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E Se Li Lasciassimo Provare, a che Condizioni?

March 11th, 2013 by Leonardo

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di Leonardo, IHC

 

A parte come io mi aspetto finirà il vergognoso scaricarsi l’un l’altro le responsabilità sia di creare che di impedire un Governo, mi sgomenta che nessuno schieramento/partito risulti veramente ansioso di prender in pugno la situazione per “plasmare” l’Italia secondo i “sogni” espressi in campagna elettorale; questo vale soprattutto per il M5S, dato che non mi pare che gli altri abbiamo fatto perno per la campagna elettorale su una “visione” organica della società o dell’economia.

A volte mi domando: “e se per una volta dessimo a questo o quello carta bianca, così che i fatti dimostrino il grado di stupidità delle loro idee o delle mie?”. Ma i costi potrebbero essere enormi, e potrebbe mancare il modo di inchiodare (politicamente) lo stupido di turno alle proprie responsabilità. In questo frangente mi è tornata in mente la riflessione di Corsini sull’uso di scenari probabilistici o di esempi what if nei prospetti informativi dei prodotti strutturati riportata qui su IHC (a occhio non c’entra niente, vero?).

 

La discussione di Corsini verteva sul fatto che presentare nel prospetto di rendimento di un prodotto una serie di risultati possibili con attribuita una certa probabilità (il che implica poter vendere il prodotto sbandierando un qualche rendimento medio atteso) in realtà non svolge alcun verso servizio informativo, perché, riassumo, l’economia è un fenomeno sociale e non fisico, quindi già le probabilità attribuite non hanno senso. Tanto vale, secondo lui (e me) presentare una serie di scenari-tipo legati all’avverarsi o meno di questa o quella condizione particolare: si perde un dato sintetico (il rendimento medio atteso) ma si acquisisce coscienza dei fattori di rischio (liberamente apprezzabili). In questo modo, vi dico io, si è onesti sia nell’assenza di certezze matematiche che nella verificabilità ex post delle analisi svolte attorno ai singoli fattori di rischio.

Cosa c’entra con le idee (bislacche) del M5S e degli altri partiti? C’entra il fatto che, costringere i partiti – nel proporsi alla guida del Paese – ad esplicitare la propria visione, le proprie proposte, ed una serie di risultati possibili a seconda dell’occorrenza di questo o quel fattore “esterno” può essere un ottimo modo definire la responsabilità politica dello stato del Paese al momento del nuovo voto.

 

L’economia non è una scienza esatta sotto il profilo empirico, quindi i margini di imponderabilità ed incertezza restano e sono elevati, ma pensate a questo: oggi l’economia va male e abbiamo chi dice “non è colpa nostra, noi non gestiamo il Paese da un anno e mezzo”, chi dice “non è colpa nostra, noi siamo arrivati solo da un anno, i problemi vengono da lontano”, chi dice “non è colpa nostra, la crisi viene da fuori” con i corollari “è colpa della finanza” o “è colpa della BCE che ha fatto (non ha fatto) questo e quello”; pensate cosa sarebbe successo se un qualsiasi partito quattro anni fa avesse detto “noi proponiamo di fare così e cosà, in tal modo ci aspettiamo che tra quattro anni la situazione italiana sarà così e cosà, ma se la BCE si comporterà in un certo modo allora il risultato sarà diverso in questi termini, se il caso greco finirà in quest’altro modo allora succederà quest’altra cosa…”, insomma pensate cosa sarebbe successo se ogni partito si fosse esposto pur grossolanamente sugli esiti delle proprie proposte politiche dipendentemente da alcuni fattori chiave in modo che la propria capacità di comprensione della realtà economica e sociale potesse diventare “testabile”! Non servirebbe essere economisti per verificare a posteriori la correttezza di una asserzione come “riformando il mercato del lavoro secondo queste direttive avremmo in due anni occupazione +3% e PIL pro capite +2%, ma se la BCE cessa l’acquisto di BTP avremo occupazione piatta e PIL -1%; non servirebbe neppure verificare precisamente il risultato, basterebbe la verifica del “segno” della previsione per capire l’affidabilità di una qualsiasi prospettiva politica, dato che – sono convinto – la maggior parte delle proposte di intervento in economia sono talmente errate da andare semplicemente nella direzione opposta a quanto auspicato.

