Dove Potremmo Andare a Finire?
September 27th, 2007 by Leonardo
La Cina cresce costantemente, e conta circa un quarto della popolazione mondiale. La sua crescita è tanto forte da comportare continue correzioni al rialzo dei dati storici del PIL. Non si sa realmente quale capacità economica possa esprimere, ma intanto si sa che sta progressivamente sostituendo gli USA come importatore dai paesi asiatici, e probabilmente tramite triangolazioni anche dai paesi dell’Oceania. A loro volta i paesi asiatici stanno sempre più accentrando l’outsourcing di Europa e USA. Le dinamiche di prezzi e salari, così come rivendicazioni politico-sociali più ampie, sono state finora ben addomesticate dalle dittature statali, di cui la Cina è campione, e questo deve certamente avere un ruolo importante nell’evitare che il reddito prodotto si trasformi in consumo e costi di produzione invece che nel famoso o famigerato risparmio asiatico privato e soprattutto pubblico.
Questa crescita è stata finora permessa da generose iniezioni di liquidità dalle economica “occidentali”, che hanno sviluppato una aspettativa (o pretesa) di standard di vita e welfare statale non più sostenibile dall’interno. Il “campione” in questo caso sono gli USA.
Si dice che la Cina abbia bisogno della domanda USA, perché non ha una struttura economica sufficientemente solida (cioè non ha sufficiente domanda interna). Ma noi abbiamo una situazione cinese regolarmente sottostimata, quindi in realtà non sappiamo quanto la Cina sia lontana da una dimensione economica critica che renderebbe gli USA “utili” ma non più “indispensabili”, se non addirittura una potenziale “preda” economica. Cosa potrebbe succedere allora?
Una possibile meccanica:
La grande quantità di dollari USA custoditi nelle riserve asiatiche potrebbe venir messa sul mercato come contropartita dell’acquisto di euro. La sproporzione così indotta nel rapporto domanda/offerta delle valute farebbe crollare il dollaro, e la conseguente combinazione di liquidità e spinta sull’export significherebbe per gli USA una sostanziale iperinflazione.
La risposta USA potrebbe essere un rialzo dei tassi di interesse per salvare la “reputazione” del dollaro ma, data la mole di valuta valuta detenuta in Asia, l’entità necessaria per tale intervento metterebbe in ginocchio l’economia USA. In assenza di risposte, l’iperinflazione di per sé porterebbe i tassi di interesse nominali a livelli insostenibili per un’economia indebitata e deindustrializzata come appunto gli USA.
La situazione equivale ad un sostanziale attacco speculativo contro il dollaro ed il suo “pegging” di fatto allo status di riserva di valore internazionale, che verrebbe forzosamente traslato sull’euro. Un crollo di questa reputazione attiverebbe, come sopra, una spirale tra deprezzamento del dollaro e rialzi dei tassi di interesse, sospinta dalla fuga dei capitali dagli USA.
Con il crollo dell’economia USA e del dollaro si avrebbe necessariamente per l’Asia, e in particolare per la Cina, la perdita della componente di export verso gli USA; questo prezzo però potrebbe benissimo essere sopportato se si considera che nel contempo il rafforzamento dell’euro potrebbe rendere la UE un opportuno sostituto degli USA per l’export asiatico. L’euro diverrebbe quindi la nuova riserva di valore internazionale, realizzandosi così un sogno carezzato da molto tempo dai padri della moneta unica.
Come in ogni attacco speculativo il risultato finale sarebbe la rottura di una situazione artificialmente sostenuta dalle autorità monetarie, riportando l’economia alla fase del business cycle in cui realmente si trovi (vedi anche “Come Siamo Arrivati Così Lontano?”), però sotto la regia di un soggetto terzo (qui la Cina) e con la dinamica di una catastrofe.
