<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress/2.0.5" -->
<rss version="2.0" 
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
<channel>
	<title>Comments on: Dal Picco di Hubbert sul Petrolio alla Crisi?</title>
	<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo</link>
	<description>l'economia nel salotto della libertà</description>
	<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:49:36 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.0.5</generator>

	<item>
		<title>by: The Juggler &#8211; part 2 &#8211; Crisis? What crisis? &#171; Working Ideas</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-37034</link>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 09:54:08 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-37034</guid>
					<description>[...] Come discusso in altri blog (qui) un&#8217;ipotesi interessante che questa crisi ha in qualche modo riproposto d&#8217;attualità, è il legame tra la produzione ex-nihilo di aggregati monetari ed i consumi energetici, e quindi la durata nel tempo delle risorse fossili. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Come discusso in altri blog (qui) un&#8217;ipotesi interessante che questa crisi ha in qualche modo riproposto d&#8217;attualità, è il legame tra la produzione ex-nihilo di aggregati monetari ed i consumi energetici, e quindi la durata nel tempo delle risorse fossili. [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Leonardo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-36854</link>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 08:03:53 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-36854</guid>
					<description>ripensando al tuo riferimento a de Marchi mi è tornato in mente quanto ti ho già detto tra valore (monetario) delle merci e contenuto di energia o risorse in generale; diversi pattern di consumo/produzione di valore monetario uguali possono implicare uso diverso di risorse e quindi di energia.

produrre in cina implica meno energia? forse, ad esempio perché l'illuminazione è peggiore, perché non servono altri "beni capitali intermedi" ad esempio quelli relativi a comodità e sicurezza, perché gli standard di vita degli operai cinesi sono bassi e questo significa che il loro "mantenimento" necessita di minor energia...
Nel contempo la specializzazione nei servizi per l'area occidentale (grosso modo) significa che assume valore una parola detta al telefono o in internet, e può essere un valore superiore a quello di una ruspa, quindi l'economia comincia a girare attorno all'informazione, qualcosa di poco costoso in termini di petrolio.

d'altra parte la globalizzazione è un termine nato come "ambiente" dell'internazionalizzazione delle imprese, un mero effetto su scala internazionale dei vantaggi comparati di Ricardo, e le aziende in generale si spostano per migliorare il rapporto tra risorse utilizzate e ottenute.

quindi la relazione moneta risorse c'è (hai ragione a criticare il mises institute) ma è non solo variabile, ma anche affetta da fattori reali diversi tra cui la logistica. inutile dirti cosa possa significare cominciare a affettare i dati per "pulirli" finché non trovi una relazione stabile...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ripensando al tuo riferimento a de Marchi mi è tornato in mente quanto ti ho già detto tra valore (monetario) delle merci e contenuto di energia o risorse in generale; diversi pattern di consumo/produzione di valore monetario uguali possono implicare uso diverso di risorse e quindi di energia.</p>
<p>produrre in cina implica meno energia? forse, ad esempio perché l&#8217;illuminazione è peggiore, perché non servono altri &#8220;beni capitali intermedi&#8221; ad esempio quelli relativi a comodità e sicurezza, perché gli standard di vita degli operai cinesi sono bassi e questo significa che il loro &#8220;mantenimento&#8221; necessita di minor energia&#8230;<br />
Nel contempo la specializzazione nei servizi per l&#8217;area occidentale (grosso modo) significa che assume valore una parola detta al telefono o in internet, e può essere un valore superiore a quello di una ruspa, quindi l&#8217;economia comincia a girare attorno all&#8217;informazione, qualcosa di poco costoso in termini di petrolio.</p>
<p>d&#8217;altra parte la globalizzazione è un termine nato come &#8220;ambiente&#8221; dell&#8217;internazionalizzazione delle imprese, un mero effetto su scala internazionale dei vantaggi comparati di Ricardo, e le aziende in generale si spostano per migliorare il rapporto tra risorse utilizzate e ottenute.</p>
<p>quindi la relazione moneta risorse c&#8217;è (hai ragione a criticare il mises institute) ma è non solo variabile, ma anche affetta da fattori reali diversi tra cui la logistica. inutile dirti cosa possa significare cominciare a affettare i dati per &#8220;pulirli&#8221; finché non trovi una relazione stabile&#8230;
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Prometeo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-36814</link>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 16:34:48 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-36814</guid>
					<description>Come ti dicevo in privato, su un fitting dei dati che avevo (M3 e consumo di energia aggregato) ho applicato una trasformata di Fourier per lavorare nello spazio delle frequenze ed individuare segnale e rumore.

