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Draghi Dixit: l’Inflation Targeting

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June 13th, 2007 by Leonardo

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di Leonardo, Ihc
 
Con il presente articolo cerco di continuare l’analisi della Relazione Annuale della Banca d’Italia, alla ricerca di quanto di particolarmente interessante sia stato detto, omesso, o sottinteso dal Governatore, volendo stavolta soffermarmi sul contenuto delle pagine 7 e 8 delle Considerazioni Finali limitatamente a ciò che riguarda la, tra l’altro mai enunciata esplicitamente, politica di Inflation Targeting (lascio le considerazioni più generali sulla politica monetaria ad un futuro contributo); quanto a tale riguardo rilevabile dalle parole del Governatore della Banca d’Italia è nel mio giudizio, e come cercherò adesso di esporre, il contrappunto (scontato) di alcune critiche mosse all’Inflation Targeting i cui lineamenti principali ho già esposto in “ ‘La FED Distrugge la Bussola del Mercato’: Chi Lo Disse?”.
 
 
Nelle sue Considerazioni il nostro Governatore vuole sottolineare anzitutto come i mercati finanziari siano ormai una importante fonte di informazioni. Considerato che il mercato finanziario si palesa in forma di caratteristiche giuridiche degli strumenti trattati, ampiezza della partecipazione, ed andamento di prezzi e tassi di interesse, quanto affermato indica che dall’analisi di questi aspetti si possa rilevare qualcosa di importante sull’andamento attuale e prospettico dell’economia.

 
Merita sottolineare che le parole del Governatore “I mercati finanziari sono, come mai prima d’ora, fonte di informazione sull’andamento delle economie e sulle aspettative degli operatori” siano immediatamente seguite da “le azioni delle banche centrali si riflettono più rapidamente sui prezzi delle attività finanziarie”. Quest’ultima frase è a mio giudizio ambigua, perché può esser letta sia nel senso che la maggior efficienza del mercato consente di metabolizzare più velocemente e pienamente gli accadimenti che lo interessano, aumentando in tal modo anche la capacità delle autorità di “controllare” il mercato, sia che il mercato si stia sempre più orientando in base all’intervento esogeno della BCE con possibile perdita di contatto con i fondamentali.
L’ultima mia interpretazione delle parole di Draghi può ben essere condizionata dalle mie stesse opinioni sugli effetti collaterali di una efficace politica di Inflation Targeting e pertanto essere un po’ “forzata”. Detto questo, troviamo che lo stesso Draghi vuol, con un certo trionfalismo, sottolineare che “le nostre decisioni hanno mantenuto le aspettative di inflazione saldamente ancorate all’obiettivo di stabilità dei prezzi”, ed ancora che “per la prima volta un forte shock petrolifero non si è riflesso sull’inflazione”; sempre Draghi sottolinea che “i rendimenti a lungo termine sono aumentati ma meno che in analoghe fasi cicliche” e che “la gradualità e l’attenta comunicazione delle decisioni di politica monetaria hanno favorito il mantenimento di condizioni stabili sui mercati monetari e finanziari”. Io sarò pure condizionato dalla mia formazione economica e dalla frequentazione di centri di informazione come minimo “liberali” se non “ipercritici”, ma mi chiedo cosa siano le parole del Governatore se non l’ammissione che i prezzi non riflettono più i rapporti di scarsità delle risorse bensì il solo orientamento politico della BCE: fissato un target, il mercato lo assume come propria aspettativa qualunque sia l’andamento delle variabili reali. Draghi ci ha detto esplicitamente che i prezzi vengono in qualche modo decisi “dall’alto”, che non riflettono la scarsità (quindi neppure l’abbondanza) dei fattori produttivi… Ma se i prezzi non incorporano più neppure uno shock petrolifero, diventano in realtà nel loro complesso dei “prezzi amministrati”, cioè segnali di ciò che “dall’alto” si vuol segnalare, indipendentemente dal fatto che la risorsa sia abbondante o ormai esaurita.
 
L’economia mainstram, alquanto socialisteggiante dal mio punto di vista, ha individuato tra i fallimenti del mercato il non riuscire a dare un valore all’inquinamento dell’aria e delle acque, il non poter dare un prezzo alle vaste aree di foresta amazzonica perse ogni anno, il non comprendere e far pagare il costo di un pianeta più arido e climaticamente instabile… E l’ente primo del dirigismo centralizzato europeo, la “risposta” ad alcuni dei supposti fallimenti del libero mercato, si vanta di aver creato prezzi slegati dai rapporti di scarsità!
 
Questo secondo me è quanto sta dietro alle parole di Draghi: aspettative “out of sync” e prezzi che non prezzano. Vale la pena ricordare che questo è quanto temevano nel ’97 Bernanke e Woodford. Va da sé che queste mie conclusioni, se corrette, invalidano fortemente la prima affermazione del Governatore, cioè che i mercati siano “fonte di informazioni”, sempre che riflettere passivamente posizioni centralizzate a facilmente arbitrarie non sia qualificabile come “preziosa informazione” anche da parte di soggetti esterni alla politica.
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