Da quanto sopra ne deriverebbe allora un nuovo ordine mondiale con Cina produttore, Europa consumatore, ed USA ai margini. Ma a quale scopo? Per quale motivo la Cina vorrebbe “distruggere” il dollaro e gli USA e spostare il baricentro mondiale (figurativamente) sulla UE? E perché la UE non dovrebbe opporsi?
Preferisco lasciar perdere mire imperialista o contro-imperialiste della Cina, e far riferimento principalmente al fabbisogno di energia e materie prime: la combinazione di dollaro fortemente deprezzato ed economia in ginocchio costituirebbe la condizione ottimale per un sostanzioso “shopping” cinese nei settori di interesse.
Per quanto riguarda la UE, mi pare in una situazione molto critica dove gli standard di vita, generosamente finanziati dallo Stato con la famigerata fiat money, si stanno dimostrando insostenibili a causa di pressioni demografiche e mancati rendimenti del capitale, quest’ultimi connessi alla gestione pubblica delle risorse assieme alla stanziale immobilità sociale (immobilità che di per sé è causa e fine di un mancato rinnovo politico). Il debito pubblico costa, ma senza la leva del debito non si può mantenere la promessa di un per lo meno costante standard di vita e welfare. Il riequilibrio tra risorse e standard dovrebbe passare per un ripensamento politico complessivo e non senza lo scotto di una fase di transizione/recessione (è la legge del Business Cycle) politicamente insostenibile. Disporre all’improvviso della riserva di valore internazione permetterebbe quindi di finanziare livelli di debito indefinitamente crescenti; la particolare “forza” della valuta permetterebbe anche di soddisfare a buon prezzo la domanda interna (altrimenti insostenibile) tramite le importazioni, in pratica replicando quanto gli USA hanno fatto in quest’ultima decade. L’approvazione della UE ad un nuovo ordine mondiale passa quindi dalla riproponibilità, sull’esempio USA, di una politica inflazionistica di twin deficits.
Personalmente vedo alcuni indizi della direzione di cui sopra (tentativi cinesi di acquistare strutture energetiche USA fermate solo dall’intervento politico del Congresso, progressivo avanzamento dell’euro sul dollaro, pressione sul welfare europeo…) e pure esempi di reazione e contro-reazione (presenza militari in Asia, esercitazioni militari congiunte di Cina e Russia…). Non escludo neppure che “l’attacco” al dollaro possa venire condotto per vie molto più subdole, con ritiri progressivi dei capitali asiatici dal mercato di T-Bill e T-Bond minando per la via del rialzo dei tassi appunto il “peg” del dollaro, creando quindi crolli meno tragici e una transizione più “smooth” (eventualmente reversibile) verso il “nuovo ordine”.
In ogni caso, se si conviene che la prosperità USA è basata su una forzatura (fiat money), un aggiustamento deve avvenire, che sia endogeno o indotto. Da parte mia, utilizzando gli strumenti del Business Cycle Austriaco, vorrei solo instillare il dubbio di non saper abbastanza del mondo per poter escludere una convenienza sia per l’Asia che per la UE ad indurre un nuovo ordine mondiale.

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azimut72 Says
Post interessante.
Ti invito a leggere la prima parte del mio ultimo post.
ciao
Sep 28th, 2007 at 1:28 pm
L.Baggiani Says
dammi l’indirizzo, dai.
A parte l’apprezzato “interessante”, osservazioni? critiche? V-messages (visto che il V va di moda)?
Sep 28th, 2007 at 5:26 pm
Libertyfirst Says
Temporaneamente redivivo, sull’ultima domanda posso dire che Colin Gray, ne “Another Bloody Century: the future of warfare”, dedicato alla guerra nel XXI secolo, considera seriamente la possibilità di alleanze UE-Cina, Cina-Russia e Russia-Cina. Diciamo che le buone notizie è che l’UE non può non temere la Russia e Russia e Cina non si sopportano molto. Fine delle buone notizie: si tratta comunque di possibilità reali, non di ipotesi accademiche, soprattutto se gli USA si indebolissero tanto da non poter fare da ombrello protettivo all’estero, o militarizzassero e monopolizzassero tutto il M.O., come temono già adesso tutti, per tenersi in piedi.