Purtroppo... non si vede nulla.

In parte è vero quello che dici, cioè... si corre troppo il rischio di un bias cognitivo e si finisce per cercare il risultato che si trova.

La correlazione "semplice" tra massa monetaria e consumi energetici molto probabilmente non ha senso. Non tanto per l'impossibilità di includervi l'impatto delle preferenze temporali ed individuali, ma per la difficoltà di usa M3 come indicatore di massa monetaria con effetti sui consumi. E' un contenitore troppo eterogeneo e, sebbene l'insieme di valuta fiat sia quella che ipoteticamente possa avere effetto sui consumi, ha una composizione troppo variabile nel tempo per essere significativo.

Sul mises.org si critica tout-cour l'uso della money velcity come indicatore significativo. La critica nello specifico, secondo me, è sbagliata, perchè la velocità, per sua natura, è una grandezza relativa, quindi il fatto che la velocità monetaria sia appunto relativa, non significa che sia priva di significato.

A parte questo, quello che secondo me ha senso è, come anche evidenziato nel libro di De Marchi, il fatto che l'incremento di massa monetaria e della sua velocità ha avuto fondamentale effetto nell'orientare la globalizzazione con tutto quello che essa significa in fatto di allocazione e de-localizzazione e consumi.

Sempre nel libro di De Marchi viene mostrato un diagramma della campana di Hubbert perturbata dall'operato degli ultimi decenni.

In particolare la campana è più bassa e più larga. Cioè l'integrale della medesima è stato "spalmato" su più tempo.

Quel diagramma è anche riportato su alcuni siti che trovo abbastanza attendibili, come The Oil Drum. In tal caso, l'effetto dell'inflazionomia non sarebbe da considerarsi negativo, ma... anzi... redistributivo della risorsa energia tramite globalizzazione.

Produrre in Cina costa meno energia che produrre altrove?

Anche questo... mi sembra strano. 

Insomma... la correlazione tra energia, velocità e massa monetaria, c'è è bidirezionale, con i vincoli energetici meccanicamente più limitanti dei vincoli monetari, ma è estremamente complessa e variabile.

Se un modello semplificativo come quello di Vicksell offre una visione abbastanza coerente e chiara delle dinamiche di formazione dei prezzi, un modello semplice non credo possa correlare energia e dinamiche inflazioniche.

Strategicamente... poichè questa crisi, come tutte le altre, in virtù dell'immanenza del Potere nella natura dell'uomo, ha posto in essere, per coloro che fossero culturlmente avvezzi a categorie ermeneutiche scevre da impalcature di significante non immanenti, gigantesche opportunità di concentrazione di Potere, potrebbe individuare la volontà di ottimizzare al massimo profitto dalla risorsa energia nel minor tempo possible. In virtù dell'escatologia del "kosmos tou tou" (qui e adesso nei Vangeli Apocrifi) perchè preoccuparsi di vite future che non esistono ancora quanto le vite presenti possono profittare al massimo della risorsa?

Perchè non rimandare al futuro debiti palesemente inesigibile per salvare il "kosmos tou tou" di oggi?

