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È il Momento di Aumentare l’Offerta di Bund?

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July 20th, 2011 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

Il titolo del pezzo viene dalla domanda che si fa sul Sole24Ore del 16/6/11 P.Benigno della Luiss “è il momento di aumentare l’offerta di attività finanziarie sicure?” facendo proprio il dubbio del famoso bombarolo economico Brad DeLong (vedi qui e qui). Partendo da una riflessione tutto sommato logica, per cui l’eccesso di domanda su un mercato comporta l’eccesso di offerta su un altro (implicitamente definendo un eccesso rispetto ad uno stato di equilibrio definito staticamente come non-necessità di rivedere prezzi e schemi di domanda), si conclude che aumentando l’offerta di attività finanziarie sicure (titoli di Stato tedeschi, per capirci) si riduce l’eccesso di offerta sulla produzione reale, facendo uscire le economie (occidentali, è sottinteso) dalla recessione.

Mi sa che questi hanno fatto un mistone di Walras e Keynes (e forse hanno dimenticato Markowitz appena ricordato qui su IHC).

 

  

Il ragionamento (si fa per dire) di DeLong è questo: “Con la crisi del debito in Europa tanti strumenti finanziari che erano privi di rischio non lo sono più […] Nel mercato delle attività prive di rischio sperimentiamo oggi una carenza di offerta e un eccesso di domanda [e, per quanto ricordato all’inizio, questo comporta] sia un eccesso di offerta nel mercato dei beni […] sia un eccesso di offerta di lavoro […] La soluzione per tutto è quella di aumentare l’offerta di attività finanziarie sicure [anche perché] la politica fiscale espansiva [dei paesi con rating AAA] agirebbe sulla competitività”. Tutto questo discorso per offrire questa soluzione: “Perché non trasformare il debito greco da rischioso a privo di rischio? La BCE può farlo da un giorno all’altro, acquistando tutto il debito a fronte di moneta-euro, che è un titolo sicuro”. Et voilà.

Il pensiero è chiaro, così come sono chiari gli strafalcioni alla base. DeLong ci dice che ante-crisi i titoli privi di rischio erano in Europa tutto il debito pubblico dell’area euro per € 7.800 mlrd, e definisce la carenza di titoli di debito sicuri con il fatto che oggi (su una base di debito pubblico totale maggiore) solo € 4.200 mlrd ha rating AAA, con un calo di oltre il 46%. Roba da manicomio: come si fa a dire che ad esempio il debito greco era “sicuro” nel 2005? I titoli di Stato sono sempre stati differenziati nei loro rendimenti non tirando i dadi ma considerando il loro diverso grado di rischio. Se in un momento di euforia un titolo greco paga comunque uno spread sul Bund è inteso che il primo ha un certo rischio e che eventualmente di “sicuro” c’è solo i Bund. Che poi il rischio di fallimento della Grecia fosse stimato al 5%, al 10% o al 51% nulla toglie al fatto che “sicuro” fosse solo il Bund e che la domanda di titoli greci avesse comunque caratteri “speculativi”.

 

Andiamo avanti. Nell’ottica qui scelta il disequilibrio generale implica due eccessi opposti, certo, ma da un eccesso di domanda di attività a basso rischio non discende necessariamente un eccesso di offerta di beni, perché se così fosse si dovrebbe postulare che niente succeda sul mercato dei titoli più rischiosi, un ipotesi particolarmente forte. È più probabile che sia abbia nell’immediato una riduzione di domanda sulle attività più rischiose (il profilo di rischio complessivo del singolo portafoglio deve venir bilanciato) che comprende sia i bond del Burkina Faso che in generale il finanziamento agli imprenditori europei; è questo a creare quel blocco dei flussi di finanziamento che inguaia le imprese ed avvia la crisi. DeLong invece la vuol vedere à la Keynes, dove è il consumo che definisce boom e crisi.