L’anno scorso dicevi che i crediti cinesi in dollari sono già parzialmente hedgiati contro la svalutazione del dollaro, intendevi dire che i dollari americani svalutati verrebbero usati per comprare capitali americani svalutati, e quindi salvando parte del valore reale?
Sep 29th, 2007 at 11:34 am
L.Baggiani Says
Non ricordo il discorso, comunque se i debiti sono in dollari, avendo la Cina a disposizione una montagna di dollari, può ripagare i debiti (come l’import di petrolio) direttamente con quei dollari e quindi ovviare qualsiasi problema relativo al tasso di cambio, problemi che si farebbero sentire nel caso di apprezzamenti del dollaro; la situazione ora è però inversa: sono gli USA ad essere indebitati in generale, ed il dollaro si sta deprezzando.
Dal mio punto di vista, per raziare la corporate america, una volta il dollaro ridotto a carta straccia si potrò più convenientemente usare l’euro (sempre più apprezzato dalle BC infatti) se non anche lo yuan (se la sua offerta non seguirà l’immissione di dollari sul mercato), “guadagnando” sulla variazione del cambio rispetto alla situazione attuale (altro che hedging)
Sep 30th, 2007 at 5:49 pm
Leonardo Says
Gentile Azimut72,
credo ti riferissi al tuo post del 23 settembre, che ho trovato ben scritto; ha il pregio (e il limite, come sempre) di parlare di molte cose in poco spazio, per cui mi perdo un po’ il nesso diretto con il mio post.
Vedo comunque una diversità di posizione di fondo: per te la globalizzazione è un modo di impoverire l’occidente mentre per me è una grande opportunità che però porta con sé anche grandi punizioni in caso di grandi manipolazioni
Ti chiedo anche una cosa, da quanto letto più sotto: a che serve “liberare” l’Iraq quando con il programma Oil For Food avevi accesso all’intera produzione di greggio?
Ti chiederei di chiarirmi il tuo rinvio, e di segnalarmi tuoi lavori ogni volta che ti sembrino in topic.
Sep 30th, 2007 at 6:47 pm
azimut72 Says
L’idea che normalmente si ha dell’industria petrolifera è quella di un business sporco (in tutti i sensi) e a bassi contenuti tecnologici.
Sbagliato.
L’attuale industria petrolifera è a livelli uguali (se non superiori) all’industria aeronautica. Quando si parla di 7000 metri di profondità, perforazioni orizzontali, iniezioni di co2 per ristabilier la pressione nei giacimenti vecchi si fa riferimento a un’industria di punta che ha bisogno di un ampio spettro di competenze (senza parlare dei processi di raffinazione che negli ultimi anni ha fatto fronte a una domanda sempre più esigente…la “tigre” nel motore si paga!!!).
Il Medio Oriente non ha la capacità di sostenere tali contenuti tecnologici. Durante Oil for food la produzione irachena stava lentamente scemando.
Il Medio Oriente ha bisogno dell’Occidente e l’Occidente ha bisogno del Medio Oriente…è la triste verità (c’è una bella pubblicità della Chevron sui principali magazine internazionali che spinge proprio su questo concetto).
Circa il “rimando” al mio post era solo per farti conoscere la mia posizione sulla Globalizzazione che, in fondo, è il vero “core issue” del tuo post. Sono convinto che la Globalizzazione vada troppo veloce e sia troppo standardizzante. Non credo che eviterà tensioni sempre più forti sui mercati finanziari, sull’ambiente e sugli scenari politici del futuro. Mi fermo qui perchè è un argomento molto ampio e difficile da sviluppare in un post.