Forse ricercare una relazione tra energia e moneta nasconde il desiderio di capire quando è che basta. Quando "deve" finire il gioco per "forza maggiore".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come ti dicevo in privato, su un fitting dei dati che avevo (M3 e consumo di energia aggregato) ho applicato una trasformata di Fourier per lavorare nello spazio delle frequenze ed individuare segnale e rumore.</p>
<p>Purtroppo&#8230; non si vede nulla.</p>
<p>In parte è vero quello che dici, cioè&#8230; si corre troppo il rischio di un bias cognitivo e si finisce per cercare il risultato che si trova.</p>
<p>La correlazione &#8220;semplice&#8221; tra massa monetaria e consumi energetici molto probabilmente non ha senso. Non tanto per l&#8217;impossibilità di includervi l&#8217;impatto delle preferenze temporali ed individuali, ma per la difficoltà di usa M3 come indicatore di massa monetaria con effetti sui consumi. E&#8217; un contenitore troppo eterogeneo e, sebbene l&#8217;insieme di valuta fiat sia quella che ipoteticamente possa avere effetto sui consumi, ha una composizione troppo variabile nel tempo per essere significativo.</p>
<p>Sul mises.org si critica tout-cour l&#8217;uso della money velcity come indicatore significativo. La critica nello specifico, secondo me, è sbagliata, perchè la velocità, per sua natura, è una grandezza relativa, quindi il fatto che la velocità monetaria sia appunto relativa, non significa che sia priva di significato.</p>
<p>A parte questo, quello che secondo me ha senso è, come anche evidenziato nel libro di De Marchi, il fatto che l&#8217;incremento di massa monetaria e della sua velocità ha avuto fondamentale effetto nell&#8217;orientare la globalizzazione con tutto quello che essa significa in fatto di allocazione e de-localizzazione e consumi.</p>
<p>Sempre nel libro di De Marchi viene mostrato un diagramma della campana di Hubbert perturbata dall&#8217;operato degli ultimi decenni.</p>
<p>In particolare la campana è più bassa e più larga. Cioè l&#8217;integrale della medesima è stato &#8220;spalmato&#8221; su più tempo.</p>
<p>Quel diagramma è anche riportato su alcuni siti che trovo abbastanza attendibili, come The Oil Drum. In tal caso, l&#8217;effetto dell&#8217;inflazionomia non sarebbe da considerarsi negativo, ma&#8230; anzi&#8230; redistributivo della risorsa energia tramite globalizzazione.</p>
<p>Produrre in Cina costa meno energia che produrre altrove?</p>
<p>Anche questo&#8230; mi sembra strano. </p>
<p>Insomma&#8230; la correlazione tra energia, velocità e massa monetaria, c&#8217;è è bidirezionale, con i vincoli energetici meccanicamente più limitanti dei vincoli monetari, ma è estremamente complessa e variabile.</p>
<p>Se un modello semplificativo come quello di Vicksell offre una visione abbastanza coerente e chiara delle dinamiche di formazione dei prezzi, un modello semplice non credo possa correlare energia e dinamiche inflazioniche.</p>
<p>Strategicamente&#8230; poichè questa crisi, come tutte le altre, in virtù dell&#8217;immanenza del Potere nella natura dell&#8217;uomo, ha posto in essere, per coloro che fossero culturlmente avvezzi a categorie ermeneutiche scevre da impalcature di significante non immanenti, gigantesche opportunità di concentrazione di Potere, potrebbe individuare la volontà di ottimizzare al massimo profitto dalla risorsa energia nel minor tempo possible. In virtù dell&#8217;escatologia del &#8220;kosmos tou tou&#8221; (qui e adesso nei Vangeli Apocrifi) perchè preoccuparsi di vite future che non esistono ancora quanto le vite presenti possono profittare al massimo della risorsa?</p>
<p>Perchè non rimandare al futuro debiti palesemente inesigibile per salvare il &#8220;kosmos tou tou&#8221; di oggi?</p>
<p>Forse ricercare una relazione tra energia e moneta nasconde il desiderio di capire quando è che basta. Quando &#8220;deve&#8221; finire il gioco per &#8220;forza maggiore&#8221;.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34585</link>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 06:50:14 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34585</guid>
					<description>Prometeo, sto aspettando...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prometeo, sto aspettando&#8230;
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Prometeo</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34349</link>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 15:41:49 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34349</guid>
					<description>Complimenti molto interessante!