Il mondo politico ha gioco facile con l’elettorato (per colpa dell’elettorato, beninteso): “io prometto tre punti di PIL e disoccupazione nulla!” (senza dire in quanto tempo)… “il Paese è crollato ma è colpa della Germania che esporta e della BCE che non si è comprata tutto il debito italiano… non avevamo specificato entro quanti anni il PIL sarebbe cresciuto, quindi non abbiamo sbagliato previsione, comunque ora è colpa della BCE e dei tedeschi”. OK, ma dove era scritto che la previsione era condizionata ad una flebo di liquidità continua da parte della BCE? Come faccio a dire con una certa tranquillità che avete ragione o non capite un cazzo di economia? Gli economisti – e i presunti tali – si comportano di poco meglio, le loro previsioni sono meglio verificabili ma spesso le loro ricette riposano su una serie di ipotesi di partenza molto utili a dire a posteriori: “il mio modello non teneva conto di questo fattore ritenuto poco probabile, quindi non ho sbagliato (casomai è il mondo che è sbagliato)”. Lasciamo stare poi chi semplicemente dice “costruiamo il Paese come dico io e in futuro (non specificato) ci sarà pane e fica per tutti”.

 

È insensato proporsi all’elettorato con un “facendo come diciamo noi, abbiamo un 67% di ottenere un X% di PIL”, perché a posteriori il risultato è secco: o ho X% o no. Più sensato è proporre una serie di scenari dipendenti da alcuni fattori chiave, senza probabilità (appunto, scenari what if come nel prospetto discusso da Corsini). Questo tra l’altro costringerebbe i partiti concorrenti a fare previsioni alternative sui risultati delle politiche altrui, per cui al nuovo voto si saprà chi effettivamente sa abbastanza del mondo da esser affidabile nella visione e nella pianificazione. Diciamo che il confronto politico può diventare un confronto concorrenziale sulla coerenza tra previsione e risultato, il che permette quanto detto sopra: lasciamoli provare (anche comunisti e grillini).

Quel che mi preme dire è che in 20 anni (ma si potrebbe andare indietro) l’Italia è in declino, e i politici possono ancora permettersi di incolparsi l’un l’altro; come si dice dalle mie parti “la colpa morì fanciulla”. In fondo nemmeno possiamo dire che abbiano sbagliato tutti, perché io non ricordo alcuna previsione puntuale per grandezze economiche e tempi di realizzazione, e nessun warning su come la previsione cambiasse a seconda di questo o quel fattore. Su questa vaghezza, sugli innumerevoli alibi degli eventi “esterni”, il carrozzone dei politici ha vivacchiato per decenni. Il M5S purtroppo non mi pare si discosti dagli altri partiti su questo specifico aspetto.

 

L’obiezione più ovvia – e sensata – è: ma chi diavolo è in grado di fare previsioni secondo questi schemi verificabili come se l’Italia fosse un Future sul BTP, proprio perché l’economia non è una scienza esatta? Mah… le grandi aziende hanno approcci di questo tipo nel pianificare il proprio sviluppo e verificarne nel tempo la coerenza con il mondo: che nell’arco di uno o due anni sarebbe esploso il fenomeno subprime era evidenziato in alcuni report aziendali, che l’occupazione italiana sarebbe aumentata concentrandosi sulla fascia giovanile era pure previsto, che una crisi sociale in Cina possa infilare l’occidente in un aggravamento della fase recessiva è pure previsto, che una rivoluzione medica allunghi la vita media facendo fallire da un giorno all’altro gli Stati è un altro scenario… I partiti hanno pure i loro responsabili economici (mai sentito Fassina?), quindi li facciano lavorare e mettano a frutto i soldi con cui finora sono stati “rimborsati” (ecco, una corsa al raffinamento delle capacità di previsione e analisi socio-economica sarebbe una buona ragione per il finanziamento pubblico ai partiti, che farebbero concorrenza ai classici istituti di ricerca o magari avvierebbero serie collaborazioni).

Tutto questo manterrebbe inalterato il compito della teoria economica nell’approccio austriaco: spiegare il funzionamento del mondo, le diverse rilevanze dei fattori economici, ed identificare i “punti fermi” dell’agire economico. La previsione sbagliata (come qui, primo pezzo dell’anno per IHC) non confuta la teoria (mi riferisco alle “leggi esatte” nel senso di Menger) ma certo costringe a capire quale errore è emerso nella trasposizione della teoria sull’attualità (errori di interpretazione dei dati storici, o della teoria stessa).

In ogni caso il problema della scuola teorica non è il problema della politica: la politica non è scienza, è “arte”, è un “saper fare” e quel che conta non è la disquisizione sottile sulla natura del mondo ma la capacità di fare alcune scelte con la coscienza – di massima – delle loro conseguenze. A livello politico non ha senso discutere ad esempio della purezza liberale di un novello Hayek o Einaudi o Crosetto, o della purezza comunista di un Marx o Gramsci o Franceschini (i nomi più recenti sono volutamente forzati nei contesti indicati)… quel che conta è anzitutto se sanno quel che fanno (anzi, dicono di voler fare). Per saper questo, vanno messi alla prova… e allora “lasciamoli fare”: chiunque vinca al primo giro, ci ritroveremo tanti schemi previsionali testabili quanti sono gli antagonisti, e tireremo le somme anno per anno e “evento per evento”. Le scuole economiche continueranno a confrontarsi sui principi e fornire materiale intellettuale agli “applicativi” politici; i partiti se la giocheranno su un piano pratico ed “artistico”.