Comunque grazie per l’apprezzamento. ciao
Oct 1st, 2007 at 9:48 am
L.Baggiani Says
Gentile Azimut,
che la globalizzazione sia il core del mio articolo è una tua chiave di lettura interessante cui non avevo pensato, essendo io focalizzato sulla distorsione imposta dal dirigismo nell’economia, che crea poi inevitabili correzioni. La globalizzazione crea forse meccanismi più forti di correzione, ed in effetti è stato il presupposto per poter perseverare in male-politiche come l’inflazionomia.
Non condivido la tua posizione sulla globalizzazione; spero di risponderti via “articolo” quanto prima.
Grazie dell’attenzione.
Oct 1st, 2007 at 10:43 am
prometeo Says
Interessante analisi. Concordo su molte cose. Soprattutto sul ruolo dell’euro e sul fatto che in realta’ siamo alla “guerra” per rimpiazzare il dollaro.
Gli USA potrebbero non accettare “pacificamente” il nuovo Ordo Seculorum. Sebbene non sia affatto chiaro “qui prodest” la recente politica USA, non bisogna dimenticare che nel corso della storia, l’approccio “neo-con” costruttivista, ha spesso danneggiato prima di tutto il popolo americano stesso per perseguire il potere puro ed gli inimmaginabili guadagni di una ristrettissima oligarchia sovra-nazionale.
Con gli attuati rate di crescita la quota pro-capite del PIL cinese eguagliera’ quella di un cittadino USA tra circa 9 anni.
E’ chiaro che la strategia Bush-neo-con e’ quella di balcanizzare il medio-oriente e di imporvi un protettorato USA simile a quello ONU nei Balcani con l’effetto di far salire molto il prezzo del petrolio e ipotecare la crescita Cinese.
Per quant assurdo possa sembrare il petrolio a 200$ farebbe molto piu’ male alla Cina che all’europa o agli USA.
Mi aspetterei pero’ una mossa eclatante dal dragone prima che il petrolio arrivi a minacciare la sua crescita.
Il tutto pero’ e’ reso opaco dalla difficolta’ di discernere quali siano i reali interessi e dove sia l’oligarchia sionista-bancaria. Nel passato si e’ celata dietro un insieme di potere-puro e accaparramento massiccio di beni (non di valute).
Oggi non si vede bene… ancora.
Finanziera’ in ogni caso entrambi i fronti dell’eventuale guerra ma non e’ detto che fara’ gli interessi della stirpe bush-neocon.
Comunque vada, lo scenario per il prossimo decennio oscillera’ tra la recessione pesante (con alla fine baratto o gold-standard) o la guerra mondiale, con un finale assai meno sicuro.
E proprio per il finale meno sicuro di una eventuale nuova guerra mondiale… questa potrebbe essere la via da scegliere, piuttosto che una certa perdita dell’impero…
Oct 1st, 2007 at 11:09 am
L.Baggiani Says
Nell’articolo non ho parlato di ipotesi di ritorno al baratto o al gold standard perché semplicemente non ci credo. Il baratto non è possibile perché annienterebbe la finanza mondiale (a partire dalle casse di risparmio locali) facendoci retrocedere a periodi anteriori al regno di Hammurabi. Il gold standard elimina la politica monetaria e le autorità non accetteranno mai (o lo applicheranno per qualche anno, come transizione). Piuttosto vedo un bell’ Euro-standard, e spero che dal mio articolo si capisca perché.
Oct 1st, 2007 at 11:31 am
L.Baggiani Says
(ANSA) - ROMA, 7 NOV - L’euro segna l’ennesimo record e supera anche la soglia 1,47 dollari. […] dopo che la Cina ha ventilato la possibilità di una diversificazione delle proprie riserve che prevede il ridimensionamento della quota in dollari […] la Cina “favorirà le monete più forti” […] Xu Jian, vicedirettore della banca centrale, ha detto che il dollaro “sta perdendo il suo status di valuta di riferimento mondiale”. […] (ANSA).
Testeremo la mia ipotesi.
Nov 7th, 2007 at 3:53 pm