Ho un paio di approfondimenti da proporre ed un paio di critiche... ma non ho tempo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ci provo nel weekend!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti molto interessante!</p>
<p>Ho un paio di approfondimenti da proporre ed un paio di critiche&#8230; ma non ho tempo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!</p>
<p>Ci provo nel weekend!
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: Leonardo, IHC</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34220</link>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 07:12:36 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34220</guid>
					<description>ih ih ih

grazie ragazzi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ih ih ih</p>
<p>grazie ragazzi
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: libertà</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34132</link>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 09:59:30 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34132</guid>
					<description>Nella mia personale directory "Austriaca di Economia" ho appena creato la sottocartella "Leonardo Baggiani". All'interno ho salvato questo articolo... merita!
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia personale directory &#8220;Austriaca di Economia&#8221; ho appena creato la sottocartella &#8220;Leonardo Baggiani&#8221;. All&#8217;interno ho salvato questo articolo&#8230; merita!<br />
;-)
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>by: silvano</title>
		<link>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34102</link>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 19:11:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://ideashaveconsequences.org/dal-picco-di-hubbert-sul-petrolio-alla-crisi/leo#comment-34102</guid>
					<description>Il filone "hubbertiano" espone considerazioni interessanti circa le correlazioni tra sistemi industriali ed intensità dello sfruttamento petrolifero - però l'estensione del modello a tutta la tavola di Mendeleev (proposta anche su usemlab), mi sembra la replica sbiadita del medesimo pattern. 

Credo che tu colga il punto quando dici: "una volta trovato il risultato voluto ... si è solo concluso un lavoro statistico di raccolta (o produzione o analisi) dei dati. A questo punto, per quel che ci interessa, occorre procedere all’interpretazione economica dei numeri".
A questo punto i sostenitori del modello cominciano ad irrigidire le proprie posizioni, le correlazioni diventano nessi causali, i nessi causali assomigliano sempre più a postulati. E la mia impressione é che si arrivi ad un livello tale di aggregazione per cui si finisce per assumere che il petrolio leghi insieme tutti i fattori sia di input che di output. L'energia E deriva dal petrolio (P). E é a sua volta input e variabile in grado di determinare l'intensità di sfruttamento degli altri fattori di produzione. Dal calo di P segue il quello di E e linearmente la discesa dell'output produttivo O. Proseguendo si possono spiegare anche i fenomeni de/inflattivi come disaccoppiamenti tra gli andamenti della produzione e della massa monetaria.

Probabilmente é una sintesi estrema, forzata e un po' polemica, ma anche io condivido l'idea che una volta terminato il lavoro statistico, peraltro estremamente interessante sotto il profilo economico industriale (date le tecnologie attuali), si parta in quarta con una modellizzazione dell'economia discutibile e si proceda lestamente ad un livello di aggregazione dei dati che in alcuni casi lascia un po' il tempo che trova.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il filone &#8220;hubbertiano&#8221; espone considerazioni interessanti circa le correlazioni tra sistemi industriali ed intensità dello sfruttamento petrolifero - però l&#8217;estensione del modello a tutta la tavola di Mendeleev (proposta anche su usemlab), mi sembra la replica sbiadita del medesimo pattern. </p>
<p>Credo che tu colga il punto quando dici: &#8220;una volta trovato il risultato voluto &#8230; si è solo concluso un lavoro statistico di raccolta (o produzione o analisi) dei dati. A questo punto, per quel che ci interessa, occorre procedere all’interpretazione economica dei numeri&#8221;.<br />
A questo punto i sostenitori del modello cominciano ad irrigidire le proprie posizioni, le correlazioni diventano nessi causali, i nessi causali assomigliano sempre più a postulati. E la mia impressione é che si arrivi ad un livello tale di aggregazione per cui si finisce per assumere che il petrolio leghi insieme tutti i fattori sia di input che di output. L&#8217;energia E deriva dal petrolio (P). E é a sua volta input e variabile in grado di determinare l&#8217;intensità di sfruttamento degli altri fattori di produzione. Dal calo di P segue il quello di E e linearmente la discesa dell&#8217;output produttivo O. Proseguendo si possono spiegare anche i fenomeni de/inflattivi come disaccoppiamenti tra gli andamenti della produzione e della massa monetaria.</p>
<p>Probabilmente é una sintesi estrema, forzata e un po&#8217; polemica, ma anche io condivido l&#8217;idea che una volta terminato il lavoro statistico, peraltro estremamente interessante sotto il profilo economico industriale (date le tecnologie attuali), si parta in quarta con una modellizzazione dell&#8217;economia discutibile e si proceda lestamente ad un livello di aggregazione dei dati che in alcuni casi lascia un po&#8217; il tempo che trova.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
</channel>
</rss>

