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Dietrologia del Rating

July 19th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Carissimi amici mi hanno contattato cercando un parere su quel che sta accadendo. Il fatto non è del tutto nuovo (in genere quando sai qualcosa – o dai a intendere di saper qualcosa – di economia, è facile che qualcuno ti chieda per lo meno un chiarimento), ma ha forti caratteri di “sistematicità”: quando c’è un grosso evento enfatizzato dall’informazione ufficiale, le domande si intensificano e si concentrano su un argomento. La “moda” del momento pare essere “il rating di Moody’s” e “cosa c’è dietro”.

Io ho un’opinione che ridimensiona molto l’altra “moda” del momento, cioè il complottismo e la terza guerra mondiale.

 

 

Moody’s ha abbassato il rating “Italia”, ed a seguire quello di vari enti locali e imprese (soprattutto bancarie). È quindi partito un moto di sdegno totale attorno alla decisione, quasi un atto di pura cattiveria se non di lesa maestà specialmente nei confronti di San Monti che tanto ha fatto per ridare credibilità al Belpaese e rendergli una forza fiscale come non se ne vedeva da secoli. L’Italia non si merita questo basso rating, ed essendo Moody’s partecipata da fondi di investimento americani, appare chiarissimo che si tratta di una azione proditoriamente diretta a colpire prima l’Italia e poi l’Europa, per far così deflagrare l’Unione Europea, distruggere l’euro, e – a seconda delle interpretazioni – lasciare strada libera agli americani o ai cinesi per la conquista prima del vecchio continente e poi del mondo intero. Cazzate.

 

Cominciamo con il rating. Prima della mossa di Moody’s, Standard&Poor’s (S&P) aveva già bollato l’italia con un tristissimo BBB+, a due passi (notch) dallo status di spazzatura (che scatta appena persa la tripla B). Moody’s e Fitch erano semplicemente rimaste indietro con il loro rating A- (guardate – testoni – il report della Mazziero Research già al primo trimestre 2012 sia per i rating attribuiti che per la scala di equivalenza tra le tre agenzie). Come ho detto in altra occasione, quel che dice una società di rating in buona fede è una valutazione “a buoi scappati”, regolarmente in ritardo e mai in tempo reale ed assolutamente del tutto non predittiva se non per la nota chiamata outlook; in questa occasione si ha il ritardo di due società rispetto a una valutazione di S&P di per sé non in tempo reale.

Se S&P non aveva ecceduto, era da attendersi un riallineamento delle altre due società. Così è stato: il rating ultimo rilasciato da Moody’s, Baa2, è appena un notch peggiore di quello di S&P equivalendo a un BBB. Non è un notch a fare la differenza; siamo sempre sulla BBB anche se un poco più prossimi al livello di spazzatura. Vogliamo davvero fare una questione se l’Italia sia quasi-spazzatura+ o quasi-spazzatura piena? Se Moody’s ha dato uno schiaffo all’Italia, era uno schiaffo annunciato, praticamente telefonato, e non è onestamente il caso di sollevare tutto questo polverone. Non è necessario scomodare progetti complottisti di demolizione italiana o europea quando il semplice dato di fatto “rating peggiorato e già rivisto” spiega da solo il giudizio di Moody’s.

Certamente esistono elementi di preoccupazione dati dalla tempistica dell’annuncio: a Borsa aperta, a ridosso di un’asta di titoli italiani, ed il giorno della richiesta di rinvio a giudizio di Moody’s da parte della Procura di Trani per turbativa di mercato (praticamente l’unico reato che può compiere una agenzia di rating, tale da distruggerne completamente la reputazione e con essa ogni suo valore). Può essere che il giudizio sia fin troppo severo (alcune comunicazioni rintracciate dalla Procura di Trani fanno pensare a un orientamento un po’ “forzato” del giudizio), ma alla fin fine si è all’incirca nei termini di giudizio finale allineato a quello preesistente di S&P, per cui o si dimostrano le stesse cose anche per l’altra agenzia oppure si sta parlando della differenza tra straccio e cencio (o, se preferite, del sesso degli angeli, che maschi o femmine che siano si liberano lo stesso la vescica sulle nostre teste). Lo scarso “tatto” dei termini dell’annuncio non è prova di una mala-fede dell’annuncio stesso, specialmente se – come detto sopra – abbondantemente “telefonato”.

