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Econofisica: tutto qui?

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March 2nd, 2007 by Admin

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Continua l’acceso dibattito sulla teoria finanziaria e le Efficient Market Hypotesis: qui viene proposta una visione differente da quella presentata da Jacopo giorni addietro.
 

di Mattia, Contributor

 Un argomento frequente di dibattito (come recentemente trattato su IHC) riguarda l’imprecisione dei modelli matematici per i mercati finanziari; la cosiddetta econofisica (una derivazione della fisica, secondo la quale i ricercatori vogliono reinterpretare la modellizzazione dell’economia con sofosticati modelli matematici derivati appunto dalla fisica) è la principale voce critica nei confronti dell’economia e finanza "tradizionale".

Se però, come ben scritto su Economist’s view il loro "principale risultato, supportato da modelli delle dinamiche di mercato costruiti su base empirica, è che i mercati finanziari sono instabili", allora non credo che tale approccio meriti particolare considerazione. In attesa di eventuali progressi, ricordano molto la celebre prima lezione di econometria di John Siegfried.

Pur essendo disposto ad accettare qualsiasi scoperta scientifica che funzioni, ho molti dubbi sulla loro reale comprensione dell’economia.

La critica alla finanza classica, accusata di assumere, per capire la casualità dei movimenti di prezzi, che i prezzi delle azioni seguono un processo di Wiener ed hanno distribuzione lognormale, quando in realtà l’andamento dei prezzi denota chiaramente una tendenza non-Gaussiana (con una asimmetria significativamente diversa da zero ed una curtosi maggiore di quella della distribuzione normale standard) ed un certo grado di prevedibilità (in apparente contrasto con l’ipotesi di mercati efficienti), è molto debole.

Al contrario di quanto questi econofisici pensano, nessun ricercatore finanziario (nè tanto meno gli operatori sul mercato) è davvero convinto che i rendimenti azionari seguano una distribuzione normale, ma l’ipotesi Gaussiana funziona bene come approssimazione, facilita l’esposizione e consente aggiustamenti ad hoc. Come disse Peter Carr, "la volatilità implicita è la volatilità sbagliata che usiamo in un modello sbagliato al fine di ottenere il prezzo corretto".
Se così non fosse, avremmo operatori sul mercato che, a causa degli errori sistematici nel processo di pricing, osservano continuamente rendimente anomali ed ingiustificati.

L’alternativa proposta, l’utilizzo dei frattali, soffre di due grossi problemi: complicano enormemente il processo computazionale, limitandone spesso l’applicabilità in quanto fortemente sensibili alla specifica formulazione, risultando in definitiva meno trasparenti e difficili da calibrare.

Molti aspetti che la teoria finanziaria ignora sono comunque tenuti in conto dagli operatori, ed è per questo che, ad esempio, nel prezzare le opzioni esistono i cosiddetti volatility smile, per effetto dei quali le volatilità implicite nei prezzi delle opzioni variano a seconda della durata residua e del prezzo di esercizio: un accorgimento ad hoc degli operatori di mercato per correggere gli effetti dovuti ad asimmetria e curtosi.

"Winsorizing" è la tecnica utilizzata per eliminare gli effetti dovuti ad eventuali outliers che sconvolgano i risultati; e tante altre tecniche esistono per correggere altri problemi che si incontrano nella realtà.

Osservare la frequente presenza di distribuzioni non-Gaussiane, e dire che le variabili economiche e finanziarie hanno code più spesse di quanto l’assunzione di normalità prevederebbe, è di scarso uso per aiutare a spiegare l’andamento dell’economia e dei mercati finanziari. Anche perchè, è un problema di cui già siamo più che consapevoli.

Sappiamo che i mercati non possono essere perfettamente efficienti (Stiglitz-Grossman nel 1980: "On the Impossibility of Informationally Efficient Markets"), sappiamo che la struttura finanziaria non è irrilevante (Myers, Majluf, Jensen lo dicono da 30 anni), sappiamo che i rendimenti azionari non seguono una distribuzione normale. Ma come diceva Milton Friedman, un modello non lo si valuta sulla base del realismo delle assunzioni bensì per la sua capacità di spiegarci la realtà che ci circonda.

