Discutiamo di Politica Monetaria
January 9th, 2009 by Leonardo
La direzione che ha preso la politica monetaria della Federal Reserve è in linea con l’analisi della situazione americana condivisa da molta parte degli economisti e dei commentatori (professionisti o meno) sulla piazza. Più o meno si dice che il generale stato di sfiducia presso i consumatori (pure risparmiatori, ma soprattutto consumatori, la parte più importante per questi analisti) impedisce loro di restaurare il precedente (figuriamoci un maggiore) livello di spesa, e questo blocca le prospettive reddituali delle imprese che quindi non investono e non garantiscono occupazione; tutto questo rende troppo rischiosa l’attività bancaria, già provata dal caos finanziario causato da mutui subprime e altri derivati che porta le banche a non a prestarsi più i soldi tra loro.Una ottima soluzione quindi è questo policy shift della Federal Reserve (da me già commentato su Giornalettismo), che va a metter soldi direttamente in mano dei privati. Ma esiste anche un lato inflazionistico della questione, fatto di tassi reali negativi e minor potere d’acquisto (il discorso è impostato sulla situazione USA, ma vale anche per quella europea, come appena fatto su Giornalettismo).
La parte del minor potere d’acquisto è semplice: se l’epocale iniezione di moneta nel sistema, operata attraverso spesa pubblica del Governo, finanziamenti della Fed, e smobilizzo delle riserve di liquidità delle banche, non riuscisse a creare “magicamente e immediatamente” un po’ di PIL reale, questa maggior domanda aggregata non potrà che spingere in alto i prezzi. Visto che il PIL sarebbe stagnante, anche l’occupazione sarebbe tale, quindi senza maggior reddito aggregato spendibile i maggiori prezzi diverranno semplicemente minor potere d’acquisto. Insomma, minor consumo reale e standard di vita più austeri, almeno per i lavoratori dipendenti.
Adesso fingiamo (sì, fingiamo, perché tanto è una boiata) che stimolare la domanda come inteso da Fed e Governo trascini con sé le imprese e quindi il PIL reale, e quindi che l’illustrato problema del potere d’acquisto non esista; in tal caso un certo livello di inflazione diventa addirittura auspicabile. In effetti quel che pare temano di più le Banche Centrali, Fed in primis, è la deflazione; la ragione è che “un po’ di inflazione” (un po’? Ne riparliamo a metà 2009) è decisamente utile ai debitori, perché riduce il valore reale del debito e quindi aiuta il consumo (e di rimbalzo la crescita economica).
Un’analisi più formale può partire dalle mie riflessioni sulla trappola della liquidità (qui le conclusioni). Se l’economia è talmente “incartata” per cui nessuno prende più a prestito, i tassi cadono a zero ma questo ancora non sprona alcuna attività economica; creare credito da parte della Banca Centrale, nel caso la Fed, è in tal caso del tutto inutile. La soluzione LibertyFirst-Bernanke (per me questi due sono in combutta, e se la sono studiata insieme copiandola da Friedman in un suo raro momento di ebbrezza) farebbe affluire denaro direttamente in mano ai consumatori (ma anche investitori), costringendo subito i prezzi a salire; l’inflazione così creata porterà i tassi reali (tassi nominali meno inflazione) da zero a sotto-zero, creando quindi stimoli (convenienza in termini reali) all’indebitamento a supporto della domanda per beni sia di consumo che capitali. Insomma, i soldi vengono fatti girare, la gente consuma, le imprese investono, la gente lavora… e tutti vissero felici e contenti, almeno per un po’.
Ma questa soluzione dipende chiaramente dall’aver valutato correttamente la situazione di partenza. Ora, siccome in mancanza di interventi importanti della Fed i tassi tendevano a salire (spero ci si ricordi cosa stava accadendo nell’ottobre scorso), è pleonastico dire che l’equilibrio spontaneo o naturale del mercato avrebbe tassi più alti. O l’offerta di moneta (o credito) è “bassa” o la sua domanda “alta”, in ogni caso quella attuale non è per nulla una situazione compatibile con la definizione di “trappola della liquidità”: ora i tassi sono bassi e restano bassi (sotto la loro equilibrio) per mera volontà della Fed che li determina ex lege. Se questa non è una trappola della liquidità, non si sta combattendo un nuovo nemico, si sta solo perseverando nell’affrontare la stessa situazione con gli stessi mezzi, semplicemente in misura più ampia.