Ora resta da aspettare la scontatissima revisione a BBB da parte di Fitch, che ha capitale europeo, per poi sentire le lamentele di politici e “esperti” sul fatto che tutti cospirano contro di noi poveri italiani.

 

Quando tutti sembrano cospirare contro è possibile che ci sia un disegno maligno dietro, ma è ancora più probabile che tutto questo male sia meritato.

Si fa un gran parlare del rafforzamento delle finanze pubbliche permesso da Monti, che non giustifica il ribasso del rating di Moody’s (quindi S&P dovrebbe rialzare il proprio giudizio, ma nessuno ne parla). Ma siamo sicuri? Ecco… cosa ha fatto Monti veramente? Ha fatto una riforma pensionistica che ha finalmente attuato una serie di misure già varate (quindi nel lungo termine già scontate) ma la cui attuazione è stata più volte rimandata dalla politica, ha piazzato un po’ di balzelli fiscali per raccattare risorse, e ha spacciato per spending review un gioco delle tre carte su € 4 miliardi di spesa – che non ci risparmierebbero mezza asta settimanale di titoli di Stato – tanto per evitare altri tipi di balzelli come il rincaro dell’IVA e per trovare risorse per pagare i famosi “esodi”, mentre resta lì bello giocondo un debito totale lanciato a quota € 2.000 miliardi. Tra gli effetti “di Laffer” della crescente imposizione fiscale (esiste un livello di tassazione oltre cui il gettito scende perché le maggiori tasse scoraggiano l’attività economica o la costringono al “nero”), e la negativa congiuntura ben sostenuta da decenni di declino industriale che ci faranno perdere vari punti di PIL anche quest’anno, il risultato è non aver risolto assolutamente niente dei problemi delle finanze statali italiane (i report della Mazziero Research sono esaustivi sulle dinamiche di spesa e debito effettive, e visto che sono pure gratis fossi in voi li leggerei). Anzi, i rapporti di deficit e debito rispetto al PIL si trovano nelle condizioni di aumentare proprio per la debolezza del denominatore, il che significa una situazione problematica in peggioramento proprio quando doveva migliorare.

 

Certamente un giudizio sulla tenuta delle finanze pubbliche non deve prescindere dalla capacità/prontezza con cui gli enti esecutivi/legislativi di uno Stato possono rispondere a problematiche sia strutturali che contingenti: un rating potrebbe non calare in una congiuntura generale negativa se si sconta l’affidabilità dello Stato nel rispondere prontamente alla nuova situazione. Questo è il fattore/rischio politico che le agenzie di rating devono scontare nei propri giudizi. Ebbene, volete veramente dirmi che l’esecutivo di Monti, dovendo sottostare per la realizzazione delle proprie proposte al voto della stessa assemblea parlamentare presente all’alba della sua chiamata, è dotato di una affidabilità manifestamente superiore alla media storica dei Governi italiani? L’Esecutivo che passa mesi a ragionare su come tagliare € 4 miliardi di spesa su € 800 miliardi anni che alimentano un debito di € 1.900 miliardi al solo fine di rispenderli tutti immediatamente nella protezione di “esodi privati” oltre che possibili “esodi pubblici” a condizioni pre-riforma pensionistica, è veramente così “diverso” da quanto finora visto?

Se i Governi precedenti hanno avuto un “valore negativo” per la solidità dello Stato, forse quello attuale è per lo meno “neutro”, ma questo non costituisce comunque un bonus di alcun tipo in una situazione fiscale non (ancora) migliorata. Probabilmente senza questa congiuntura economica (già dal 2010 attesa come “double dip”) l’Italia sarebbe sul punto di scollinare i momenti di maggior tensione a comincerebbe già a registrare i primi piccoli miglioramenti finanziari, mentre nello scenario attuale tale momento si è pericolosamente spostato avanti di un paio di anni, ma il Governo attuale (con questo Parlamento, per lo meno) a parte temporanee vittorie di Pirro in Europa, non sembra poter realizzare molto.

 

Tutto sommato, ha ragione Moody’s (e S&P); il bailamme dell’informazione ufficiale mi pare solo un gran pretesto per sviare l’attenzione da quanto vi ho appena esposto (e dal mio piccolo osservatorio, direi che ci sta riuscendo in pieno).

Poi, be’, che lo spread riparta verso l’alto dopo l’ultimo downgrade è scontatissimo. Mille volte su queste pagine abbiamo ricordato la burocrazia del settore finanziario che di fatto impone agli investitori – in specie banche – una asset allocation in base ai rating forniti dalle tre agenzie principali, quindi al massimo ce la si prenda con i propri legislatori.

