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Due Tipi Antropologici: il Crasso Burocrate e l’Angelo Sterminatore

August 16th, 2010 by Leonardo

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 Avv. Francesco Rubini, per IHC

I movimenti che, nel corso del XX secolo, si sono ispirati alla rivoluzione social-comunista ed hanno preteso di realizzarla concretamente elevandosi, in varie parti del mondo, a regimi politici, presentano una grande varietà di tipi umani. Questo è il frutto non solo della estrema complessità storica e sociale di quelle esperienze, ma anche la prova che, nonostante i proclami di riforma radicale della stessa essenza dell’uomo, le pulsioni e i sentimenti che affondano le loro radici profonde nell’animo umano si dimostrano essere tenaci oltre ogni immaginazione ed oltre ogni illusione di reformatio universale. Detto in altre parole: la realtà oggettiva delle cose e dell’uomo si riafferma, smentendo spesso le costruzioni ideologiche.

Vorrei porre in risalto, in queste brevi righe, la differenza che corre tra due interessanti “tipi antropologici” che l’occhio attento può identificare nel grande coacervo delle esperienze rivoluzionarie. Chiamerei il primo tipo “crasso burocrate” ed il secondo “angelo sterminatore”.

Si tratta, naturalmente, di due tendenze o, se si vuole, di due estremizzazioni che servono per rimarcarne la reciproca distinzione; perciò, come tutte le riduzioni a categorie tipiche, anche qui si rischia di perdere informazioni preziose e soprattutto la ricchezza delle sfumature dei casi singoli. Tuttavia, credo che, almeno come fenomeno tendenziale, queste tipologie siano sufficientemente attendibili ai fini del nostro discorso.

Il tipo del “crasso burocrate” mi è venuto in mente osservando i funzionari e dirigenti del PCUS ritti sul balcone del mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa intenti a godersi le parate militari di regime. Mi ha sempre lasciato perplesso vedere uno stuolo di uomini vecchi, canuti, panciuti e claudicanti, intabarrati nei loro cappotti, talvolta incapaci di fare qualunque movimento oltre un generico cenno di saluto. Si pensi anche ai numerosi funerali di Stato nella ex URSS: la bara del defunto boiardo di turno veniva portata a spalla da una decina di dirigenti di partito (anziani quanto l’estinto) che procedevano a testa bassa, lividi in volto e vestiti di nero, mentre nell’aria si diffondevano le note della “Marcia funebre” di Chopin. Scene realmente patetiche, come se la cadente vecchiezza dei presenti facesse presagire la morte anche del regime che essi, di fronte al mondo, incarnavano.

I casi più clamorosi, in questo senso, furono quelli degli ultimi anni dell’Unione Sovietica prima di Gorbaciov. La lunghissima fase passata alla storia come “stagnazione brezhneviana” vide un segretario del PCUS – Leonid Brezhnev, appunto – perennemente ammalato e sempre sul punto di crollare, le cui frequenti assenze dalla attività diplomatica e istituzionale venivano maldestramente mascherate dalla “Pravda” (“La Verità”) con comunicati sui presunti “raffreddori” dell’anziano segretario. Ancor peggio andò dal 1982 quando – morto Brezhnev dopo l’ultimo raffreddore ed offerta ancora alle telecamere l’immagine funerea di cui si è detto – vennero eletti Segretari Generali del PCUS prima Yuri Andropov, che sarebbe defunto dopo un anno e mezzo, e poi l’ultrasettantenne malato terminale Konstantin Cernenko, anch’egli destinato a defungere dopo soli undici mesi trascorsi tra un ospedale e l’altro. L’osservatore si chiede: questi uomini anziani, deboli e malati avrebbero dovuto incarnare l’ideale rivoluzionario universale? Avrebbero dovuto rappresentare l’alba del mondo nuovo contro il decadente “vecchiume” capitalistico?

