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Draghi: Nuove Scuse per Nuova Moneta

August 13th, 2012 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Esiste, almeno per gli austrofili (ma anche per alcuni monetaristi), una verità: stampare moneta non risolve i problemi, al massimo li procrastina. Chi sa qualcosa di economia austriaca sa anche che questo ingigantirà i problemi nel futuro, e che per quanto a lungo possa funzionare questo “giochetto”, arriverà un momento in cui perderà efficacia e il sistema in qualche modo farà crack.

I problemi più grandi sul tavolo sono la finanza pubblica (europea e americana) e la stabilità bancaria (ufficialmente a traino della finanza pubblica, in effetti come conseguenza delle passate politiche creditizie), e siccome nessuno vuol affrontare i problemi come si deve (tagliando la spesa pubblica e lasciando fallire qualche banca), si cerca la soluzione temporanea “riversando più soldi” nei due settori. La questione diventa quindi trovare i soldi o meglio “stamparli”, e quanto fatto o proposto (EFSF, ESM con licenza bancaria, operazioni LTRO a tassi bassi e decrescenti) va in questa direzione, cambia solo la “scusa” utilizzata. L’ultima affermazione del Governatore Draghi, per cui la BCE interverrà direttamente sul mercato dei titoli di Stato in ragione di una corretta “trasmissione” della politica monetaria, è solo l’ultima di queste “scuse”.

 

La corrente (dal 2008) politica monetaria è una rincorsa alla scusa migliore per tirar sciacquoni sui mercati e sulle banche. Non è molto diverso da quanto il mondo ha visto a partire dagli anni ’90, cambiano semplicemente le dimensioni e i problemi immediati da affrontare (prima si sperava di tener la crescita economica a un certo livello positivo, adesso si spera di combattere una recessione di fatto in cui gli Stati hanno già speso ben oltre le possibilità). Negli anni ’90 gli effetti negativi degli sciacquoni sono stati compensati dagli effetti positivi degli shock produttivi (internet e tanti cinesini a basso prezzo in fabbrica), oggi manca un, chiamiamolo, “fattore reale riequilibratore”; salvo scoperte come la fusione fredda o il generatore di Tesla, l’unico shock positivo sarebbe la riduzione dello Stato, con taglio della spesa pubblica (anche del welfare, che in parte è sperequativo e in parte semplicemente insostenibile) e contemporanea riduzione della pressione fiscale, qualcosa che evidentemente nessuno che “vive di Stato” (e ce ne sono tanti, ma tanti!) è disposto a realizzare.

E allora giù a chiedere alla BCE (e negli USA alla Fed) sempre più soldi! Il primo canale è stato quello classico: fondi alle banche. La BCE concede prestiti a miglior tasso (abbassandolo), per quantitativi sempre maggiori (attualmente la BCE presta con importo illimitato), ed a scadenze sempre più lunghe (dal canonico mese agli ultimi LTRO triennali). È dal 2009 che la BCE utilizza gli LTRO, già con l’1% di tasso. L’idea è che le banche si riempiano di liquidità al punto di “dover” prestare all’economia reale, essendo il settore bancario il primo “canale della politica monetaria” (davanti a un settore bancario ben più inguaiato, la Federal Reserve ha proceduto direttamente, tramite titoli, al finanziamento di entità industriali).

Trasferiti alcuni problemi “privati” dentro le casse pubbliche, e venuti al pettine i problemi del welfare occidentale, si sono chiesti altri soldi “nuovi” da versare nelle casse pubbliche, e giù la BCE ad acquistare titoli, e giù con l’EFSF… Mandi il problema appena più là, e ti ritrovi sempre più incasinato, un po’ perché le banche non mettono i soldi “nuovi” nell’economia reale ma li parcheggiano presso la deposit facility della BCE, e un po’ perché gli Stati continuano a mettere debito su debito (sia per salvataggi di questo o quel settore, che per semplici “mani bucate”) e il risparmio privato – austriacamente – non basta più per tutto; e allora ti inventi un ESM, finanziato con soldi degli Stati, presi su un mercato finanziario in cui la BCE sta giusto giusto versando moneta. Ma ti accorgi che non potrà bastare ad allontanare (certamente non risolvere) di molto i problemi, e che fai? Proponi che l’ESM abbia una “licenza bancaria”, pertanto in quanto “banca” potrà partecipare alle aste di importo illimitato a tasso ridicolo (oggi 0,75%) della BCE, cioè diventare un rubinetto aperto per un ulteriore sciacquone continuo. Ma sorge un problema: un bel pezzo di Europa non ci sta, probabilmente capisce che la moltiplicazione della moneta equivale a una redistribuzione del reale potere d’acquisto a suo danno, ed il suo veto finirebbe per bloccare non solo la “licenza” ma l’intero ESM. Che fare?