Sotto sotto potrebbe anche esserci un Governo USA che spinge quell’ente o quel fondo a picchiare contro i punti deboli della UE (indebolire l’Italia per indebolire la UE per indebolire l’euro per proteggere il dollaro e, tramite questo, il debito federale – o anche solo sviare l’attenzione dai problemi interni), oppure una Cina che – in vista di un pericoloso rallentamento economico – sta scatenando contro tutto e tutti una guerra economico-finanziaria per acquisire il controllo dell’Europa e con essa la supremazia a livello mondiale (come diavolo faccia ad agire tramite Moody’s, però, non è chiaro). Il problema è che di queste ipotesi complottiste non c’è alcun bisogno quando le condizioni politico/finanziarie italiane sono già sufficienti a dare una ragione a quel che accade.

 

Il giorno che Monti realizzerà (non annuncerà, ma realizzerà proprio) un taglio di almeno cento miliardi di euro di spesa pubblica e le agenzie di rating resteranno ferme mentre il mercato continuerà a vendere BTP, allora sì potremo tirar fuori teorie complottiste; fino a quel momento evitiamo facili alibi e seguiamo i nostri tristi numeri.

Probabilmente la stragrande maggioranza di chi ha letto questo articolo non si aspetta alcun taglio di spesa delle dimensioni che propongo. I BTP decennali al 6% dicono semplicemente che non ci crede nemmeno chi lavora nel settore (e non legge IHC); secondo me è già straordinario che i tassi non siano ancora prossimi ad aver due cifre, altro che complotti!

 


5 Responses to “Dietrologia del Rating”

  1. 1

    andrea Says

    Grande e chiaro, come molte cose semplici!
    Condivido.
    Stamattina, su radio24, Milan, intervistando il vicegovernatore siculo, si è sentito rispondere che le critiche FALSE! contro Lombardo e la gestione dell’autonomia (!!!) sicula sono un attacco concertato contro i siciliani (minchia!!!) e tutto il meridione (boom!!!).
    Stessa reazione del mainstream italico per negare l’innegabile e difendere l’indifendibile.
    Purtroppo, continua a convincere tanti, troppi!
    Non funziona neppure la maieutica più garbata.
    Sono idee radicate e riflessi pavloviani di negazione.
    Paura esorcizzata collettivamente.

    Ancora una volta, si può cercare di salvarsi solo a livello micro, individuale o poco più.
    Poi arriveranno i salvatori della patria… con pistole e distintivo ed alla fine toccherà tacere od unirsi al coro.

  2. 2

    andrea Says

    Scusa se mi permetto una domanda offtopic. Non ne farò mai più altre di questo tipo. Ma tra gli strumenti del debito pubblico cosa pensi dei buoni fruttiferi postali collegati all’ inflazione? Anche quelli non saranno in grado di proteggere alcunché in caso di inflazione a due cifre? Se, invece, ci sarà il default ad agosto, pensi che gran parte del debito verrà ristrutturato e perciò nel calderone della fregatura storica finirà un po’ di tutto?
    Scusa ancora per aver così spudoratamente approfittato.

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    Approfitta approfitta… se ho la risposta, chiaramente.

    I titoli postali non sono debito pubblico, sono forma di raccolta delle Poste (che poi comprano debito pubblico).
    La protezione dall’inflazione dipende tutta dal tipo di indice di riferimento, e se l’indice è richiamato per intero. Non conosco quei titoli, ma c’è da capire se danno un rendimento x più indice CPI o x più 0,75 indice CPI, per capirci…
    E sai, nell’indice dei prezzi al consumo c’è un mucchio di cose che non necessariamente di comprerai di continuo, come i PC, che sono a prezzi decrescenti e ti “fregano” qualcosa.

    Dal default segue per forza una ristrutturazione, o come allungamenti di scadenze o come cancellazione di parte del debito. Cmq il fallimento italiano sarebbe una enorme vergogna (quello greco no).

  4. 4

    andrea Says

  5. 5

    Leonardo, IHC Says

    Ecco, l’indice FOI mi mancava… Come vedi anche lì ogni tanto cambiano l’indice… tutti gli anni la solita storia e alla fine non è più comparabile una beata. Con l’indice che c’era negli USA dieci anni fa oggi avrebbero una inflazione (dei prezzi al consumo) del 10% e invece vedi tu…

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