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E se Keynes Tifasse per l’Ortodossia Austriaca?

April 23rd, 2012 by Leonardo

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Attenzione, questo pezzo è volutamente paradossale e provocatorio e non dà del "keynesiano" a nessun sincero "austriaco" neppure del tipo più ortodosso-integralista (nel senso della riserva intera); è appunto solo un paradosso per parlare della tesaurizzazione e della volontà individuale.

di Leonardo, IHC

  

Torno sulla riserva frazionaria. Forse è un po’ noioso il mio difendere qualcosa di tanto vituperato dall’ortodossia austriaca, anche perché realisticamente nessun Governo – correttamente o meno – imporrà mai una riserva 100% sui depositi, e quindi la controversia in cui mi lancio appare molto “scolastica” e poco pratica. In realtà ritengo che l’argomento sia importante per la comprensione delle nostre economie monetarie ed abbia rilevanti implicazioni anche riguardo il metodo di indagine nonché sulla nostra capacità di trattare da una parte i “fatti” e dall’altra i “giudizi” di opportunità.

La riflessione che mi preme oggi tocca un punto essenziale per la validità delle teorie keynesiane: la tesaurizzazione.

 

 

È noto che un problema di Keynes (e dei suoi seguaci odierni) è che l’economia possa arrestarsi in un equilibrio di sotto-occupazione a causa dei grossi capitali liquidi lasciati immobili da qualche parte, risparmiati e tesaurizzati quindi non spesi. L’inconciliabilità con le teorie classiche viene appunto dalla tesaurizzazione, che toglie la possibilità che tali capitali vengano “almeno” prestati agli imprenditori avviando così processi di creazione di ricchezza. La tesaurizzazione crea invece scarsità di capitale, facendone alzare il tasso e comportando il minor tasso di sviluppo economico come denunciato da Keynes.

Nelle nostre economie monetarie, altamente bancarizzate, il problema della tesaurizzazione è alquanto ridotto: in qualsiasi modo si impieghi il denaro, questo passa di mano e non resta “fermo” e nascosto da qualche parte; eventualmente può uscire da un’economia nazionale per andare in un’altra, ma è un altro discorso. Se si cerca la “sicurezza” e si compra oro non si è tesaurizzato, ma si è comprato un asset da un venditore, che ora avrà a disposizione una somma di denaro da trasferire in cambio di argento o beni di consumo, oppure da prestare; stessa cosa se si compra un immobile, un bene di consumo, o un tornio, dove il venditore a sua volta potrà spendere o investire il ricavato, e così via. Depositando i soldi in banca non si tesaurizza, perché la banca – per suo lavoro – ripresta gli stessi vuoi a un consumatore o a un imprenditore (chiaramente la composizione tra consumo e investimento degli impieghi definisce le possibilità di crescita futura dell’economia, e la distinzione del reddito tra consumo e risparmio determina la sostenibilità di questa crescita, ma questo riguarda lo sviluppo del business cycle).

Un piccolo grado di tesaurizzazione potrebbe essere quella parte di depositi – a vista – che la banca trattiene come riserva? In un mercato libero quelle riserve sono in realtà un cuscino di liquidità per gestire i movimenti di cassa senza dover intaccare un fondo stabile di depositi, cioè è uno strumento di tesoreria non dissimile dalla “cassa” di qualsiasi attività imprenditoriale, ed è cura degli istituti tenerle il più basse possibile. Nell’odierno mondo di riserva frazionaria determinata dallo Stato, è fissato un minimo per queste riserve; finché le riserve volontarie sono superiori si avrà la prevalenza delle esigenze di buon funzionamento dell’attività e si sarà quindi fuori dalla tesaurizzazione; discorso opposto però se le scelte volontarie si scontrano con le prescrizioni legali, il cui caso estremo è la riserva intera. Come considerare altrimenti il fatto che si converta un conto corrente in un mero deposito?

L’ortodossia austriaca prescrive la riserva 100% per bloccare una creazione di moneta “dal basso” distorsiva del ciclo economico e fondata sulla violazione del contratto di deposito. Non condividendo questa visione, ricordate più volte le clausole contrattuali sui conti correnti ed i rinvii al codice civile da cui è chiaro che il rapporto bancario di “conto corrente” è in realtà un prestito (il diritto anglosassone fondato sulla “prassi” è nei fatti allineato ma formalmente “inespresso” su questo punto, il che lascia molto spazio per reinterpretazioni personali di cioè che è “naturalmente vigente”), deduco che la riserva frazionaria è uno strumento imprenditoriale di gestione del rischio (limitandolo, non azzerandolo – possibile sono con riserva intera – ché senza rischio non c’è imprenditorialità) che non viola nessuna norma contrattuale. In tal caso la riserva intera fa diventare un (rischioso) contratto di prestito a vista del correntista alla banca un contratto di mero “deposito irregolare” o perfino di “deposito regolare” (“rivoglio indietro le stesse banconote che ho depositato, non altre uguali!”). La differenza tra tenere il denaro sotto il materasso e metterlo in banca diventa quindi solo un fatto logistico (la banca ha una cassaforte più solida), perché il denaro a riserva intera, né fisicamente né contabilmente, potrà mai più circolare.

 

Se voglio tesaurizzare una somma, e agire come quel rentier keynesiano che lascia salire il tasso di interesse e costringe l’economia alla sotto-occupazione, oggi posso solo tenermelo in casa e rischiare di venir derubato. Non direi mai che avrebbe ragione Keynes a proporre la creazione di nuova moneta da far circolare in luogo di quella che io tesaurizzo (sarebbe una austro-bestemmia), ma certamente gli si dà un appiglio “politico”: con una riserva 100% avrei a disposizione un sistema più sicuro di tesaurizzare, istituzionalizzato e monitorato! Keynes ringrazierebbe molto dell’istituzionalizzazione della figura del rentier che giustifica ai suoi occhi l’intervento statale in economia!

 

Tra l’altro a ben vedere una soluzione vicina alla riserva intera c’è già, quindi le scelte individuali sono già state fatte: in alternativa al conto corrente a riserva frazionaria (con alcuni rischi per la banca e un pur basso rendimento per il depositante) c’è la cassetta di sicurezza con dichiarazione del contenuto (denaro garantito, intoccabile – tesaurizzato – dietro pagamento di un canone alla banca). Forse manca sul mercato una cassetta di sicurezza con servizio di cassa, cioè di addebito e accredito come fosse un conto corrente, ma in realtà questa sarebbe decisamente sub-ottimale per i più perché comporterebbe costi aggiunti molto alti (gestione fisica separata del denaro per ogni depositante, gestione fisica di un continuo aprire e chiudere delle cassette, forse anche identificazione delle singole banconote…).

Direi allora che manca una generale volontà di tesaurizzare, visto che si continua a scegliere il conto corretta anche come forma di “parcheggio” invece che la cassetta di sicurezza. Non vedo perché, anche sotto questo aspetto, imporre a tutti una tesaurizzazione forzosa facendo pure un favore a Keynes.

 


2 Responses to “E se Keynes Tifasse per l’Ortodossia Austriaca?”

  1. 1

    william Says

    a proposito di ortodossi austriaci, ma l’avete letta questa intervista di huerta de soto sull’euro?
    Huerta de Soto le dice Sí al Euro: http://networkedblogs.com/wIhmL

    non mi sono mai trovato tanto d’accordo con huerta de soto.
    non vorrei prendermi l’ortodossite acuta all’improvviso.
    magari divento pure paleo…

  2. 2

    Leonardo Says

    sì… ‘no scolastico di Salamanca…

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