo e contestualmente è aumentato il passivo, per effetto della contrazione dei debiti utilizzare per finanziare l'”investimento”.

    Il conto economico (il “bilancio”) viene interessato dal differenziale tra il costo del relativo debito e l’utile pro quota della gestione del fondo ESM. E’ chiaro che comprando l’ESM titoli dei debiti sovrani, il valore degli asset e l’utile saranno condizionati dalla vita dell’euro.

    In ogni caso…come diceva Leonardo…trattasi di strumento che è stato apprestato per venire incontro ai PIGS…e la I è la nostra…

  9. 9

    Silvano Says

    @roundmidnight
    Durante una recessione, anche per il solo operare degli stabilizzatori automatici, il bilancio deve essere in deficit e non sottrarre reddito privato (sopreattutto per il fornitore non pagato la spesa pubblica è reddito privato). La tua analisi mette in evidenza una scelta fatta (consapevolmente) dalla ragioneria: accumulare e non finanziare residui passivi sul mercato (via BOT e BTP) – con effetti indubbiamente recessivi – per restare entro il vincolo del 3% e al contempo aumentare l’indebitamento lordo per operazioni sul capitale dal rendimento quasi nullo o potenzialmente negativo.
    Allo stato attuale i prestiti diretti, quelli deliberati via EFSF e via ESM, sono serviti per sostenere sistemi finanziari verso i quali eravamo poco (Spagna) o marginalmente esposti (Grecia, Portogallo, Irlanda, Cipro).
    Se pensi che i prestiti di un creditore che scavalca il pari passu ci salvino, auguri. Ti ricordo che senza Italia di euro ce ne sarebbero due via effetti collaterali sul sistema bancario francese.

  10. 10

    roundmidnight Says

    @Silvano La scelta più della ragioneria, che ha ruolo esecutivo, è stata politica e/o obbligata. Uno squilibrio strutturale di cassa non è che poi si risolva attraverso deficit supplemenare-

    Comunque, nell’articolo si esponevano i motivi tecnici del disequilibrio. Altro è il discorso su deficit/debito/moltiplicatori in tempo di espansione e recessione. Magari in un’altra occasione, magari con contributi vari.

  11. 11

    Silvano Says

    @round credo che la ragioneria e il DG del tesoro abbiano acquistato de facto un certo potere di veto, piú informale che formale ma non meno influente, sulle scelte dell’esecutivo. Vedi ad. ex gli scontri con Passera durante il passato governo. La scelta cioé di gonfiare i residui, dato che a Bruxelles si guarda il bil. per cassa, per restare entro i vincoli UE é stata fatta col supporto e la condivisione piena della ragioneria.

  12. 12

    Leonardo IHC Says

    Sì ora il problema sono i poteri occulti dentro la burocrazia dei ragionieri. Hai controllato che non siano rettiliani?

    Scherzi a parte, e ammettendo che le strutture di potere siano trasversali e non concentrate in mille parlamentari (il potere non esiste senza consenso e il consenso non esiste senza lo scambio), direi che un problema importante è stato visto da tutti, che il bilancio sia per cassa (nei termini particolari sopra) e senza un vero vincolo di verità sull’esigibilità delle poste, tanto che da una parte si relaziona sullo scarso ritorno dei crediti (residui attivi – il potere di denuncia della CdC non mi pare arrivi al veto, tanto meno nel caso della ragioneria) ma dall’altra non se ne rende conto con stralci, anzi ci si marcia per programmare maggior spesa.
    Alla prima grossa cazzata che blocchi un’asta di Bot, salta il tappo e con quello stipendi e pensioni.

  13. 13

    roundmidnight Says

    Il potere di veto si chiama “realismo” di chi conosce i conti. Il giochino ministri buoni che vorrebbero spendere e ministro dell’economia che “inspiegabilmente” non vuole è ormai consumato.

  14. 14

    Silvano Says

    @round
    In banca si chiama occultamento del rischio: debiti commerciali diventati fonte permanente di finanziamento e che andrebbero caricati sulla PFN. Cambia qualcosa a “sforare” il 3% accelerando lo smaltimento dei residui passivi via deficit? Sì aumenta la trasparenza e il reddito di chi dev’essere saldato ma fa brutto a Bruxelles. Pensi che i mercati guardino i giochini per far contenti Barroso e Rehn o ai cash flow? Scusa la presunzione ma considero gli operatori mediamente più intelligenti dei nostri commissari UE.

    Questa gestione mi ricorda tanto quei middle manager che nelle organizzazioni complesse (banche incluse..) lavorano per far belle le statistiche anche a scapito del fatturato e del conto economico. Per i burocrati anche questo è realismo.

  15. 15

    roundmidnight Says

    Il problema è che lo squilibrio è strutturale. Di fatto, ogni anno le spese impegnate sono molto superiori alle entrate che verranno realizzate per cassa. Quelle entrate non è che saranno realizzate con ritardo; non verranno più realizzate.

    Quindi, anche risolvendo il problema contingente (cancellando-accontanando i relativi residi attivi e finanziando in qualche modo i debti pregressi, lo stesso problema si riproporrebbe nei successivi esercizi.

    L’unica cosa sensate sarebbe procedere ad una totale riorganizzazione e riqualificazione della spesa, visto che la pressione fiscale è già molto elevata.

    Ma diventa un altro argomento…

  16. 16

    Silvano Says

    Sì poi andrebbero viste anche le correzioni per il deflattore del pil e per il ciclo. Ma appunto entriamo nella dinamica di medio termine e nella relazione tra finanza pubblica e obiettivi di politica macroeconomica. Argomentone..

  17. 17

    Leonardo, IHC Says

    Credo che servirebbe in sé anche una riforma della reportistica contabile pubblica; avere un bilancio fatto con questi principi “costringe” alle scappatoie di cui sopra per abbellire i bilanci senza rivedere seriamente il processo di spesa o di tassazione.Questo chiaramente non giustifica il fatto che negli effetti si tratti di un falso in bilancio, ne definisce solo le modalità, ché nessuno di noi – nemmeno Silvano – credo appoggi la strategia dell’illusione.

    L’argomento alla fine è politico: tra “politici si daranno sempre una mano ad allungare il brodo, diamo loro un modo per farlo su basi formali giustificate”, e quindi sfruttano le scappatoie – come dice il comunista Silvano – per non fare brutto a Bruxelles.

    La parte economica è dopo: a cosa porta questo perpetuo falso in bilancio? Intanto porta che alcune imprese non vengono pagate, e porta a una spesa superiore alle possibilità, stante che mezzo mondo è comunque illuso da un formale pareggio di bilancio. E siccome si ragiona di una grandezza di spesa di oltre metà PIL italiano, e di un buco latente di forse un decimo del PIL a star buoni, quindi come distorsione è bella bella grossa.

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