 

In economia non è possibile fare esperimenti, ma possiamo far sì che la realtà diventi un esperimento continuo; i fatti non sono ripetibili, ma è ripetibile l’esercizio pratico della previsione.

Il M5S vuol il reddito da cittadinanza? OK facciamolo, ma prima voglio sul tavolo le previsioni su quel che accadrà da lì a due/quattro anni nei vari casi in cui accadano eventi rilevanti, perché voglio verificare senza alibi se questi sanno veramente di cosa parlano. Fiducia e voto diventino conseguenza della dimostrata competenza.

 


10 Responses to “E Se Li Lasciassimo Provare, a che Condizioni?”

  1. 1

    Claudio Says

    Se un partito avesse realmente un vantaggio di credibilità e quindi di voti nel presentare un programma del tipo che dici tu, qualcuno lo farebbe già. L’alternativa che velatamente proponevi, obbligarli a fare programmi “what if…” in cambio del finanziamento pubblico, si potrebbe anche mettere in atto coercitivamente, ma resterebbe il fatto che i vari Fassina potrebbero scriverci qualunque cagata tanto siffatti programmi li leggeremmo io (forse), te e un altro zero virgola dell’elettorato. Elettorato che non mostra nessun interesse per un programma “lineare”, figuriamoci per uno fatto di condizionali.

    L’unica cosa che migliora (marginalmente) l’attribuzione delle responsabilità in un sistema democratico è un’architettura istituzionale di tipo anglosassone o comunque un esecutivo forte, in modo che sia facilmente identificabile la linea di governo, piuttosto che uno come il nostro in cui tutto deve passare per un arzigogolato dedalo di rigirii parlamentari seminascosti alla massa (che, come hai scritto anche te di recente, attribuisce al governo poteri che la Costituzione non gli da). Questo non è che risolva granchè, ma perlomeno USA, UK, ma anche Francia o Germania, conoscono un’alternanza di parti al governo, e anche un ricambio dei loro dirigenti di partito, maggiore del nostro, e generalmente senza ricorrere a grillini e rottamatori vari. Il paese va di merda—>il partito di governo ha sbagliato—>voto l’altro. Più hai un governo eletto con chiarezza e libero di agire più questo meccanismo funziona. Ah, che il ragionamento dell’elettore medio di cui sopra sia epistemologicamente una cazzata ce l’ha già detto Jeffrey Friedman, ma per il momento lasciamolo stare.
    Piuttosto c’è da dire che se hai due o più partiti che perseguono tutti quanti una vasta gamma di idee idiote (tipo democratici e repubblicani americani negli ultimi anni, o un qualunque partito francese) non hai risolto granchè, ma perlomeno ti eviti un Berlusca che incolpa dei suoi fallimenti un alleato diverso ad ogni ciclo elettorale.

  2. 2

    Leonardo Says

    Sai, se vogliamo dire che tanto l’elettore non guarderà il programma, siamo anche d’accordo. In effetti la mia idea parte dal presupposto che l’elettora abbia voglia di controllare cosa effettivamente fa un Governo rispetto a quel che diceva avrebbe fatto. Se l’elettore poi se ne frega e vota sempre e comunque “con il cuore” o con “la tessera” senti non c’è niente da fare. Però almeno ci sarebbe un alibi in meno: la mia idea permette di scavalcare il fatto che l’elettore non sia un economista, se ha voglia di leggere bene, se no c’è luogo perché altri gli dicano “ma sei un tòtano, non vedi che questo non ne ha azzeccata una che è una?”. magra consolazione? Forse… ma sai, vedere nero su bianco che uno è un tòtano… dai oggi dai domani…