 

E qui esce fuori il genio italico del Governatore della BCE. All’istituto non è permesso fornire aiuto sistematico alle finanze pubbliche di chicchessia (almeno in termini diretti, perché per via indiretta… va’ lasciamo perdere) ma ha nel proprio mandato la supervisione del sistema finanziario in quanto canale di trasmissione della politica monetaria (vedi sopra) QUINDI la corrente crisi delle finanze pubbliche che si scarica anche sui bilanci delle banche e quindi sulla loro capacità di far credito IMPLICA un problema di trasmissione della politica monetaria e come tale È un problema della BCE che su questo ha mano libera per “stampare e acquistare”. Geniale (Gigì Trichet non ci sarebbe mai arrivato, figuriamoci quel totano di Duisenberg)!

Questa sortita sul momento è stata accolta benissimo dai mercati, che hanno capito bene l’antifona (mentre la stampa insisteva su frasi inutili come “faremo tutto il possibile” e “l’euro non è in discussione”); poi le cose sono cambiate, perché tutto sommato nessuno ai piani alti ha veramente l’anello al naso e chi si oppone alla licenza bancaria all’ESM mica vuol farsi fregare di rinterzo.

 

Ma a parte questo, l’idea di Draghi ha un fondamento?

In un certo senso sì, perché effettivamente la BCE deve (intendo per statuto, questa non è la mia posizione) occuparsi del corretto funzionamento dei mercati, dove “corretto” significa “fluido e continuo”. Se il mercato interbancario va in blocco (crisi di liquidità), le banche non prestano tra loro e quindi si blocca il credito alla clientela nonché l’operatività sui vari mercati azionari e obbligazionari, la BCE è tenuta a buttar dentro liquidità in modo che l’operatività riprenda; in teoria bastano le aste di rifinanziamento, ma possono esserci anche casi più estremi in cui si debba procedere al Quantitative Easing (acquisti di titoli, quindi rifinanziamento diretto, come appunto accaduto negli USA). Così come le banche USA si sono incriccate su alcuni titoli (ricordate la parola “subprime” e “titoli tossici”?) e la Fed ha risposto comprandosi i titoli togliendoli dai bilanci bancari, la BCE ha proceduto acquistando titoli di alcuni “periferici”. Tolto il problema, l’interbancario può riprendere – in teoria – a funzionare come prima.

Però questo non significa che poi le banche possano riacquistare subito tali titoli e richiedere ancora l’aiuto della Banca Centrale, perché in questo caso il problema non sarebbe più di liquidità interbancaria bensì di incaute politiche di investimento delle banche; il blocco dell’interbancario sarebbe solo un second round effect di tutt’altra questione, e l’intervento a oltranza della Banca Centrale non pienamente giustificabile senza almeno contromisure sulle politiche delle banche (chiusure, obblighi di ricapitalizzazione, ecc…). D’altra parte i singoli Stati hanno un certo potere politico (moral suasion dicono quelli bravi) sulle singole banche, per cui la “pastetta” di Stati che emettono debito nuovo che fanno comprare alle banche e che verrà poi ricomprato dalla Banca Centrale o comunque da quest’ultima finanziato è sempre dietro l’angolo, il che renderebbe l’attività della Banca Centrale di protezione del canale di trasmissione della politica monetaria in realtà un sussidio nemmeno tanto indiretto alla spesa pubblica, tanto più grande quanto questa lo è.

La posizione di Draghi sottintende un trucco a cui mezza Europa giustamente si oppone.

 

Ma esiste effettivamente questo problema sul principale canale di trasmissione della politica monetaria? Come misura del problema consideriamo la deposit facility, in quanto moneta “stampata” dalla BCE ma non utilizzata dalle banche, in un certo senso un “reflusso” dagli sciacquoni della Banca Centrale. A metà 2012 ammontava al record storico di € 773 miliardi, più di un quarto degli oltre € 3.000 miliardi di bilancio della BCE ed una volta e mezzo il “bazooka” ESM; messa così sembra che qualche ragione concreta ci sia. Peccato che la deposit facility avesse già toccato i € 300 a inizio 2009, livello raggiunto di nuovo a metà 2010, e con un altro sali-scendi fosse giunta nel 2011 ad € 400 miliardi e da lì a salire, per cui questo problema di “transmission” non è proprio nuovo. Aggiungo che il livello “normale” pre-crisi era praticamente zero, quindi già nel 2009 e con un bilancio BCE a meno di 2.000 miliardi il problema era decisamente rilevante; inoltre questi € 300 miliardi di depositi nei fatti corrispondevano alla creazione netta di base monetaria del 2009, così come il salto di circa € 300 miliardi di deposit facility nel primo semestre 2012 corrisponde a poco più della creazione netta di base monetaria nello stesso periodo.

La situazione si sarà pure aggravata, ma alla fine è qualcosa che si sta riproponendo da almeno tre anni, per cui le riflessioni di Draghi arrivano un po’ tardi per non esser qualificate come una semplice e poco credibile “scusa” per stampare altra moneta.

 

Il problema di “transmission” attuale non è un problema di scarsità di liquidità, ma è un problema di “solvibilità” del sistema bancario, su cui si vuol far perno in realtà per sostenere le finanze pubbliche. La responsabilità della “transmission” non deve comunque concretizzarsi nel mantenimento di istituti zombi, figuriamoci essere una scusa per tener su i moribondi Leviatani.

 


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