Si rigrazia Mattia di Lamiadestra per la collaborazione.
Non essendo materiale prodotto da IHC, si vieta la riproduzione dell’articolo. Per maggiori informazioni contattare qui.
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17 Responses to “Econofisica: tutto qui?”

  1. 1

    L.Baggiani Says

    Bello (pur breve) questo articolo (Jacopo, mica ti aspettavi che lo criticassi vero?). Soprattutto apprezzo la distinzione tra economia e finanza.

    Come disse un mio amico fisico, l’applicazione di formule o principi di fisica alla finanza è sbagliata per principio: la prima ha alla base numeri assolutamente enormi di interazioni tra le particelle studiate, la seconda… ma quanti saranno mai i trader nel mondo? già 6 miliardi sarebbero troppo pochi comunque…

    Se non erro, il processo di Wiener “non ha memoria”, e in un mondo che di memoria (in forma di paura, ad esempio) ne ha è di per sé una grossa forzatura. La distribuzione lognormale, se non sbaglio, è funzionale all’analisi di modelli in logaritmo le cui variabili siano (per poter far i calcoli) normali, e quindi una forzatura “di lavoro”.

    Non so quanto condividere la citazione di Carr: l’alta frequenza di eventi “quasi impossibili” (”the latest jump in the Vix […] took it eight standard deviations from its average […] such an event should not have happened in the history of the known universe […] the move in energy prices that caused the collapse last year of Amaranth […] was a nine standard-deviation event” Grey Tuesday - The Economist - Mar 1st) secondo me sottintende che i derivati sono prezzati per forza male.
    Ma siccome non si sa quanto male siano prezzati, e tagliare una braciola dura con un coltello spuntato è sempre meglio che farlo con le mani (visto che va comunque fatto), tanto vale andare avanti, magari con una buona dose del sentimento più anticonell’uomo: la paura.

  2. 2

    libertyfirst Says

    Tempo fa cercavo informazioni sulla legge di Pareto nella distribuzione dei redditi e mi sono trovato di fronte ad un sito di un professore tedesco di fisica (Università di Dortmund) credo che sparava stupidaggini economiche come un mitragliatore…

    “Le interazioni tra le classi sociali sono come gli stati della materia: solido, liquido, gassoso”

    “Il ciclo economico è come il ciclo di Carnot, e il rendimento dell economia aumenta col divario tra ricchi e poveri come con la differenza di temperatura in una macchina termica”

    Lo devo assolutamente ritrovare! Era la forma più sublime di comicità involontaria in cui mi sono imbattuto nella mia vita… altro che Vattimo che afferma che “il teorema di Arrow dimostra che l equità sociale può essere realizzata solo da un dittatore”

  3. 3

    Mattia Says

    Qualche precisazione.

    “Se non erro, il processo di Wiener “non ha memoria”, e in un mondo che di memoria (in forma di paura, ad esempio) ne ha è di per sé una grossa forzatura.”
    E’ vero, però nelle applicazioni pratiche non deve essere per forza così: ad esempio, nel pricing dei derivati si può misurare la volatilità secondo processi Arch/Garch, quindi l’andamento storico ha una sua rilevanza, anche se il modello teorico è basato su di un processo privo di memoria.

    “La distribuzione lognormale, se non sbaglio, è funzionale all’analisi di modelli in logaritmo le cui variabili siano (per poter far i calcoli) normali, e quindi una forzatura “di lavoro”.”
    L’assunzione di lognormalità deriva dal fatto che, se assumessimo che il prezzo dell’azione avesse una distribuzione normale, avremmo un modello totalmente incongruente con la realtà, in quanto il prezzo a quel punto potrebbe assumere valori negativi (si violerebbe, anzitutto, il principio della responsabilità limitata dell’azionista). Per questo si assume la lognormalità dei prezzi, e di conseguenza la normalità dei rendimenti (misurati in tempo continuo, e quindi come log del rapporto tra prezzi). La necessità di avere distribuzioni normali/lognormali deriva dal fatto che semplificano (relativamente) i calcoli, e perchè la distribuzione normale dipende unicamente da due soli parametri, i primi due momenti (media e varianza), e non dai successivi: con questa precisazione, è vero, sono una forzatura “di lavoro”.