  3. 3

    Claudio Says

    Ma mica ti dico che l’iniziativa non sarebbe lodevole!
    Però, per dire, qualche settimana prima del 24 febbraio c’erano anche sul Corriere online dei confronti sui programmi economici dei partiti. Indovina quale era uno dei migliori? Esatto, quello che ha preso l’1,2%. Molti altri partiti manco si erano degnati di mandarglielo, forse perchè non l’avevano. Ora, mettiamo qualcuno si fosse fatto convincere dall’analisi economica di questi programmi e avesse scelto FiD. Quanti saranno stati? Dieci, ventimila? Poi invece arriva l’affaire Giannino e ci sta che sia costato anche un 2-3% dei voti, a voler dar fede ai sondaggi. Che vuol dire? Che un fatto “di costume” sposta molti più voti di tutte le analisi tecniche e i periodi ipotetici che si possano imporre o consigliare, anche su un partito che passa per essere “d’elite”. Figurarsi sui partiti che possono contare sui voti dei sindacati o dei parrocchiani a prescindere.
    Poi chiaro, uno fa bene a fare tutte le supposizioni che vuole, son ottimi spunti, però la realtà ci dice che i totani possono essere la maggioranza. Per quello ti dico che un delle due meglio funzionerebbe cambiare le regole istituzionali e limitare i danni seguendo esempi che già ci sono (non credo da noi sia possibile nemmeno cambiare queste regole:i totani abbondano anche ai piani alti). Che poi totani, ombrine…ma te e Silvano state mettendo su una pescheria? :-)

  4. 4

    Leonardo, IHC Says

    Non ci siamo capiti. Non parlo solo di mettere giù il programma e confrontarlo, ma proprio di sfidare questa gente a dire: “se facciamo come diciamo noi avremo questa tabella di marcia – sempre che non accada questo, perché allora avremo questo risultato, e che non accada quest’altro, se no avremo lo stesso risultato…” Insomma, non è un discorso di valutare a priori chi sia meglio, anzi a priori non si valuta proprio nulla, ma si riprendono le previsioni A POSTERIORI e – come è come non è – si vede chi l’ha presa meglio.

    Come si dice qui… abboccano i lucci! (e con questo allarghiamo l’offerta della pescheria IHC)

  5. 5

    Leonardo Says

    Poi, carissimo, vale sempre la conditio sine qua non per la diffusione di una certa cultura: dall’altra parte ci deve essere gente in grado di capire e con voglia di capire; senza questo l’Italia… è quel che è.

  6. 6

    Claudio Says

    No no, avevo capito che il discorso era incentrato sulla valutazione a posteriori, io dicevo che c’è evidenza che funziona poco o punto il meccanismo ex-ante quindi anche quello ex-post lo vedo male. Silvio dice sempre che ha realizzato il contratto del 2001 all’80% quindi anche sull’ex-post ci sarebbe in ogni caso materiale per discutere, sempre ammettendo che il pubblico avrebbe voglia di stare a sentire.

    Quanto all’ultima cosa che hai detto…quello è il postulato per qualunque sviluppo successivo. Il problema è che la massa la attrai sì dando i numeri, ma non nel senso che ti/ci piacerebbe! Prima o poi si spera che a battere il capo nel muro venga a noia, magari sarebbe meglio che succedesse prima di aver tirato giù la casa a craniate.

  7. 7

    Leonardo, IHC Says

    Sto pensando a cominciare a organizzare cose come “Apertifs Have Consequences” a Firenze… quanti ci starebbero? Quasi quasi lo metto come sondaggio…

  8. 8

    Christian Says

    Scusate ma non volevo disturbare.
    Io seguo questo sito solo da 7 mesi e devo fare i complimenti sia a Leonardo che a Claudio.
    Mi ritengo un perfetto ignorante della materia (quale non saprei, purtroppo la mia ignoranza non mi permette nemmeno di darle una definizione corretta) ma leggere il vostro scambio di battute sull’argomento del giorno (o della settimana, a seconda della frequenza)è eccezionale.
    Per alcuni minuti al giorno mi fa dimenticare il guano in cui siamo (sono) impantanati e che latamente ci sta parto in fondo. Scusate la mia interruzione, ma detto ciò mi ritiro in buon ordine nelle mie stanze fino a che non avrò frasi più intelligenti da proferire (scrivere). Saluti

  9. 9

    Leonardo Says

    @Grazie Christian. Tu sei un motivo di speranza, ad esempio.

  10. 10

    Claudio Says

    @Christian

    Non hai idea di quanto mi faccia piacere leggere una cosa del genere e sentirmi citato. Perchè io ho fatto esattamente come te, ho conosciuto questo sito per caso, ho apprezzato i dibattiti tra Silvano e Leonardo e chi altro c’era capendoci via via qualcosina di più (tante cose non le capirò mai, ma ci si prova lo stesso). Poi mi sono fatto coraggio e ho osato mandare qualcosa di mio, che per me che sono parecchio timido come carattere non è neanche facile. Sapere che qualcuno apprezza, che sia una persona, due o cento non importa (alla fine lo faccio per piacere mio prima di tutto) è bello, veramente bello.
    Sia che tu preferisca “restare nelle tue stanze” o che tu voglia intervenire direttamente (se l’ho fatto io c’è speranza per tutti!), buona continuazione!

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