Le perplessità aumentano quando si constata che quella URSS che avrebbe dovuto rappresentare il modello di socialismo per i popoli di tutto il mondo, non disdegnava di fare affari con i propri nemici appartenenti al blocco occidentale. I comunisti italiani dovettero cercare, nel proprio armamentario retorico, qualche giustificazione dei dirigenti sovietici quando costoro, nel 1966, firmarono lo storico accordo con la FIAT di Vittorio Valletta, in forza del quale la casa torinese impiantò un grande stabilimento a Togliattigrad e produsse la Zigulì, una delle prime utilitarie diffuse tra i russi e che forse, per la prima volta, contribuì a dare un’impressione di relativo benessere oltre la cortina di ferro.

L’osservatore attento nota qui la singolarità del fatto: in quel 1966 il regime socialista per antonomasia aprì le porte ad una fabbrica che rappresentava, anche simbolicamente, lo spirito imprenditoriale, l’industria a base familiare, il profitto, in una parola: il capitalismo nella sua stessa essenza. In realtà una Unione Sovietica già in profonda crisi economica tentò di dare una svolta facendo accordi con grandi gruppi industriali occidentali, nel tentativo di colmare l’abisso che la separava dai Paesi liberi in termini di benessere materiale. I dirigenti del PCUS che approvarono questa svolta furono ben contenti di stipulare contratti di collaborazione con chi poteva portare preziosa valuta estera, oltre che brevetti e competenze tecniche.

Il sistema socio-economico dei Paesi del blocco sovietico, comunque, rimase sempre squilibrato, con la clamorosa ingiustizia di un ceto di privilegiati – i dirigenti del partito, sia a livello centrale che periferico – gli unici ad avere accesso ai beni di lusso, e la gran moltitudine degli abitanti, spesso priva anche del necessario.

Torniamo un attimo indietro al già citato Brezhnev: la sua passione per le auto di gran marca era nota in tutto il mondo. Egli non ebbe ritegno a mostrarsi alla guida di automobili quali Rolls-Royce, Maserati, Cadillac, Mercedes, spesso regali di capi di Stato esteri, fatti apposta per compiacere gli esigenti capricci del Segretario Generale del PCUS che, nella teoria, combatteva in nome del “popolo” e dei “lavoratori” per abbattere lo spirito lucrativo del capitalismo e creare una società egualitaria e comunistica…

Chiamerei questi personaggi – sia famosi che oscuri – “crassi burocrati”. Il senso di questa espressione è facilmente comprensibile. Il crasso burocrate rappresenta il dirigente e funzionario che gestisce il potere. Colui che, in un regime privo di imprenditori, è l’unico a poter gestire le “fonti della vita” (per riprendere un’espressione di Marx). Questo gli dà un privilegio immenso, ben superiore a quello di qualunque altra élite di un Paese occidentale. Una firma, un timbro rappresentano il pane quotidiano per milioni di sudditi. Un ordine venuto dall’alto, dagli uffici della onnipresente burocrazia può significare avere o non avere il sostentamento proprio e della propria famiglia. E il potere, l’accesso alla ricchezza, il privilegio si sa che sono delle tentazioni irresistibili. Ecco allora che, nell’esperienza di quasi tutti i regimi del “socialismo reale” si crea una figura caratteristica, il “crasso burocrate” appunto.

La disinvoltura con la quale l’URSS fece affari con l’occidente per buona parte della sua storia e gli scandalosi privilegi dei boiardi di Stato sono indizi dell’esistenza della figura del crasso burocrate. Si può perfino azzardare una interpretazione della sua mentalità: per lui l’ideologia è sostanzialmente una grande ipocrisia. La speranza invisibile e impalpabile nella creazione del mondo nuovo comunista – impossibile a realizzarsi, come tutti avevano sempre saputo – viene sostituita dal concreto e tangibilissimo esercizio quotidiano del potere, con gli agi e le ricchezze che esso comporta. Ecco che l’uomo autentico, sotto il velo dell’ideologia, si rivela per ciò che è.