L’aver in pratica azzerato il tasso di intervento è alla fine solo una di accelerazione dell’inflazionismo già in atto per portare i tassi di interesse reali a valori negativi, da cui ulteriore indebitamento ed esasperazione di squilibri fondamentali già presenti: la carenza di risparmio (privato prima di tutto, ma in misura crescente anche pubblico) chiamerebbe minori consumi e maggiori risparmi attraverso tassi (soprattutto reali) più alti, in modo che il sistema finanzi da solo le produzioni effettivamente domandate dai consumatori; nel mondo reale si salvano settori economici utilizzando criteri politici e facendo pagare il conto a tutti per mezzo di tassi bassi e inflazione (prezzi più alti pagati dai consumatori, debiti svalutati di imprese e altri “spenditori”).
Il 16 dicembre 2008 non è cambiato un bel nulla, e il 2009 potrà esser solo peggiore del 2008.



libertyfirst Says
Non sto in combutta con quell’incompetente ed irresponsabile di Benny.
Comunque la questione dello stimolo ai prezzi al consumo non implica un aumento dei consumi, implica semplicemente un aumento dei tassi di rendimento nominali e quindi una maggiore elasticità degli investimenti rispetto alla politica monetaria.
E’ una politica miope e irresponsabile, ma Benny è così, che ci vogliamo fare?
La logica è questa.
Prescindiamo dal rischio e supponiamo che esista un solo tipo di investimento, che dura un anno, costa Pk oggi e rende Pc tra un anno. Pk è il prezzo dei beni capitali e Pc è il prezzo dei beni di consumo.
Se il tasso di interesse reale è r, il tasso di rendimento sull’investimento reale è r all’equilibrio, e se i prezzi sono stabili si ha:
Pk*(1 r)=Pc
Ai margini, non conviene investire di più e produrre di più dato il tasso di interesse reale.
Ora supponiamo che la banca centrale abbassi i tassi di interesse a zero. E i prezzi rimangano stabili. La cosa ha senso solo in un mondo dove le banche sono così malridotte che non approfittano dell’interesse nulla per creare nuova moneta, e più o meno è qui che stiamo:
Pk=Pc
Con tassi di rendimento nulli e tassi di interesse nulli, la politica monetaria non ha nulla da fare: è inefficace, perché il canale dell’effetto Wicksell è morto.
Allora la banca centrale ha un’idea geniale: aumentare Pc, il livello dei prezzi.
Abbiamo che il rendimento nominale è, data un’inflazione dP(t) e tasso di rendimento nullo in assenza di inflazione dei prezzi:
Pk(t)*(1 dP(t))=Pc(t 1)
Mentre il rendimento reale è ancora nullo.
Ora che c’è inflazione sui prezzi, però la politica monetaria ha un margine di manovra pari a dP(t), perché un tasso nullo implica un rendimento reale negativo.
Questo spread rende gli investimenti reattivi al tasso di interesse nominale.
Per avere un aumento degli investimenti, ovviamente devi avere una diminuzione dei consumi e/o un consumo di capitale. Quel che conta è che l’effetto Wicksell ritorna ad agire, a patto che Pk non cresca allo stesso ritmo di Pc, ma se questo accadesse non ci sarebbe effetto Wickell neanche ad inflazione nulla: è il caso di moneta neutrale che trascuriamo per motivi teorici.
Nel mio esempio numerico, oggi l’investimento costa 100 e rende 100 tra un anno. Se l’inflazione è del 5%, renderà 105 e non 100. Che è ancora uno zero reale, ma è meglio del -5% di tenere moneta, quindi le aziende hanno comunque un 5% di incentivo a chiedere moneta per investimenti.
Prima o poi Pk crescerà ai livelli di Pc, e allora l’inflazione dovrà essere del 10%, poi del 15%, poi del 20%…
Bernanke spera che tutto ciò non sarà necessario, ma se qualche miracolo non accade (una rivoluzione tecnologica) o se non dà pace all’economia (una svalutazione di Pk per aumentare i rendimenti reali) non ci saranno alternative.
