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Divieto di Vendere: Come ti Deflaziono l’Economia

October 26th, 2009 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Mi è ricapitato in mano un piccolo, per estensione ma non per rilevanza, post del dott. LibertyFirst(under-graduate alla LSE) pubblicato su Ventinove Settembre, riguardante lo short selling. Se ricordate, nel 2008 in USA e Europa fu introdotto il divieto di vendere “allo scoperto” alcuni titoli, specialmente bancari (il divieto è cessato in Italia solo a fine luglio scorso). L’intenzione era di bloccare una spirale verso il basso dei corsi che avrebbe danneggiato il sistema finanziario: un po’ si temeva che i grandi operatori realizzassero perdite di trading tali da mettere in pericolo la propria capitalizzazione, e un po’ si temeva di bloccare le possibilità di collocamento di nuovi titoli, quindi direttamente la ricapitalizzazione soprattutto di un settore finanziario che stava finendo sotto fortissimo stress.

Il ragionamento è semplice: se si vende, i prezzi scendono; se si permette di vendere titoli che non si hanno, i prezzi scendono anche di più; se i prezzi scendono molto si genera panico, tutti vendono, i titoli vanno sottoterra e si realizzano le paure di cui sopra. Quindi una speculazione al ribasso può far crollare il mondo, e lo short selling è il suo strumento.

Come ci insegna il dott. LibertyFirst, questo ragionamento è sbagliato. E per me l’ampiezza dello sbaglio va pure oltre le aspettative dello studioso.

 

Lo short selling permette di concludere operazioni (con relativo passaggio di proprietà di titoli ed effetti sul prezzo) che verranno regolate (con scambio di soldini fruscianti) pochi giorni dopo; questo significa che si può vendere (in inglese “sell”) un titolo che non si ha (quando si ha un titolo si è “long”, cioè lunghi, quando non si ha si è “short”, cioè corti); certo, quando si arriva al regolamento il titolo si deve avere (se no cosa consegno all’acquirente, un brigidino?), quindi dovrà venir acquistato sul momento al prezzo che c’è e subito girato all’acquirente. Lo short selling diventa quindi una scommessa al ribasso sul prezzo: pensando che il prezzo scenderà lo vendo al prezzo di oggi per riacquistarlo al minor prezzo futuro. Speculazione pura e semplice.

La paura è che questa possibilità avrebbe accentuato, per molti avviato e alimentato indefinitamente, la spirare al ribasso dei prezzi. Ragionamento fallace perché ogni speculatore arriva in pochi giorni al redde rationem, dovendo acquistare il titolo, e mettere una domanda sul mercato significa stimolare il prezzo al rialzo. Alla fine lo short selling in quanto speculazione è solo un tentativo di anticipare i movimenti di mercato, anticipare e non creare, per cui il risultato dipende sempre e comunque dalla genuina valutazione della correttezza del valore del titolo rispetto ai supposti fondamentali.

 

E allora a che serve lo short selling? Il dott. LibertyFirst ci insegna che tutti possono comprare un titolo, ma solo chi già lo possiede lo può vendere (banale, vero?), il che implica che se i prezzi possono salire in qualsiasi momento, perché tutti possono voler acquistare, possono scendere solo se chi ha i titoli vuol vendere; in altri termini si può attuare un “blocco” che impedisce la vendita quindi l’iscrizione di prezzi inferiori, lasciando esposto un prezzo che non è più di mercato ma solo contabile (to’, lo stesso problema della più malefica finanza strutturata che inquina i bilanci bancari!). Lo short selling permette che tutti, a proprio rischio e pericolo, possano esprimere una offerta “forzando” il lato dei venditori e pareggiando i rapporti di forza sul mercato. In sostanza anche se i detentori di titoli volessero “bloccare” vendite e prezzi, si potranno evidenziare prezzi indicativi di un possibile deterioramento della situazione. A chi piacciono certi paralleli, si può dire che lo short selling porta un elemento di “democrazia” sul mercato; a me non piacciono questi paralleli, ma di sicuro rendono bene il senso della situazione.

Siccome il mercato per funzionare adeguatamente deve avere informazioni (prezzi) veritiere, lo short selling evita che i capitali restino impantanati in impieghi sopravvalutati e come tali inefficienti con danno per tutta l’economia (tenere in contabilità valori storici e non prezzi derivanti da scambi è stata la base del decennio perso giapponese). Una crisi, come dice LibertyFirst, non verrà frenata eliminando lo short selling, perché alla fine se i prezzi devono cadere cadranno comunque; lo short selling semplicemente anticipa la ricollocazione del capitale, in un certo senso anticipa una crisi e permette un riassorbimento più veloce e quindi una ripresa più rapida e solida.

