Discesa Veloce
August 27th, 2008 by Leonardo
In analisi tecnica viene insegnato che le fasi di rintracciamento dei prezzi di un titolo o commodity sono più veloci delle fasi di salita. Per capirci, se sono serviti tre mesi perché un titolo guadagnasse un 50%, questo potrebbe perdere tutto in due settimane. Trattandosi di regole ricavate dall’esperienza, si possono dare spiegazioni intuitive di carattere comportamentale, come quella del pregiatissimo dottor Panchetti sulla diffusione delle preoccupazioni (“la cacherella è la cosa più trasmissibile sulla Terra” egli disse), ma essendo venuta prima la regola e poi la spiegazione, una vera teoria non mi pare esista.Pensando allo studio dei cicli economici, in comune con quanto sopra vi è il fatto di basarsi sul comportamento umano, nonché (o proprio per questo) il fatto che storicamente le fasi di upturn sono più lunghe e lente delle fasi di downturn. Questa asimmetria di comportamento non può essere casuale.
A mio vedere, l’asimmetria è insita nel numero di passaggi che la moneta creata da una Banca Centrale (fiat money) deve compiere per diffondere in tutto il sistema la buona novella dell’espansione economica, mentre, diciamo, tra accorgersi che dietro quella moneta non c’è ricchezza e veder sparire i soldi ci vuol un attimo.
La fiat money viene immessa nel sistema per due vie principali, come credito bancario o come spesa pubblica. Nel secondo caso diventa subito domanda di beni o servizi, e contando su qualche riserva di capacità produttiva comporta subito un incremento di PIL. Nel primo caso si passa dal sistema del credito che, credito al consumo a parte, va a sostenere progetti imprenditoriali e quindi una domanda di beni e servizi capitali o intermedi propedeutici ad una successiva domanda anche occupazionale, da cui una conseguente domanda finale incidente in pieno sul PIL. Il credito così diffuso circola poi nell’economia attraverso i successivi scambi, assumendo le forme di acquisto di beni, utile aziendale, deposito bancario, nuovo credito, nuovo investimento… dove il ritorno al sistema bancario, che può detenere moneta in misura frazionale rispetto al monte di credito concesso, rappresenta un momento di moltiplicazione del credito stesso in letteratura si parla di “moltiplicatore dei depositi”). Questo credito, ad ogni passaggio, viene accettato come pagamento in quanto proveniente da una precedente transazione, cioè è accettato perché circola (appunto Mises lo battezzò “circulation credit”) senza risalire alla sua origine che manca di una vera creazione di ricchezza ma consta solo di un atto di volontà statale (“fiat money” appunto). In sostanza una fase di espansione da Business Cycle austriaco è basata sulla fiducia in un castello di carte che alla base ha un punto unico dato da un atto di volontà.
Noi (chi segue questo sito o Ventinove Settembre, Usemlab, Mises.org, Processi di Mercato…) sappiamo che gli effetti della fiat money sul mercato dei capitali sono lo scoordinamento di investimenti e risparmi, e quindi tra struttura della domanda e struttura produttiva. Questo comporta inevitabilmente tensioni su alcuni segmenti, problemi di completamento di alcuni investimenti e di ritorno economico su altri (evidenza del malinvestment). Ne seguono tassi in salita, fallimenti imprenditoriali, e contrazione economica: recessione ciclica. Il punto è che nel momento di massimo del ciclo, quando diventa palese che una parte della crescita non è sostenibile, le cose precipitano: se ci vuol del tempo perché la moneta circoli fino all’imprenditore che comincia a investire arrivando fino ad un punto di “non riconvertibilità” dell’investimento e poi scopra la sua insostenibilità, ci vuol molto poco perché la scarsità di liquidità conseguente diventi insolvenza, e l’insolvenza è immediatamente capitale mancante, dimostrazione di errato standing creditizio cui deve seguire una rapita riconsiderazione degli standard valutativi. Il riapprezzamento del rischio, la scarsità di risparmio e l’inizio della “cancellazione” di parte del circulation credit implicano contrazione di offerta di credito, e quindi pressoché immediate tensioni sul mercato finanziario (la struttura produttiva è ben più lenta ad adeguarsi, e così il suo fabbisogno finanziario); nell’arco di poco questo comporterà un rialzo nei tassi di interesse sui finanziamenti e quindi immediati problemi per ulteriori segmenti di imprenditori (e, perché no, di consumatori indebitati) che non solo non troveranno credito aggiuntivo ma pagheranno di più quello esistente, da cui si avrà ulteriore distruzione di circolante.