Dovrebbero metterci me a capo della Fed. Se ci fossi stato io ci sarebbe stata una recessione nel 1987, non ci sarebbe mai stato un trade deficit persistente, l’indebitamento dei privati sarebbe trascurabile, il sistema finanziario più stabile, il livello di risparmi americano decente, e non ci sarebbero decine di milioni di americani che cercano di andare in pensione con i soldi finti investiti in case inutili e azioni inutili.
Jan 13th, 2009 at 10:38 am
Leonardo, IHC Says
“Per avere un aumento degli investimenti, ovviamente devi avere una diminuzione dei consumi e/o un consumo di capitale. Quel che conta è che l’effetto Wicksell ritorna ad agire, a patto che Pk non cresca allo stesso ritmo di Pc, ma se questo accadesse non ci sarebbe effetto Wickell neanche ad inflazione nulla”
Questo passaggio mi è oscuro, soprattutto il discorso di consumo di capitale e minor consumo.
Jan 13th, 2009 at 12:45 pm
libertyfirst Says
Per aumentare gli investimenti devi ridurre i consumi, oppure puoi aumentare entrambi contemporaneamente omettendo di investire nella manutenzione del capitale, cioè andando oltre la frontiera delle possibilità produttive.
Un aumento dei costi dei beni finali crea margine di manovra per i tassi di interesse. Ma per avere anche un aumento degli investimenti è necessario che la quantità di moneta in mano alle imprese sia relativamente maggiore di quella in mano ai consumatori (effetto Wicksell).
A tassi nominali nulli l’effetto Wicksell scompare. Con l’inflazione riappare, ma l’inflazione da sola non basta, serve un’espansione creditizia contemporanea.
Supponi di aumentare la spesa pubblica in consumi: questo crea inflazione, ma si può dire che aumenti gli investimenti? No, crea crowding out. Quindi si ha inflazione ed effetto Wicksell inverso.
Ma supponi che hai un aumento della spesa in consumi e un’espansione monetaria contemporaneamente. Se la seconda ribalta l’effeto Wicksell inverso e la prima aumenta i tassi nominali, aumentando l’efficacia dell’effetto Wicksell diretto, hai di nuovo boom.
Poi i prezzi dei beni capitali seguiranno, e alla ifne rimarrà un’inflazione perpetuamente crescente.
Jan 13th, 2009 at 1:30 pm
Leonardo, IHC Says
aumentano i consumi, aumentano gli investimenti… i risparmi non sono certo aumentati, anzi… cosa c’è di diverso dal solito inflazionismo?
Jan 13th, 2009 at 4:27 pm
libertyfirst Says
Che puoi andare avanti all’infinito a patto che tolleri un tasso di inflazione sempre crescente.
Jan 13th, 2009 at 10:06 pm
Leonardo, IHC Says
Su questo punto io non so controbattere, perché credo che la teoria Austriaca preveda un crollo comunque, un inflazionismo non infinito, ma non ho ancora chiaro al 100% il perché.
Una cosa che però mi viene in mente è che una inflazione esponenziale può creare problemi che surclassano qualsiasi stimolo monetario. Non c’è nulla che funzioni all’infinito in economia senza effetti di ritorno, non so come potrebbe essere questa un’eccezione.
Finora il gioco si è fermato per esigenze di controllo inflazionistico, non credo che la “tua” questione sia mai stata completamente analizzata.
Jan 14th, 2009 at 9:05 am
libertyfighter Says
Capisco (si fa per dire) il discorso di LibertyFirst. Il problema è che con tassi di inflazione come quelli immaginati, dopo un pò la gente si fa pagare in polli e latte invece che in denaro. E il sistema crolla immediatamente. Altrimenti in Zimbabwe adesso ci sarebbero migliaia di industrie che lavorano e producono per “mantenere un pò di capitale”.
Jan 27th, 2009 at 4:37 pm
Leonardo Says
Il fighter ha dato un indizio.
Jan 27th, 2009 at 6:08 pm
Davide Says
“Nel mio esempio numerico, oggi l’investimento costa 100 e rende 100 tra un anno. Se l’inflazione è del 5%, renderà 105 e non 100. Che è ancora uno zero reale, ma è meglio del -5% di tenere moneta, quindi le aziende hanno comunque un 5% di incentivo a chiedere moneta per investimenti.”