Fin qui il pensiero di LibertyFirst, che è in buona compagnia se già nel 1581 Sansovino ammoniva di non lasciar “li danari morti” ed a vendere rapidamente anche a un prezzo più basso per “venier presto sul danaro per un altro viaggio.

 

Ora, come è che impedendo la vendita dei titoli, permettendo un “blocco” dal lato dei possessori, il valore dei titoli alla fine cade comunque? Anzitutto devono esserci i presupposti fondamentali, cioè ci deve essere una valutazione generale che attribuisce al titolo un prezzo inferiore a quello ancora sul mercato, il che sarebbe presupposto necessario anche perché l’eventuale short selling abbia successo. Perché è di questo che stiamo parlando: lo short selling butterebbe i prezzi sotto-terra, ma se lo blocchiamo i prezzi cadono lo stesso, forse solo un po’ più tardi.

Suggerisco un semplicissimo modello concettuale. Punto di partenza: un prezzo è sempre un rapporto tra la quantità di moneta e più in generale di credito presente su quel mercato e la quantità di beni, in questo caso titoli, sempre sul mercato. La moneta che c’è compra né più né meno che la quantità di titoli che è disponibile. Se la moneta è M e i titoli sono Y il prezzo è P=M/Y (lo so, vi ricorda qualcosa… be’ l’economia è una, non si inventa nulla, si interpreta quel che c’è). Quel che farebbe lo short selling è anticipare l’effetto dell’uscita di moneta dal mercato; restando ferma M lo short selling agisce creando temporaneamente una maggior offerta, quindi aumentando Y, perciò P scende (il processo porterebbe al crollo totale solo se lo short selling si espandesse continuamente e indefinitivamente, cosa impossibile perché come già detto le posizioni dovranno poi venir chiuse, per cui Y tornerebbe al valore originario).

Se si blocca lo short selling in una situazione del genere si avrà un P che riflette un valore storico ma non quello attuale. Se il mercato è sopravvalutato si perdono le prospettive di redditività facendo quindi defluire moneta o ridurre la richiesta di credito da destinare a quel mercato, ed inoltre la mancanza di operatività fa ridurre la domanda di credito destinata alla speculazione (per questo si dice che la speculazione rende il mercato “liquido”). Questa combinazione va, chiaramente con tempi un po’ più lunghi rispetto allo short selling, ad agire sul rapporto che dà origine ai prezzi, ma stavolta sul numeratore: progressivamente M si riduce sul mercato di interesse, e questo fa scendere P; ma ciò comporta anche il grosso rischio di trascinare in deflazione altri mercati, perché collegati direttamente a quello dei titoli, o perché la contrazione del credito è meno selettiva di un contratto di Borsa, e risente anche del bilancio del prestatore che, intanto, potrebbe trovarsi parte dei propri impieghi “immobilizzati” in Borsa. In breve: lo short selling aumenta temporaneamente Y; il suo blocco costringe la riduzione, non necessariamente temporanea e localizzata, di M; P scende lo stesso.

 

Riassumendo, bloccare lo short selling non impedisce i crolli dei mercati finanziari, al più li post-pone e soprattutto mette in moto una reazione meno localizzata, essenzialmente più pervasiva e dannosa per tutta l’economia: una vera spirale deflazionistica. E infatti dopo il blocco dello short selling le Borse sono scese comunque; il fatto che negli ultimi mesi abbiano preso una china al rialzo molto forte non invalida l’analisi, bensì la rafforza, dal momento che per contrastare la contrazione (o la paura di contrazione) degli aggregati monetari e creditizi le Banche Centrali hanno versato a strafottere liquidità che da qualche parte deve pur andare (visti i brutti tempi, da qualche parte da cui sia velocemente ritirabile, quindi non certo nel credito alle imprese).

 

Con il blocco dello short selling le autorità potrebbero in qualche modo aver contribuito a una dinamica deflazionistica, e per contrastare la relativa emorragia di moneta le Banche Centrali ne hanno fornita di nuova. Bravi, sì. E il cerchio si chiude: i mercati  finanziari hanno fatto una bella U invece di una V, ma al contempo l’economia reale continua nella sua L perché non si è agito nel suo interesse, ma anzi c’è la possibilità di esserle andati contro.

E poi si parla male della speculazione finanziaria.