  4. 4

    L.Baggiani Says

    Gentile Mattia,

    chiaramente stanno benissimo le precisazione che mi hai fatto; preciso ulteriormente un punto mio, e cioè che non mi riferivo ad una “semplice” memoria autoregressiva ma a qualcosa di un poco più vasto come appunto la “paura”, comprendente fattori quali “esperienza” di “segnali” dati da concomitanze di più fattori insieme che creano reazioni particolarmente “violente” e improvvise negli operatori (gli eventi sigma 8x) che un garch (in fondo un modello semplice) non credo potrà mai prevedere.

    Soprattutto per questo temo che Carr sia particolarmente “ottimista”; magari per la maggior parte del tempo i prezzi sono abbastanza in linea con quelli corretti, ma poi arriva uno di questi eventi “devianti” che fanno prestare il fianco a tutte le critiche di questo mondo (suggerisco “carry on speculating” sull’Economist del 22 febbraio, nel passo riguardante tanti piccoli guadagni spazzati da un solo improvviso evento negativo).

    Resta il fatto, e sono con te, che finché non si impara qualcos’altro tanto vale procedere così.

  5. 5

    Jacopo Says

    Resta il fatto, e sono con te, che finché non si impara qualcos’altro tanto vale procedere così.

    Mah.. non credo di essere d’accordo. Credo che il procedere in questa maniera abbia ripercussioni anche a livello giuridico. Le ultime riforme degli anni ‘90 hanno previsto per gli operatori autorizzati l’obbligo di riclassificare i prodotti e i servizi finanziari offerti in base alla rischiosità che presentano, così da diminuire l’asimmetria informative. Nel rapporto tra consulente e retailer c’è l’obbligo di informazione sugli aspetti del rischio. Racchiuderlo in due momenti (media e varianza) penso rasenti quasi l’inadempimento contrattuale.

  6. 6

    Jacopo Says

    Caro Mattia

    affermi che le critiche alla fiananza classica sono piuttosto deboli. Ma poi elenchi una serie di toppe che vi sono state applicate per limitarne le lacune concettuali. Al contrario credo che il rapporto sia capovolto. Le critiche alla finanza classica (Markowitz, Bachelier, MertonBlackScholes)sono state devastanti, e comunemente accettate, i prima linea dagli operatori.
    I modelli GARCH infatti non fanno altro che sfruttare il concetto di eteroschedasticità, che è figlio prorpio delle accuse alla Modern Portfolio Theory.

  7. 7

    L.Baggiani Says

    Non credo che il contenuto dell’informativa tra intermediario finanziario e cliente sia da prendere in considerazione, e comunque non ha molto a che vedere con ciò che utilizzano i trader per lavorare; sono solo “escamotage” delle banche per dar la parvenza di “informare” il cliente. Non conosco le tue esperienza di lavoro, ma da ex sportellista bancario posso dire che informare il cliente dicendo “rischio basso” o “medio” o “medio alto” è come scrivere “antani” o “obluraschi”; scrivere media e varianza invece corrisponde a una “supercazzola”.

  8. 8

    libertyfirst Says

    Ho trovato l’econofisico che dicevo, ma la realtà ha superato i miei vaghi ricordi… sul suo sito (che pubblicizzerò a breve) fa confusione tra trade cycle e circular flow model, e ha creato un modello software della società che sembra un Via Prenestina la sera…

  9. 9

    L.Baggiani Says

    Garch… Generalized Auto-Regressive Conditional Heteroskedasticity… un ARMA sulla varianza dei residui, insomma siamo sempre lì.

  10. 10

    jacopo Says

    Non credo che il contenuto dell’informativa tra intermediario finanziario e cliente sia da prendere in considerazione

    Prendo atto della tua posizione. Ma non ne sarei troppo convinto.