Cambiamo ora prospettiva e guardiamo ad altri personaggi. Ernesto “Che” Guevara è stato certamente il rivoluzionario più famoso del mondo. La sua immagine campeggia in molti luoghi, perfino le magliette, simile a quella di un santino della fede nel comunismo. L’esistenza del “Che”, in effetti, è una impressionante sequenza di tentativi di rivoluzioni in varie parti del mondo, quasi che il soggetto fosse perennemente in preda ad un furore sacro e si sentisse investito di una missione epocale: scatenare la battaglia dei buoni e dei puri (cioè i rivoluzionari) contro Belial, contro il male assoluto, cioè il maledetto spirito capitalistico, con la sua sete di accumulazione, di lucro, di profitto, con il suo inevitabile di sfruttamento dei deboli. Non si va lontano dal vero se si dice che, con il medico argentino siamo in un campo, anche antropologico, completamente diverso. Qui ci troviamo di fronte ad un vero e proprio invasato nel senso religioso del termine, un profeta della nuova era di giustizia che dovrà sorgere dopo l’ultima battaglia, l’Armagheddon nel quale il Dragone sarà sconfitto e il bene regnerà tra gli uomini finalmente rinnovati e purificati dalla macchia della volontà di lucro.

Ancor più impressionante è il caso dei Khmer Rossi in Cambogia. I capi e gli ideologi del movimento rivoluzionario cambogiano, tutti formatisi in università europee, pensarono di dare al mondo l’esempio del primo popolo che avrebbe realizzato la rivoluzione integrale in termini di vera e propria palingenesi. Questi autentici fanatici, in appena quattro anni di dominio su quello sfortunato Paese, distrussero tutto quello che trovarono: religione, costumi tradizionali, commercio, legami familiari e di parentela, coltivazioni, scuole, artigianato, per non parlare della cultura, della musica, della poesia e della letteratura. Giunsero perfino a giustiziare sommariamente coloro che avessero indossato… gli occhiali! Perché gli occhiali? Perché chi portava delle lenti aveva bisogno di leggere e quindi, avendo assimilato la cultura, era certamente più inquinato di altri dallo spirito del vecchio mondo che doveva perire per far nascere l’umanità integralmente rinnovata. Il risultato è stato solo un immenso cimitero, con lo sterminio di quasi un terzo della popolazione della Cambogia.

Credo che le categorie culturali della sociologia e dell’economia non siano sufficienti per rendere ragione di simili spaventose mostruosità. Credo, invece, confortato in questo da rispettabili autori quali, ad esempio, Augusto Del Noce, Luciano Pellicani e Domenico Settembrini, che i movimenti rivoluzionari che hanno insanguinato larga parte del mondo si spieghino invece ricorrendo a categorie religiose e teologiche. Mi sto convincendo sempre più, infatti, che l’idea rivoluzionaria abbia le sue radici in quel “bisogno di assoluto” che fa parte dell’uomo e che si è storicamente incarnato nel mito messianico del mondo nuovo, senza più disuguaglianze e sfruttamento, una volta sconfitto lo spirito di lucro e di accumulazione. Un mondo nel quale regnerà l’amore e la fratellanza e sarà finalmente realizzato il paradiso sulla terra.

Dato che la fondamentale categoria di riferimento è quella religiosa, direi che il termine più appropriato per indicare il fanatico rivoluzionario sia “angelo sterminatore”, riprendendo il soprannome che fu dato a Saint-Just durante il Terrore. Questi è un uomo che ha scoperto di essere portatore di una “verità assoluta” rispetto all’umanità e alla storia ed è disposto a farla trionfare ad ogni costo, anche se ciò comportasse dolori e sofferenze inenarrabili. Del resto, perché stupirsi? La nuova Gerusalemme viene dopo l’Apocalisse e il mondo rinnovato viene fatalmente dopo la battaglia finale tra il Bene e il Male, destinato ad essere sconfitto dai Giusti che “sanno” qual è il senso inevitabile della Storia. Per far questo, l’angelo sterminatore non esita ad incendiare il mondo intero con la convinzione di agire per il bene dell’umanità e di lottare contro l’Idra malvagia del lucro e della volontà di possedere.