12 Responses to “Divieto di Vendere: Come ti Deflaziono l’Economia”

  1. 1

    Matteo Says

    Concordo con le conclusioni dell’articolo anche se ritengo che gli effetti della limitazione dello short selling siano minimi. Nelle fasi di panico i prezzi scendono non per mancanza di venditori (lettera) ma per mancanza di compratori (denaro) (M diventa 0 e si ha abbondanza di Y) e quindi limitare lo short selling ha un effetto minimo. Lo short selling è utilissimo nelle fasi di euforia dove la lettera quasi scompare.
    Il prezzo è sempre storico e prospettico al tempo stesso (riflette uno scambio moneta verso titolo e riflette il valore ad oggi di tutto quello che otterrò domani dal possesso di quel titolo).

  2. 2

    Leonardo, IHC Says

    “Il prezzo è sempre storico e prospettico al tempo stesso (riflette uno scambio moneta verso titolo e riflette il valore ad oggi di tutto quello che otterrò domani dal possesso di quel titolo)”

    se parli del prezzo che si forma minuto dopo minuto sul mercato ok.
    se però c’è un titolo che non è scambiato da un mese e lascia esposto il prezzo dell’ultima transazione perché chi può vendere non presenta offerte… è come valutare i derivati al costo storico e non al MtM…

  3. 3

    Leonardo, IHC Says

    INFO: Il sito è stato bloccato, non riesco più a pubblicare alcunché.

  4. 4

    silvano Says

    Concordo con le conclusioni. Inoltre i divieti di short selling in risposta ai movimenti dei corsi hanno un carattere estremamente esogeno e interventista,
    Qualche dubbio invece su questa giustificazione:
    “tutti possono comprare un titolo, ma solo chi già lo possiede lo può vendere (banale, vero?), il che implica che se i prezzi possono salire in qualsiasi momento, perché tutti possono voler acquistare, possono scendere solo se chi ha i titoli vuol vendere; in altri termini si può attuare un “blocco” che impedisce la vendita quindi l’iscrizione di prezzi inferiori”.
    In linea di principio si può avere l’assenza di scambi anche se tutti vogliono comprare un bene ma chi lo deteniene non lo vuole vendere. Caso ipotetico quanto estremo: un bene che non esiste (la pietra filosofale..). La mancanza di scambi segnala che il prezzo tendenzialmente è stato ritirato dal mercato. Il fatto che un asset abbia scarso mercato e sia difficile valutarlo è più afferente con altre problematiche. In linea di massima, ricongiungendomi con quanto affermato da matteo, anche in assenza di prezzi a margine, l’asset può essere valutato ai prezzi denaro, intesi come prezzi di presunto realizzo. Del resto la vicenda Porche Volkswagen ci mostra bene come i prezzi a margine non siano sempre i più indicati per una valutazione prospettica.

  5. 5

    Leonardo, IHC Says

    CHIEDO AIUTO

    CLICCANDO SU “CLICCA QUI PER OPZIONI AVANZATE” VENGO DIRETTO ALLA PAGINA http://www.ideashaveconsequences.org/#
    CHE CHIARAMENTE NON E’ NULLA, QUINDI NON POSSO POSTARE.

    SE QUALCUNO ESPERTO DI INFORMATICA PUO’ AIUTARMI HA UNA CENA PAGATA.

  6. 6

    Strababaus Says

    no povero……….sarà stato un imprenditore ignorante ihihihihihhi
    a parte gli scherzi buona fortuna.

  7. 7

    pietro Says

    scusa ma alla pagina
    http://ideashaveconsequences.org/wp-login.php
    non riesci ad entrare?

  8. 8

    Leonardo, IHC Says

    sì, ora funzia
    il provider non mi ha ancora detto cosa è successo

  9. 9

    D Says

    È colpa di persone come lei se le banche e i poteri forti speculano sul mercato e danna danni al sistema ! Lo short è da eliminare x sempre xe è come droga e alla fine ti uccide

  1. 1

    Ventinove Settembre

    IHC nei guai…

    Per l’ennesima volta pare che IHC sia stato hackerato. Chi ci capisce qualcosa? Qui….

  2. 2

    Ventinove Settembre

    IHC nei guai…

    Per l’ennesima volta pare che IHC sia stato hackerato. Chi ci capisce qualcosa? Qui….

  3. 3

    Ciddiesse Ignudi (”Naked CDS”, for Friends) at Ideas Have Consequences

    […] il caso greco ha portato alla ribalta ed alla relativa demonizzazione i c.d. "Naked CDS", ovvero quei contratti in cui nessuna nelle due parti possiede il sottostante al momento della stipula. Bisogna premettere che, per alcuni aspetti, la vis polemica e l’approccio con cui viene affrontato l’argomento ricordano le polemiche insorte contro le vendite allo scoperto (vedi IHC). […]

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