  11. 11

    Mattia Says

    Jacopo, quando dico che le critiche sono deboli mi riferisco al fatto che criticare l’assunzione di normalità non è una gran critica: la facciamo tutti, a partire dagli stessi economisti. Tanto che appunto sul mercato si usano infiniti aggiustamenti ad hoc per estendere i modelli teorici e limitare gli effetti delle ipotesi restrittive utilizzate nella teoria. In questo senso, quindi, le critiche non aggiungono nulla: la “pars destruens” la hanno già fatta in buona parte gli economisti “tradizionali”, qualcuno anche con costi piuttosto alti (vedi Merton ed il crollo LTCM); quello che manca è la “pars construens”, ed in questo senso ancora non si vede nulla di particolarmente nuovo ed utile nello stesso tempo che possa sostituirsi alla teoria attuale.
    Quindi, fino a quando appunto non esce qualcosa di nuovo e veramente utile (e non un fisico che mi dice che i mercati azionari sono instabili e i rendimenti non-normali: lo so già da solo), e data la necessità di avere dei riferimenti teorici per fissare un prezzo, un operatore non può fare altro che basarsi sulla finanza tradizionale ed effettuare gli aggiustamenti ad hoc che ritiene opportuni.

  12. 12

    L.Baggiani Says

    Vi inviterei a scriver qualcosa su Usemlab.

    http://www.usemlab.com/forum/index.php/topic,48.15.html

    Un po’ perché si continua a parlare di varie teorie “rivoluzionare” ma i contenuti analitici scarseggiano, e un po’ perché ognuna di queste teorie “rivoluzionarie” viene regolarmente avvicinata alla AE, e un po’ perché mi pare che siano sempre più i matematici e i fisici a parlare di economia e “teorie del tutto quanto”.

  13. 13

    libertyfirst Says

    A proposito di economia vera o presunta, chi ha avuto modo di vedere che dice Mirowski su termodinamica economica e cibernetica? Nel suo libro machine dreams parla del dibattito sul calcolo economico. Molto probabilmente si tratta di cattiva teoria, ma magari c’è qualcosa…

  14. 14

    L.Baggiani Says

    Io no, ma certo comincio ad avere decisamente sulle palle tutto il parlare di termodinamica e mercati finanziari: c’è già una applicazione della termodinamica e si chiama Black-Scholes(-MerDon) ed è già stata ampiamente fustigata sul piano teorico e pratico (a parte il fatto che, con le dovute pezze, di meglio non c’è).

    Se applicare la termodinamica per un titolo è in principio sbagliato, può mai essere validamente fatto per un intero mercato o una economia?

  15. 15

    jacopo Says

    Su ragazzi, non sviamo su territori poco probabili…

    Ora sto approfondendo il dibattito sorto qualche post fa sul concetto di equilibrio. A breve spero di avere il tempo per buttare giù due righe al proposito.

    Purtroppo (o per fortuna) ho una scadenza importantissima il 24 marzo che mi porterà via tutto il tempo libero a disposizione nelle prossime due settimane.

  16. 16

    L.Baggiani Says

    Oh Jacopo
    Buon Lavoro!

  17. 17

    giancarlo Says

    La vostra critica all’econofisica mi sembra un po’ fuori luogo. Dite che gli economisti sanno che i ritorni non sono normali, ma non dite che non si fa niente al riguardo. L’econofisica è una scienza che ha 10 anni di vita, non pretenderete che in 10 anni si
    possa stravolgere l’economia o la finanza! I fisici
    cercano di prendere i dati, studiarli e poi cercare di spiegarli. Diciamo che ci sono lavori importanti che analizzano i dati in maniera scientifica (guardate il libro di Mantegna e Stanley e quello di Bouchaud e Potters). Ora sono d’accordo che ancora non si è detto nulla di stravolgente ma non si fa scienza dall’oggi al domani. Ma quanto meno si cerca di costruire modelli che hanno attinenza con la realtà

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