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Ragioniamo per assurdo…
Supponiamo che esista un’ipotetica azienda di nome ARI (ma andrebbe bene anche una TEDIAS-ME) che produce un qualsiasi bene o servizio. Come per qualsiasi azienda, il prezzo del bene/servizio dipende in modo decisivo dall’apprezzamento che questo riscuote presso i consumatori in relazione alle capacità produttive dell’azienda.
Ne consegue che è nell’interesse dell’imprenditore scegliere i fattori produttivi migliori (nei limiti del rapporto tra il costo della produzione e le prospettive di guadagno), perché questo incide direttamente sulla qualità del prodotto e quindi, per forza di cose, sul grado di apprezzamento presso i consumatori.
Poniamo quindi che l’azienda cominci a lavorare in questa ottica e raggiunga un qualche “equilibrio” tra prezzo qualità e apprezzamento da parte dei consumatori.
Poniamo poi che, da un certo momento, l’imprenditore della nostra ARI cominci a far ricoprire vari posti di lavoro da fanciulle sulla semplice considerazione che queste siano sufficientemente avvenenti e disposte a concedere in cambio prestazioni sessuali.
A meno che coloro che in altri contesti verrebbero definite “puttane” non si dimostrino invariabilmente anche le migliori nel capo lavorativo della ARI (oppure che le abilità lavorative richieste si trovino geneticamente collegate all’avvenenza ed allo spirito “libero” delle fanciulle), e magari in costanza di vincoli salariali come un Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (per cui lo stipendio delle “puttane” non possa essere dissimile da quello di qualsiasi altro lavoratore) è abbastanza logico supporre che questo meccanismo di scelta porti alla presenza di lavoratori “non ottimali”.
In realtà le signorine potrebbero pure beneficiare di “premi” dipendentemente dalla loro avvenenza e dalle caratteristiche dell’imprenditore, ma possiamo prescindere da questo. Si potrebbe anche dubitare delle capacità manageriali più generali dell’imprenditore, visto il criterio di scelta dei lavoratori, ma possiamo prescindere anche da questo.
Nel migliore dei casi, in breve, la nostra ARI si troverà a pagare i fattori produttivi quanto prima, ma questi saranno di qualità non superiore rispetto a quelli iniziali, e quindi anche la qualità del prodotto finale sarà non superiore rispetto a quella iniziale; anzi, a meno di una quanto più propriamente definibile “botta di culo”, la qualità del bene o servizio della ARI sarà in massima probabilità inferiore!
In condizioni “normali” o “teoriche” il consumatore non accetterà di pagare lo stesso prezzo per un prodotto qualititativamente inferiore, per cui la domanda di questo dovrà ridursi e con questa per lo meno il prezzo; di conseguenza si ridurrà il profitto e, nel caso estremo, l’azienda fallirà.
Fin qui tutto, spero, condivisibile.
Ma noi ipotizziamo che tutto ciò non avvenga, e che la nostra ARI continui a operare, produrre, vendere, e assumere “puttane”.
Questo potrà accadere perché il consumatore in realtà non avverte la minor qualità del bene/servizio, oppure perché in realtà la minor qualità si presenta al consumatore come più “confacente” ai suoi gusti; questo va a confutare la distinzione tra “superiore” e “inferiore” qualità lasciando il capo al concetto più politicamente corretto di “diversità” della qualità.
In altri termini si può brevemente dire che è possibile che il mercato riveli un nuovo equilibrio caratterizzato da una “vittorianamente” amorale struttura produttiva; ma siccome questo nasce dal mercato, tutto ciò è “liberalisticamente” ottimale: se sta bene al consumatore (visto che paga) allora è giusto. Il mercato crea un prodotto – il consumatore paga: è colpa del mercato! Ed è colpa del mercato anche il deterioramento dei costumi sociali (“puttanismo”).
Ma intanto, cosa è stato del concetto di “maggiore” o “minore” qualità? Ipotizziamo che nonostante tutto la ARI non stia subendo contraccolpi economici e la pubblica opinioni continui a scagliare anatemi contro il suo bene/servizio giudicandolo di scarsa qualità; in questo caso si avrebbe la diffusa opinione di un prodotto di minor qualità che però continua a venir acquistato quanto e come prima.
Come è possibile questo? Forse la ARI è un monopolista (che pure impone il prezzo) o forse produce un bene/servizio di assoluta prima necessità per cui la domanda è perfettamente rigida. Se nel nostro mondo fantastico aboliamo queste due ultime ipotesi, il tutto apparirà sinceramente irrealistico e meramente impossibile.
Ma anzi! Poniamo che la ARI non produca beni, ma solo un servizio; poniamo anche che il servizio sia liberamente fruibile 24 ore su 24 gratuitamente o quasi; poniamo poi che il servizio funga essenzialmente da richiamo e che la Ari guadagni principalmente da altre aziende che affittano i suoi spazi a fine di farsi pubblicità. In tal caso (ed in presenza di concorrenza) l’interesse di proporre un servizio attraente per i consumatori è decisamente elevato, perché quanto maggiore è l’attenzione dei consumatori e la buona reputazione del servizio, tanto maggiore sarà il valore degli spazi pubblicitari che le aziende cliente pagheranno con i ricavi della vendita dei propri prodotti ai consumatori finali (se i consumatori non fruissero più del servizio ARI, il valore dei suoi spazi pubblicitari crollerebbe e la ARI dovrebbe o chiudere o recuperare il precedente livello di qualità del prodotto che non potrebbe prescindere dal licenziamento delle “puttane” rimpiazzandole con professionisti).
In una situazione del genere diventa ancora più irrealistico che l’imprenditore si disinteressi della qualità del servizio in cambio di sesso, ed ancora più irragionevole che l’azienda ARI continui a prosperare nonostante il negativo giudizio dei consumatori e la concorrenza di una o più TEDIAS-ME; sarebbe un mondo fantastico e impossibile.
Non conosco una situazione del genere nel mondo reale, giurin giretto potesse cadere il Governo, ma se davvero esistesse una ARI che lavori ad esempio nel settore televisivo vendendo a caro prezzo i propri spazi pubblicitari e contendendo i clienti ad una TEDIAS-ME, che assuma “puttane” invece di professionisti del giornalismo e dell’intrattenimento, mentre i consumatori si lamentano continuamente della scarsa qualità del servizio e si scandalizzano per le “procedure d’assunzione” che ogni tanto balzano alla cronaca… Be’, in tal caso forse si potrebbe pensare che si tratti in realtà del normale funzionamento del mercato, per cui il mercato offre un prodotto – il consumatore paga: è colpa del mercato!
… Oppure dovremmo pensare che il servizio televisivo, in questo irrealistico esempio, sia “indispensabile” alla società qualunque ne sia il contenuto?
… Oppure la gente chiacchiera e critica tanto per darsi un contegno, ma in realtà non sa riconoscere la diversa (minore) qualità del servizio?
… Oppure la ARI offre un prodotto che in realtà è gradito ai consumatori, perché se in realtà ai consumatori davvero non piacesse avrebbero già smesso di fruire del servizio della ARI, o si sarebbero rivolti alla TEDIAS-ME, o avrebbero rivolto la loro attenzione altrove.
Meno male che la ARI non esiste… ma tanto sarebbe tutto comunque colpa del mercato… che è fatto di aziende e prodotti di bassa qualità… e di consumatori (di bassa qualità).
Germanynews Says
Geniale parabola della situazione attuale…Grande!
May 26th, 2007 at 10:49 pm
L.Baggiani Says
grazie
May 28th, 2007 at 8:04 am