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DEFLAZIONE!!! Paura, eh?

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February 5th, 2014 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

Sul blog Critica Austriaca, recentemente avviato (invito gli austrofili più aperti di mente a contribuirvi, oltre che seguirlo), ho pubblicato una serie di riflessioni attorno alla deflazione (dei prezzi), cercando di illustrare (1) perché la paura di una spirale deflattiva sia sopravvalutata, (2) alcune caratteristiche dell’incipiente deflazione europea che ne fanno un fenomeno di origine reale e non monetaria, (3) perché una fase di deflazione è “naturale” nell’economia e (4) entro quali limiti deve venir inteso un “austriaco” auspicio di deflazione. Non voglio ripetere o riassumere i quattro post: andateveli a leggere. Mi interessa però svolgere una riflessione aggiuntiva, che porta oltretutto a pensare che ristabilire un equilibrio economico è più facile in presenza di deflazione che di inflazione.

 

In Alchian ho trovato una intrigante trasversalità di approccio economico “liberale”. Nei suoi lavori ho trovato  strumenti teorici austriaci come la conoscenza dispersa ed il coordinamento spontaneo; allo stesso tempo ricorrono temi e strumenti concettuali classici se non espressamente monetaristi (ma non estranei alle formulazioni austriache). In questo spirito, faccio riferimento alle scorte monetarie reali o real balance, concetto che ho incontrato per la prima volta al secondo anno di università quale meccanismo di fondo dell’economia monetarista.

Il concetto è perfino banale: ognuno, per la gestione giornaliera dei propri piani di spesa e del proprio grado di soddisfazione, fa una valutazione delle scorte monetarie in suo possesso: esiste un livello di scorte monetarie e piani di spesa che per l’individuo è ottimale, nel senso che l’utilità marginale (netta) fornita dalla moneta detenuta in forma liquida è pari all’utilità marginale (netta) dei propri consumi. Questo concetto di utilità marginale incorpora la necessità di possedere nel continuo un certo livello di liquidità per la soddisfazione di necessità anche impreviste e più o meno improvvise, e proprio per questo dipende anche dal livello dei prezzi e dalla sua dinamica attesa (quest’ultima variabile per Friedman entrava in gioco solo in casi di “iper-inflazione”). Esiste un rapporto ottimale tra scorte monetarie M e livello dei prezzi P, cioè un ottimale real balance descritto da M/P, che non comporta decisioni di incremento o diminuzione della spesa e quindi mantiene fermi i prezzi (il rapporto sottintende che il mercato mantiene – almeno nel lungo termine – l’equilibrio tra domanda e offerta di moneta). Quando le scorte monetarie reali non sono a tale livello, gli operatori impiegheranno l’eccesso di scorte (acquistando beni e servizi) o dismetteranno gli impieghi per compensare la carenza delle scorte stesse; le scelte di maggior/minor spesa hanno effetto sui prezzi, che si muoveranno nella direzione del riequilibro di M/P (se il rapporto è troppo alto, lo “scarico” sul mercato reale fa salire i prezzi riducendo quindi il rapporto fino al livello desiderato, viceversa se M/P è troppo basso). Partendo da questo concetto e con ipotesi molto banali, Friedman ha ritrovato la classica equazione degli scambi MV=PQ.

 

Normalmente, e scolasticamente, questo strumento concettuale è utilizzato per dimostrare il meccanismo classico di inflazione: l’inflazione della moneta causa l’inflazione dei prezzi. Ma l’ottica odierna parte dal movimento dei prezzi: per quanto il nesso causale resti MP, esistono anche altri fattori che agiscono direttamente su P (o almeno ne danno la sensazione). Ad esempio gli shock tecnologici (compreso l’ingresso su un certo mercato di un miliardo di lavoratori low-cost) hanno certo impatto sui prezzi, ma impatto lo hanno anche shock autonomi sulla domanda (che io però fatico ad ammettere, se non come conseguenza di precedenti eccessi e pertanto non esattamente “autonomi”), il ciclo economico reale o austriaco che sia, o altri fattori “esterni” come catastrofi e guerre. In questi casi l’effetto sui prezzi viene essere mediato da cambiamenti nella struttura produttiva o nel comportamento degli operatori, fenomeni che si sostanziano in un incremento o una diminuzione della velocità di circolazione della moneta e cioè nell’offerta aggregata di moneta e suoi sostituti, in generale quindi nell’offerta di mezzi di pagamento MV.

In questa ottica, l’inflazione (dei prezzi) rende scarsa la moneta (i real balance sono calati), con la conseguenza di una revisione delle spese o delle forme di detenzione della ricchezza. In pratica si cerca di “liquidare” qualcosa, e questo crea pressioni al ribasso dei prezzi finché il rapporto M/P non torna ad un livello giudicato equilibrato. Chiaramente, una tendenza deflazionistica (dei prezzi) rende progressivamente eccedente la moneta detenuta, la sua “utilità” scende rispetto ai vari altri impieghi; pertanto un riequilibrio verrà ritrovato convertendo la moneta eccedente in consumi e quant’altro, facendo risalire i prezzi finché i real balance non tornano a un livello soddisfacente.