L’angelo sterminatore è solitamente un uomo moralmente integerrimo; è un missionario della Grande Idea ed è mosso esclusivamente dalla verità oggettiva delle cose. Difficilmente si troverà qualcuno appartenente a questo tipo antropologico lasciarsi tentare dal denaro, dalle ricchezze, dagli onori o dal prestigio. Cade anche qui l’esempio di “Che” Guevara il quale, ministro del regime castrista, preferì lasciare qualunque incarico per imbracciare nuovamente il fucile e combattere nella foresta, dove poi trovò la morte. Con l’angelo sterminatore non si fanno patti, non si firmano armistizi, non si fanno affari: egli ha davanti agli occhi soltanto la propria missione storica da compiere e la perseguirà pervicacemente finché non avrà liberato il mondo dal Male.

Si vede subito l’abissale distanza che lo separa dal “crasso burocrate”. Si tratta, in effetti di due tipi antropologici completamente distinti che – paradossalmente – si sono trovati dalla stessa parte ma che non condividono praticamente nulla.

Entrambe le figure che abbiamo visto e che ho ribattezzato rispettivamente “crasso burocrate” e “angelo sterminatore”, hanno lati positivi e negativi.

Il crasso burocrate ha questo di negativo, che è disilluso, non crede a nulla all’infuori del potere e delle ricchezze che questo può dare; è un cinico, sempre pronto a mentire proclamando idee e valori che non ha ma che servono solo, in determinati frangenti storici, ad accreditarsi dalla parte giusta. Non mancano, tuttavia, anche dei lati positivi: egli ha un forte senso della realtà e sa che con gli uomini si tratta per aumentare le reciproche utilità. Per questo con il crasso burocrate è possibile dialogare anche da posizioni diverse e soprattutto è possibile scendere a patti.

Al contrario, l’angelo sterminatore è adamantino e incorruttibile; la sua onestà personale e la sua fedeltà ai valori ideali che propugna sono a prova di qualunque tentazione. Egli, sotto questo aspetto, è certamente un puro. Ma il lato negativo è il suo fanatismo di tipo religioso. L’angelo sterminatore, che non si lascerà mai corrompere dal miraggio della ricchezza e degli agi, non esiterà ad incendiare il mondo intero pur di far trionfare l’Idea. La sua mentalità è quella del profeta apocalittico, non certo del moderato. L’arte diplomatica gli è del tutto estranea. Il combattimento, la lotta tra il Bene e il Male è la sua vera dimensione.

Quello che per il burocrate può essere un comodo schermo ed una ipocrisia, per il fanatico rivoluzionario è l’imperativo categorico, è l’Assoluto che chiede i sacrifici supremi, è lo scopo dell’intera esistenza.

La cosa che ci lascia ogni volta più stupiti è il fatto che queste due figure, così diverse tra loro, abbiano potuto trovarsi sovente dalla stessa parte, dando l’impressione di essere perfino idealmente vicine. Potenza di una illusione: l’illusione del messianismo rivoluzionario.


2 Responses to “Due Tipi Antropologici: il Crasso Burocrate e l’Angelo Sterminatore”

  1. 1

    Leonardo, IHC Says

    L’unico contatto che hanno è l’idea assoluta che non ammette relativismo, il Crasso perché ne viene giustificato per il potere che esercita, l’Angelo perché la usa come monade e come fine della propria azione. L’Angelo vuole unificare nell’Idea, il Crasso sfrutta l’unione data dall’Idea.

    Quindi non possono che trovarsi dalla “stessa parte”, pur diversissimi, quando le parti sono “assolutismo” e “relativismo”, o volendo “ingegneria sociale” e “libera determinazione”, che è la sintesi dello scontro ideologico che quotidianamente viviamo.

    Bel lavoro, Avvocato.

  2. 2

    Marco Says

    Tra l’altro si accorda molto bene con questo pezzo di Rothbard (http://mises.org/journals/rae/pdf/RAE4_1_5.pdf) sul marxismo come “religione apocalittica”

    Marco

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