Mi rifaccio a questo perchè da ignorante mi viene più semplice.
Comprare/investire in qualsiasi cosa, anche se in termini reali non rende niente, unito all’avere tassi di inflazione sempre crescenti, mi pare la ricetta perfetta per condurre all’iperinflazione ed al collasso del sistema monetario, come dice libertyfighter.
Appena si capisce che l’inflazione non farà altro che crescere, credo che l’accelerazione della fuga dalla moneta verso i beni reali sia inevitabile.
Questo ovviamente non vuol dire che interessi qualcosa a chi comanda, ovviamente. Stanno già rischiando l’apocalisse raddoppiando la base monetaria, perchè non correre anche questo rischio. Tanto, sono i topi a ballare, non loro.
Sicuri che l’equilibrio non sia nell’effettuare tutti quegli investimenti che rendono, in termini reali, più di -5%, cioè anche un sacco di investimenti con ritorno reale negativo e conseguente distruzione di ricchezza reale?
(a questo punto va bene anche un investimento in perdita: oggi 100 reali, domani mi rende 98 reali che sono 103 nominali circa. Sempre meglio che tenere moneta che mi vale comunque meno di 103.)
Feb 17th, 2009 at 5:35 am
Leonardo Says
“Sicuri che l’equilibrio non sia nell’effettuare tutti quegli investimenti che rendono, in termini reali, più di -5%, cioè anche un sacco di investimenti con ritorno reale negativo e conseguente distruzione di ricchezza reale?
(a questo punto va bene anche un investimento in perdita: oggi 100 reali, domani mi rende 98 reali che sono 103 nominali circa. Sempre meglio che tenere moneta che mi vale comunque meno di 103.)”
Equilibrio… dipende cosa intendi “equilibrio”, se la situazione sostenibile per l’economia o solo l’adattamento alle deviazioni imposte dagli enti statali.
Io ho cercato di far vedere come una situazione di tassi zero solo molto difficilmente possa essere una situazione di equilibrio naturale. Ne discende che normalmente è la conseguenza della distorsione monetaria centrale. Il mercato si adatta alla situazione innaturale, e in questo senso è “equilibrio”; ma la cosa non è “sostenibile” per il futuro e quindi in questo senso non è equilibrio.
Feb 19th, 2009 at 11:41 am
Davide Says
Certo, hai perfettamente ragione e sono pienamente d’accordo. Sfondi una porta aperta.
Il concetto che volevo dire era che la situazione prospettata di aumento dei prezzi del 5% in un anno e denaro a costo zero, non dovrebbe comportare (in teoria, poi il mondo reale è un’altra cosa; comunque parliamo di “adattamento alle deviazioni imposte”) solo investimenti con rendimento reale nullo, che permettono di non perdere l’aumento dei prezzi, ma anche investimenti con rendimento reale negativo, purchè in valore assoluto minore dell’aumento dei prezzi.
La soglia di “indifferenza”, che discrimina ciò che fa perdere da ciò che fa guadagnare (rispetto al detenere moneta), non è l’investimento con ritorno reale zero ma l’investimento con ritorno reale -5%. Sopra questa soglia ho convenienza, in quanto ci perdo ma meno che tenere moneta, quindi in termini relativi ci guadagno.
Sempre se ho ragione, ovviamente.
E’ solo una nota per parlare ulteriormente male delle distorsioni monetarie: in tal modo la distruzione di ricchezza reale (fino ad un 5%) è praticamente imposta e diretta, senza andare neanche a scomodare cicli, aggiustamenti dei prezzi, investimenti insostenibili e compagnia bella. Se non distruggi ci rimetti di tasca tua.
Io francamente spero che si fermino prima, perchè già finora hanno esagerato, ma in tal modo arriviamo a situazioni veramente paradossali.
Feb 19th, 2009 at 10:27 pm
Leonardo Says
Credo che LF intendesse esattamente quanto tu dici nel momento in cui dice “5% di incentivo”; se l’attività reale avesse rendimento negativo del 3% l’incentivo sarebbe del 2% ma sempre incentivo è (fatto salvo il premio per il rischio, chiaramente).
Feb 20th, 2009 at 1:18 pm