La prima conclusione da trarre da questa piccola intrusione di uno strumento concettuale “monetarista” è che, come accade sempre in economia, se qualcosa spinge in una direzione di allontanamento da un ipotetico equilibrio si creano altrettante forze che spingono in direzione opposta. Potremmo discutere a lungo su cosa significhi mai “equilibrio” e come determinarlo; preferisco considerare “equilibrio” semplicemente una posizione desiderata da un operatore dato lo stato concreto delle variabili economiche (aspettative comprese), evitando di definire quale rapporto M/P sia da considerarsi di equilibrio, Qualunque sia il punto di partenza, se questo non è giustificato dallo stato di tutte le variabili rilevanti l’economia si muoverà coerentemente cercando uno stato “migliore” e non aprendo spirali perverse; ne segue che se un’economia continua a muoversi in una certa direzione non gradita, a meno che non si rinnovino continuamente perturbazioni dall’esterno (politiche monetarie espansive per il caso tipico austriaco, shock tecnologici continui per teorie del ciclo reale, truffaldini tassi di cambio e concorrenza internazionale sleale per le ultime magiche teorie economiche da web), dobbiamo concludere che il nuovo “equilibrio” sia diverso da quello che ci immaginavamo e cominciare un diverso corso di analisi. Detto in altre parole: avendo capito che i prezzi non scendono all’infinito per inerzia in quanto più scendono più si attivano meccanismi di freno, se invece i prezzi continuano a scendere dobbiamo concludere che esiste un problema reale di fondo che viene ben prima dei prezzi, e probabilmente sta nella capacità di creare una produzione di valore o per lo meno di far percepire adeguatamente questo valore agli acquirenti domestici o meno che siano (distinzione che, più che all’economia, interessa alla politica); in ogni caso, i prezzi non scendono semplicemente perché sono scesi prima lungo una spirale da fine del mondo. Questo tipo di analisi formalizza alcuni ragionamenti sviluppati nei post sopra linkati.

 

Una domanda pratica (e un poco behaviouralistica): è più facile sbolognare scorte monetarie reali in eccesso o recuperarle contraendo la spesa corrente e liquidando certi attivi? Sinceramente, credo che sia più facile la prima opzione: prendete l’abitudine ad un certo standard di vita, poi ditemi se vie è più facile incrementarlo o ridurlo. Questo però significa anche che è più facile (cioè semplice da decidere e veloce da realizzare) affrontare un contesto originario di offerta di moneta crescente ed un contesto di prezzi “autonomamente” decrescenti piuttosto che i casi opposti: è più facile una risposta inflattiva (sui prezzi) in costanza di una politica monetaria espansiva ed un freno al movimento dei prezzi durante una fase deflattiva (dei prezzi), di quanto lo sia trasmettere un impulso deflattivo tramite la politica monetaria o osservare freni “autonomi” ai prezzi in costanza di inflazione originaria degli stessi.

Insomma, la deflazione che tanto viene temuta è ben meno pericolosa di quanto si dice (salvo che per i debitori, Stato in primis), e se si presentasse avrebbe caratteri di forte transitorietà; una sua particolare persistenza è indice di ben altri problemi reali, e curarla a colpi di inflazione monetaria lascia solo montare ulteriormente questi problemi per il futuro.

 

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4 Responses to “DEFLAZIONE!!! Paura, eh?”

  1. 1

    Christian Says

    Per quanto possa valere un mio elogio, essendo particolarmente ignorante in materie, penso che questo articolo sia da incorniciare, oltre che da divulgare il più possibile (ovviamene).
    Spiega in modo chiaro ciò che dovrebbe essere quasi evidente, come visto dall’esemplificazione fatta sul tenore di vita, che dovrebbe essere chiaro anche alla famosa “casalinga di Voghera” (per quanto l’uso di questa figura emblematica non mi entusiasmi molto).
    Rielaborando parte dell’articolo con gli scarsi strumenti concettuali a mia disposizione, si comprende che l’abbassamento dei prezzi (in condizioni normali) determina, al raggiungimento di un “target” tipico di ogni operatore (concedetemi l’espressione), l’incremento dei consumi dell’operatore stesso. Tanto maggiore sarà la deflazione dei prezzi, tanto maggiori saranno i “target” raggiunti e tanto maggiore sarà la resistenza e spinta verso l’alto (come volersi calare i un liquido che diventa sempre più denso con scendendo in profondità). Questo a disprezzo di chi ancora rappresenta la deflazione dei prezzi determina un rinvio continuo delle scelte di consumo, in quanto basta aspettare il giorno dopo per avere prezzi più “convenienti” (tipo “domani ti pago” alla Totò, per intenderci) nonostante l’evidenza del mercato dell’elettronica di consuma abbia dato evidente prova del contrario (le persone compreranno sempre ad prezzo che loro ritengono congruo anche sapendo che il giorno dopo sarà più basso).
    A questo punto solo dei “Talebano” possono credere alla della spirale deflattiva perversa (senza cause esterne si rinnovano continuamente) in grado di distruggere il tessuto produttivo; purtroppo mi sono accorto che i talebani sono molti (o finti tali per propria convenienza) ed occupano molti posti di controllo.

    Da ultimo volevo ringraziarvi per i vostri preziosi e superbi articoli, che leggo sempre con puntualità da quando ho scoperto il sito un anno e mezzo fa, e per tutti i commenti, che messi insieme a volte eguagliano o superano l’articolo stesso per ricchezza di contenuti (senza nulla togliere al pezzo originale).
    Distinti saluti a tutti

  2. 2

    Biagio Muscatello Says

    Bravo, Leonardo

  3. 3

    Leonardo IHC Says

    @Christian
    Hai capito bene il concetto.

    @Christian & Muscatello
    Troppo buoni; e scusate se le pubblicazioni vanno rallentando.

  4. 4

    Leonardo Says

    @Christian
    ho riletto il commento; la metafora dell’oggetto immerso mi piace un casino, bravo.

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