Non si devono fare ulteriori passaggi perché il credito si trovi “congelato” in una forma insostenibile; quando il capitale “sparisce” si sente subito.
Aggravante è una naturale avversione al rischio, che riduce la volontà di dare fiducia e spinge alla monetizzazione del proprio credito fiduciario. Essendo questo solo circulation credit, risalendo il percorso delle transazioni monetarie qualcuno necessariamente troverà l’assenza di ricchezza reale nascosta sotto la carta. Un atto di volontà si scambia male con una lasagna… E così il downturn dell’ultradecennale ciclo espansivo USA potrà durare forse un paio di anni.
Da un punto di vista più neokeynesiano, guardando al Real Business Cycle, il downturn può seguire ad uno shock negativo sulla produttività. Sinceramente non riesco a pensare a seri shock di questo tipo (che può succedere mai? Gli atomi smettono di fissare i propri nuclei nelle centrali? Le ruote diventano quadrate?) eccetto per i casi di “inflazione da costi”, salita dei prezzi di input produttivi esogeni che, per salvare una minima redditività aziendale, impongono contrazioni dell’offerta (supponendo domanda sufficientemente anelastica e produttività marginale decrescente).
È dubbio però che questo scateni un meccanismo analogo a quello del Business Cycle austriaco, perché qui è l’imprenditore che contrae la produzione e probabilmente anche la propria domanda di capitali, il che farebbe scendere i tassi di interesse disincentivando (coordinatamente) il risparmio. Questo accadrebbe nel momento in cui il consumo aumenta in soli termini nominali, oppure cala tout court, a causa del dovuto aumento dei prezzi; è cioè plausibile un movimento di risparmi e investimenti concorde (se non addirittura con incremento “netto” di risparmio), perché in realtà questa è una fase di progressivo riequilibrio di domanda e offerta di fondi sulla scorta delle variazioni degli stessi riferimenti (prezzi e tassi), e non una “scoperta” dell’insussistenza del patrimonio finanziario. Ritengo che qui il passaggio sia più smooth, in linea con i tempi imprenditoriali invece che con quelli finanziari.
Concludendo, l’accelerazione del moto ciclico dipende da quale sia l’origine del movimento stesso, se sia l’ala produttiva dell’economia a trascinare gli aggiustamenti dell’ala finanziaria (come nel Real Business Cycle) o se siano le evoluzioni dell’ala finanziaria a sopravanzare sulle dinamiche produttive (come nel Business Cycle di Hayek). La differenza si fa più marcata nelle fasi negative: in sede di shock finanziario positivo (politiche monetarie espansive), a fronte della lentezza relativa degli aggiustamenti dell’ala produttiva dell’economia, è possibile “parcheggiare” la maggior liquidità sui mercati finanziari (gli effetti più estremi sono le c.d. “bolle speculative”), mentre in fase di downturn si può liquidare eventuale scorte, ma certo non “drenare” risorse dal nulla (non si possono vendere asset che non si hanno). La mancanza di un “ammortizzatore” comporta, per un ciclo basato sulla finanza, una discesa più rapida della salita.
P.S.: Credo che questa asimmetria di comportamento tra fasi ascendenti e discendenti del ciclo abbia un’analogia con la non-neutralità della deflazione indagata da LibertyFirst e poi ripresa su IHC. In quel caso i tassi nominali possono salire indefinitamente ma verso il basso hanno come limite lo zero. In questo caso il prezzo degli asset di “parcheggio” può salire all’infinito, ma non può scendere sotto zero (non si possono vendere asset che non si hanno). Lascio a qualche pazzo continuare il discorso.


Tommaso Says
Le elucubrazioni non fanno una piega. Ti lancio un assist: perché non provi a renderle più “operative”, ossia formulare uno scenario di recovery dell’economia europea ad esempio? Sarebbe carino capire cosa potrebbe accadere a tuo avviso se la difesa oltranzista della supremazia monetaria fosse abbandonata dalla BCE…
Sep 2nd, 2008 at 8:42 am
Leonardo, Ihc Says
Mi pare di aver già scritto in merito su altri articoli, però forse hai ragione, potrei cercare di scrivere qualcosa di centrato in merito.
Ci penserò seriamente.
Sep 22nd, 2008 at 9:43 am