Ma mettiamo pure che l’eccesso di domanda di titoli “sicuri” si scarichi solo sul mercato dei beni lasciando illeso quello dei titoli più rischiosi. La pressione della domanda, in tal caso, farebbe scendere i tassi di interesse (ma Benigno e DeLong, oltre a non aver studiato economia, non vedono cosa succede ad esempio ai Treasury?), il che da una parte fa arretrare un po’ la domanda di titoli sicuri, ma soprattutto dall’altra crea disincentivi al risparmio ed incentivi all’anticipazione dei consumi, il che parallelamente e progressivamente risolve la tensione da offerta sul mercato dei beni. Dimenticare questo aspetto dinamico dell’economia proponendo una soluzione ad una foto statica di tutto il processo è veramente da basso parrucchierato più che da economisti, soprattutto perché questo processo arriva proprio dove vorrebbero i nostri due geni, cioè allo stimolo al consumo (quanto ho descritto non è, comunque, un processo volontario di “stimolo al consumo” ma un riequilibrio capitalista che gioca su una massa di risparmio non richiesta per il completamento dei processi di produzione – il risultato è lo stesso ma ritengo la precisazione importante).

La proposta Benigno-DeLong allenterebbe di sicuro la pressione della domanda di titoli più sicuri ma questo avrebbe l’effetto – non discusso dai due novelli piloti dell’Enola Gay – di farne alzare il rendimento, e se sale il tasso risk free sale tutta la curva, il che sarebbe “depressivo” per i consumi. Escludendo dal mondo i mercati di titoli rischiosi, come fanno i due parrucchieri per trote, semplicemente si permette il soddisfacimento delle esigenze di parcheggio di un esistente risparmio, cioè l’attuale non-consumo resta tale e quale, e l’economia trova semplicemente un “nuovo stato stazionario” dove l’attuale eccesso di domanda di titoli non è più tale così come l’attuale – bassa – domanda di beni non implica più un eccesso di offerta; questo risultato un po’ paradossale e “magico” discende dall’ipotesi non espressa ma necessaria che il maggior risparmio raccolto dagli emittenti AAA venga subito “speso” trasformando quindi il precedente eccesso di risparmio nella mancante domanda aggregata (se invece gli emittenti AAA tesaurizzassero le risorse, questi semplicemente pagherebbero interessi per un servizio di liquidità, come se fosse aumentata la loro domanda di moneta a diretto discapito della domanda di beni e servizi, il che non mi pare in linea con i fini Keynesiani dei nostri pettinatori di acciughe).

 

Finalmente siamo arrivati al punto: la fantasiosa ricostruzione teorica Keynesian-Walrasiana dei due sciampisti per cani è solo l’ennesimo modo di giustificare, senza nominarlo, il deficit spending, nel caso europeo facendo girare il debito attraverso la monetizzazione della BCE cioè con la sostituzione del debitore.

Quel che mi fa veramente schifo – oltre al falso ideologico operato sulle teorie richiamate – è che quanto presentato è lo schema di una cartolarizzazione se non di un CDO (si veda questo vecchio articolo), dove il credito (verso un paese rischioso) sotto forma di bond viene acquistato da un “veicolo” (la Banca Centrale) che liquida il possessore (che in questo caso corrisponde, truffaldinamente, all’emittente) e diluisce la posizione nel proprio bilancio che verrà coperto, all’uopo o in solido, dalle emissioni di altri titoli dell’ente o dei suoi finanziatori finali (i Governi), che a vario titolo vengono ritenuti più sicuri. Lo stesso schema di un mutuo subprime prima cartolarizzato e poi impacchettato nella tranche AAA di un CDO.

Non deve stupire che si torni sempre sulle stesse cose, sia come problemi che come false soluzioni, perché non esistono pasti gratis, ed a un maggior rischio deve corrispondere o un maggior tasso o la riduzione dell’attività rischiosa. La coperta è corta e il tocco di Mida non esiste. Una soluzione che fa tutti felici, quindi, è per forza basata su un costo inespresso o nascosto, o su una mera truffa.

 

P.S.: Ma che vorrà dire quella frase sulla competitività? Mah…

Spediscilo ad un amico in PDF www.pdf24.org
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1 Response to “È il Momento di Aumentare l'Offerta di Bund?”

  1. 1

    Biagio Muscatello Says

    Qualcuno dovrebbe spiegare pure a questi geni che, per offrire più Bund, bisognerebbe chiedere permesso ai contribuenti tedeschi. Ma probabilmente sono in pochi a pensare ai contribuenti (tedeschi e non-tedeschi).

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